Ispirata dalla canzone Una poesia anche per te di Elisa, contenuta nell’album Soundtrack ‘96-’06.

No so che firmamenti accenderei

perché tu sia felice-

piango lacrime invisibili d’aria,

solamente gli angeli le portan via.

Germorglierà nuova stagione,

aspireremo profumo di rose.

Nasceranno, nell’orizzonte,

poesie solo per te,

per te che hai intessuto sogni

di cristallo fra le stelle

troppo fragili

per rivelarsi lungo il sentiero.

M’apparterrai, dea ramata,

come un piccolo fiore alla terra

come gli astri alla volta stellata.

Ora sei anelito, speranza

dolce sostanza

d’un futuro di miele e velluto.

Il tuo segno rimarrà.

Questo nodo lo scioglierà il sole

come sa fare con la neve,

sei la nota dell’anima

dalle variegate cromature-

mi compenetri come un diamante.

Il nuovo sogno

Per il sogno smorzato

avanza una ghirlanda

nel bosco incantato dei pensieri.

Il nuovo sogno

dei tuoi occhi nocciola di luce

che, come Eolo furioso,

spostano la rete del vento

in cui fluttua la tua chioma d’oro.

Nel cielo un petalo di luna

osserverà il secondo d’un bacio.

Il segreto d’amore

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

I titoli dei giornali

Da dove provieni pianta scura,

fulmine nero?

Forse sei scesa dall’eco azzurrato

di gelide stelle

o vieni da una risacca marina

dove sei onda di marea.

Appartieni al nitore della mia anima

come il continente più lontano,

vi è, nei tuoi occhi d’ambra,

la trasparenza d’un raggio segreto

di luna. Ora non parlare…

…lascia filtrare quel raggio dal panno dei vetri.

La tua chioma è lettera pece

piena di notizie del rivale.

Di notte solco strade sbiadite

illuminate da luci gelate,

raccolgo giornali i cui titoli

mi parlano della tua voce lieta.

Nelle quattro mura di cartone

osservo la tua fotografia,

m’intrufolo nel letto col soriano

poi gli racconto del tuo sorriso

fra le crepe dello specchio

mentre la tua voce mi chiama crepitando.

Il pianoforte dei miei versi

Perchè continui a percorrere

il tuo contorno, le linee armoniose

ti coricherai sul pianoforte dei miei versi

come in terra di boschi o di schiuma

nel sapore del gusto dei frutti delle zolle

o nelle note vivaci della musica marina.

Hai piedi morbidi e arcuati

identici ad un antico lamento

delle anse del vento o del suono-

giunge alle tue orecchie perfette,

infinitesime e rare conchiglie

del fantasmagorico reef del Mar Rosso.

Uguali sono i tuoi seni paralleli

e sono, spiccando il volo, le palpebre

che si dischiudono in una luce di stella

o si serrano rarefatte di ciglia-

mai una perla di lacrima, asciutte-

due città sconfinate nel mare degli occhi.

Non è solo luce che cade nel mondo

il bagliore delle iridi d’onice:

è soffocare la neve d’inverno,

da te emana luminaria nei campi

perché sei la stella, accesa dentro.

Sotto la tua cute canta la luna.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Giacinti di luna

In te sono giacinti di luna

l’eco azzurrato delle stelle

il chiarore e l’umidità

di perle di rugiada d’aurora.

Trascorre uno sterile giorno,

passa l’anno con corteccia di tartaruga

non avanza che un sogno di capelli,

la lingua dorata che si tramuterà

in favola d’amore che della sete

delle sinuose forme si alimenta.

Nelle acque marine in rivolta

quando le crepe dello specchio

si riflettono in un abisso,

quando si leva il fiore di carta

dipinto con audaci grafemi,

quando tutto mi dirà che un giorno bigio

s’è smorzato nel rossore del crepuscolo

ci saremo divisi nel medesimo oceano

con bocche incatenate piene di sale.

La folgore d’un incendio

La miseria rampicava ancora sulle mura,

morte riteneva di palesarsi-

hai una folta schiera di amanti

risoluti a procedere sfidandosi.

Ambivano ad inebriarsi di se stessi

i loro sguardi sognavano di suggere il miele,

amavano il tuo cielo per gli ardori

erano nati per penetrare nel nostro autunno.

Quanti baci appassionati pascendo

sotto la luna benevola, quanti richiami,

quanti sconfitti per eccesso di brama-

io t’attendo e sarà l’eco del tuo sorriso.

Non c’è foresta arsa che tenga

alla folgore dell’incendio

delle spighe di grano infiammate,

ad un bacio irruento che dice “t’amo.”

T’amo e t’adoro

fra le risa nelle isole,

al limitare delle fertili valli

perché i fiori proteggono l’erba della tua pelle.

La donna dei miei sogni

Le tegole del tetto

saranno inondate da luce d’alba

lì si considera ora ombra di tomba

ma altri nidi ha il mio paesaggio femminile

altre finestre della dimora

dove il vento agiterà le nostre calde lenzuola.

Perché il paesaggio

saranno i suoi occhi ramati

i suoi morbidi seni poi turgidi

eretti a fonderci in una colata d’oro:

non un dito del mio corpo ti sarà lontano,

le nostre calze sovrasteranno i cirri.

Lei è la zavorra perduta delle ali

la stella che sta per eclissarsi nell’inerzia

ma orbiterà in una binaria nella medesima traiettoria,

la palma prestabilita che si dibatte

agli ululati del vento

mentre un’impietosa freccia colpisce il fiore schiavo.

Ma sarà certo il frutto deflorato,

donna spossata che lenta si rigira

nell’idea che s’accende ogni notte sia di stelle che di pioggia,

una donna che trae origine dai miei sogni

per il mio desiderio d’amare

e mai mutare su questa terra azzurra.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lunga lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli attutiti da tenere ombre-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma di carbone-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida come un giglio

o rosei come il pulviscolo che si eleva nel canto stridulo dei capricci.

Il garofano è come miele

Vivrò del tuo sorriso
che illuminerà i giorni
affondandoti il naso tra i capelli
cercando la tua natura di luce,
stelle e gelsomini.
Di che sudi, di che profumi, di che foglia?

Il garofano è come miele,
è il fiore, terra, aria e fragranza dei campi,
odore, sul velluto della pelle,
del tuo sguardo che irradierà calore
come la freschezza d’una strada
percorsa tra scintille diafane mattutina.

Aroma e coppa di colomba
per te la mia mano percorre la luna.

Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

balele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta per disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

quanto basterà per raccogliere baci di velluto.

Dedica

Alla stella che mi donerà luce

in un’alchimia che notte e giorno

germinerà in lingua tramutata in favola

Untitled

Dopo il fiorire di rose d’aurora

l’ora netta scivola

nel crepuscolo quando brillano

insegne e negozi della città-

sarò pioniere sotto un brillio di stelle

della regione dei tuoi piedi increspati.

Profondo amore s’appiccicherà

al petto, ai capelli, ai baci,

l’intero corpo la cui anima t’attende

catturati finalmente da amore profondo

e l’onda affamata si sazierà più tardi

nella solitudine del gelo delle pareti.

Amore senza parole

farina ove impastare con mani leggere

la frenesia dei palpiti-

un’oscura corolla scossa

rovescia le sue pene nell’oscurità,

ti vorrei abbracciare, sei un circuito fosforico.

Si allontana il naviglio del mondo

facendo ultimi segnali alla risacca

che torna al suono acuto del mare-

ormai gli ultimi naufraghi sono partiti.

Andiamo guardando le onde

perché non è in quel velluto blu la nostra vita.

Le due poesie che leggerò al reading Eco di Poesia Arti in Versi coordinato dalla Sig.ra Lina Luraschi, Via F. Cavallotti 7, Como, il 15 giugno 2019 a partire dalle ore 16.

LE TUE MANI DI PIOGGIA

Alba senza ritorno fra membra assopite

riflesso simmetrico di donna fulva,

le iridi ramate di donna leggiadra

la chioma fluente del grano

le amorevoli mani e i seni aguzzi

non vincono la iattura d’amarti.

Fai parte dell’eco

delle crepe dello specchio

della stanza e della città.

Ci siamo divisi in due parti

la tua l’avevi votata a me-

la mia te la consacrai.

Le tue mani di pioggia su occhi bramosi

fioritura feconda

rabescavano radure dove una coppia si baciava-

eravamo io e l’angelo profumato.

Cirri di sereno, torpide primavere

estati dalla gonna rialzata.

In un mattino di sughero

lei ha arrestato la corsa

in un campo di girasoli.

Tutto ciò che ho voluto

è stata un’armatura prescelta fra le macerie

dell’aurora più cesellata.

IL MONDO DA UNA MONGOLFIERA

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la tua stella,
esplosa nell’aria d’aprile
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

Untitled

L’amore in un otre di giada,

immenso come un prato fiorito,

ti diedi ma camminasti sul fuoco

con scarpe sgualcite, smorzandolo.

Non m’arrestai nella lotta furiosa

non cessai di solcare il sentiero

verso il bagliore del tuo firmamento-

t’innalzerò trionfale fra le mie braccia.

Allora non misurasti la mia statura

e l’uomo che mai da te s’allontanò.

Non aspettare che ti osservi nella distanza

almeno passeggia con la mia immagine.

Rimani sul mio sentiero ornato di glicini

anche se le lame dell’aurora t’accendono

perché in una nuova alba, tra foglie ingiallite,

incroceranno di nuovo i miei occhi la tua scintilla.

Sul lungofiume

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è una stella bionda,

le sue orbite palesano i pensieri

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi nocciola

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

compenetrando la sua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

Untitled

Forgiata nel corso degli anni

porta la benedizione e la cenere

morde emettendo sibili acuti

ogni foglia del sottobosco-

ha occhi corvini di lucciola libera

nel transitare accesa come una stella

Aprimi le tue labbra, fiamma di luci

per cogliere il varco al tuo astro

per aprire tutte le porte del cielo-

io perso nei sogni tuo prigioniero,

dei tuoi lineamenti leggiadri,

della simmetrica figura statuaria.

Saranno inumidite le lenzuola?

Il mio silenzio è voce d’uomo

che t’indica la via maestra.

Rotoli nell’erba palpeggiata dal rivale

il vecchio sudore del seme un rampicante

di farina che scivola sino alla tua bocca.

Ah lievi, pazze coppe agili

aria che scende in un mare a valle

come il sole a forma di colomba.

Ah sapori, palpebre d’ala viva

con un tremore di stelle, fiore.

Ah cosce snelle di miele svestite.

Untitled

Se morrai le foglie degli aceri cadranno sul mio capo

pioverà sul mio cuore giorno e notte

d’inverno la neve brucerà la mia anima di giglio.

Camminerò tra freddo e fuoco

il velluto dei miei piedi vorrà andare dove dormi

perché avevi in dono un solo uomo.

Ma se vivrai, giungerà l’agognata vittoria

anche se privo di sillabe t’intonerò un canto-

la vedrò in una pioggia di lacrime di commozione anche se cieco.

Untitled

L’amore con stelle e spine ti ho offerto

in una coppa ampia come la terra

tu vi camminasti con tacchi netti

spegnendo l’ardore delle mie fiamme.

Non cessai di marciare nella lotta

verso il pane, il grano per noi

e ti rimirai come non mai

occhi d’uomo torneranno ad ammirarti.

Allora non misurasti la mia statura

il mio sangue, il frumento, l’acqua

mi confondesti come un insetto

che planò sulla tua veste turchese.

Prego che tu non m’osservi distante

che perlomeno passeggi con la mia fotografia-

io continuerò a camminarti nel velo dei pensieri

dischiudendo smisurate strade opposto all’ombra.

Untitled

La chioma disciolta, corvina

dedita alla verità

cercava fortuna di diamante

in braccia di quercia secolare,

offriva un cielo di panna a sguardi

lucidi, sensibili alla vita, più nulla

chiedeva a memorie insabbiate.

Futuro amore irripetibile

tendeva trappole d’avorio

come il pescatore che artiglia prede.

Suonava un pianoforte di neve la sera

per richiamare brame fra canti d’uccelli,

un pianoforte con note audaci.

Per lunghi giorni costellati di collera

per desiderare lunghi orditi di baci

per sancire la vita sino al firmamento.

Furon mille donne ignorate, ignare

per prescegliere colei che restò sola.

Untitled

Vado solcando le vie della città,

ti parlo da un capo all’altro

ti racconto di questa metropoli

drappeggiata di desideri,

dei suoi promontori, dei suoi fantasmi.

La campagna è geometria di smeraldo

il grano del sole sui nostri capi

alimenta i miei pensieri: rido, sogno

entro le fiamme, le effervescenze dell’astro.

La mia bocca sarà al tuo guanciale piumato.

Untitled

Amica delle erbe di fiori,

nemica delle insidie

buona ma selvaggia creata per me,

bocca di fragola d’un’antica memoria

bocca accesa dai miraggi della notte.

Il primo passo del tuo veliero,

acuto come la nenia d’un bimbo,

furono mille orchidee in un arcobaleno

sfavillante ponte d’una nave-

la tua immagine eco riflesso d’una rinascita.

Guadagnare un eterno istante

per mai più dubitare di durare all’infinito.

Untitled

Sotto le vette innevate

i nostri occhi chiudono le finestre

non temiamo la quiete di primavera,

le quattro pareti della stanza

chiuse nella nostra immobilità,

di cartone, bersagli per il pavimento rarefatto.

Un rifugio inquieto,

uno scenario banale.

Ma non è qui

che i nostri viaggi, le migliori follie

cominciano e non finiscono.

E’ qui, invece, che calchiamo l’universo.

Uno stolido nembo di nubi fugaci

dall’eterno sorriso, i laghi dorati in fondo alle piogge,

la lingua del vento tiepido di maggio

gli anelli dell’anima.

Le sensazioni, l’incarnato delle donne a primavera,

la più bella è un balsamo che invita al riposo.

Le forme del vento cangiante

sul filo della chioma corvina-

ognuna una coppia muta

con un solo indumento, con un desiderio sordo

adagiato ai piedi del proprio riflesso.

Una coppia senza limiti.

Untitled

Appartengo ai greti

dei ruscelli più lieti.

Conosciamo il limbo del fiume

più acceso delle praterie fiorite.

Viviamo in un solo zampillio,

apparteniamo al porto più felice.

Lontani i fiori avvizziti delle vacanze altrui

avanza appena un’ombra di paesaggio

si eclissano le strettoie della libertà-

portone che si dischiuderà con un chiavistello.

Speranza ci logorava

in una città impastata di carne e miseria.

Calerà nel vermiglio crepuscolo

sul tuo volto la palpebra del sole

sipario dolce come la tua pelle

dagli aromi di velluto

nella salubre vegetazione di boschi e uccelli

diafana più delle lame di luce dell’alba.

Saranno i nostri baci, le carezze

a misura di noi stessi

più oltre tutto è macerie.

La nostra gioventù si denuda e sogna,

l’erba s’arriccia in sordina

su strati innocenti di terriccio.

Untitled

La luce di quest’aurora

son tonfi di palme

giochi esaltanti di domande

solenne rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stenderemo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dallle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

Untitled

Un uccello muore trafitto

ruderi alle tue spalle

penzola un relitto di luce

lama tagliente d’aurora

gli anni contano meno dei giorni

la vita meno dell’amore.

Varrai baci solo il tempo di provare

ciò che in me stesso rimane

tutto sarà chiaro sotto il lenzuolo bianco,

il gomitolo che ci avvolgerà-

mi sta attendendo e mi libererà.

Untitled

Le feci io il primo,

vivace passo su questa terra azzurra

con un monotono vagito di bimbo

donandole orchidee all’infinito-

sfavillanti come la neve

ardenti come il sole di mezzogiorno.

Il gallo alle porte d’aurora

avrà frantumato il tappeto della notte

su rulli di vivacità.

Non si leverà tanto presto il capo

verso il sole che si adorna

ma si occulterà dietro gli occhi.

Si leverà poi verso una lama di luce

la tua bocca più vorace d’una mimosa,

bocca celata dietro a ciglia asciutte-

presto si occulterà dietro agli aghi di pino

dispensando sogni nel silenzio-

collana spezzata da parole ribelli.

Un’altra bocca per giaciglio

amica di erbe febbrili

selvaggia e buona creata per me

e per nessun altro-

bocca immemore d’ogni linguaggio.

Bocca illuminata dalla mia anima!

L’incendio

Sciogliendo la chioma di grano,

timoniera di baci,

s’apre in un sorriso sotto i riflessi azzurri del firmamento.

Ha occhi muti come la luna.

Nel mantello delle lenzuola le stelle,

i boschi, gli uccelli, la schiuma marina.

Sono occhi di piombo e di piuma,

un’acqua misteriosa nocciola li serra,

donna alta e avvenente in vestaglia turchese.

Scorgo stelle silenziose

il sangue degli astri cola in lei,

la loro luce sorregge le sue natiche.

E’ passione, vino, fuoco, baci.

La mia vita di cenere

vola verso il suo corpo pieno

come la notte di altri astri.

E’ il desiderio che monta nella brezza.

E’ l’incendio!

Luminaria di luna sopra i campi soli,

fiore, fiore della mia anima.

Una sottile carezza la fa ardere,

l’intero corpo fumigato nel ventre.

La chioma d’ali frumento vola nel vento.

I ragni del pube in fremito.

Nella trapunta delle stelle

Bionda dea,

chiudi gli occhi per adurnarvi il sole

d’oro come i capelli

fluttuante nel vento come un fiore d’aprile.

Sei la verde salubrità della terra,

diafani l’aria, i laghi, i boschi.

Le labbra dischiuse in un sorriso,

labbra di fuoco

fiamma ardente del desiderio di baci

colti dapprima in uno spleen di rassegnazione

ora prato fiorito di mimose-

il loro respiro giunge alle zolle.

Più preziosa d’un’ostrica marina,

d’ogni nota dell’anima,

di pensieri di fuoco

che solchino la frescura del corpo.

Femminea fra gli altri astri

colei che risplende, dai ghiacci, in un secondo.

Prima ed ultima hai perso il tuo fiore,

svanito come un petalo di rosa reciso

vivi per le vibrazioni del cuore

per bagnare di pioggia di gioia il mio cuore

per illuminare notti scarlatte con le coperte

a far da mantello alle eco nella trapunta delle stelle.

Stelle di sabbia

Il cielo dalle nuvole nere

con la sua luccicante chioma corvina

m’infonde un senso di libertà fisica.

Il volto di lei ha il colore dell’ora,

scioglie i nodi dei nastri ai polsi,

il suo cuore è duro come il pane.

Ad alta voce,

l’amore si leverà agilmente

con intensi bagliori di astri nel firmamento.

Ad alta voce le aquile

soverchieranno il germogliare d’altri doni

sconvolte da un avvenire flagellato di baci.

I suoi occhi sono orbite di luce

con scintillanti iride d’onice

accese come i riflessi del suo sorriso.

Con fiori di trasparenza

i colori dei suoi pensieri

m’annichiliscono in velo di parole cromate.

Favola onirica rappresa in fiori di brina

innamorata, giovane e bella

ha atteso i primi giorni di primavera per manifestarsi.

La fatica della notte, il riposo, il silenzio

un mondo che vive fra stelle di sabbia.

Quando lei ambra è pietra trasparente.

Il battello dei sogni

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi

del loro colore ambrato,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione di marea,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

Un ciclamino nel sottobosco

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima d’arazzi.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco

io te lo pongo sulla veste.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di cinguettii d’usignoli.

Notte franta dai sonagli dei tuoi polsi

dal rumore delle onde del mare,

marea risacca del firmamento,

dal taglio d’un orizzonte di baci-

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

Spirito puro ma guerriero

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

ti scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei tuoi occhi i baci

mostrino di te solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce

hai denti scintillanti come il fuoco

la bocca fiamma d’ermellino.

Un albero di luna

I tuoi piedi di velluto nell’ombra,

le tua mani nella luce

guidano il volo d’aquila reale,

volteggia in un cielo d’innocenza-

tra la rugiada dei fili d’erba

le mie labbra conobbero il fuoco.

Porgendoti la mano incrociai i tuoi occhi nocciola

che mi stanno scalfendo l’anima nei sogni

in un palpitare d’immagini colorate.

Non importa per te che hai occhi non nati:

quando aprirò il libro d’acciaio del secolo d’oro

isserò bandiera di te, stella prigioniera.

Dal blu della volta celeste

m’avvicino ai raggi dorati della tua chioma,

terra di grano nata dal sole-

si prepara il confine di notti scarlatte

nella mia anima rosso ciliegio

e accende pietre e ciottoli levigati.

Perché cresce l’onda del mio cuore

facendosi pane

e che la bocca lo divori-

il mio sangue è vino che suggi.

Il fuoco è l’amore rupestre che c’infiamma.

Io e te siamo un albero stellato di luna.

Puledra imbizzarrita

Aria eterea che circonda la tua aura,

pelle di muschio selvatico

fragrante di miele come le coppe d’oro.

Luce notturna illumina le passioni,

esce dal tuo cuore pulsante col mio in unico battito

sin dalla prima schermaglia di dolci labbra in attesa.

Colomba gemella voli sulla mia anima

con la tua fiocco di purezza,

percorri le distanze del mio corpo,

prima della mente sognante di te in ovattate visioni.

Uno scalpitare, tra le stelle, in un gomitolo di lenzuola,

puledra imbizzarrita che desidera solo gridare di gioia alla luna.

Nessuno mai s’amò come noi!

Le ceneri del mio cuore son sparse sullo zerbino antistante l’uscio

e tutti le dovranno calpestare entrando nella sontuosa dimora

quando ballerò con le stelle una danza,

onda su onda la rugiada dei prati in cui ci rotoliamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Sei il filo d’acciaio che lega i giorni ed il loro miele,

dea di raro splendore e tenero carattere,

dolce come una coppa zuccherata, aggraziata come una fata.

L’amore con astri e dardi ti ho donato,

m’inchinai ai tuoi piedi di velluto lucidi come l’ambra

e tu t’inchinerai ai miei baci.

T’amo

Scrivo a lettere di fuoco

l’atlante del mappamondo delle tue colline.

La mia bocca di fuoco

si rivela in mille giochi di lusinghe.

Ho tante storie da narrarti sul confine del crepuscolo

perché t’accenda in riflessi sotto la campanula del firmamento.

E’ tempo d’uva, di raccolti fruttiferi

per me che vissi in lidi dove t’amavo,

solcando le onde con una caravella di ricordi,

pescando con reti che non trattenevano acqua d’oblio.

Ne restano appese gocce che tremano

come dei tuoi occhi nocciola gli intarsi dorati.

Ami giocare con la luce del cielo stellato,

giungi a me tra fiori e frumento,

d’oro come le trecce di sole della tua chioma.

A nessuna assomigli da quando t’amo,

nel viso di latte di tutte le donne vedo il tuo-

ti stenderò un tappeto fiero ovunque tu passi ammirata.

T’amo su questa terra azzurra,

nel bosco incantato dei pensieri,

nei sottoboschi dal profumo di ciclamini.

Ti porrò una rosa all’occhiello

colta per magia sotto l’odore dei tigli

accendendo col fiore più bello il tuo sorriso di madreperla.

Primo vero fiore

Sei all’acchito un corpo pronto ai baci

un corpo che la notte si libra nell’aria

scendendo nell’aurora dalle stelle

in un tappeto di bruma,

imperlata come il tuo corpo madido

nelle carezze figlie del vento del firmamento.

Nelle onde di marea e nelle nuvole

in questo mondo dove veleggia il cielo,

terso come il tuo sguardo di cristallo,

sei un corpo che varca le vette

di cordigliere e pendii innevati,

un corpo che giace supino al mio fianco.

Nella bilancia delle carezze

nella mia terra muschiata di piacere

m’ha insegnato questo corpo ad amare

come l’alba di neve,

bagnata da un sogno a da aghi di pioggia-

primo vero fiore da lì all’infinito.

Il suo ventre ha profumo d’estati di spuma

giacendo giunti fra umide carezze.

La conosco a memoria, ha grazie luminose

più vivaci della ruota del pavone

più forti dell’ultimo crepuscolo.’estati

trascorse sui bagnasciuga orlati di schiuma.

L’unica rosa

Sull’erba del cielo nella via

fra gli stracci delle finestre

lei scherza mai annoiata

fissa nei miei occhi di giada

perché per lei io apra le porte del cielo

perché chiuda quelle dell’impossibile.

Negli scantinati di primavera

lei fu dal principio

la scintilla, la folgore

accesa come una stella marina

diafana come una lama di luce

e il confine della mia miniera.

Gioventù le conferisce

potere di vivere nella sua dimora.

Non ha saputo limitare

il suo cuore al mio petto,

gelosia incalza sulle sponde oceaniche

lei tornerà come un angelo nell’anima.

Avventura primaverile fra ardori

verde nei prati dalle millefoglie,

nei boschi fioriti.

Ma lei è l’unica rosa

che profuma d’amore la mia vita,

tempesta rossa di speranza e rugiada.

Notti d’amore

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima d’arazzi.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco

io te lo pongo sulla veste all’occhiello.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di miracolose resurrezioni di farfalle.

Notte franta dai sonagli dei tuoi polsi

dal rumore delle onde del mare,

marea risacca del firmamento,

dal taglio d’un orizzonte di baci-

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

La simbiosi

Eccoti ammirare l’oscura forma del sole,

frumento come le tue trecce,

lasciandoti abbagliare dal suo incendio

nel rosa del dì solcando prati fioriti

dove vi scorre il ruscello dei pensieri

sole d’oro come la tua chioma che mordo come una mela.

Prodigiosa tentazione

quanto i limiti di primavera di abbacinate farfalle

ogni gesto si tocca, s’interseca

in ciò che dai sogni più amai

nube immota nel cielo terso

quand’anche scendessero aghi di pioggia ci ubriacherebbero di gioia.

Lieto di questa simbiosi

il verde e l’azzurro sono impazziti

i boschi si accendono

con note d’anima lucente

l’universo racchiuso nelle tue braccia

spara nel camino lapilli e fiamme.

La sera una vermiglia lama tagliente

graffia la panna del tuo corpo

i sogni si fan desideri di fuoco

entro in ovattate visioni oniriche

mentre sei assopita ti sillabo versi d’amore

sotto la luna benevola entro nel frutto destandoti.

La danza gialla delle foglie

Ascolto le note musicali della tua voce

venuta dalla terra per salire al cielo,

spio i tuoi occhi d’ambra:

ecco la tenerezza di sguardo di seta,

la tua bocca, parola senza eco.

Avverto salire a tentoni il muschio della tua pena.

E’ la guerra oscura del cuore

la lama spezzata di angosce commosse

l’ebbrezza dei desideri.

E’ questo la mia vita:

l’acqua che le tue iridi nere mi recano,

il concerto di voce dei tuoi sottili pensieri.

Ah, coppa, ruscello, mia agile compagna.

Scorgo le coppe nella danza gialla delle foglie.

Ti giunge ululando il vento

nell’ora del sangue fermentato

quando la terra palpitando vibra

sotto il pallore del sole che la riga con code d’ombra.

Eccola, la tua forma familiare,

ciò che m’inonda

che mi empie l’anima in abbandono,

la tenerezza che s’avvolge alle mie radici:

matura in una carovana di frutta

uscendo dal tuo cuore come il vino dal centro dell’uva.

Fata turchina

Nè il cuore è più spezzato da una lama

in prati brinati di spine,

in un bosco vuoto come i calici all’alba

perle d’acqua sgocciolano melodie d’amore,

il braccio si stringe alla tua cintola,

due mari blu nei tuoi occhi zaffiro.

Passi con coppe d’argento e ciglia asciutte

dea ramata dischiuso fiore,

aria che scende come un ruscello a valle,

sole splendente un po’ collerica,

impronta d’acqua ribelle che scivola

in un tappeto d’erba dove sei rosa muschiata.

La luna in strade sbiadite da luci gelate,

le solco raccogliendo giornali dai quali fuoriesce

la tua fotografia,

i cui titoli sono i sottili pensieri di canto della voce lieta,

la mattina m’intrufolo tra le lenzuola col soriano,

m’alzo, osservo la barba ispida fra le crepe dello specchio

poi gli racconto del tuo sorriso.

Germinerà e sortirà all’azzurro

ancor più il tempo dell’amore!

Si scardinerà il destino,

il silenzio della notte fermo ad ascoltare

dalla vista di Venere al primo bacio di raggi,

fata turchina, madida, sussultante in fremiti.

Nuotando controcorrente

Ebbro di baci e carezze

solco la tua marea

dal crepuscolo al primo bacio di raggi.

Il mio veliero corre verso altri lidi in schiuma frizzante.

Vado, solco l’onda

tra il sorriso della luna e gelide stelle.

Svolazza nell’umida notte il mio abito di baci

in un mondo di flashes onirici

su per l’acqua il tuo corpo è nelle mie braccia d’avorio

come una creatura marina

figlia del mio cuore che scalpita

incollata alla mia anima candida come un giglio.

Rammento i fili tesi delle corde del tuo cuore,

ti ricordo con la mente intrisa di fatua tristezza-

le mie parole ti scalfivano come un chiodo acuminato

che corrode i bicchieri ma t’accese la stella del cuore.

Con te m’immersi nel letto d’un ruscello,

nuotando controcorrente com’è nella vita il nostro cammino.

Il libro che s’apre la sera possiede filigrana sottile,

la mia veste è caduta ai tuoi piedi

come un animale ferito.

Altre notti s’illumineranno accese da una pioggia di stelle

e dal tuo sorriso di madreperla,

notti di gemiti straripanti come un’onda che incalza.

Il mio cielo

Tanti auguri di serene festività pasquali a tutti i miei lettori e, naturalmente, alla mia amata.

Il mio cielo è un reticolo colmo di fameliche aquile.

Nell’ocra crepuscolo è una nuvola di pane raffermo.

I sui colori sono figli del vento.

Identici all’anelito alle tue forme sinuose.

Hai labbra di velluto ed occhi di quarzo-

fai vivere in me infinite, ovattate visioni di sogni.

Nell’orbita delle stelle brilla uno spicchio di luna.

Notti di stelle silenziose, delle tue ciglia asciutte

come, nel rosa del dì, in ogni sentiero ornato di glicini.

In te il sogno è ogni giorno:

sei come la brina in un campo di corolle-

penetri l’orizzonte con l’indelebile presenza.

Hai acceso il mio cuore con una lampada,

quella delle mie orbite ti fa rosei i piedi di velluto.

Fanciulla giunta da distanze siderali,

i tuoi occhi bruniti sfavillano fra gli astri.

Monsoni stanchi passano sopra al mio cuore,

dai sepolcri si son trasmutate le tue radici.

Bimba con le spighe dorate dei capelli,

sei colei che soffia di brezza marina illuminando le foglie,

profumata dai piedi alle radici di petali di rose.

E’ ora di percorrere altra via, in cui lei s’apra in un canto.

Ah seguire la strada che s’avvicina alla sua anima candida

con i suoi occhi aperti fra la rugiada.

Ho mani per volare

Anima del candore d’un giglio,
pura come il sole o la luna che ammicca,
occhi a dismisura con orbita di bianco vestita
e coppe d’oro fragranti di pane.
Hai corona d’alberi frumento
e nasino delicato che odora d’ombra.

Ami lo splendore delle mie mani-
le ho per volare nel firmamento,
tu per cantare ed accarezzarmi come un petalo.
S’innalzano verso stelle umide
mentre la mia bocca d’esilio morde la tua carne,
le mie braccia di muschio circondano la tua cintola.

La mia simmetrica statua di marmo,
il mio viso brunito fatto per la profondità del sole,
la fluente mia chioma forgiata di quarzo,
la mia fronte penetrante come uno sparo,
la mia pelle matura di miele,
i miei occhi di giada dove brilla la tua fiamma marrone.

Sei identica al bacio più lungo,
ai riflessi azzurri degli astri,
il tuo istinto di fuoco accende notti scarlatte-
palpita e domina in saliscendi con tremore di stelle
in una forma guerriera
con carezze figlie della farina e del cielo.

La bimba

La bimba,

la luce che m’illumina il cuore,

dal tuo grembo mi dice addio.

E io le dico addio.

Canta la tua voce lieta:

“eri il piccolo fiore della mia terra,

son vivai di nostalgie ora le distanze del tempo.”

(Amo l’amore dei marinai,

solcano i flutti con navi dalla fragile chiglia

in un diario di pensieri,

inseguendo false chimere nel lago dorato dei ricordi

di mille labbra da baciare,

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.)

Più non incrociano i miei occhi la tua scintilla,

solco strade sbiadite da luci gelate

con la memoria del tuo sguardo di farfalla innamorata.

Ho l’anima triste come un rondinino affamato.

Dal tuo cuore la bimba mi dice addio.

E io le dico addio.

Rifuggo questo destino, amata.

Nulla ormai ci lega,

solo una velata promessa futura d’amore eterno o fugace

colto per magia tra fiocchi e vetri brinati,

amore dorato seminato con un possente aratro

in campi di stelle.

Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo
per narrare dello splendore della tua stella,
s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i ciuffi d’erba
ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico
bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo
che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…
…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago
subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve
e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici
accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno:
chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine-
serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri,
ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano fino e essere una sola idea sotto la volta stellata.

Puledra imbizzarrita

Aria eterea che circonda la tua aura,

pelle di muschio selvatico

fragrante di miele come le coppe d’oro.

Luce notturna illumina le passioni,

esce dal tuo cuore pulsante col mio in unico battito

sin dalla prima schermaglia di dolci labbra inattesa.

Colomba gemella voli sulla mia anima

con la tua fiocco di purezza,

percorri le distanze del mio corpo,

prima della mente sognante di te in ovattate visioni.

Uno scalpitare, tra le stelle, in un gomitolo di lenzuola,

puledra imbizzarrita che desidera solo gridare di gioia alla luna.

Nessuno mai s’amò come noi!

Le ceneri del mio cuore son sparse sullo zerbino antistante l’uscio

e tutti le dovranno calpestare entrando nella sontuosa dimora

quando ballerò con le stelle una danza,

onda su onda la rugiada dei prati in cui ci rotoliamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Sei il filo d’acciaio che lega i giorni ed il loro miele,

dea di raro splendore e tenero carattere,

dolce come una coppa zuccherata, aggraziata come una fata.

L’amore con astri e dardi ti ho donato,

m’inchinai ai tuoi piedi di velluto lucidi come l’ambra

e tu t’inchinerai ai miei baci.

Un cigno

Stamane, rose d’aurora profumano drappi di nuvole,
tu sei come il sole che sopra d’oro vi brilla –
un cigno perso in pupille di lago, acqua chiara
appartenente ad un’antica memoria di cielo
nella costellazione azzurra d’ogni desiderio,
due passi con te dal primo fiore all’infinito.

Eri passata nella sera luminosa e chiara, luna,
il sorriso scolpito sotto le fossette, rosse
d’un’emozione d’amore, il tuo nei gemiti
dipinti ad accendere il buio del silenzio
straripava nelle lenzuola fra le stelle, tu astro
nello sgargiante arcobaleno d’un’elegia di voglie.

Ora t’attende il tappeto d’ogni via, un tappeto d’oro
s’intarsia di luce fiera, quando tu passi
io ti venero poichè, se ogni passante ti lusinga,
tu, innamorata, volgi a me il mare degli occhi,
io nel velo nocciola mi perdo confuso, occhi d’anima –
i fili d’oro dei capelli fluttuanti nel vento, trecce di sole.

Tornerà, sui vetri ombreggiati dalla fuliggine del camino
l’acqua fresca di baci della sera, pioggia ad aghi sottili,
noi ubriachi di felicità, nel buio della notte scintille d’ebano
i nostri pensieri accesi d’amore – tu saluterai le mie carezze
fra le tue cosce bianche e snelle sospirando in una nuvola –
mi sveglierò al suono di campanelle dei tuoi bracciali.

Schegge di stelle

Quando fra schegge di stelle risuonano campane d’aurora
mi desto nel gomitolo di lenzuola del primo raggio,
c’è un velo di nebbia nel cielo dei desideri,
noi in un cantiere d’amore come in ogni alba
figli d’un destino errante dalla pronuncia naif,
palme sorridenti s’un isola in un deserto scritto.

Ecco che trionfa l’azzurro, balena come una domanda
in un’acqua di gioia, ognuno lieto del proprio destino
vivida ancora l’emozione delle carezze notturne
esulì in un verde canneto nel lago di fango predisposto
come i cantori di meraviglie universali,
io della tua nella dolce ebbrezza di starti accanto.

E’ un armonico concerto d’idee che si staglia
nel sorriso cangiante del sole, io perso nei tuoi canti di voce,
la musica sottile della tua anima espressa in drappi
nell’immobile fiamma della calma del cielo
solo tu la rosa più profumata del bosco
allietato persino da dolci effluvi di pruni e ginestre.

Tu mi piaci perchè ogni dolce pensiero è sotteso,
sgorga ripido come un ruscello tra i sassi dell’impazienza
e viene a valle in una possibilità che si fa mare
in cui nuotare come una benedizione, acqua di tedio franta
dalla prima volta che incrociai i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri, in un’idea di libertà.

Onda di marea

Onda di marea sulle risacche del firmamento,

acqua che sale sulla rena dove le nostre orme,

passeggiando mano nella mano, lasciano una scia di libertà-

t’apri come la corolla d’una rosa selvatica nell’aurora.

Un immenso che graffia il vento

come un potente lancio di frecce nel cielo.

Ah primavera di abbacinate farfalle,

lei rondine innamorata che vola dal mio cuore al sole.

Scalpita nel crepuscolo,

i tratti del suo volto incisi dai coltelli nelle mie mani

lei, i suoi acuti giunti ai miei

lei, i suoi occhi neri d’ambra.

Lei, il suo cuore, libellula libera

che, come una formica intelligente,

con antenne d’istinto mi tocca.

Se le mie parole la trapassassero come aghi

dovrebbero entrare come spade in un velluto d’arazzi.

E’ una marea che mi piega, lei al mio fianco.

Fiamma di luci,

liberami da questa notte cupa che annienta.

Amami, desiderami: la tua voce riecheggia nell’aria

e arde nel vento, la mia si smorza e muore.

Il mio richiamo la raggiunse

nelle notti di gelide stelle.

La via luminosa fiorita

Una notte prima dell’aria frizzante,
la vedo addormentata dolcemente
mentre il micio l’accarezza
e le coperte l’avvolgono in un manto.

I pensieri volano, nell’argento delle stelle,
ai giorni trascorsi con lei,
quando respiravo l’aria tersa
nel fiume dorato delle idee sul cammino.

Ora le stelle sono un bagliore,
l’aria è spazzata dalla scopa del vento
e nella prossima eclissi di luna
brillerà il buio solo del suo astro.

Nella rosa aurora dalla matassa dei desideri
sbroglierò il filo dell’amore,
l’incantesimo profumato di cui sono prigioniero,
la via luminosa fiorita.

E se incontrerò un giorno nebbioso,
in un’aurora coi prati di rugiada,
coglierò dal tappeto d’erba il fiore più bello
e accenderò il candido sorriso di lei.

I sottili pensieri di canto

Solo tu sei la rosa che profuma d’amore la mia vita

in un bosco allietato persino dal profumo di pruni:

ecco tratteggiato il dipinto del sottile incantesimo

fra me e te, mia divina, figlio d’un’antica leggenda.

L’apice della gioia del mio cuore innocente,

sinora illuminato solo da un sole malato.

Nel rosa del dì passeggeremo mano nella mano

in tappeti d’erba ornati di glicini

o, d’estate, nella rena fine sul bagnasciuga

dove le nostre orme sulla battigia lasceranno una scia di libertà,

felici d’esser accanto come se fosse la prima alba fra noi

mentre, invece, l’antico incantesimo perdurerà.

Saranno tutte notti scarlatte fra noi, illuminati i nostri sorrisi

dal disco della luna che sorriderà ammiccando benevola.

Notti d’amore fra noi, giunti dal crepuscolo sino all’aurora

a giocare accarezzandoci, baciandoci per finire in una danza,

io da sempre perso di te, dell’oro della tua chioma

e del velo nocciola degli occhi intarsiato di pagliuzze.

La tua anima, invece, è candida come la neve,

ha un nitore, una purezza specchio d’ogni tuo pensiero.

Quel che più mi piace è la tua voce, ha note musicali

e riflette ogni tuo pensiero traducendolo in concerto di parole,

preziose e uniche come il rosso dell’ippocastano,

veri e propri sottili pensieri di canto.

Libellula o gabbiano

Libellula innamorata ti libri nell’aria

con occhi di luce e sguardo da sparviero

volando oltre queste catene artificiali

fiera d’esser preziosa e multicolore,

bella e rara come il primo fiore a primavera,

unica come una rosa in un campo innevato.

Non so se sei invece gabbiano maculato

che vola s’una distesa salina

libero oltre ogni orizzonte,

i cui sogni son custoditi dalle stelle

dalle quali scendi ogni notte

per risalire nell’aurora bruciando il sole.

Non c’è, però, libellula o gabbiano che voli

dischiudendo il chiavistello dorato dell’antico incantesimo.

Ogni notte

Ogni notte d’amore

s’accenderà in noi un’idea fra le lenzuola

e saranno tutte veglie palpitanti d’immagini colorate,

a volte un amplesso fugace

per poi immergersi in sospiranti sogni,

io di te e tu di me.

Ma quasi tutti i giochi di tenebre

varranno dalla vista di Venere

ai baci del sole d’aurora

in cui, madidi di sudore,

ci toccheremo imperlandoci

e anche fra le gocce ti farò gridare di gioia.

Mia fata

Vivremo nella sontuosa dimora,

tu, angelo del focolare,

pura luce che illumina da sola l’intera casa,

tra pareti di velluto ornate dai dipinti di Matisse

e attenderò al desco i consueti manicaretti,

felice d’esser con te sotto le medesime tegole.

I riflessi rossastri del crepuscolo

possiedono la magia d’esser il dolce preludio

a notti accanto alla mia rosa profumata,

mia come in una favola

sorta da antiche leggende

e che possiede la benedizione d’un sorriso di luna.

Scorgerò te, i tuoi capelli frumento, trecce di sole

e l’accecante luce degli occhi nocciola.

Poi il tuo corpo alto e sinuoso,

i seni d’oro che ti brillano nel petto.

Infine il tuo fiore

e sarà l’apoteosi dei sensi ogni notte accanto al tuo profumo.

Ci stenderemo accanto avvolti in un gomitolo di lenzuola,

ognuno inebriato dell’odore altrui.

Presto entrerò dentro di te, mia fata

e madidi di sudore ci sbizzarriremo in saliscendi.

Sinché l’eco delle tue grida non fenderà le tenebre

protraendosi sino al primo bacio dei raggi.

L’angelo del focolare

Giungeranno le rose dell’aurora

dopo ogni notte scarlatta fra noi

e destandoci accanto stremati,

ci copriremo di coccole e baci

lieti di solcare il medesimo sentiero

dal quale spazzeremo ogni foglia.

Un dì, in un’alba afosa,

ce ne andremo per lidi stranieri

in cui saremo le due medesime anime

gemelle in un futuro di magia,

forse imbarcandoci s’una nave dalla fragile chiglia

sfidando i marosi.

Dopo ogni sortita faremo ritorno alla dimora

dove sarai l’angelo del focolare

col tuo incedere leggiadro ed il viso

che taglia l’aria d’ogni stanza perché i lineamenti

sono talmente perfetti che incutono timore

al passante che malauguratamente ti lusinga.

Angelo del focolare perché domini l’intera casa,

le stelle d’argento dei tuoi occhi

rilucono illuminandola e mantenendo il chiarore.

Sarai la mia principessa,

mio astro sortito una mattina di neve

bagnata da aghi di pioggia e da un sogno.

Le note musicali della tua voce

La gioia stellata dell’ebbrezza di starti accanto

traduce le note musicali della tua voce in armonico concerto d’idee

figlie della tua anima del candore d’un giglio,

d’una mente pura scevra d’ogni ombra

e diventano acuti del profumo d’un fiore,

dolci aromi di velluto come la tua pelle.

Sei la superba creatura, ho scorto la scintilla

nei tuoi occhi di luce un gelido inverno,

il tetto dei fiocchi a far da mantello ai nostri pensieri,

in quella casa straniera in cui il destino incrociò vite di gelo

ed allora noi soffiammo insieme sulla brina dei vetri

per donarci a vicenda l’idea di libertà.

Ora ogni giornata baciata dal sole, nel cielo rade nubi

e quand’anche scendessero fitti aghi di pioggia

ci ubriacheremmo solamente di felicità.

Perché con te accanto saranno giorni di tuberose,

in ogni viuzza la tua cintola stretta a me:

sei il regalo più raro, ora scendono lacrime di commozione.

Ogni crepuscolo vedrò il tuo fiore,

saranno tutte notti illuminate dai riflessi del tuo sorriso

e dal blu degli astri, giunti in amplessi,

lieti d’essere un binomio, due stelle binarie

orbitanti nella medesima, magica traiettoria,

noi nati figli d’un dio minore e senza camicia.

La favola d’amore

Hai occhi nocciola ornati di pagliuzze dorate,

le trecce di sole scompigliate nel vento,

il corpo flessuoso dalle tonde coppe d’argento-

stella scesa per miracolo un inverno nel camino

per poi illuminare l’intera dimora,

non cometa che sa solo d’assenza.

Ed ogni alba sarà la favola d’amore che si rinnova

ebbri di raggi che filtrano tra greggi rosati

noi accucciati accarezzandoci nel letto,

felici di vivere accanto su questa terra azzurra,

due cuori pulsanti in unico battito.

Destandoci con un bacio, le palpebre intorpidite d’amplessi,

c’inebrieremo d’aroma di caffè.

Saliremo le colline in fiore mano nella mano,

ce ne andremo nei boschi aspirando profumo di ciclamini.

Sei la mia principessa ed io ti porrò una rosa all’occhiello

per riposarci poi accanto, il cielo brunito, tra i fili d’erba.

Dischiuderò il vecchio portone nel rosso crepuscolo

e saliranno presto profumi dal cuscino.

Poi, stremati, ci coricheremo vicini tra le lenzuola

accarezzandoci le gote rosse d’emozione come la prima volta.

Bacerò prima timidamente e poi con foga la tua bocca di fragola

e sarà il preludio al consueto, magico saliscendi d’amore.

Dea ramata

C’è un velo d’argento in sguardi innocenti,

segnati da antiche miserie,

intrisi di tristezza che si tramuterà

in luce figlia d’una favola

scritta dagli albori del tempo,

memore d’un destino disegnato.

Futuro strada scoscesa da scalare

ma con scorza d’acciaio si arriverà

a baciare la luna, a stendersi in una macchia

come se fosse il primo secondo dorato

d’una vita in case sempre dai vetri brinati,

illuminati poi dai mille occhi delle stelle.

E saranno corse a perdifiato per campi odorosi,

le nostre mani intrecciate in ghirlanda,

io perso del profumo dei tuoi capelli frumento

nella dolce ebbrezza di solcare ogni via

stendendoti ovunque un tappeto rosso,

un tappeto invisibile, dea ramata.

Rotolandoci innamorati nell’erba

voleremo con ali di cera sino all’azzurro

ridiscendendo per lambire un ruscello.

C’immergeremo felici nel letto

nuotando controcorrente,

com’è nella vita il nostro cammino.

Tre rose

Sospirano viole nel gomitolo del primo raggio,
tu sei l’unico fiore tra le lenzuola, viva
la memoria dei tizzoni della notte, persino il camino,
acceso da fuochi d’antica passione, più d’ogni stella
illumina le pareti della stanza che tu hai scosso di gemiti,
silenzioso l’oro del sole ha bagnato le tegole del tetto.

La pronuncia dell’alba si preannuncia azzurra, fiori
lievi baciano l’aria, tu sei l’unica viola del giardino,
una viola di stella, t’avvolgi d’un’antica memoria
sottendendo nel velo nocciola degli occhi un’idea,
un antico monito, ora albero dalle cascate di foglie,
lago, cielo di luna sognante all’occhio diamantato del giudizio.

Scorre in abbandono nel rosa del dì l’universo dei pensieri,
felicità è sentire la tua mano nella mia, cantare con te
tra i pruni del bosco, strappare in un sorriso un ciclamino
ponendotelo sulla seta della veste all’occhiello, abbandonarsi
nel dolce sogno d’una vita comune, un focolare e due guanciali,
sogno, mio sogno da quando incrociai i tuoi occhi in una casa straniera.

L’universo stellato ci attende, persino la luna nel cielo offre una falce,
noi su quella riposiamo stendendoci, poi facciamo all’amore in una macchia,
le pianure sono il mare dei nostri pensieri che volano all’ultima stella.
Nella prossima aurora ti donerò tre rose dei pensieri: una per ornare il nostro giardino,
una per ricordarti che lì sei l’unico fiore e una da far volare
nell’universo blu per profumare d’amore quell’ultima stella.

Un sorriso

Transita la notte inquieta,
tu accanto a me assopita
con la pelle liscia d’ uva saporita-
arde flebile la lampada sulla veranda
con la fiamma scossa da un leggero vento,
cinge in un abbraccio i rami spogli e i tuoi capelli frumento.
Ti rivedo nel viso della luna ed è come se tu mi guardassi
aprendo le boccette di qualche verità segreta
mentre scarabocchio questi segni nella penombra
seguendo il parto misterioso del filo dell’inchiostro-
s’incide come un diamante nella filigrana
come la prima sera di labbra umide
quando, in una schermaglia di cielo di stelle in attesa,
mi lasciasti sulle labbra l’eredità d’una cicatrice d’amore.
Tu, che sei la mia dea ramata nelle rose dell’aurora,
nell’arancio del tramonto, a ogni sospiro di brezza
accogli lo specchio dei miei desideri-
a volte riluce come una fotografia contrastata
sotto l’edera delle stelle, a volte si spegne
smorzando i miei sussulti, lasciandomi in eredità
una scacchiera della vita con solo te, mia unica regina.
La mia preghiera è di aprirti sempre in un sorriso,
te che fai luccicare le scaglie del mare delle notti.
Quando le mie pennellate sognanti non lo dipingeranno
giungerà l’incantesimo maligno d’un elfo
e, soprattutto se sarai triste, qualcun altro scorgerà
l’iride dell’arcobaleno stagliarsi sotto il sole del tuo sorriso.

Idioma d’amore

Ogni soffio d’aurora ebbra di raggi
annaspo tra le coperte nel tuo profumo,
accarezzare la tua pelle è mio idioma d’amore
lieto della tua brace la notte trascorsa accanto,
un’emozione il tuo sorriso tra le stelle del mattino,
un canto le idee tradotte in voce, musica dei pensieri.

Parli la lingua dell’universo, come una cometa
corri e passi lasciando universi di assenza
m’attanaglia il dubbio, io che sono rivoluzione,
orbito nell’universo dei tuoi pensieri,
sei il sole che accende le scintille del giorno
nella magia di questo mattino, luce sognante.

Ami il lusso, camminare bagnata da carezze
negli sguardi di passanti inquieti, ti stenderò
un tappeto d’oro ovunque tu passi, dea ramata
di passione le notti ardenti, dal velo di sogno
scolpito in ogni pensiero nella luce del sole,
agile compagna, terra in cui protendere il passo.

S’accende in ogni crepuscolo l’idioma d’amore,
il sole è un fuoco di meraviglia, giudica l’attesa,
tu accendi i silenzi nel buio mormorando,
è un canto sommesso, un canto universale,
l’apoteosi d’anime, lo scandire i passi d’una storia
carica di leggende sortita all’azzurro per magia.

No, amore mio no

Nei raggi bagnati d’azzurro
scintilla il sole della tua chioma frumento:
è un bagno profumato che ti scalda
ardendo dell’immensità dell’incenso,
è l’anello d’oro del tuo cuore spaurito,
la pronuncia delle nubi nell’alba.

In quest’immobile riva, scintilla la fiamma del cielo
ed i tuoi occhi sono lo specchio d’argento
dello scorrere delle verdi acque dei tuoi pensieri
ma cos’è che ti rattrista?
Forse che tutto sortisca di luce immanente
nel guanciale blu delle stelle?

No, amore mio no, la pioggia di questo incantesimo
perdurerà a brillare di luce scarlatta
in un gomitolo di lenzuola, accarezzati dalle fusa del soriano,
tu sei candida come la tua anima di neve, blu
come il filo dei tuoi pensieri nel tepore del mattino,
rosa come i capricci delle tue idee.

E in questo fiume si leva sonora la musica d’un arcobaleno,
ha le cromature sottili dei nostri pensieri,
su di noi nuvole striate di seta, al centro vi è un’isola
con un verde prato fiorito in cui si levano aurore di merli,
fiume che scivola in sereno abbandono
ora che grazie al tuo sorriso s’è franta a monte la diga d’ogni ricordo.

Astro del silenzio

Astro del silenzio,
apparso una notte d’aghi di pioggia
scendendo da una guancia della luna –
riposavi pensosa in un mare, uscita da una macchia –
accendendo il primo nembo d’un cielo cupo,
intarsiando l’aria d’idee: d’incanto la mia fu una canzone
dapprima mormorata fra i vapori del giardino
poi, sortendo io dalla polvere alle stelle,
osai nominare il tuo nome, chiedendo perdono alle costellazioni.
E’ un’aurora di pensieri colorati a stagliarsi nell’orizzonte,
rugiada di speranza è scesa sui fiori della valle ombrosa
là, oltre il giardino cresciuto di gramigne
ed ora canto di te, della magia d’una stella
scesa dall’orlo d’una nuvola ad accendere
il cielo dei pensieri, ad appannare il sole di mezzogiorno.

Al primo raggio d’oro

Stamane al primo raggio d’oro
ho riempito di baci le tue guance
lambendo la tua dolce seta.
Ogni aurora dall’aria sottile
amo salutarti con una carezza delle mie ,labbra
tu timida e confusa rispondi, rosse le gote tue.
Tra un bacio e l’altro l’inesprimibile nulla
come quando colsi il tuo fiore
in un crepuscolo velato da aghi di pioggia
fra trecce grigie e rosate di nubi
d’un cielo specchio dei nostri destini
in giorni dapprima tetri e bigi-
si snodarono nell’ansa dei nostri segreti
in drappi di pennellate che io davo
in grafemi al cielo dei desideri.
Tutto attendendo il primo bacio
profumato delle rose dell’aurora
dove felici ci saremmo ricongiunti
feriti di passione dagli aghi di pino
o bagnati di passione da carezze di rugiada
rotolandoci innamorati nell’erba
e le sottili note di canto per te
diventeranno la dolce storia
della lingua tramutata in favola d’amore
ora che m’appartieni come le stelle alla notte
e sei il velluto di terra su cui pongo le orme,
ogni boccata d’aria che respiro.

La musica d’un arcobaleno

Per il vuoto del silenzio
d’un amore morto ieri
non avanza che un mare
acceso di sentimenti per te,
pietre preziose di ostriche
colte sui fondali marini.
Questo silenzio è franto
dal mormorio d’una canzone
che poi si leva all’azzurro
come un armonico concerto d’idee
che risplendono illuminate di gioia
da una falce di luna nell’universo stellato.
E ci stupiremo di noi stessi
abbandonandoci a un amore dolce e raro
come la farfalla che vola nella neve candida.
Siamo nella musica d’un arcobaleno
ora che c’è l’attimo del risveglio
in cui mi bagno di luce dorata
e finalmente la treccia dei pensieri,
sospirando suoni di campanelle,
vola nel blu del cielo
e lo domina come l’aquila regale.

Come rosa, come stella

Nulla che tu non sappia al risveglio,
sempre immensità d’amore, solo i raggi
lieti illuminano i pensieri, tu l’unica idea
sottesa in un velo d’innocenza – sai a che penso?
Solo che tu sei l’unico mio fiore, la rosa,
la rosa dal profumo di stella del giardino.

Nella prima alba, pioggia cadeva ad aghi sottili,
illuminava le nostre passioni, bagnava parole
intinte della rugiada dei pensieri, pioggia
che unicamente ci ubriacava di felicità –
incamminandoci lieti nel sentiero angusto del giorno
dove scorre a stento la nostra onda d’amore.

La primavera si preannuncia azzurra, stagione lieta,
tu come una farfalla innamorata volerai nell’aria,
l’oro del sole bagna le colline – ghiacciai si sciolgono
al tuo sguardo di cerbiatta – nel cielo la pronuncia delle nubi
sempre più azzurra, attendendo il rosso crepuscolare,
preludio del rivivere la magia del cielo in una stella.

E’ un’aurora d’idee in cui tutto parla di te, dal candore
della tua anima, all’orlo di neve dei monti al canto
degli usignoli come la tua voce nel sottobosco –
lieta si staglia nel blu dell’orizzonte l’armonia,
la sintonia dell’universo dei tuoi pensieri
universo stellato dei sentimenti in cui sei l’astro che rosseggia.

Buon anno a tutti i miei lettori

IL CANTO DELL’ESTATE

Ascolta,

questo è il canto tiepido

dell’estate incipiente

dal sole d’argento

che scalda cuori solitari

e dal profumo dolce

dei garofani e delle rose di giugno.

L’estate dove, sulle rive ventose,

volteggiano i gabbiani lambendo l’aurora

e dalle praterie dai crepuscoli cremisi

coi trilli degli usignoli che salutano

in canti di rugiada il giorno trascorso.

L’estate delle brezze marine

in cui attoniti veleggiano i bimbi

in attesa di albe di stupore

emettendo vagiti di vita.

L’estate degli amanti

che intrecciano le dita in una ghirlanda

e, passeggiando sul bagnasciuga,

lasciano una scia di libertà.

L’estate delle grandi speranze

occorse per caso o per magia,

coltivate nella magia di notti stellate

in pennellate di seta al cielo ventoso

che sfoceranno in sogni o chimere

al primo refolo s’una foglia sfiorita.