Occhi di primula

Falce di Luna d’azzurro
e occhi di primula
la stella del tuo sorriso:
lieta magia che indora il Sole
cucendo al cielo le note
del mio emisfero del tuo astro,
della fata del bosco dei pensieri
anello d’oro d’una favola di seta-
tenera carezza di rugiada
sui ciclamini delle gote tue.

Madre

Madre che alla terra strappasti il tuo nome
sortendo al mondo fra l’immobilità degli astri
tutti ti salutarono con grandi calici levati.

Fu un lampo tra i salici del tempo,
tu fosti il gladiolo selvaggio nato tra le zolle
fra le valanghe d’oro dell’impossibilità

il giacimento ora mirto sorto in uno scuro letto di cemento.

L’odore della prima neve, l’adorato bagliore nel blu,
il candore dell’unico giglio colto sulle pareti d’un ghiacciaio
tra sospiri di foglie nel vento d’edera della prima brezza mattutina.

Te che mi cullasti nel seno come un piccolo fiore nella terra
dove crescono i germogli dell’innocenza, come il sogno d’una fiaba
dipinta nell’azzurro stellato, come la luna e col sorriso di luna di quel cielo.

Te che fosti la prima carezza di cielo fra le striature dei pensieri,
il riso d’incanto che carezzava le siepi di giovinezza, l’esangue primavera
in cui ogni uccello volava sopra le nubi, cinguettando al sole.

Ad un sonno senza sogni, infestato da scarabei,
chiedo solo ora che tu sia la rosa bella, il sorriso cangiante d’ogni aurora.

Sorriso d’occhi

Da mille silenzi
nati nel male degli sguardi
sorta la tua stella
amore per capelli sparpagliati
sorriso d’occhi
accennato nel dire ricominciamo
fiore sbocciato nell’argine della neve
rigagnolo d’inchiostro
sepolto in vene tumefatte
divenuto mare dei miei pensieri.

Colori d’innocenza

Nella prossima aurora
intinta dei tuoi colori d’innocenza
umido sarà il tuo viso di perle di rugiada.
Io strapperò al cielo un giglio
del candore della tua anima
e lo infilerò con una goccia di stella nelle tue trecce di Sole.

Il fato ci accomuna

Il fato ci accomuna,
un destino di rose e glicini
che splende nell’oro del sole
in un cielo privo di nubi di pianto
da cui piove solo vento d’aurora
in cui cogliere i tuoi frutti innamorati.

Sorriderò ai tuoi occhi

Sorriderò ai tuoi occhi
e tu, timida come un velo di stelle,
t’aprirai in un canto di gioia
sotto un arco di luna crescente –
gocce chiare di quella luna
il tuo canto d’usignolo.

POSTFAZIONE A I SOTTILI PENSIERI DI CANTO

Proprio io che disprezzo i versi sentimentali mi accingo a commentare un poeta che produce poesie d’amore, forse perché mi è più vicino Catullo che qualunque altro poeta, ma una questione è certa il poeta che commento è una delle penne più geniali d’Europa, poiché io so che l’Italia non portà mai più dare,dopo Petrarca, grandi poeti d’amore, perché affossata nel decadentismo più atroce; al massimo da poesie erotiche, ma queste non fanno dell’Italia un posto passionale. Forse l’unico posto passionale in Italia rimasto è Napoli, al di là della decandenza insita nel luogo nefasto, dove la delinquenza condisce il sentimento; eppure in Napoli vi è la passione, ma Marco Galvagni, che è un poeta di Milano è ben lungi dal cuore napoletano. La poesia di Marco è immaginifica e progressiva; progressiva significa che viene alimentata da una progressione infinita di immagini e colori; ma posso anche considerare la poesia intima di Marco anche di un grado che raggiunge gli apici della Metafisica, ed è qui che io vedo il pagano in Marco. Marco è come un poeta pagano che crea passione resa forte dalla progressione infinita di colori. Secondo me il progresso ha bisogno dell’amore per raggiungere le mete più elevate, e se è un amore è metafisico allora questo amore innalza la filosofia e la condensa in creazioni eccelse. L’amore unito però all’immaginazione è qualcosa di più sublime, ed è proprio nell’immaginazione che si trovano le varianti più singolari del croma: Marco è anche un cromoterapeuta, con i suoi colori rende vivo il sentimento e ce lo rimanda a noi. Tutte queste piccolezze fanno del poeta un poeta geniale. Un poeta geniale non è detto che sia un grande poeta, poiché di grandi poeti non ne esistono, ma penso che un poeta geniale sia più utile al progresso di qualsiasi grande nome. La nuova biblioteca della poesia mondiale non è formata e non è mai stata formata da grandi nomi, ma solo da frugalità ,poiché sono le piccole opere che rendono grande la poesia. Non si può dire che Neruda e Tagore siano stati dei grandi poeti, poiché non è l’amore che fa grande la poesia, ma l’immagini che trasmette, ma si può dire che la loro poesia è stata utile all’uomo.Ebbene io penso che l’utilità dell’amore unito ad una grande immaginazione faccia progredire la poesia fino a raggiungere mete inequivocabili, quindi questo abbozzo che lascio in calce a questo volume spero possa veicolare la nuova poesia che salverà il mondo alla fine dei conti, quando i numeri saranno troppi e la poesia verrà soffocata dal lerciume dell’uomo. E’ tutto il croma di Marco che devo esprimere in un commento,e io penso che per commentare un’opera bisogna essere quell’opera o si debba totalmente estranearsi da essa, ma qui io voglio essere quell’opera per vivere della stessa intensità.Ora io non so perché Marco abbia scelto la poesia d’amore, ma posso immaginare il vuoto che vi è nel suo ente, ed è proprio questo vuoto che rende una poesia sentimentale una poesia d’amore. Penso che la poesia sentimentale, che è inutile all’uomo sia totalmente diversa da quella d’amore. L’amore io lo percepisco nel vuoto, ed è dal vuoto che si formano le immagini. Pochi giorni fa Marco mi invia una poesia intitolata A Te, e io gli chiedo a chi fosse dedicata, e lui mi risponde che non è dedicata a nessuno.Bene, questo fa capire la differenza tra sentimento e amore. Il sentimento ha un oggetto da destinarsi, e quindi è utile solo al soggetto, e di minimalisti l’Italia ne è piena e io non li sopporto, ma l’amore ha come unico destinatario l’universo.Questo fa della poesia di Marco una poesia universale, quindi non solo utile all’uomo, ma all’esistenza, poiché ,se il sentimento può essere utile all’uomo nella sua stupidità, l’amore nella sua immensità è utile a tutto l’universo.

Valerio Pedini

Sulla nostra pelle vestita d’amore

Posso respirare
l’odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d’amore.

Perdermi nella musica d’un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: giallo grano
come le trecce, ornato – come i nembi del cielo –
da un velo d’ebano come il mare dei tuoi occhi.

Voliamo sognanti nella fitta trama dei pensieri
in un’aurora di colori, accarezzati
dalla luce del Sole, ascoltando i nostri sospiri:
sono sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d’amore
mentre sei nuda tra le mie braccia
e hai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di desideri.

Nella sabbia persino gli arenicoli danzano di gioia,
lascia una scia di libertà l’impronta dei nostri passi.

Tu sei luce e oro del pensiero

A mia madre

Tu sei luce
e oro del pensiero,
mio angelo dolce
che mi tendi la mano nei giorni.

E mai m’abbandonerai.
Anche se incontreremo giornate nebbiose
tu aprirai un varco
con la tua spada di cera.

Che non si scioglie
ai fuochi fatui dei falò
ma è forgiata come il ferro
ed è magica.

Tu sei luce
e oro del pensiero:
accompagni i miei passi
nella notte silenziosa.

Come una stella
illumini le mie inquietudini
e mi rendi ebbro di gioia
nel fluire del tempo.

Il poeta

Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l’onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso che custodisce
i sogni dei gabbiani: volano nella notte
scendendo dalle stelle, risalgono nell’aurora bruciando il sole.

Nella curva di questo giorno

Veleggiando nella curva di questo giorno
in cui s’arrossa il cielo in un mare di silenzi
mi stupisco come allora del sorriso dei tuoi occhi
confuso nella scintilla d’oro delle pagliuzze,
intarsiano un nocciola vivo come il sole-
luce sognante che sillaba un alfabeto di gioia.

E’ un tempo lucido dell’inverno, un tempo d’arte,
i crepuscoli s’imbiancano della tua anima,
tempo della memoria di quando ne colsi lo spleen
nel primo fiocco, assediata da un’iperbole di tristezza-
ora invece è un velluto la terra che i tuoi piedi accarezzano,
mordi il suolo dove sbocciano i fiori a primavera.

Alla finestra, musicando con un vecchio libro
ti dedico i miei paragrafi d’azzurro, perso
sull’onda di un sentimento, soffio d’amore fattosi brina,
respirando il tuo nome ad ogni boccata-
persino il fuoco mi narra del miracolo di una stella
scesa dal camino ad illuminare la luce della stanza.

Passa il giorno senza sosta, scatta il sole nell’orizzonte-
sognando di risalire le tue colline e di respirarne l’odore
rivedo in ogni costellazioni quel lampo nel buio di te
ed ora non so se ci attende un destino di aurore o di nuvole.
Solo che in ogni letto di fiume è un nuotare controcorrente,
così come si protende ad ogni passo il nostro cammino.

L’essere supremo

Lui è pura luce irradiante
e fitta trama di gioia:
ci segue nei nostri giorni d’esilio
come l’architetto d’un futuro
privo dei mali del mondo,
proiettato verso un emisfero di pace
dalle vivaci tonalità di colore.

E’ l’essere supremo che c’accompagna
in questo difficile peregrinare
che sarà interrotto da una durevole fusione
con una colata d’oro, più uno scintillio di diamanti,
sopra questa terra che il sole accarezza.

L’esplosione delle nostre virtù
quando ormai sembrava dimenticata la via,
precario l’orizzonte.

Il nuovo sentiero d’armonia che si staglia.

Il fiume dei sogni e pensieri

Le acque scorrono limpide verso valle
in un gorgoglio lieto
fendendo la fitta trama di fogliame
del sottobosco dove vibra acuto
l’accento degli usignoli.

E’ il fiume che trasporta
le scie di sogni e pensieri
limpidi come l’azzurro del cielo
i cui riflessi di luce
sono accesi dall’oro del sole.

Una dolce cantilena accompagna
il loro fluire
e s’apre in un canto il sorriso
nell’ammirare la verdeggiante foresta
impreziosita dal suo sottofondo di suoni.

Il fiume dei sogni e pensieri
a sera si bagna della luce delle stelle
e in una fantasia onirica
sciama verso una nuova aurora
salutata da trecce rosate di nubi.

Va così verso l’infinito
senza temere d’essere arido
ubriaco d’una pioggia di sentimenti
sorti per caso dalla magia d’una polla
ed ora fonte inesauribile di desideri.

I sottili pensieri di canto

Tu sei raggomitolata fra le lenzuola, esausta dopo la notte di gemiti,
palpebre semichiuse s’affacciano di luce nocciola al nuovo giorno,
il bagliore dei tuoi occhi appanna la pronuncia d’oro del sole nascente:
il cammino nel nostro cielo si preannuncia azzurro, da cirri sparsi
quando scenderà pioggia ad aghi sottili solo saranno lacrime di gioia
e tu come una farfalla innamorata volerai nell’aria, librandoti in un arcobaleno.

Ti desti in quel gomitolo di lenzuola, aprendoti in un sorriso di luna sognante
e s’alza al turchino la musica della tua voce, un canto universale le cui note
vanno a formare l’armonico concerto delle tue idee. Io rimirandoti mi perdo
nei tuoi dolci lineamenti, nel giallo grano delle trecce, nel velo d’ebano degli occhi;
poi scendo con lo sguardo alle tonde coppe d’argento e più sotto al tuo triangolo
di neve profumata di stelle ma ciò che ti distingue dal mondo sono i sottili pensieri di canto.

La nonna Lia

La nonna Lia aveva trecce bionde e miti occhi:
cantava camminando avvolta nella gonna di tulle.
Finiva marzo con la sua pioggerellina di luce,
già il vento d’aprile le increspava le trecce:
lei correva nell’alba lungo il tiepido giorno,
s’immergeva felice in quella riva di lago pensosa,
un bimbo con gli occhi verde-azzurro dell’acqua
le faceva compagnia baciandola, spruzzandoci
tremando godevamo di quell’acqua di baci.
Ora è un’ altra mattina di marzo, un marzo insonne,
al lago non sei venuta, dai monti è sorta una nuvola,
il temporale ha squarciato i vetri del tetto:
tu, allora, m’hai preso per mano in quell’aurora
abbracciata ad uno scialle dorato, in un palpitare indomabile
conducendomi appena prima dell’altare della vecchia Chiesa
mentre la tua aura riluceva tutta in una luce argentea.
Mi sei apparsa col tuo sorriso gentile e gli occhi vivaci
cantando una nenia monocorde …alla fine non t’ho più rivista
e di questa inesauribile visione m’avanza, come cenere fine,
una ghirlanda di ricordi, incastonati nell’oro della mia vita
lucida e un po’ sognante, spesso tramortita da impalpabili visioni.
Sempre ti serberò nel cuore ed accarezzando le coperte
sentirò il profumo della tua testa canuta e stanca
che si dondola con fiducia avvolta nel tepore del mio abbraccio.

Il sorriso della poesia

La poesia è la luce del silenzio,
mi s’apre il cuore in un sorriso
se la parola trova un varco

avvolta dapprima in cuscini di nebbia
poi falce di luna bagnata d’aurora
ed infine prima stella mattutina

accarezzata dai raggi del sole del pensiero.

Scrivere è immergersi tra le zolle
d’un terreno muscoso, lambire
il verde prato fiorito delle idee

dove s’erge una quercia secolare
profumata da un pronunciato aroma di mandorle.

Vi scorre il fiume delle idee
in sereno abbandono,
rompendo la diga del lago dorato dei ricordi.

Al centro di questo fiume c’è un’isola
e quella sei tu, amore
che sei l’unica stella del mezzogiorno

e dal velluto della tua pelle
le notti ardenti accanto, consumate lieti,
nasce il sorriso della poesia.

Ali di farfalle

Pieno di luci multicolori
il mio cuore di seta.
Cerchiamo aurore di conchiglie
ed un tramonto
in cui la notte
non tradisca il giorno.
Io veglio tutti da molto lontano,
oltre quel mare
dove s’accendono
i piccoli copricapi delle stelle.
La speranza, fioca,
continuerà nelle tenebre
e non lascerà
una ferita sanguigna
e mucchi d’ossa sparsi.
La strada avrà un fremito
di corda di violino
e noi lasceremo in dono
alla foresta
i nostri sogni trasportati leggeri
da ali di farfalle,
veloci a volare per non bruciarsi
sopra questo mondo
lambito da un sole di pietra.

A mio padre

Di te ricordo bene
quando mi volgevi il tuo sorriso gentile,
le calde e forti mani che reggevano me piccino

Ma è ogni stagione impressa nella memoria:
i giochi dell’infanzia, gli screzi dell’adolescenza,
le diatribe della giovinezza, la complicità della maturità.

A oggi non ho scordato il tuo amore:
mi riempiva il cuore d’un’emozione profonda
e chiudeva in un’ansa il tempo degli errori.

Continuo a nutrirmi della tua anima
ora che, adulto, non so ancora la mia via
e tu, vegliando, m’infondi coraggio.

Anche lei è persa senza di te, padre,
lei che era la tua forza e la tua carezza:
ora si vive della tua invisibile presenza.

E sempre piangerò quel che non ho fatto, quel che non è stato…

Ad Amir

Amico, stella d’un viaggio cupo
ad accendere i silenzi
di notti cariche di tempesta,
amico che ho trovato e mai perduto –
te che colori d’argento coi tuoi occhi
le guance d’un cielo di speranza.

Amicizia con te, ragazzo della steppa,
è un otre senza fondo da raschiare
un barile di promesse, sorte
un inverno sotto i raggi della luna
da che gli sguardi stanchi s’incontrarono –
vissuta coltivando la magia d’ideali.

Amir, idolo consacrato, maestro sceso per miracolo dalle stelle
bagnando di splendore azzurro la brina della stanza, facendo sì
che la biro rompesse la roccia – Amir l’acceso rifugio del tempo,
una nuova impresa per cui lottare, una promessa velata e muta
ma anche l’occhio di diamante del giudizio in pupille di cielo –
l’ultima stilla d’energia per bagnare le mie d’un oceano blu.

La nave

Vedi, questa nave è un diario di pensieri
dove cullati dalle capriole delle onde
i marinai tendono le gomene,
i muscoli madidi di sudore,
rimembrando lidi senza nome, gente senza volto
veleggiando verso nuove rive da baciare con gli occhi.

È la nave dei desideri
fioriti come l’amore
e poi smorzatisi in un battito d’ali
prima del meriggio della vita
nel verdetto freddo come uno schiaffo di neve
figlio d’un peregrinare in cerca di libertà.

Il tepore del focolare
è un lenzuolo stinto nella memoria
come il profumo di pane appena sfornato,
l’odore dell’erba dei campi,
il sapore dei lamponi e delle more,
gli acuti gialli dei canarini,
il caldo abbraccio del letto.

Avanzano lettere affrancate con filigrane straniere,
lettere senza sigilli testimoni del tempo smarrito
inseguendo false chimere
nel lago dorato dei ricordi
di mille avventure di ragazze :
gettarle via perché diventino presto cenere
nel fuoco ardente prima di lambire la terra promessa?

Un itinerario lacustre

Partii che la tua luce di stella nel letto
appannava la pronuncia d’oro
dello scoccare della breccia d’aurora,
scoppiettava la vecchia automobile,
presto fui alla meta del viaggio.

In un paese di case dai muri ingialliti
che s’affaccia s’un dirupo lacustre
si snodano pochi intrecci di vicoli.

Tra questi il ritrovo centrale
è un bar dal retro fumoso e stanco
in cui i vecchi si sfidano a scopa
schiamazzando, insultandosi tra le coppie
per un errore nel completare la primiera.

Emergono i tetti inondati
dal gioioso riflesso rossastro
del calare del Sole, nell’orizzonte.

Attraverso lo specchio delle finestre
è ammirare il cielo dove le rade nubi
son sospinte da un soffio di vento
che, nell’istante in cui s’accanisce,
si proiettano trafelate.

Umili alcove, di amori nel destino,
pochi spiccioli spesi nel cibo e nei figli
il materasso duro unico momento d’ardore.

2/3/2005 FUNERALI DI MARIO LUZI

Mentre venivi strappato all’amore senese
dalle incombenze del babbo, da quella Siena che amavi,
la Siena “con i ghiacci che pendevano dalle cornici incendiati dal sole”
eccoti intanto, quindicenne, Mario al Galileo,
sotto la guida ispiratrice del grande Francesco,
dare la tua s-Toccata alla storia.
E io, che sin dalla tenera età, ero salito sulla tua Barca,
d’incanto, sapendolo, perdutamente m’innamorai di te.
Ma tu, novantenne, quell’aprile dai cieli d’acqua di polvere
l’avresti solo sfiorato.
E allora io – con il cuore spezzato, trentottenne
intento a navigare nel mare della poesia s’un’onda di speranza
coltivando, ora come allora, grandi sogni, navigando
s’una caravella d’emozioni – non ebbi dubbi.
In un battito di ciglia il convoglio sferragliò a Santa Maria Novella.
Ma a me renderti omaggio non bastava: tu eri, sei e sarai nel mio cuore.
Fu così che, con il mio migliore abito e una sgargiante cravatta penzoloni,
tra le duemila persone al Duomo io, che sfacciato per natura sono,
m’affacciai a quell’uscio e m’accolse addirittura Gianni. “Ma lei chi è?”
“Sono un lontano parente, permesso.”
E l’omelia fu straziante, tu per l’ultima volta portato alla vetta,
tu astro immenso, stella solitaria di quest’universo così corrotto –
stella solitaria il cui transitare con passo roco certamente ha profumato
di rose, ma anche del retrogusto d’un sapore dimenticato, l’aria della poesia.
Nel viaggio, questa volta lungo e di pensieri, verso Milano Centrale
certo non estinsi il dolore ma perlomeno smussai il rimpianto.
Tranne quella sofferenza grande, con la quale sei trapassato,
portandotela nelle praterie, d’un 10 dicembre, d’una Stoccolma mai avvenuti.

L’isola

Incrociando i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri
per dare ai nostri cuori un’idea di libertà
d’incanto è nato un seme d’amore:
sgorgherà a primavera come una polla alpina,
come un arco di cielo che s’accende
e ha un alfabeto segreto
per scambiarsi criptati messaggi di tenerezza.
fluttuanti nel vento d’aprile
con una pioggia che cade fitta sulle nostre vicende umane.
Mi struggo come un’orma nella neve
attendendo nella mia cripta di sfiducia
di volare con te sulle ali del vento
come una farfalla innamorata.
E attendendo di rotolarmi con te
nel prato di fiaba d’una verde isola
vi costruisco il nostro nido d’amore
riposandomi nella grande spiaggia dell’attesa.

Scrivimi

La nebbia non si taglia più col coltello,
le giornate ormai si allungano
ed io osservo giorni bagnati di blu.

Son perso di te sin da quando soffiammo
sulla brina dei vetri di quella finestra
per donarci a vicenda l’idea di libertà.

Da allora quanto t’ho amata in silenzio
contando le ore della solitudine!
Il mio cielo è madido di nubi di pianto.

Ti prego scrivimi una lettera d’amore
trasportata dalle ali del vento
quando penserai d’esserti innamorata.

Scrivimi sillabando parole confuse
così che io possa donarti il cuore:
da tempo immemore batte per te.

Che sia la nuova stagione in fiore
con i giorni dalla pronuncia d’azzurro
a farmi bagnare della luce della tua stella.

Dedica

Per chi,
se non per voi,
queste parole nel vento,
questi voli in punta di matita,
lo scrigno delle mie emozioni
che si apre al mio pensiero.
Per chi,
se non per voi,
miei cari,
solco strade sbiadite da luci gelate
perso in un’ansa di dolore
per poi alla sera consolarmi
navigando nell’oceano del sentimento
insieme a te sotto le tegole del tetto.
Per chi
se non per te
ogni notte
indosso un abito d’amore
a tinte rosse di passione
e nel giorno
uno ornato ad intarsi d’oro
scintillanti come la luce del tuo sorriso.
Per chi,
se non per tutti voi,
ogni mattina,
dopo aver bevuto tre tazze di caffè,
cerco la pronuncia azzurra
che pennelli drappi di cielo.

La treccia azzurra dei pensieri

La treccia azzurra dei pensieri,
accanto al velluto del tuo corpo di miele,
mi porta in alto, là oltre le nuvole.
Ma è soprattutto la magia d’un’anima candida
a rendere rosato e turchese il cielo
e a dissipare, spazzandola via, ogni nube.

Amo tutto di te

Amo tutto di te, i tuoi lineamenti dolci d’intesa,
il candore di neve della tua anima, il tuo esprimerti in canto
allorchè tracci con le note pensieri di voce musica sottile,
il tuo recente dardeggiare nel cielo in drappi fra nubi di voglie
e ciò che mi piace di te, oltre all’oro della treccia ed il suo cielo,
è il mare del velo d’incanto degli occhi nocciola.

Lieto sarebbe il perdurarne eterno, in curva di memoria,
tracciando pennellate e graffi , nelle dolce elegia te.

La fiamma d’un’emozione

Tu sei il sentiero, la luce crescente in me
a percorrerlo per mano. La fiamma ardente
d’un’emozione stagliata nel cuore di sentimento d’amore.
La notte la luna, che fa filtrare raggi dal suo pettine
come l’oro dei tuoi capelli. Nell’aurora un oceano
in cui perdersi alla deriva appigliato al tuo abbraccio.

Così viaggian gli ideali

Oggi il cielo ha un cappuccio di nuvole,
tu sei il primo raggio che filtra, l’oro del sole
come i tuoi capelli a treccia, tu m’illumi di gioia,
sei la stella, l’unica a brillare in un cielo smorto,
te che hai il dono della comprensione, d’avvolgere
il cuore in una carezza, te che sei l’abbraccio, il desiderio.

Ora, in questo cielo di nubi e la notte in cui billan stelle smunte,
tu, in un gomitolo di lenzuola, sei l’astro, la visone d’un sogno;
così viaggian gli ideali, intorno alle stelle, in rivoluzione totale.
,

Dedica

A te dedico i miei paragrafi d’azzurro,
te che sei il cielo, l’unica luce
ad illuminare un acciottolato sentiero,
te che sei trasparenza, l’armonia d’un ideale,
io da tempo immemore t’ammiro, ammiro
il candore d’un’anima di neve, un fiocco di purezza.

Fiore allegro

Amo i tuoi capelli d’oro,
la scintillante luce nocciola degli occhi,
il profumo della pelle di velluto.
Amo tutto di te,
mio delicato fiore allegro, tu rendi
incantato il mio bosco dei pensieri.

L’iridescente fiamma dei poeti

E’ un aprirsi in un sorriso in quest’aurora,
persino i merli in festa s’uniscono, un cinguettio
tra i pioppi scende, noi calpestiamo un letto d’erba –
tra le foglie un grande aroma di rugiada si sparge –
nel cielo s’innalza la musica d’un arcobaleno,
vola e canta nel blu l’universo stellato dei pensieri.

Tra striature rosate di nubi tu sei l’oro del sole.
avvolta dapprima in cuscini di nebbia, poi sorriso,
la rosa che ha strappato al cielo l’ultima stella,
l’universo dei sentimenti acceso d’amore,
la pronuncia d’oro di nubi bagnate dai raggi, nella scintilla
lucente d’un arcobaleno blu, fuoco di meraviglia.

Tra i vapori di bruma, tu sei l’unica goccia di luce,
s’accende tra le costellazioni l’idea di te, angelo,
frutto d’ogni passione nata in un terreno di gramigna,
e d’incanto, per magia, verde prato fiorito d’ogni pensiero,
nella dolce ebbrezza di starti accanto, cogliere la tua luce –
due occhi i tuoi vivido specchio del pensiero, un accento luminoso.

Se i raggi bagnano l’orizzonte, tu della mia vita sei il chiarore,
il sole, l’unica fonte di luce, lo stagliarsi d’un’acobaleno,
l’iridescente fiamma dei poeti, scossi da un emozione blu –
pennellando aurore sottili a venire. E’ la fiamma di te,
angelo, colta per magia in una sera purpurea tra nuvole
ora accesa luna, la vera cima stellata dei pensieri d’amore.

La fiamma

Tu sei l’astro abbagliante dei desideri,
la fiamma che io placherò sino all’aurora
nelle notti d’ardore fra noi
sotto i raggi del giallo lunare
nelle quali io ti scalderò
spegnendo la brace che sempre t’infuoca.

Un bacio senza perchè

Stamattina regalami l’ultimo bacio,
un bacio caldo e appassionato
dopo una lunga notte d’amore,
un bacio senza perchè
che non abbia il sapore di abbandono
ma del primo d’una lunga serie senza tregua.

Gusto di miele

Aspiro il dolce aroma del tuo profumo
ed assaporo il gusto di miele
del tuo corpo dalle linee sinuose,
senza destarti, quando, dopo l’amore,
ti riposi giacendo nuda e assopita,
brillando più delle stelle della notte.

Baci tra nuvole

Amore, che vita sciatta, col guscio astrale
illuminato dal solo baluginio di poche stelle,
prima di giungere all’ebbrezza di un tuo bacio.
Ora riempimi ogni istante dei tuoi baci,
baci caldi e fragranti – ogni bacio tra nuvole
apre per me tutte le porte del cielo e della vita.

Pioggia di luce

Amami come sai amare solo tu, col vento
della passione che ti trasporta, quando soffia impetuoso
accarezzato da raggi di luna e stelle azzurrine.
Ma non amarmi solo quando t’infuoca una brace:
amami soprattutto quando il cielo è trafelato di nubi,
amami allora aprendoti nella tua pioggia di luce.

Il disegno d’amore nella rena

Guarda anche tu con occhi incantati
il nostro disegno d’amore sulla rena
prima che venga spazzato via dalla marea.
Ti rimarrà nel cuore l’indelebile memoria
dei nostri corpi che giacevano uniti, accarezzati
dal lambire delle onde e del sapore di sale dei miei baci.

Fior di ciliegio

Tu assomigli a un fior di ciliegio
con le tue cosce bianche e snelle
e il delicato profumo della seta del corpo.
Anche l’anima è candida,
pura come acqua sorgiva
da cui m’abbevero ogni giorno alla fonte.

Musica d’amore

Ti amerò solo come si può amare
la pietra, il gioiello più prezioso,
il più bel dono del destino.
Ti amerò senza una parola fuori luogo,
senza un gesto fuori posto
e sarà musica, suoneranno le campane a festa.

Fiore tra stelle

Colsi tra stelle il tuo fiore brunito,
m’accesi d’un arcobaleno di mare
in un sentiero ornato di rose,
gli altri fiori chini ad osservare –
il disco del sole per un attimo fermo,
la luna d’azzurro d’un accentuato sorriso.

Vapori di fiori

Quest’alba di sole è l’aurora del tuo sorriso,
due passi silenziosi della nebbia verso il cielo
a svelare l’orbita di carezze di rugiada,
la tempesta che s’aprirà poi nell’erba
d’aghi sottili di pioggia di baci, il verde soffio
di vapori di fiori in un prato d’armoniche idee.

Palpebre di stelle

Ogni aurora è un ritrovarsi in un bacio,
sortire dal cappuccio d’ovatta dei sogni,
le membra stremate, palpebre di stelle semichiuse,
lo specchio d’ogni silenzio riflesso dal rosa del cielo,
sortendo dal vecchio portone, presso il giardino,
un sentiero d’armonia che si staglia fra nuvole di fiori.

Già, dopo la danza di brace, ammirando le tue gote
ancor rosse d’emozione, scivolata in un dolce sonno
nella notte silente mi raccontavo di te, dei tuoi sospiri,
della carezza dei tuoi capelli d’oro, del mare dei tuoi occhi
dell’oceano di desideri dalle tue cosce bianche e snelle,
rammentando l’ardere d’ogni tuo gesto in ogni movimento.

Ora che s’è levata un’alba di merli, fatica a piangere
la nuvola più grigia del cielo, buon auspicio
in ogni aurora a venire per le tue ciglia, per la pronuncia
del mare d’una vita da navigare sullo stesso ponte
veleggiando in un diario di pensieri, tracciati in graffi
scavano le nudità di te, le ombre e le scintille dell’anima.

Mantieni la promessa di dolce schermaglia d’eternità,
solo questo esige il mio cuore, l’onda d’un sentimento
sorto per magia tra i fiocchi poi nembo ed infine cielo.
Perchè in ogni crepuscolo è il lieto cantare d’una magia
leggendo le tue poesie, parlando del loro oro:
scatta nel vento di sole la treccia dei capelli frumento.

Scettro d’ogni mio si

Selezionata per il prossimo Verseggiando sotto gli astri, 11/3/2016, Via Paisiello 24, ore 18.30, Milano

Sognando ogni delizia di te, scettro d’ogni mio si,
tra i pensieri della luna canto le sinuose forme
volteggiando oltre le nuvole, ali d’airone nel blu
sin dal primo nembo per finire all’ultima stella-
tu sei l’universo stellato, i pensieri trecce di desideri
sparsi nel giardino antistante l’uscio in pioggia di rugiada.

Il mio sonno scorre lento, inframmezzato da visioni,
tu m’appari come pronuncia dell’orlo rosa della nubi
acceso dal delicato sorriso della luna che ammicca
dipinto nel tuo volto un sorriso ancora più lieto
la regina delle lenzuola, la regina dell’intera dimora,
l’alfabeto sognante sillabato muto in un vortice di tempo.

Nell’aurora velata d’idee, tu le accendi d’un arcobaleno:
tu, note musicali, concerto d’armonia che si staglia,
fiamma scissa dal vento del rimuginare su eterne domande.
Come sarà questo amore? Ti chiedi, lo so, stella timida;
solo la gentile brezza mattutina dei miei pensieri d’amore
allieta il tuo azzurro, tu confusa mi saluti in un’aurora di baci.

L’oro del mezzogiorno si preannuncia lieto, primavera giungerà,
tu sognante nel tepore della brezza, ora accesa di luce immota,
bagnerai l’oro del sole col nitore del tuo sorriso di perla,
i capelli frumento saranno quel sole, alla fine solcherò le onde
del mare dei tuoi occhi ardendo dell’immensita dell’incenso,
voleremo sulle ali del vento in un sorriso eterno nella volta stellata.

Il canto d’un usignolo

Dopo la notte
ardente di passione,
consumato il piacere
in sereno abbandono
allo sferzare del vento
dei più accesi desideri
il mio è solo sognare
dell’incanto della tua grazia,
tu invece confusa
nell’iride d’un arcobaleno
di sensazioni di donna.
Assopita sai di assenza
sillabando parole confuse.
Io ti sono accanto
ma, spenta la vampa,
è come se ci fossero
mille miglia fra noi.
Vorrei il tuo cuore
e allora ti mormoro:

”da lontano ti sento
come un usignolo
nel sottobosco.
Avvicinati nella tua aura dorata:
vieni, vieni, non aver paura,
vieni da me
che da tempo immemore t’attendo…”

Il colore dei pensieri

Sentire sulla pelle
le carezze dei tuoi baci
abbandonandomi a labbra di luna
come rugiada sulla pelle
in un vago luccichio di stelle
e respirare profumo d’amore
accanto al velluto delle linee sottili
del tuo corpo candido
perdendomi ubriaco di te
nella dolce ebbrezza della tua grazia,
innamorato come non mai
dell’armonia dei lineamenti,
delle tonde coppe d’argento
e del colore dei tuoi pensieri:
candidi come la tua anima,
verdi come la speranza d’un prato fiorito
blu come l’Oceano del cielo
e rossi le notti ardenti accanto.
E il colore dei sogni della notte,
affacciandosi alla nuova luce d’aurora
nel dormiveglia che segue al torpore onirico
è un filo acceso dei riflessi dorati del Sole

Ti scrivo…

Ti scrivo
perchè ti amo in silenzio
senza dire una parola,
senza un gesto fuori posto
e per me tutto è musica,
gioco di sguardi,
palpito vivo di felicità.
Sei la mano nuda di desideri
che accarezza la fiamma
facendone ardere il camino
d’un arcobaleno d’emozioni,
la seta della pelle
che mi veste d’amore
perchè privo del tuo sorriso
sarei la caravella stanca
alla deriva in un oceano
di flutti, di pioggia
d’un torrente di lacrime amare.
Sarai lacceso rifugio del tempo
quando tutto starà per svanire,
l’occhio di diamante del giudizio,
una promessa velata e muta
ma anche l’ultima stilla d’energia
perchè io frfonteggi ogni male.
Tu sarai l’angelo cherubino paziente
ma anche una Venere che esce dalle acque
e mi mormora canzoni di fiori
promettendomi una cascata di baci,
il tutto per cui esistere
e per cui lottarem
mentre stanotte ti scrivo
questa lettera senza siglli
dedicata all’azzurro della tua stella.

Il cielo dei desideri

Il mio con te, amore,
è stato un incontro stupito
fatto di silenzi e sospiri
che ha bagnato il prato fiorito della vita
d’una carezza di rugiada
e del profumo dei suoi fiori..

Perchè senza di te, mio angelo,
sarei il ramoscello in balia
dei venti di tempesta dei giorni,
la pietra spezzata, l’albero senza radici.

Ti parlo per il cielo dei miei desideri!

Vorrei solo scorgerlo azzurro
in un’aurora felice illuminata d’oro
e profumata di glicini in fiore
in cui meravigliarci di tali desideri

Desideri che volano leggeri sospinti dalla brezza
come il gregge rosato delle nuvole di quel cielo.

L’amore segreto

L’amore segreto è un sospiro di desideri
dal denso sapore di abbandono
e la nostra vita è un’onda sulle onde
che si susseguono in ritmica cadenza
scivolando su un mare di silenzi.

E’ lo scorgere il barlume d’una luce
rubata al destino senza inganni
che vola e si perde nell’azzurro stellato.

E’ l’Oceano senza confini di questo segreto.

E nel centro di questo mare, amore,
tu sei un’isola di verdi prati fioriti
baciata dalla luce dorata del sole
dove si leva alto un cinguettio di uccelli.

Il segreto d’amore

E’ magnifico, mia fata,
mormorarsi tra noi dolci segreti
in un’atmosfera di abbandono
scivolando sulle acque
del lago dorato dei ricordi.
I nostri segreti sono fuori dal tempo,
avvolti di silenzio.
Sono come la rugiada
che non bagna i prati,
come le onde del mare
che non lambiscono il bagnasciuga.
In questa notte di luna
che sembra attendere ad un evento
possa io spiegarti le lacrime del mio pianto.
Sono per il segreto d’amore non ancora rivelato.

Bocca di rose

Baciarti piano
sulla bocca di rose
tra gli scogli,
sentire il sapore di sale
sulle labbra umide
per perdermi in te
e nella scia dei pensieri d’amore
mentre s’arrossa il crepuscolo
e ci attende una notte ardente sulla rena
lambiti dalle onde del mare
e benedetti dal sorriso della luna che ammicca.

Nel bosco incantato dei pensieri

Nel bosco incantato dei pensieri
tu sei il fiore più delicato e variopinto
che dà una pennellata di colore alla mia vita
la pianta dalle millefoglie che cresce d’amore.
Ne occupi ogni singolo angolo.
Quando il tempo scorre tu non appassisci,
tu che hai il dono della vita con me
e della magia dei giorni trascorsi insieme a me.
Il bosco cresce florido con l’oro della tua luce
che abbaglia i viandanti come il sole alla sua vetta.
E il fiore più delicato son le tue parole
e le tue tenere emozioni che io porto con me
e stendo in segni intelligibili sulla pagina bianca.

La notte in riva al mare

Passerò tutta la notte con te
in riva al mare,
accarezzati dal mormorio delle onde,
la melodia che c’accompagnerà sino all’aurora,
rotolandoci nella sabbia come un solo corpo
vibrante di calde emozioni.
Sarà una notte da favola, amore,
con te che sei l’azzurro dei giorni
e hai spazzato dal cielo ogni nuvola:
ora, anche se scendesse ad aghi la pioggia,
ci ubriacherebbe solo di felicità,
le nostre anime unite in un’unica idea
che volerà nella volta stellata.

I sottili pensieri di canto

Non è da tutti cantare
come te coi tuoi sottili pensieri,
come me con la mia voce
che cerca d’elevarsi a te.

E’ una musica universale
le cui note liete
rendono felice
l’universo fra noi.

E se in un’aurora rosata
ti desterai corrucciata al nuovo giorno,
io col mio canto libero
allieterò il sole che t’attende.

Non aver paura con me:
con le mie canzoni
placherò la tua anima irrequieta
e rasserenerò il tuo spirito.

Ogni timore sparirà
con un colpo di vento
e il cielo si farà azzurro.
Le nuvole non piangeranno più.

Tu sei mia complice

Tu sei mia complice:
tenera amante nel letto
e compagna nel giorno
sotto il cielo blu.

E’ un nodo ormai indissolubile
che si stringerà nel tempo:
scorre in una clessidra
come sabbia amica.

Guardo agli uomini
che vivono su questa terra
e sono infelici,
arsi da rimpianti.

Con te ho trovato invece
la mia isola felice,
la mia oasi di quiete,
il ruscello dal quale dissetarmi.

E non m’importa se il mondo
non crede alla nostra simbiosi:
mi basta cullarti tra le braccia
e stringerti per mano.

Un amore da favola

E’ un incendio d’amore
il nostro, angelo profumato
che m’accompagni quieta
nell’incedere dei giorni.

Il nostro fuoco
è una fiamma che arde
come i tizzoni del camino
che spara lapilli.

E brucia nel tempo,
non si può smorzare,
è il nostro incantesimo
che perdura negli anni.

Anni che fluiscono
come la storia d’una favola
che narra di noi,
di cui siamo noi i protagonisti.

Una favola
che ha colore rosso fuoco
di cui andiamo fieri:
è il nostro destino.

Un unico bagliore

Sei la nota azzurra dei giorni,
l’Oceano in cui andare alla deriva
lanciandoti un messaggio in una bottiglia.
Salvato da te, amore.

E se il tempo scorre tiranno
a me poco importa:
ho già trovato
la mia isola di pace.

Che sei tu, mia stella,
con le tue paure
e le tue inquietudini.
E le tue tenere emozioni.

Calati fra le mie braccia:
non ti tradirò
e diventeremo un unico bagliore
nell’universo stellato.

Tu sei la mia rosa profumata

L’aria è frizzante,
tu sei la mia rosa profumata
e non c’è spirale di brezza
che scompigli l’oro della tua treccia.

Il tuo profumo
pervade tutto il giardino
ed io ne inalo lieto l’essenza,
mia polla di vita.

Polla di vita che sei tu,
mio angelo colto per miracolo
una sera di gelido inverno
che ora accompagni i miei giorni.

Il nostro è un legame d’acciaio
che si staglia
nel cielo cupo invernale
e continuerà per la vita.

Vita che con te
ha il colore di quel cielo
in cui ogni striatura
la scopa del vento la spazza.

XLVIII

Quando scende pioggia d’aurora
ti rannicchi fra le lenzuola
e hai la pelle vellutata sulla mia
come una carezza profumata d’amore,
tu che sei la seta dei giorni
trascorsi per mano lungo il sentiero.

XLVII

Tu sei la mia unica viola del pensiero,
dagli accenti variopinti,
sin da quando Cupido m’ha trafitto il cuore
con una freccia acuminata.
Sarò tuo negli agi e nel pianto
sinché non danzerà l’ultimo crepuscolo.

XLVI

E’ uno spettacolo azzurro
tra i cirri plumbei del cielo
l’incantesimo della mia storia con te.
Tu sarai il mio raggio di sole
anche quando starà tramontando il sole,
il viso segnato da profonde scanalature.

XLV

Quando scende la sera vermiglia
nella mente e nel cuore sei un abbaglio,
la via luminosa fiorita d’amore.
Ti trasformi in ancella del desiderio
sotto i raggi d’un pettine di luna
levando le grida di gioia alle stelle.

XLIV

Il dedalo d’illusioni del passato
s’è trasformato in favola d’amore
con la magia dei tuoi pensieri per me
la cui musica s’innalza in parole
ogni giorno fra le gocce d’aurora
dischiudendo un varco nella bruma.

XLIII

La treccia azzurra dei pensieri
mi conduce lontano, nel soffio
di brezza che spira nell’estate,
in cui già in ogni angolo della vita
vedo risplendere come un abbaglio
la luce della tua aura d’incanto.

XLII

Il dolce mistero che t’avvolge
è il segreto che mi s’è svelato
incontrando la luce nocciola d’occhi di fata.
Una luce che risplende
ed ora illumina il mio cielo,
con l’arcobaleno dello starti accanto.

XLI

Ora camminiamo accanto, amore,
uniti in un sentiero di felicità
e ogni tua parola è per me una carezza di seta
che dischiude le porte del cuore,
così come ogni tuo bacio, nel crepuscolo,
è per me, ardente di desiderio, il preludio al piacere.

XL

Non c’è altra donna nel giardino dei pensieri,
tu ne occupi ogni anfratto
e sei il fiore più allegro, delicato e profumato.
Vivere senza te non mi è dato,
pazzo, pazzo d’amore per i dolci lineamenti,
il sorriso di luce e la magia d’un dolce carattere.

XXXIX

Tu sei l’aurora,
il sole che spunta in un cielo di nubi,
le squarcia con le sue lame
e d’improvviso tutto si fa rosa e azzurro
come il senso della vita comune:
è una magia, conduce ad un palpito di felicità.

XXXVIII

S’è accesa la luce, una luce
che persiste fra noi, amore,
e tu mi riscaldi di vita il cuore.
La notte, poi, la tua è una brace:
io del tuo corpo di miele spengo la fiamma
placandola con ardore sinché non spunta il sole.

XXXVII

E’ la felicità, una scintilla di luce,
perchè solo accanto al tuo profumo
io respiro aria d’amore
che mi fa battere il petto
e so, mia stella, che il tuo pulsa
all’unisono col mio in un solo battito.