Notti muschiate

Voglio percorrere i tuoi lineamenti

di miele e d’acacia

dalla chioma frumento

alla rossa pittura delle unghie,

immergermi nelle tue dolci colline-

sono color d’avena-

poi cogliere il frutto di madreperla

dei ragni del pube

trascorrendo notti muschiate

col silenzio della volta stellata

franto dall’eco dei tuoi gemiti.

Per i tuoi fianchi snelli ridiscendo

ed entro nel tuo profumo di rosa selvatica

perché sei un fuoco inumidito,

bizzarra puledra che vuol solo cantare

di gioia alla luna.

Ogni aurora con la tua luce

sarà un anfora bruciante di sole,

noi avviluppati esausti in un gomitolo di lenzuola.

Buone vacanze a tutti i miei lettori

IL CANTO DELL’ESTATE

Ascolta,

questo è il canto tiepido

dell’estate incipiente

dal sole d’argento

che scalda cuori solitari

e dal profumo dolce

dei garofani e delle rose di giugno.

L’estate dove, sulle rive ventose,

volteggiano i gabbiani lambendo l’aurora

e dalle praterie dai crepuscoli cremisi

coi trilli degli usignoli che salutano

in canti di rugiada il giorno trascorso.

L’estate delle brezze marine

in cui attoniti veleggiano i bimbi

in attesa di albe di stupore

emettendo vagiti di vita.

L’estate degli amanti

che intrecciano le dita in una ghirlanda

e, passeggiando sul bagnasciuga,

lasciano una scia di libertà.

L’estate delle grandi speranze

occorse per caso o per magia,

coltivate nella magia di notti stellate

in pennellate di seta al cielo ventoso

che sfoceranno in sogni o chimere

al primo refolo s’una foglia sfiorita.

V

Verrai a me senza che nessuno sappia

in un estate col sole bollente

rimarginando ferite aperte dall’amore,

garofano del mio animo di dolore.

Vieni a me come se trapassassi

nel sangue della luna ingiallita,

questo sangue che è il mio silenzio

tra stelle e dardi conficcati come punture.

Verrai a me cantando,

quel sangue sarà vino che suggeremo

in un calice immenso come l’aurora

che sorgerà per noi dallo scantinato

di pensieri, fremiti, palpiti solo per te,

bionda dea, colata d’oro e talismano.

IV

Sappi che t’amo d’amore della vastità del mare

anche se le mie parole sono ora solo ali silenziose

ma qui ogni alba s’innalza un cinguettio di merli

che cantano il tuo nome e i tuoi occhi di luce.

T’amo scivolando verso un orizzonte infinito

perché sei la bionda dea che m’ha donato

le chiavi d’una gioia ora solo nascosta in me,

un giorno grappolo d’immensità, stella a mezzogiorno.

Ti prego non lasciarmi in questo tunnel malefico

ma accendi, almeno, con le sottili note di canto della voce,

la luce recondita del mio cuore perso del tuo sorriso.

Sono come il gatto dalle sette vite,

ne ho invece mille per amarti sopra a questa terra azzurrata

e tu, in un alito di vento che ti scompiglierà i capelli, volgerai a me lo sguardo.

III

Sono innamorato dei tuoi capelli dorati,

fili d’oro, treccia di memoria inestinguibile-

hanno cortei di mille lusinghe per le vie

e io ne sono fiero prigioniero, saranno solo miei.

Allo spirare di Eolo furioso scattano nell’aere

lisci e morbidi come piume di gabbiano-

saranno la mia dolce visione d’ogni aurora

avviluppati ad un gomitolo di lenzuola col soriano.

Non scordarti mai che t’amo d’amore immenso,

per me sei la perla più preziosa d’un’ostrica

colta scandagliando fondali marini sotto onde impetuose.

E vado scendendo in un dedalo di viuzze della contrada

col cuore che possiede solo ombra della tua anima

attendendo di scorgere quella chioma sinché non svetterà la torre.

II

Dolce amore d’una vita caravella tra i marosi,

azzurra o rendi rosate le nuvole del mio cielo,

sii la mia stella, l’astro che abbagliante risplende-

io sono solo carne rapita in un esilio pauroso.

Vieni a cogliere i miei frutti, le ciliegie di quest’estate

e non esser più assenza ma sii l’universo,

la falce di luna che occhieggia gentile illuminandomi

i cui petali sono i medesimi del tuo volto.

Qui le notti sono silenziose e costellate di polvere,

solo il vento spira minaccioso sulle tegole

inducendomi ad un sonno funesto in un soffio d’aria.

Non c’è che la tua indelebile memoria, colomba,

sogni della virtù del bagnasciuga, di litorali

in cui coglierei indovinando con te il segreto della schiuma.

I

Ho sete dei tuoi occhi ramati, della pelle,

ora solco le strade in tetra solitudine-

un giorno il grano e le stelle saranno il sorriso

perché sarai mia, dai piedi alle radici.

Sono assetato del liquido della tua bocca,

adesso che come un cane all’inferno guaisco

e ho sete dei tuoi capelli frumento

e della terra di grano dove ci stenderemo nei covoni.

Che sia il lampo accecante del tuo splendore,

delle orbite accese di palpebre di ciglia asciutte

ad innalzare la mia anima alle vette del firmamento.

Che sia il cielo crepuscolare rosso fuoco

a far di me il tuo giaguaro, il famelico predatore

che, una sera di quarzo, toccherà con brama la tua cute.

Volando in punta di matita

Per questi giorni mesti

vane son le rose,

son solo bagliori impazziti

che attendono la tua stella;

una lingua repentina di fuoco

scende nell’estate sepolta.

Sarò marinaio padrone

della rete delle tue onde,

solcandole privo di quell’abito

ad intarsi d’oro che indosso

volando in punta di matita,

aprendo col pensiero lo scrigno

che custodisce i tuoi intimi segreti

e non concederà appello il mare

sconvolgendomi col martirio dell’amore.

Storia incisa nella sabbia,

storia senza coni d’ombra

che empie d’oro la cupola del mio regno.

Le mie note giungeranno a te

come una stilettata

perché la mia ragione sei tu,

figura di dea sulla terra.

Il rivale

Dove sei ora?

Chi fa scivolare

il seme liquido che si arrampica

sino alla tua bocca?

Tra la cravatta e il cuore

m’assale una fitta intercostale

per l’immensa gelosia

del rivale.

Osservo quant’è vuota

senza di te la casa,

come dal panno dei vetri

non fitri alcun raggio.

Così t’attendo:

non lasciarmi tra queste mura

come una cosa dismessa

ed abbandonata qui per caso,

La mia bocca d’esilio

Le tue trionfali orbite bianche

fanno cadere luce sulla terra,

i tuoi alberi d’oro

la irradiano sino al cielo stellato.

Che splendore le tue, le mie mani

che possono dischiudere il portone del cielo

cogliendovi la stella più bella-

sarò il tuo feroce pungolo.

La mia bocca d’esilio ora morde solo uva,

presto la tua carne che si conficcherà

nella mia errante, allo sbando

in questa casa amica ma straniera.

La mia figura di quercia,

la mia chioma di minerale opaco,

i miei occhi d’una collana di giada

non possono non farti vibrare le corde.

Saranno anni di baci fissi,

la luce si riposerà sotto le tue palpebre-

io l’accenderò in un canto rosso

sotto l’eco della volta.

Vieni, vieni da me usignolo

Nel fitto del mio petto

cadendo goccia a goccia sul cuore

il tuo nome come un sigillo

aprendo ampie conche d’oro.

Come in un sogno bollente estivo

da lontano mi chiami

come un usignolo nel sottobosco.

Anch’io rispondo a lettere di fuoco

il tuo nome e sussurro: “vieni, vieni da me

nella tua aura dorata

poiché da tempo immemore t’attendo.”

Il macigno dei ricordi

Nel tuo volto dolce,

fra i raggi d’oro delle rosee aurore,

filtra nella chioma di sole

il macigno dei ricordi

di tempi andati di mille occasioni smarrite,

per stigmati d’avorio, di cogliere la tua stella.

Hai dita che assomigliano

a petali bianchi,

unghie di pittura iridescente che sembrano

pietre morbide su radici rosse-

danzerei insieme al tuo profumo

sotto un cielo gravido di pioggia verde.

Pioggia che su di noi cadrebbe perdutamente

ubriacandoci solo di felicità.

Ma tu celi le tue forme

che brucerebbero nella mia bocca

assetato come sono delle tue linee

ed è una valle ombrosa il tetto bagnato che ci fa da manto.

Le reti d’alto mare

non trattengono acqua d’oblio,

l’acqua dell’oceano e degli aghi sottili

custodisce i miei sogni più segreti-

mi amerai assopita sulla riva d’un’isola,

ti prego custodisci le mie mani tra i seni aguzzi.

Piuma delle mie pupille

Ricordo con brama

la luce ramata dei tuoi occhi,

il tuo corpo dischiuso fiore

petalo di luna

che oserei percorrere nelle linee

in un tremore di stelle.

E’ un dardo acuminato

che mi s’è conficcato nel petto

ghermendo sogni rosati

come le albe in cui mi desterei

accanto al tuo profumo.

Un pugnale arrugginito che m’inchioda

e mi scalfisce i sogni dell’anima.

Altri ricordi sovvengono:

le tue sinuose forme,

il portamento leggiadro,

la chioma d’oro fluttuante

alla prima brezza d’aprile

che scorsi tra fiocchi e vetri brinati

ed accese le mie pupille

di cui sei la piuna.

Sei tu la vincitrice

Sei tu la vincitrice,

io solo poeta di meste chimere

anelante al tuo astro.

Sei tu la vincitrice

perché sai che non sono,

ora non esisto.

E’ minuta la mia vita

ma procedo sicuro

solcando la strada maestra

e in due salti sarò ciò che vorrai:

ci attende una vita di lusinghe,

di quotidiana opulenza.

Io ho solo due mani per volare

tu ne hai mille per cantare-

tutti ti desiderano ma ti stenderò

un mantello ad intarsi d’oro

sicché quando solcherai pareti

ornate di glicini

volgerai a me il mare degli occhi,

io nel velo nocciola mi perderò confuso.

L’orma del suo contatto

Veleggiamo noi onde

sulla medesima costa lambendo scogliere,

le sue parole nuotano nell’acqua

giungendo a me come un’eco riflesso.

Le mie mani non si sazieranno di lei

ed alla fine a non trovare quiete

saranno i baci.

Sono le orme impresse nella rena,

l’orma del suo amato contatto

che si dischiude e poi si serra come un grappolo.

Il suo corpo è il giglio

illuminato nella penombra della luna,

atto di fede e fuoco per lei che ha divelto

le stigmate dell’adolescenza inquieta.

Ha la cute del frutto maturo

da cogliere, suggere ed assaporare

in una prossima estate accesa da un solleone

col mare che insaporirà il suo corpo di sale

e quando il mio vello la compenetrerà

sarà ubriaca come la pioggia.

Per ora trema nei miei alfabeti,

parole che ode e ripeterà

giungendo alla folgore d’un incendio.

Dormo e son desto col suo nome,

con la sua parola di musica

e andrò per le vie del vento

respirando una raffica di luce.

Sei la più dolce

Sei la più dolce,

di te nude parole empiono l’aria:

da anni ne stai spargendo polline-

hai inseminato il mio cuore

d’un nettare delizioso.

Nelle notti di luna ammiccante,

notti che desidererei di porpora,

a te cado angelo trafitto

dalla freccia di Cupido

tra la polvere delle lenzuola

che m’avvolgono in un manto solitario.

Tenebre che lambiremo stringendoci,

io alfiere e tu gelsomino

in un fuoco non più d’ambra

ma scarlatto e diafano

come le lame del sole

con cui m’hai trafitto il petto pulsante.

In una bolla di sapone

accederai alle mie movenze, ai miei spigoli,

io allacciato da tempo immemore

alla tua folta chioma di sole

e agli occhi nocciola di stella,

sognando di mordere la tua carne

con labbra di baci.

L’ancella dei miei desideri

Sono lampi e tuoni che occultano

le tue trecce di sole-

scattano ogni aurora nella brezza.

Non voglio essere il tuo fantasma,

aver sempre le gote rigate di lacrime.

Se solo chiamassi il mio cuore ferito

verrei da te in fuga pazza,

solcando strade sterrate e radure ombrose

scendendo dalla vetta della solitudine

per giungermi all’ancella dei miei desideri.

Tu muteresti la tua conchiglia di ombre

in un inestimabile talismano

e gli uccelli, i leoni e i cervi

canterebbero all’unisono una dolce melodia

per te, colomba in segreto innamorata.

Il fiume

Il tuo volto è di vastità oceanica

con al centro la stella del sorriso

d’immenso nitore.

Dal tuo volto con un sentore

di pioggia verde

cade luce che crea cerchi concentrici

di dura forza.

Traccia la longitudine delle tue forme

sinuose e aggraziate

sì che quando passi per le vie

ogni sguardo ti lusinga-

ti stenderò un tappeto di luce fiera.

Il tuo sguardo sfavilla

e m’inebria di visioni,

di coccole e baci-

il cielo rosato a far da mantello

a futuri pensieri d’amore,

intrecciati in un incantesimo

sin da quando scorsi il bagliore

dei tuoi occhi nocciola.

E’ un fiume che scorrerà tra noi.

Nel bosco incantato dei pensieri

I tuoi occhi dove sono rimasti?

Stelle d’ambra sepolte

nella miniera d’un cielo di carbone.

Dove hai abbandonato le linee?

Diniego, peccato,

perché eri fosforescenza di giglio.

Ora entra nella mia strada,

nel mio mare, a una a una le onde

ci culleranno nella schiuma della salsedine

e d’estate, nei campi fioriti,

coglieremo susine-

io le tue mani,

i tuoi piedi,

l’ora di cristallo.

Non tornare mai dalla tua luna

ma vieni alla madreselva

del bosco incantato dei miei pensieri.

Entra nel mio sorriso, nelle sue perle

ad ammirarmi immobile

cantando una melodia.

Vieni da colui che è nel tuo cuore in fiore.

L’intreccio delle ragnatele

Nei sottoboschi dal profumo di pruni,

vuoti come i calici all’alba,

son custoditi i nostri più intimi segreti.

Perle di rugiada sgocciolano sull’erba

melodie d’amore

e rami sanguinanti rampicano.

Io custodisco il tuo nome

con uno stendardo di razza remota

e il muro azzurro del cielo

bacerà la mia vittoria sul pianto

perché i miei occhi, i tuoi occhi

s’incroceranno in luce d’avorio

per tutti i luoghi, tutti i campi che solcheremo.

Sarà sempre trasparente la dimora

dove sarai la colomba dalle ali piumate

custodendo nella sua coppa il mio sogno,

il sogno della lingua tramutata

in favola d’amore, la pace che sussurra

nei refoli di vento d’una tristezza acquietatasi.

Uno spicchio di luna opalina

sorriderà benedicendoci benevolo

e il cielo stellato, le carezze dell’aria

t’accarezzeranno la pelle fragrante,

la tua pelle di rame, color brunito

e il grano delle trecce frumento.

Esili copricapi di stelle

non piangeranno più lacrime azzurre,

riceverò nell’oro del sole

la visione della tua figura statuaria,

grappolo del mio regno.

Sarà il tuo contatto a gridare alla vita.

E il miele del tuo profumo

manterrà dischiusa la porta del cuore,

la speranza di scorgere sotto l’abito

la rosa di fuoco.

Ora rosa, verde e nero

è l’intreccio delle ragnatele-

si sostengono sui fili della solitudine

e il sonoro stupore della pioggia sul bosco

mi carica di sofferenza che scivola nell’ombra.

Io t’invito ad una vita ebbra di gioie,

in una spiaggia da cui parte un molo

dove attracca solo la mia nave

forgiata apposta per il tuo splendore-

altrimenti partirà per lidi lontani

toccando ogni porto, con mille

labbra da baciare, ricevendo poi missive

affrancate con filigrana straniera.

Una lingua di fata

Possiedi fiamma di luce

che t’avvolge in un’aura,

bimba mia,

quando nell’alba impazza

tempesta furiosa di lampi

e fazzoletti di carta smerigliata

sono i cirri plumbei.

Spira un vento inquietante,

tu sei il palpito vivo che lo fende.

Tra le fronde degli alberi smosse

sei la lingua che li orchestra,

una lingua di fata guerriera

che emette tenere note di voce-

mi fanno sognare il tepore

d’un abbraccio che porrà fine

a parole ribelli e a fuochi inclinati

e il volume dei baci.

Mi sacrificherò per te

Riempiti del mio cuore,

mi sacrificherò per te,

sarò il tuo simulacro.

Voglio esser qualcuno solo per te

perché sono colui che ti trascurò

ma sarò pioniere della tua anima.

Sento ch’è giunta l’ora,

l’ora in cui la mia anima gocciolerà sulla tua vita,

l’ora d’ascoltare il silenzio

di notti stellate

adesso che non voglio più

notti solitarie.

Desidero svettare sino al tuo astro,

il mio petto non deve smettere di pulsare

né oggi né domani:

non posso esser granello di sabbia

che volteggia e non si deposita.

Solo verserei un lago di lacrime.

Divelgi l’inferriata dei miei limiti

sciogliendo questo nodo

come fa il sole con la neve,

sei lava che fuoriesce da un vulcano:

lasciami libero di correre con te,

furiosamente libero.

Due anime gemelle in un futuro di magia

Dai campi fioriti,

nelle rosature di quest’estate,

emana profumo d’oblio

delle sottili note della tua anima,

dell’oro del sole dei capelli

fluttuanti in una lieve brezza

dove ora s’eleva stridulo

solo il cinguettio dei merli.

Amore a coppa di colomba

i tuoi occhi sono petali di luna

ove noi ci stenderemo pensosi

facendo all’amore in una macchia-

le pianure il mare

dei nostri pensieri velati d’incanto.

Sono solo un poeta di periferia

e ambisco a ghermire il tuo cuore

tracciando per te audaci grafemi,

suonando musica celeste con la fisarmonica.

Danza con me sotto le stelle

in saliscendi che scuotono le pareti-

nell’eco della volta saremo onde che galopperanno

fino ad essere una sola idea nella risacca.

Corri a perdifiato mano nella mano

in campi odorosi ebbri di rose muschiate,

gigli e tulipani. Il fiore più bello sei tu,

strapperò il più raro e te lo porrò sulla veste all’occhiello.

Perché siamo due anime gemelle in un futuro di magia.

Dischiuso anello dell’oblio

Dischiuso anello dell’oblio,

gioiello che riluce nella tua aura,

mimosa profumata un po’ collerica

accendi bagliori d’infinito

nella mia fragrante pelle di pane

che ambisce solo a congiungersi a te

in notti dal profumo d’amore

e vibranti d’aromi e ronzii

come quell’insetto malevolo

che ti cadde sulla veste turchese.

Mai ti dimenticherò,

regina di rara bellezza

e dall’animo del candore d’un giglio-

ci ritroveremo in praterie planetarie

che ammiro quando solco di notte le vie

e mi sento errabondo con la tua assenza

che prelude ad un tenero connubio

di dolcezze che ti farò con dieci dita.

Nel mio parco, giardiniera leggiadra,

sei bocca di luce

ed il mio cuore lavora nelle tue radici.

Un binomio

Saranno giorni al tuo fianco

col sapore della tua pelle, la bocca,

i baci.

Dalle mie labbra ora dimenticate

fuoriescono radici d’acqua-

le reti non trattengono la tua memoria

come terra acida e incolta

dove però germinerà rigoglioso il seme

dell’amore.

M’avvicinerò, issando uno stendardo,

alla luce del tuo volto,

agli occhi nocciola di stella

intarsiati d’incantevoli pagliuzze-

gusteremo insieme il sapore d’un frutto

di madreperla.

La dimora sarà la nostra patria.

La mia simmetrica figura statuaria,

la mia chioma di farina e di sale

non possono non scalfirti l’animo nei sogni.

Innumerevoli anni che avrei dovuto vivere

giunto a te in un grappolo

sinché avremmo lambito il firmamento,

ascoltando il silenzio delle stelle,

lieti d’essere un binomio destandoci madidi

ogni aurora.

Anni, invece, rappresi fra stigmate,

anni di delirio atroce per la tua assenza

coperto io dal medesimo cielo cupo dell’infanzia.

Polvere di rena ci separò

ed io ti cercai ovunque: tra i flutti, sui ponti delle navi,

nelle anse delle scogliere. Ma non m’avanzò

che la ghirlanda suadente della tua luce iridescente

impressa nei palpiti del cuore.

Cammineremo all’indietro, percorrendo la distanza

e da un luogo infelice scoprirò la strada segreta

per cogliere il tuo astro che in me risplende

ogni notte scabra che annienta.

Tutto l’amore esploderà come il beneaugurante sprizzare

di schegge di bottiglia,

sarà una medaglia d’oro a sancire il trionfo

ed un giorno, infine, percorrerò le tue linee

bacio a bacio.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Il segreto d’amore

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata turchina,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

Nei tuoi occhi marroni brilla una fiamma verde

Il tourbillon dei nostri sogni, amore,

è un sole malato che s’è tramutato in astro abbagliante,

sogni figli dei palpiti del cuore e delle note dell’anima

non certo chimere imbizzarrite che pazzamente volerebbero

oltre i confini del mare. Perché noi siamo

un’unica idea che viaggia verso l’azzurro.

Finiti i giorni bui, sarà pura luce nei tuoi occhi marroni

dove brillerà una fiamma verde innamorata, la mia.

Ebbri di raggi nell’aurora, scenderemo sul pavè lastricato

del vecchio paese dove si snoda un intreccio di vicoli.

Li percorreremo mano nella mano e, se passanti t’incenseranno,

tu volgerai a me il mare degli occhi, io nel velo nocciola mi perderò confuso.

Nel dì, sbrigate le consuete faccende,

ce ne andremo per i boschi ombrosi e vuoti come i calici all’alba:

io strapperò il giacinto più raro

illuminando il tuo sguardo di perla.

Solo per te, mia divina, che hai guarito le stigmate degli anni

e mi farai vivere in una terra di cielo, blu come le onde marine.

Nel crepuscolo ci stenderemo in un gomitolo di lenzuola,

t’accarezzerò piano il viso rapito dai tuoi lineamenti

e poi ti bacerò la fragrante pelle di miele.

Ogni notte sarà un viaggio infinito intriso di luce

perché entrerò dentro di te e i tuoi gemiti scuoteranno le pareti

dalla luna all’ultima stella.

Ispirata dalla canzone Una poesia anche per te di Elisa, contenuta nell’album Soundtrack ‘96-’06.

No so che firmamenti accenderei

perché tu sia felice-

piango lacrime invisibili d’aria,

solamente gli angeli le portan via.

Germorglierà nuova stagione,

aspireremo profumo di rose.

Nasceranno, nell’orizzonte,

poesie solo per te,

per te che hai intessuto sogni

di cristallo fra le stelle

troppo fragili

per rivelarsi lungo il sentiero.

M’apparterrai, dea ramata,

come un piccolo fiore alla terra

come gli astri alla volta stellata.

Ora sei anelito, speranza

dolce sostanza

d’un futuro di miele e velluto.

Il tuo segno rimarrà.

Questo nodo lo scioglierà il sole

come sa fare con la neve,

sei la nota dell’anima

dalle variegate cromature-

mi compenetri come un diamante.

Il nuovo sogno

Per il sogno smorzato

avanza una ghirlanda

nel bosco incantato dei pensieri.

Il nuovo sogno

dei tuoi occhi nocciola di luce

che, come Eolo furioso,

spostano la rete del vento

in cui fluttua la tua chioma d’oro.

Nel cielo un petalo di luna

osserverà il secondo d’un bacio.

Il segreto d’amore

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

I titoli dei giornali

Da dove provieni pianta scura,

fulmine nero?

Forse sei scesa dall’eco azzurrato

di gelide stelle

o vieni da una risacca marina

dove sei onda di marea.

Appartieni al nitore della mia anima

come il continente più lontano,

vi è, nei tuoi occhi d’ambra,

la trasparenza d’un raggio segreto

di luna. Ora non parlare…

…lascia filtrare quel raggio dal panno dei vetri.

La tua chioma è lettera pece

piena di notizie del rivale.

Di notte solco strade sbiadite

illuminate da luci gelate,

raccolgo giornali i cui titoli

mi parlano della tua voce lieta.

Nelle quattro mura di cartone

osservo la tua fotografia,

m’intrufolo nel letto col soriano

poi gli racconto del tuo sorriso

fra le crepe dello specchio

mentre la tua voce mi chiama crepitando.

Il pianoforte dei miei versi

Perchè continui a percorrere

il tuo contorno, le linee armoniose

ti coricherai sul pianoforte dei miei versi

come in terra di boschi o di schiuma

nel sapore del gusto dei frutti delle zolle

o nelle note vivaci della musica marina.

Hai piedi morbidi e arcuati

identici ad un antico lamento

delle anse del vento o del suono-

giunge alle tue orecchie perfette,

infinitesime e rare conchiglie

del fantasmagorico reef del Mar Rosso.

Uguali sono i tuoi seni paralleli

e sono, spiccando il volo, le palpebre

che si dischiudono in una luce di stella

o si serrano rarefatte di ciglia-

mai una perla di lacrima, asciutte-

due città sconfinate nel mare degli occhi.

Non è solo luce che cade nel mondo

il bagliore delle iridi d’onice:

è soffocare la neve d’inverno,

da te emana luminaria nei campi

perché sei la stella, accesa dentro.

Sotto la tua cute canta la luna.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Giacinti di luna

In te sono giacinti di luna

l’eco azzurrato delle stelle

il chiarore e l’umidità

di perle di rugiada d’aurora.

Trascorre uno sterile giorno,

passa l’anno con corteccia di tartaruga

non avanza che un sogno di capelli,

la lingua dorata che si tramuterà

in favola d’amore che della sete

delle sinuose forme si alimenta.

Nelle acque marine in rivolta

quando le crepe dello specchio

si riflettono in un abisso,

quando si leva il fiore di carta

dipinto con audaci grafemi,

quando tutto mi dirà che un giorno bigio

s’è smorzato nel rossore del crepuscolo

ci saremo divisi nel medesimo oceano

con bocche incatenate piene di sale.

La folgore d’un incendio

La miseria rampicava ancora sulle mura,

morte riteneva di palesarsi-

hai una folta schiera di amanti

risoluti a procedere sfidandosi.

Ambivano ad inebriarsi di se stessi

i loro sguardi sognavano di suggere il miele,

amavano il tuo cielo per gli ardori

erano nati per penetrare nel nostro autunno.

Quanti baci appassionati pascendo

sotto la luna benevola, quanti richiami,

quanti sconfitti per eccesso di brama-

io t’attendo e sarà l’eco del tuo sorriso.

Non c’è foresta arsa che tenga

alla folgore dell’incendio

delle spighe di grano infiammate,

ad un bacio irruento che dice “t’amo.”

T’amo e t’adoro

fra le risa nelle isole,

al limitare delle fertili valli

perché i fiori proteggono l’erba della tua pelle.

La donna dei miei sogni

Le tegole del tetto

saranno inondate da luce d’alba

lì si considera ora ombra di tomba

ma altri nidi ha il mio paesaggio femminile

altre finestre della dimora

dove il vento agiterà le nostre calde lenzuola.

Perché il paesaggio

saranno i suoi occhi ramati

i suoi morbidi seni poi turgidi

eretti a fonderci in una colata d’oro:

non un dito del mio corpo ti sarà lontano,

le nostre calze sovrasteranno i cirri.

Lei è la zavorra perduta delle ali

la stella che sta per eclissarsi nell’inerzia

ma orbiterà in una binaria nella medesima traiettoria,

la palma prestabilita che si dibatte

agli ululati del vento

mentre un’impietosa freccia colpisce il fiore schiavo.

Ma sarà certo il frutto deflorato,

donna spossata che lenta si rigira

nell’idea che s’accende ogni notte sia di stelle che di pioggia,

una donna che trae origine dai miei sogni

per il mio desiderio d’amare

e mai mutare su questa terra azzurra.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lunga lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli attutiti da tenere ombre-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma di carbone-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida come un giglio

o rosei come il pulviscolo che si eleva nel canto stridulo dei capricci.

Il garofano è come miele

Vivrò del tuo sorriso
che illuminerà i giorni
affondandoti il naso tra i capelli
cercando la tua natura di luce,
stelle e gelsomini.
Di che sudi, di che profumi, di che foglia?

Il garofano è come miele,
è il fiore, terra, aria e fragranza dei campi,
odore, sul velluto della pelle,
del tuo sguardo che irradierà calore
come la freschezza d’una strada
percorsa tra scintille diafane mattutina.

Aroma e coppa di colomba
per te la mia mano percorre la luna.

Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

balele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta per disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

quanto basterà per raccogliere baci di velluto.

Dedica

Alla stella che mi donerà luce

in un’alchimia che notte e giorno

germinerà in lingua tramutata in favola

Untitled

Dopo il fiorire di rose d’aurora

l’ora netta scivola

nel crepuscolo quando brillano

insegne e negozi della città-

sarò pioniere sotto un brillio di stelle

della regione dei tuoi piedi increspati.

Profondo amore s’appiccicherà

al petto, ai capelli, ai baci,

l’intero corpo la cui anima t’attende

catturati finalmente da amore profondo

e l’onda affamata si sazierà più tardi

nella solitudine del gelo delle pareti.

Amore senza parole

farina ove impastare con mani leggere

la frenesia dei palpiti-

un’oscura corolla scossa

rovescia le sue pene nell’oscurità,

ti vorrei abbracciare, sei un circuito fosforico.

Si allontana il naviglio del mondo

facendo ultimi segnali alla risacca

che torna al suono acuto del mare-

ormai gli ultimi naufraghi sono partiti.

Andiamo guardando le onde

perché non è in quel velluto blu la nostra vita.

Le due poesie che leggerò al reading Eco di Poesia Arti in Versi coordinato dalla Sig.ra Lina Luraschi, Via F. Cavallotti 7, Como, il 15 giugno 2019 a partire dalle ore 16.

LE TUE MANI DI PIOGGIA

Alba senza ritorno fra membra assopite

riflesso simmetrico di donna fulva,

le iridi ramate di donna leggiadra

la chioma fluente del grano

le amorevoli mani e i seni aguzzi

non vincono la iattura d’amarti.

Fai parte dell’eco

delle crepe dello specchio

della stanza e della città.

Ci siamo divisi in due parti

la tua l’avevi votata a me-

la mia te la consacrai.

Le tue mani di pioggia su occhi bramosi

fioritura feconda

rabescavano radure dove una coppia si baciava-

eravamo io e l’angelo profumato.

Cirri di sereno, torpide primavere

estati dalla gonna rialzata.

In un mattino di sughero

lei ha arrestato la corsa

in un campo di girasoli.

Tutto ciò che ho voluto

è stata un’armatura prescelta fra le macerie

dell’aurora più cesellata.

IL MONDO DA UNA MONGOLFIERA

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la tua stella,
esplosa nell’aria d’aprile
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

Untitled

L’amore in un otre di giada,

immenso come un prato fiorito,

ti diedi ma camminasti sul fuoco

con scarpe sgualcite, smorzandolo.

Non m’arrestai nella lotta furiosa

non cessai di solcare il sentiero

verso il bagliore del tuo firmamento-

t’innalzerò trionfale fra le mie braccia.

Allora non misurasti la mia statura

e l’uomo che mai da te s’allontanò.

Non aspettare che ti osservi nella distanza

almeno passeggia con la mia immagine.

Rimani sul mio sentiero ornato di glicini

anche se le lame dell’aurora t’accendono

perché in una nuova alba, tra foglie ingiallite,

incroceranno di nuovo i miei occhi la tua scintilla.

Sul lungofiume

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è una stella bionda,

le sue orbite palesano i pensieri

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi nocciola

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

compenetrando la sua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

Untitled

Forgiata nel corso degli anni

porta la benedizione e la cenere

morde emettendo sibili acuti

ogni foglia del sottobosco-

ha occhi corvini di lucciola libera

nel transitare accesa come una stella

Aprimi le tue labbra, fiamma di luci

per cogliere il varco al tuo astro

per aprire tutte le porte del cielo-

io perso nei sogni tuo prigioniero,

dei tuoi lineamenti leggiadri,

della simmetrica figura statuaria.

Saranno inumidite le lenzuola?

Il mio silenzio è voce d’uomo

che t’indica la via maestra.

Rotoli nell’erba palpeggiata dal rivale

il vecchio sudore del seme un rampicante

di farina che scivola sino alla tua bocca.

Ah lievi, pazze coppe agili

aria che scende in un mare a valle

come il sole a forma di colomba.

Ah sapori, palpebre d’ala viva

con un tremore di stelle, fiore.

Ah cosce snelle di miele svestite.

Untitled

Se morrai le foglie degli aceri cadranno sul mio capo

pioverà sul mio cuore giorno e notte

d’inverno la neve brucerà la mia anima di giglio.

Camminerò tra freddo e fuoco

il velluto dei miei piedi vorrà andare dove dormi

perché avevi in dono un solo uomo.

Ma se vivrai, giungerà l’agognata vittoria

anche se privo di sillabe t’intonerò un canto-

la vedrò in una pioggia di lacrime di commozione anche se cieco.

Untitled

L’amore con stelle e spine ti ho offerto

in una coppa ampia come la terra

tu vi camminasti con tacchi netti

spegnendo l’ardore delle mie fiamme.

Non cessai di marciare nella lotta

verso il pane, il grano per noi

e ti rimirai come non mai

occhi d’uomo torneranno ad ammirarti.

Allora non misurasti la mia statura

il mio sangue, il frumento, l’acqua

mi confondesti come un insetto

che planò sulla tua veste turchese.

Prego che tu non m’osservi distante

che perlomeno passeggi con la mia fotografia-

io continuerò a camminarti nel velo dei pensieri

dischiudendo smisurate strade opposto all’ombra.

Untitled

La chioma disciolta, corvina

dedita alla verità

cercava fortuna di diamante

in braccia di quercia secolare,

offriva un cielo di panna a sguardi

lucidi, sensibili alla vita, più nulla

chiedeva a memorie insabbiate.

Futuro amore irripetibile

tendeva trappole d’avorio

come il pescatore che artiglia prede.

Suonava un pianoforte di neve la sera

per richiamare brame fra canti d’uccelli,

un pianoforte con note audaci.

Per lunghi giorni costellati di collera

per desiderare lunghi orditi di baci

per sancire la vita sino al firmamento.

Furon mille donne ignorate, ignare

per prescegliere colei che restò sola.

Untitled

Vado solcando le vie della città,

ti parlo da un capo all’altro

ti racconto di questa metropoli

drappeggiata di desideri,

dei suoi promontori, dei suoi fantasmi.

La campagna è geometria di smeraldo

il grano del sole sui nostri capi

alimenta i miei pensieri: rido, sogno

entro le fiamme, le effervescenze dell’astro.

La mia bocca sarà al tuo guanciale piumato.

Untitled

Amica delle erbe di fiori,

nemica delle insidie

buona ma selvaggia creata per me,

bocca di fragola d’un’antica memoria

bocca accesa dai miraggi della notte.

Il primo passo del tuo veliero,

acuto come la nenia d’un bimbo,

furono mille orchidee in un arcobaleno

sfavillante ponte d’una nave-

la tua immagine eco riflesso d’una rinascita.

Guadagnare un eterno istante

per mai più dubitare di durare all’infinito.

Untitled

Sotto le vette innevate

i nostri occhi chiudono le finestre

non temiamo la quiete di primavera,

le quattro pareti della stanza

chiuse nella nostra immobilità,

di cartone, bersagli per il pavimento rarefatto.

Un rifugio inquieto,

uno scenario banale.

Ma non è qui

che i nostri viaggi, le migliori follie

cominciano e non finiscono.

E’ qui, invece, che calchiamo l’universo.

Uno stolido nembo di nubi fugaci

dall’eterno sorriso, i laghi dorati in fondo alle piogge,

la lingua del vento tiepido di maggio

gli anelli dell’anima.

Le sensazioni, l’incarnato delle donne a primavera,

la più bella è un balsamo che invita al riposo.

Le forme del vento cangiante

sul filo della chioma corvina-

ognuna una coppia muta

con un solo indumento, con un desiderio sordo

adagiato ai piedi del proprio riflesso.

Una coppia senza limiti.

Untitled

Appartengo ai greti

dei ruscelli più lieti.

Conosciamo il limbo del fiume

più acceso delle praterie fiorite.

Viviamo in un solo zampillio,

apparteniamo al porto più felice.

Lontani i fiori avvizziti delle vacanze altrui

avanza appena un’ombra di paesaggio

si eclissano le strettoie della libertà-

portone che si dischiuderà con un chiavistello.

Speranza ci logorava

in una città impastata di carne e miseria.

Calerà nel vermiglio crepuscolo

sul tuo volto la palpebra del sole

sipario dolce come la tua pelle

dagli aromi di velluto

nella salubre vegetazione di boschi e uccelli

diafana più delle lame di luce dell’alba.

Saranno i nostri baci, le carezze

a misura di noi stessi

più oltre tutto è macerie.

La nostra gioventù si denuda e sogna,

l’erba s’arriccia in sordina

su strati innocenti di terriccio.

Untitled

La luce di quest’aurora

son tonfi di palme

giochi esaltanti di domande

solenne rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stenderemo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dallle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

Untitled

Un uccello muore trafitto

ruderi alle tue spalle

penzola un relitto di luce

lama tagliente d’aurora

gli anni contano meno dei giorni

la vita meno dell’amore.

Varrai baci solo il tempo di provare

ciò che in me stesso rimane

tutto sarà chiaro sotto il lenzuolo bianco,

il gomitolo che ci avvolgerà-

mi sta attendendo e mi libererà.

Untitled

Le feci io il primo,

vivace passo su questa terra azzurra

con un monotono vagito di bimbo

donandole orchidee all’infinito-

sfavillanti come la neve

ardenti come il sole di mezzogiorno.

Il gallo alle porte d’aurora

avrà frantumato il tappeto della notte

su rulli di vivacità.

Non si leverà tanto presto il capo

verso il sole che si adorna

ma si occulterà dietro gli occhi.

Si leverà poi verso una lama di luce

la tua bocca più vorace d’una mimosa,

bocca celata dietro a ciglia asciutte-

presto si occulterà dietro agli aghi di pino

dispensando sogni nel silenzio-

collana spezzata da parole ribelli.

Un’altra bocca per giaciglio

amica di erbe febbrili

selvaggia e buona creata per me

e per nessun altro-

bocca immemore d’ogni linguaggio.

Bocca illuminata dalla mia anima!

L’incendio

Sciogliendo la chioma di grano,

timoniera di baci,

s’apre in un sorriso sotto i riflessi azzurri del firmamento.

Ha occhi muti come la luna.

Nel mantello delle lenzuola le stelle,

i boschi, gli uccelli, la schiuma marina.

Sono occhi di piombo e di piuma,

un’acqua misteriosa nocciola li serra,

donna alta e avvenente in vestaglia turchese.

Scorgo stelle silenziose

il sangue degli astri cola in lei,

la loro luce sorregge le sue natiche.

E’ passione, vino, fuoco, baci.

La mia vita di cenere

vola verso il suo corpo pieno

come la notte di altri astri.

E’ il desiderio che monta nella brezza.

E’ l’incendio!

Luminaria di luna sopra i campi soli,

fiore, fiore della mia anima.

Una sottile carezza la fa ardere,

l’intero corpo fumigato nel ventre.

La chioma d’ali frumento vola nel vento.

I ragni del pube in fremito.

Nella trapunta delle stelle

Bionda dea,

chiudi gli occhi per adurnarvi il sole

d’oro come i capelli

fluttuante nel vento come un fiore d’aprile.

Sei la verde salubrità della terra,

diafani l’aria, i laghi, i boschi.

Le labbra dischiuse in un sorriso,

labbra di fuoco

fiamma ardente del desiderio di baci

colti dapprima in uno spleen di rassegnazione

ora prato fiorito di mimose-

il loro respiro giunge alle zolle.

Più preziosa d’un’ostrica marina,

d’ogni nota dell’anima,

di pensieri di fuoco

che solchino la frescura del corpo.

Femminea fra gli altri astri

colei che risplende, dai ghiacci, in un secondo.

Prima ed ultima hai perso il tuo fiore,

svanito come un petalo di rosa reciso

vivi per le vibrazioni del cuore

per bagnare di pioggia di gioia il mio cuore

per illuminare notti scarlatte con le coperte

a far da mantello alle eco nella trapunta delle stelle.

Stelle di sabbia

Il cielo dalle nuvole nere

con la sua luccicante chioma corvina

m’infonde un senso di libertà fisica.

Il volto di lei ha il colore dell’ora,

scioglie i nodi dei nastri ai polsi,

il suo cuore è duro come il pane.

Ad alta voce,

l’amore si leverà agilmente

con intensi bagliori di astri nel firmamento.

Ad alta voce le aquile

soverchieranno il germogliare d’altri doni

sconvolte da un avvenire flagellato di baci.

I suoi occhi sono orbite di luce

con scintillanti iride d’onice

accese come i riflessi del suo sorriso.

Con fiori di trasparenza

i colori dei suoi pensieri

m’annichiliscono in velo di parole cromate.

Favola onirica rappresa in fiori di brina

innamorata, giovane e bella

ha atteso i primi giorni di primavera per manifestarsi.

La fatica della notte, il riposo, il silenzio

un mondo che vive fra stelle di sabbia.

Quando lei ambra è pietra trasparente.

Il battello dei sogni

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi

del loro colore ambrato,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione di marea,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

Un ciclamino nel sottobosco

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima d’arazzi.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco

io te lo pongo sulla veste.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di cinguettii d’usignoli.

Notte franta dai sonagli dei tuoi polsi

dal rumore delle onde del mare,

marea risacca del firmamento,

dal taglio d’un orizzonte di baci-

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

Spirito puro ma guerriero

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

ti scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei tuoi occhi i baci

mostrino di te solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce

hai denti scintillanti come il fuoco

la bocca fiamma d’ermellino.

Un albero di luna

I tuoi piedi di velluto nell’ombra,

le tua mani nella luce

guidano il volo d’aquila reale,

volteggia in un cielo d’innocenza-

tra la rugiada dei fili d’erba

le mie labbra conobbero il fuoco.

Porgendoti la mano incrociai i tuoi occhi nocciola

che mi stanno scalfendo l’anima nei sogni

in un palpitare d’immagini colorate.

Non importa per te che hai occhi non nati:

quando aprirò il libro d’acciaio del secolo d’oro

isserò bandiera di te, stella prigioniera.

Dal blu della volta celeste

m’avvicino ai raggi dorati della tua chioma,

terra di grano nata dal sole-

si prepara il confine di notti scarlatte

nella mia anima rosso ciliegio

e accende pietre e ciottoli levigati.

Perché cresce l’onda del mio cuore

facendosi pane

e che la bocca lo divori-

il mio sangue è vino che suggi.

Il fuoco è l’amore rupestre che c’infiamma.

Io e te siamo un albero stellato di luna.

Puledra imbizzarrita

Aria eterea che circonda la tua aura,

pelle di muschio selvatico

fragrante di miele come le coppe d’oro.

Luce notturna illumina le passioni,

esce dal tuo cuore pulsante col mio in unico battito

sin dalla prima schermaglia di dolci labbra in attesa.

Colomba gemella voli sulla mia anima

con la tua fiocco di purezza,

percorri le distanze del mio corpo,

prima della mente sognante di te in ovattate visioni.

Uno scalpitare, tra le stelle, in un gomitolo di lenzuola,

puledra imbizzarrita che desidera solo gridare di gioia alla luna.

Nessuno mai s’amò come noi!

Le ceneri del mio cuore son sparse sullo zerbino antistante l’uscio

e tutti le dovranno calpestare entrando nella sontuosa dimora

quando ballerò con le stelle una danza,

onda su onda la rugiada dei prati in cui ci rotoliamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Sei il filo d’acciaio che lega i giorni ed il loro miele,

dea di raro splendore e tenero carattere,

dolce come una coppa zuccherata, aggraziata come una fata.

L’amore con astri e dardi ti ho donato,

m’inchinai ai tuoi piedi di velluto lucidi come l’ambra

e tu t’inchinerai ai miei baci.

T’amo

Scrivo a lettere di fuoco

l’atlante del mappamondo delle tue colline.

La mia bocca di fuoco

si rivela in mille giochi di lusinghe.

Ho tante storie da narrarti sul confine del crepuscolo

perché t’accenda in riflessi sotto la campanula del firmamento.

E’ tempo d’uva, di raccolti fruttiferi

per me che vissi in lidi dove t’amavo,

solcando le onde con una caravella di ricordi,

pescando con reti che non trattenevano acqua d’oblio.

Ne restano appese gocce che tremano

come dei tuoi occhi nocciola gli intarsi dorati.

Ami giocare con la luce del cielo stellato,

giungi a me tra fiori e frumento,

d’oro come le trecce di sole della tua chioma.

A nessuna assomigli da quando t’amo,

nel viso di latte di tutte le donne vedo il tuo-

ti stenderò un tappeto fiero ovunque tu passi ammirata.

T’amo su questa terra azzurra,

nel bosco incantato dei pensieri,

nei sottoboschi dal profumo di ciclamini.

Ti porrò una rosa all’occhiello

colta per magia sotto l’odore dei tigli

accendendo col fiore più bello il tuo sorriso di madreperla.

Primo vero fiore

Sei all’acchito un corpo pronto ai baci

un corpo che la notte si libra nell’aria

scendendo nell’aurora dalle stelle

in un tappeto di bruma,

imperlata come il tuo corpo madido

nelle carezze figlie del vento del firmamento.

Nelle onde di marea e nelle nuvole

in questo mondo dove veleggia il cielo,

terso come il tuo sguardo di cristallo,

sei un corpo che varca le vette

di cordigliere e pendii innevati,

un corpo che giace supino al mio fianco.

Nella bilancia delle carezze

nella mia terra muschiata di piacere

m’ha insegnato questo corpo ad amare

come l’alba di neve,

bagnata da un sogno a da aghi di pioggia-

primo vero fiore da lì all’infinito.

Il suo ventre ha profumo d’estati di spuma

giacendo giunti fra umide carezze.

La conosco a memoria, ha grazie luminose

più vivaci della ruota del pavone

più forti dell’ultimo crepuscolo.’estati

trascorse sui bagnasciuga orlati di schiuma.

L’unica rosa

Sull’erba del cielo nella via

fra gli stracci delle finestre

lei scherza mai annoiata

fissa nei miei occhi di giada

perché per lei io apra le porte del cielo

perché chiuda quelle dell’impossibile.

Negli scantinati di primavera

lei fu dal principio

la scintilla, la folgore

accesa come una stella marina

diafana come una lama di luce

e il confine della mia miniera.

Gioventù le conferisce

potere di vivere nella sua dimora.

Non ha saputo limitare

il suo cuore al mio petto,

gelosia incalza sulle sponde oceaniche

lei tornerà come un angelo nell’anima.

Avventura primaverile fra ardori

verde nei prati dalle millefoglie,

nei boschi fioriti.

Ma lei è l’unica rosa

che profuma d’amore la mia vita,

tempesta rossa di speranza e rugiada.

Notti d’amore

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima d’arazzi.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco

io te lo pongo sulla veste all’occhiello.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di miracolose resurrezioni di farfalle.

Notte franta dai sonagli dei tuoi polsi

dal rumore delle onde del mare,

marea risacca del firmamento,

dal taglio d’un orizzonte di baci-

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

La simbiosi

Eccoti ammirare l’oscura forma del sole,

frumento come le tue trecce,

lasciandoti abbagliare dal suo incendio

nel rosa del dì solcando prati fioriti

dove vi scorre il ruscello dei pensieri

sole d’oro come la tua chioma che mordo come una mela.

Prodigiosa tentazione

quanto i limiti di primavera di abbacinate farfalle

ogni gesto si tocca, s’interseca

in ciò che dai sogni più amai

nube immota nel cielo terso

quand’anche scendessero aghi di pioggia ci ubriacherebbero di gioia.

Lieto di questa simbiosi

il verde e l’azzurro sono impazziti

i boschi si accendono

con note d’anima lucente

l’universo racchiuso nelle tue braccia

spara nel camino lapilli e fiamme.

La sera una vermiglia lama tagliente

graffia la panna del tuo corpo

i sogni si fan desideri di fuoco

entro in ovattate visioni oniriche

mentre sei assopita ti sillabo versi d’amore

sotto la luna benevola entro nel frutto destandoti.