Il bosco dei pensieri

Lei è giovane,

più preziosa d’una valle fiorita-

mai farà ritorno smarrita

a questa mia notte senza fondo

nelle verzure rigenerate.

Risplende in una frazione di secondo.

Il bosco dei pensieri

ha nuove foglie, ciclamini,

neonati ruscelli spuntano

nell’erba fresca.

I frutti abusano del sole,

hanno fiammeggianti colori,

si lasciano corteggiare da primavera.

Prima ma non ultima

ha perso il suo fiore

e per illuminare la mia vita,

il mio amore,

conserverà il suo cuore di donna nuda.

L’uomo maturo non invecchierà

prima delle porte delle stelle,

susciterà sorrisi e gridolini di gioia nei suoi figli.

La mia ragione

Lasciate ch’io giudichi

ciò che m’infonde la vita:

è la mia ragione,

il chiavistello dorato che apre

a me tutte le porte delle stelle

dopo l’abisso della rinuncia.

La scappatoia dall’inferno

è lo spettacolo del contatto

col suo corpo di miele,

accarezzare le natiche tornite

svelando poi i ragni del pube

per entrarvi in un saliscendi.

Nella bruma ancora m’aggiro,

non credo alla prossima estate

né alle giravolte dei caprioli nella neve;

penso al mio corpo,

al tuo d’equità simmetrica

allora son vivo.

Ricominci a giocare all’amore

bellezza solare e visibile

ti pensi sola

ma ti ritroverai duplice

riflesse nello specchio due bocche

chi vuole amarti canta nella rugiada.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Le Chiese di Mosca

Abbandonai il limite di primavera

per trovare la patria del mio cuore,

uccelli d’alluminio vibrarono,

furono la forza che scivolava nel cielo.

Attraversai cordigliere, fiumi, paludi e selve,

m’immersi nella rugiada dei prati del pianeta verde,

dalle nuvole precipitarono gabbiani

in giorni di capsule rosse di fiamme nel cielo.

Passai giorni di occhi umidi in cima a una rosa bianca

e le Chiese di Mosca innalzarono preghiere:

m’attendeva il suo chiarore notturno,

la luce d’aria trasparente.

Fra il crepitare e il cantare d’uccelli

al suo amore d’altri occhi ambrati giungerò,

lambendo la terra di creta delle sue iridi

amandola e amando il mio viaggio felice.

Gioia

Non sono del tutto innocente

mio malgrado furori,

raffiguro un mondo oppresso e corrotto

nella linfa dei miei giorni

ma tu, su rulli di vivacità,

dischiudi le palpebre dell’aurora.

Il pensiero sotterrato nei capricci,

in disarmo per non vivere-

ora sei lo specchio volante

d’ogni mio fremito che anche fra cirri

ne fa ridiscendere perle d’acqua

che m’ubriacano di gioia.

Il fiore delle sue piume

Lei contempla le movenze rapide

d’un uomo maturo nei prati,

del suo cuore pieno,

del suo corpo colmo di lei.

L’uomo ripensa contrito

alla cantilena dell’infanzia,

a memoria di dissipata giovinezza.

Ora la metà indistinta

di questa coppia

risponde ogni alba

all’erba degli alberi-

lei è fanciulla nuda.

Di notte come una stella

lei canta nell’aligero,

fuoriesce nell’aurora dall’ombra

il fiore delle sue piume.

Ora vedo sgargiante

una donna priva di veli notturni

dalla corazza senza smagliature-

è forte e inerme

tra le nuvole delle mie palpebre.

Se non ti vinco non più non esisto.

Teorema d’amore

Un prato fiorito era ebbro di colori,

io lo solcavo raggiante

avendo la meglio sulla rugiada

perché era apparso un teorema d’amore.

Dalle chiavi dei tuoi occhi

alla scanalatura delle tue labbra

al fremito della tua carne

ho trovato la frescura del mio corpo.

Grazie al mio sangue

che ha lavato la tua gaia risata,

grazie ai tuoi baci proiettati nell’universo

mi son ritrovato d’incanto bimbo.

Degno di guidare i sogni

verso un futuro più lieto.

La melodia

Dietro ai vetri una volta brinati,

in una stanza calda e nella penombra,

in una veste sgargiante

di solito lei non è così senza senno,

diffida dello specchio dei miei occhi-

ora è smaniosa di mostrarmi la sua nudità.

Futuro di presente di carne

in una corolla d’acqua

di maree di speranze,

d’un oggi di baci incarnati

come diamanti forgiati

per un abisso di piacere.

Lei indulge al mio desiderio

d’amarla sopra a questa terra azzurra,

ai miei sconfinati sogni innocenti-

la melodia non si dileguerà.

Il fiore della folgore

Ho voluto cambiare il colore del cielo

sull’erba dei prati del sentiero

camminando fra gli stracci delle finestre-

si scherzava come ci si annoia

perché serrassi su di lei

le porte di pietra dell’impossibile.

Gioventù conferiva ai suoi occhi di stella

potere di vivere abbagliando i viandanti-

certo non sa limitare il suo cuore

al mio petto

anche se negli scantinati di primavera

è il fiore della folgore.

Lei si leva la sua veste fucsia

e stringe un abito nuovo e nudo.

Avventura primaverile

In uno sguardo complice

ecco che nasciamo noi nel silenzio,

felicità per gli occhi

questo amore senza limiti,

nei tuoi di cerbiatta

nutriti di sogni azzurri

in questa avventura primaverile

fra sconfinati ardori

verde nei prati bianchi-

tempesta rossa di speranza e rugiada.

Come se su questo emisfero ci fossimo

solo noi due e il sorriso dei nostri gesti semplici.

Il bosco dei pensieri

Lei è giovane,

più preziosa d’una valle fiorita-

mai farà ritorno smarrita

a questa mia notte senza fondo

nelle verzure rigenerate.

Risplende in una frazione di secondo.

Il bosco dei pensieri

ha nuove foglie, ciclamini,

neonati ruscelli spuntano

nell’erba fresca.

I frutti abusano del sole,

hanno fiammeggianti colori,

si lasciano corteggiare da primavera.

Prima ma non ultima

ha perso il suo fiore

e per illuminare la mia vita,

il mio amore,

conserverà il suo cuore

di magnifica donna nuda.

L’uomo maturo non invecchierà

prima delle porte delle stelle,

susciterà sorrisi e gridolini di gioia

nei suoi figli.

I gelsomini della mia vita

Proiettato nell’avvenire

ripenso a un passato funesto,

virtù ricorda sventura-

non più lo temo.

Fra le torri e sulla rena

della memoria d’infanzia e giovinezza

aleggiava un liquido etereo ed amniotico,

quello che scaturirà in vino fermentato

e sangue.

Ora non rifiuto di vedere l’ombra del sole,

i reni del suo cuore fendono la mia carne.

Ape regina

cancella la mia pena,

eclissa il mio tormento

con queste perle di pioggia

sull’acqua della tua fronte,

sull’acqua senza fondo

della nostra unione.

Se parlo con te dico amore

e saranno i gelsomini della mia vita.

Fra una petraia e un ciclamino

Fra il carcere e l’aria libera,

tra i pugni e le carezze,

fra una petraia e un ciclamino

vi son diversità più ammalianti

che tra la pioggia e il vento,

l’uomo e la donna.

Mio elemento primario

cespuglio di metamorfosi

il tetto delle stelle si distendeva

in un dicembre di corvi

che sfumavano nelle nebbie

della mia solitudine.

Ho sempre temuto il tuo silenzio:

vi nascono idee senza ragione,

assenza di palpiti di fremiti,

lo stucchevole rame

assai meno lucente della tua cute

dirimpetto alle persiane dei vetri.

Il tuo volto fendente,

landa affatto deserta

perché sei tagliata apposta

per l’amore e il piacere-

in un gomitolo di lenzuola

te ne starai nuda supina.

Colei che accende il firmamento

L’uomo solo ha colto

le sue idee balzane di felicità

cercava fortuna di cristallo,

la chioma corvina dedita alla verità

offrendo un cielo di sguardi

sensibili alla vita,

nulla più chiedendo alla sua memoria-

le imporrà la sua voce rocciosa.

L’amore irripetibile tendeva trappole;

lui suonava un pianoforte di neve

vieppiù rabbrividente

nelle sue fantasie oniriche.

Per lunghi anni di crepuscoli

costellati di tormenti,

per desiderare orditi di baci,

per scaturire nel futuro

saranno mille donne ignorate

per scegliere colei che accende il firmamento.

Il futuro

So ch’è smaniosa

di mostrarmi la sua nudità

in una stanza oscura e calda

non più dai vetri brinati

con la sua fragrante pelle di miele.

Appartiene al futuro

in una marea di speranza

dopo l’abisso della rinuncia

in un domani di tiepide carezze

e baci incarnati.

Quando si serran le finestre

la melodia si dilegua

ed io immagino i suoi occhi stellati.

Diadema

Mirando a te osservo stupito

lo spazio occupato dal tuo tempo

sulle ali dei miei frammenti d’incenso

che vorrebbero accenderti-diadema-

perché troppo spazio ancora avanza

per cingerti alla mia cintola.

D’incanto, stellata,

non conosce più rivali,

si distende accanto a me supina

per sentirsi fra braccia di quercia.

Anche se ti vesti d’un’ armatura

c’è questo soffio di gelsomino

e per vincere i marosi,

per modellarne l’ombra

le tue labbra si congiungeranno alle mie:

quando io voglio baciarti ti bacio.

I tuoi occhi ambrati

Solo il tuo capo d’alberi neri

visto in primo piano,

il tuo capo commosso per me

che si paragona senza civetteria

non a una perla d’acqua

ma alla folgore d’un lampo.

Il tuo capo tenero

come la tua cute zuccherina,

il tuo capo delicato e forte

abbandonerà queste lande ai loro sguardi.

Qual è la rinascita che ha prevalso

ora e sempre nella tua vita?

Solo i tuoi occhi ambrati

hanno smentito per sempre

le antiche pozzanghere lunari.

La più femminea

Sei giovane e più preziosa del quarzo,

la più penetrante d’ogni pensiero

che solchi la frescura del corpo,

la più femminea tra le stelle,

colei che s’è svincolata

dalle sponde d’un ghiacciaio.

I frutti della terra nel sole

hanno fiammeggianti colori-

tu l’illumini col tuo amore

e per accendere la mia vita

i tuoi baci non cercano altre labbra,

a ruota libera ne giunge il respiro.

Ogni aurora è schiusa come uno sguardo

alle delizie del tuo ideale calore,

in una nuvola di torpore

una messe di carezze

d’una donna di latte

serenella di luna.

Prigioniera fedele e intelligente,

sotto le nuvole delle tue palpebre

schiudi un mondo cangiante e fino,

un universo tiepido e dolce

nel solo sorriso d’un bacio

perché sei donna in ogni sua stilla.

Un’orchidea selvaggia

Salgo per le vie dell’ombra

nelle falde d’un sonno agitato

giungendo a te, la multipla-

il mare regna vicino

fra gli acuti di canarini di primavera-

sarà un’estate con le tue forme sode.

Orchidea selvaggia

titubante, calda e ammirevole

invidio la tua anima di giglio,

non invidierò la tua esperienza forgiata

sulla paglia dell’acqua

s’inchinerà senza tregua la strada dell’amore.

Sarà la via delle tue costole,

del sillabare un alfabeto d’amore,

delle tiepide carezze dei baci,

dei seni aguzzi eretti,

delle natiche tornite,

dello svelare in un canto i ragni del pube.

La perla nera è rarissima

è la pianta maggiore

coinvolta nei giochi

bruna a travaglio vegetale

in un uragano di luce

che ne protegge gli steli.

La donna proibita

La mia donna proibita

schiude labbra madide di primavera

aveva scavato un bagno di musica

nei pianori innevati

occorre scorger presto dai vetri

labbra carnose nel sole.

Si considerano ora di tomba altre donne

questo nido di fringuelli

ha il mio paesaggio femminile-

trepide risate

e delizie infuocate

saranno il rettangolo delle lenzuola.

La palma prestabilita

sarà la tua nudità che mi denuda.

Parole ispirate

Danziamo nella brezza

per una strada che non avrà fine

le foglie hanno passi spediti

t’accarezzerò in un diluvio di colori

le nuvole nascondono la tua ombra

i tuoi occhi occultano il cielo.

I miei li ho serrati umidi

per non piangere

per la paura di non scorgerti lucente.

Dove sono le tue mani di seta,

le tiepide carezze?

Tutto da afferrare graffiando.

Le notti t’amo,

avrò l’alba nelle vene

mi fido delle tenebre

mi conferiscono potere d’indovinarti

il potere di rivelarti

fiamma latente dei giorni.

Nel meridiano baciato da trilli

di fronte vedo occhi più vivi

in sintonia col desiderio

di far ritorno alle fonti della vita.

Volgo il capo, ascolto parole ispirate

condividendo l’amore che per gioco m’ignora.

Nell’aurora

Ti scorgo nuda e brillante-

un aculeo di paura

irrompe sotto il firmamento-

un fremito nel corpo

il tuo di corallo

orla la spuma dell’erba.

Giorni funesti per altre donne

bruciano d’un fuoco cieco

gioventù s’è infranta

ora son sorrisi velati

tramati di carezze-

avranno i gemiti del fiore brunito.

L’alba libera gli uccelli,

parole dal cuore di marmo,

rettili dagli occhi d’artigli-

costruisco la catena d’un ponte

invisibile come paglia

trepida d’aria.

Hai tiepidi capelli

corpo fragrante

volgi il capo al sereno.

Quando nella rosea aurora

si leva il disco del sole

sorridi nei miei gemiti.

La mia ragione

Lasciate ch’io giudichi

ciò che m’infonde la vita:

è la mia ragione,

il chiavistello dorato che apre

a me tutte le porte delle stelle

dopo l’abisso della rinuncia.

La scappatoia dall’inferno

è lo spettacolo del contatto

col suo corpo di miele,

accarezzare le natiche tornite

svelando poi i ragni del pube

per entrarvi in un saliscendi.

Nella bruma ancora m’aggiro,

non credo alla prossima estate

né alle giravolte dei caprioli nella neve;

penso al mio corpo,

al tuo d’equità simmetrica

allora son vivo.

Ricominci a giocare all’amore

bellezza solare e visibile

ti pensi sola

ma ti ritroverai duplice

riflesse nello specchio due bocche

chi vuole amarti canta nella rugiada.

Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

babele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta per disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

ciò che basterà per raccogliere baci di velluto.

Figlia del vento

La cintura della tua veste

ti cinge in un abbraccio

volando sull’abito turchese-

appari una monaca pellegrina

ma col tuo sguardo etereo

mi fai lambire il sogno di saliscendi.

Fata turchina dal mantello del cielo

con gli occhi d’immense orbite dalle iridi nocciola

sei il feroce pungolo per svettare

alle ali del firmamento.

Tu, figlia del vento che adombri il sole

mentre ci corichiamo tra fili d’erba gialla.

Il sigillo della luna

Nel limitare delle campagne,

nella notte sigillata dalla luna,

passa come un puledro imbizzarrito

l’eco del suono del tuo nome.

Ospitami nel tuo rifugio

fra le crepe d’uno specchio-

tra foglie ingiallite e caduche

sboccerai come una scintilla.

Annulla la tua assenza

mentre ti serri le palpebre.

Attraversami la vita,

il cuore infranto.

Unica rosa di luce completa

concedimi i tuoi baci,

ambiziosa d’unioni

la tua esatta e fine bocca.

Un ciclamino nel sottobosco

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima di velluto.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco,

io te lo pongo sulla veste.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde,

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di cinguettii di merli.

Notte franta nelle anse delle stelle

dai sonagli dei tuoi polsi,

dal rumore delle onde del mare,

dal taglio d’un orizzonte di baci,

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

La simbiosi

Eccoti ammirare l’oscura forma del sole,

frumento come le tue trecce,

lasciandoti abbagliare dal suo incendio

nel rosa del dì solcando prati fioriti

dove vi scorre il ruscello dei pensieri,

sole d’oro come la tua chioma che mordo come una mela.

Prodigiosa tentazione

quanto i limiti di primavera di abbacinate farfalle;

ogni gesto si tocca, s’interseca

in ciò che dai sogni più amai,

nube immota nel cielo terso-

quand’anche scendessero aghi di pioggia ci ubriacherebbero di gioia.

Lieto di questa simbiosi:

il verde e l’azzurro sono impazziti,

i boschi si accendono

con note d’anima lucente,

l’universo racchiuso nelle tue braccia

spara nel camino lapilli e fiamme.

La sera una vermiglia lama tagliente

graffia la panna del tuo corpo,

i sogni si fan desideri di fuoco,

entro in ovattate visioni oniriche

mentre sei assopita ti sillabo versi d’amore

sotto la luna benevola entro nel frutto destandoti.

Puledra imbizzarrita

Aria eterea che circonda la tua aura,

pelle di muschio selvatico

fragrante di miele come le coppe d’oro.

Luce notturna illumina le passioni,

esce dal tuo cuore pulsante col mio in unico battito

sin dalla prima schermaglia di dolci labbra inattesa.

Colomba gemella voli sulla mia anima

con la tua fiocco di purezza,

percorri le distanze del mio corpo,

prima della mente sognante di te in ovattate visioni.

Uno scalpitare, tra le stelle, in un gomitolo di lenzuola,

puledra imbizzarrita che desidera solo gridare di gioia alla luna.

Nessuno mai s’amò come noi!

Le ceneri del mio cuore son sparse sullo zerbino antistante l’uscio

e tutti le dovranno calpestare entrando nella sontuosa dimora

quando ballerò con le stelle una danza,

onda su onda la rugiada dei prati in cui ci rotoliamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Sei il filo d’acciaio che lega i giorni ed il loro miele,

dea di raro splendore e tenero carattere,

dolce come una coppa zuccherata, aggraziata come una fata.

L’amore con astri e dardi ti ho donato,

m’inchinai ai tuoi piedi di velluto lucidi come l’aria

e tu t’inchinerai ai miei baci.

Amami

Ebbra di spuma agile e leggera,

i miei baci percorrono i tuoi lineamenti

e t’accendono notti azzurrate dai riflessi delle stelle,

risonanza prigioniera come un vaso di creta.

Le foglie cadono dagli aceri,

cadono e muoiono gli uccelli ma tu voli, colomba innamorata.

Vieni, vieni come un usignolo nel sottobosco,

desiderami, fammi vibrare come schiuma nella salsedine.

Ah, mia mesta chimera o mia profumata ghirlanda:

la vita sancirà il nostro solcare un’onda

che s’innalzerà sino ad essere, dea,

due anime gemelle in un futuro di magia.

Fiamma di luce,

liberami da questo cielo cupo che incalza ed annienta.

La scintilla dei tuoi occhi ramati

mi sommergerà nel tuo nido di vertigine e carezze.

Amami.

Chino ai tuoi piedi di velluto ti grido: “amami!”

Passiamo ore di fuoco

in notti pregne di astri e gabbiani.

L’eco della tua voce musicale arde nel vento,

la mia è infranta ed urla:

amami, desiderami come la prima schermaglia di labbra.

Perché con te ogni crepuscolo è il preludio ad una pioggia verde di baci.

Un cigno

Stamane, rose d’aurora profumano drappi di nuvole,
tu sei come il sole che sopra d’oro vi brilla –
un cigno perso in pupille di lago, acqua chiara
appartenente ad un’antica memoria di cielo
nella costellazione azzurra d’ogni desiderio,
due passi con te dal primo fiore all’infinito.

Eri passata nella sera luminosa e chiara, luna,
il sorriso scolpito sotto le fossette, rosse
d’un’emozione d’amore, il tuo nei gemiti
dipinti ad accendere il buio del silenzio
straripava nelle lenzuola fra le stelle, tu astro
nello sgargiante arcobaleno d’un’elegia di voglie.

Ora t’attende il tappeto d’ogni via, un tappeto d’oro
s’intarsia di luce fiera, quando tu passi
io ti venero poichè, se ogni passante ti lusinga,
tu, innamorata, volgi a me il mare degli occhi,
io nel velo nocciola mi perdo confuso, occhi d’anima –
i fili d’oro dei capelli fluttuanti nel vento, trecce di sole.

Tornerà, sui vetri ombreggiati dalla fuliggine del camino
l’acqua fresca di baci della sera, pioggia ad aghi sottili,
noi ubriachi di felicità, nel buio della notte scintille d’ebano
i nostri pensieri accesi d’amore – tu saluterai le mie carezze
fra le tue cosce bianche e snelle sospirando in una nuvola –
mi sveglierò al suono di campanelle dei tuoi bracciali.

Schegge di stelle

Quando fra schegge di stelle risuonano campane d’aurora
mi desto nel gomitolo di lenzuola del primo raggio,
c’è un velo di nebbia nel cielo dei desideri,
noi in un cantiere d’amore come in ogni alba
figli d’un destino errante dalla pronuncia naif,
palme sorridenti s’un isola in un deserto scritto.

Ecco che trionfa l’azzurro, balena come una domanda
in un’acqua di gioia, ognuno lieto del proprio destino
vivida ancora l’emozione delle carezze notturne
esulì in un verde canneto nel lago di fango predisposto
come i cantori di meraviglie universali,
io della tua nella dolce ebbrezza di starti accanto.

E’ un armonico concerto d’idee che si staglia
nel sorriso cangiante del sole, io perso nei tuoi canti di voce,
la musica sottile della tua anima espressa in drappi
nell’immobile fiamma della calma del cielo
solo tu la rosa più profumata del bosco
allietato persino da dolci effluvi di pruni e ginestre.

Tu mi piaci perchè ogni dolce pensiero è sotteso,
sgorga ripido come un ruscello tra i sassi dell’impazienza
e viene a valle in una possibilità che si fa mare
in cui nuotare come una benedizione, acqua di tedio franta
dalla prima volta che incrociai i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri, in un’idea di libertà.

Parole intinte della rugiada dei pensieri

Nulla che tu non sappia al risveglio,

sempre immensità d’amore, solo i raggi

lieti illuminano i pensieri, tu l’unica idea

sottesa in un velo d’innocenza – sai a che penso?

Solo che tu sei l’unico mio fiore, la rosa,

la rosa dal profumo di stella del giardino.

Nella prima alba, pioggia cadeva ad aghi sottili,

illuminava le nostre passioni, bagnava parole

intinte della rugiada dei pensieri, pioggia

che unicamente ci ubriacava di felicità –

incamminandoci lieti nel sentiero angusto del giorno

dove scorre a stento la nostra onda d’amore.

La primavera si preannuncia azzurra, stagione lieta,

tu come una farfalla innamorata volerai nell’aria,

l’oro del sole bagna le colline – ghiacciai si sciolgono

al tuo sguardo di cerbiatta – nel cielo la pronuncia delle nubi

sempre più azzurra, attendendo il rosso crepuscolare,

preludio del rivivere la magia del cielo in una stella.

E’ un’aurora d’idee in cui tutto parla di te:

dal candore della tua anima, all’orlo di neve dei monti,

al canto degli usignoli come la tua voce nel sottobosco;

lieta si staglia nel blu dell’orizzonte l’armonia,

la sintonia dell’universo dei tuoi pensieri,

universo stellato dei sentimenti in cui sei l’astro che rosseggia.

Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli neri come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli infittiti di tenere spine-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida

o rosei come gli acuti che si elevano nei capricci striduli.

La luce di quest’aurora

La luce di quest’aurora

è un tonfo di palme

gioco esaltante di domande

solenne rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stenderemo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dallle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

Intimo amore

Ora azzurrata, diurna

scivolante verso il rossore del crepuscolo

quando le insegne accendono

palpitanti flashes delle tue linee sinuose.

Sono un vagabondo nella notte

nella luna della farina del cielo.

Amore senza parole

di farina bagnata e pane raffermo

sognando frenetici giochi nel letto.

La tua nera corona d’alberi

rovescerà le pene nell’oscurità

in un circuito fosforico.

Nel mio ferreo abbraccio

se ne andrà la tua vita color acqua,

il cuore ora di fango

sarà luce nella corrente.

Nel giglio vespertino

tutte le barche saranno partite.

Ci catturerà intimo amore,

i nostri corpi si appiccicheranno

come lumache, s’innalzerà una marea-

lascia che i tuoi fianchi impongano nell’acqua

una misura sconosciuta di cigno o di ninfa.

Sii il riverbero azzurro dell’indelebile schiuma.

15/01/2020

Più interminabile delle stelle

Carnale, dolce, innamorata in segreto

più interminabile delle stelle

in giorni ombrosi sorgi empiendo

il mio otre di maturo figlio del sole

di schegge di diamanti ambrati.

Riempi le mie notti di torti

di corpose coppe di vino,

notti scarlatte come un incendio.

A te caddi e avviluppati

c’immergemmo in lenzuola di seta

in cieli in cui brillava uno spicchio di luna:

volli stendermi con te pensoso

su di una sua pianura,

far l’amore in una macchia.

A te il pianoforte dei miei versi,

alle lunghe gambe profumate-

le divoro affamato con labbra,

vi entro assetato di saliscendi.

Aurore di pareti ornate di glicini,

d’amore attendendo crepuscoli insanguinati

in cui soffia un refolo della virtù del vento.

Passeggiando mano nella mano in litorali di rena

le nostre orme lasciano una scia di libertà,

rimiriamo i ciliegi dell’acqua costellata

e tutto arde d’azzurro, tu sei l’astro,

orbitiamo nella medesima traiettoria

come due rosse binarie.

Nell’acqua celeste i nostri sguardi

indovinano il potere dei baci nell’aria,

la chiave sottomarina.

14/01/2020

Il giorno dei ciliegi

Giorno che s’innalza

con un’ala nell’alba

a te lo consacro;

giorno nato azzurro

nell’immobilità dei pioppi,

infinitesimi insetti sulla riva d’una foglia.

Giorno sorto rosato prima d’immergermi

nelle stelle, alghe ventose del lago della notte.

Per te, colomba dell’aurora, il giorno dei ciliegi.

E’ una risonanza di creta

volando sulle onde d’una lingua adamantina-

tocca spiagge abbacinanti.

Prendi questo giorno come una corolla d’acqua,

bevila con gli occhi,

spargi nel tuo sangue sì che t’infiammi

la medesima luce che c’illumina-

volo d’una freccia acuminata

fra cielo e terra.

Lo offro alle tue mani e ai capelli

come il papavero della mia anima scarlatta

perché ne faccia il tuo abito d’argento.

Coprimi nei tessuti stellati,

in quei campi con palpebre di ciglia asciutte.

M’assopirò dopo di te suonando note audaci.

13/01/2020

Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli neri come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

La danza gialla delle foglie

Ascolto le note musicali della tua voce

venuta dalla terra per salire al cielo,

spio i tuoi tratti corvini:

ecco la tenerezza dello sguardo di seta,

la tua bocca, parola senza eco.

Avverto salire a tentoni il muschio della tua pena.

E’ la guerra oscura del cuore,

la lama spezzata di angosce commosse,

l’ebbrezza dei desideri.

E’ questo la mia vita:

l’acqua che i tuoi occhi mi recano,

il concerto di voce dei tuoi sottili pensieri.

Ah, coppa, ruscello, mia agile, futura compagna.

Scorgo le coppe nella danza gialla delle foglie.

Ti giunge ululando il vento

nell’ora del sangue fermentato

quando la terra palpitando vibra

sotto il pallore del sole che la riga con code d’ombra.

Eccola, la tua forma familiare,

ciò che m’inonda

che mi empie l’anima in abbandono,

la tenerezza che s’avvolge alle mie origini:

matura in una carovana di frutta

uscendo dal tuo cuore come il vino dal centro dell’uva.

Il mondo da una mongolfiera

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve,
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la sua stella,
esplosa nell’aria d’aprile,
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

La tua figura è un agrifoglio

Distante da te

un fiume d’acqua passa nell’ombra,

tu sei nell’oscurità che lo nomina

avvolta nelle tenebre

sotto un cielo gravido di pioggia

ma la tua figura è un agrifoglio in me.

Hai una veste azzurra

bella e adorna

come il mondo da una mongolfiera.

I crepuscoli del cuore cadono nell’oblio,

volteggi nella rete del mio cielo

come un falco che mi ghermirà.

Parli e non parli,

fuoriescono uccelli dal nido della tua lingua,

canarini finalmente liberi

cantano la melodia d’un arco canoro-

preludono al velo del crepuscolo,

sarà un pulviscolo fitto di visioni colorate.

Non vedo né giacinti

né muri ornati d’acacie,

inalo solo l’ossigeno dei tuoi fianchi snelli,

dei seni aguzzi.

Darei la luna e l’ultima stella

per giocare con te in una danza all’eco di gemiti.

Tanti auguri di felice anno nuovo a tutti i miei lettori con un caro pensiero rivolto alla persona che mi manca di più

  1. L’ORGOGLIO DEI VIVI

Alla memoria di mio padre

Ascolta l’impalpabile

ritmo del tempo:
sarai pronto nell’ora

dell’agonia

e sconfiggerai le tenebre

con la forza del silenzio;

quella forza

che, tenace, attraversa i secoli

e fa risplendere

con gran fulgore

il mistero cui t’avvicini.

Scaccerai

l’orgoglio dei vivi

con la promessa dell’eternità

e solcherai la vicenda dolce

della tua vita

penetrando il buio

con la tua scorza di diamante.

Vivrai il tarlo che rode

la tua coscienza scalfita

da un senso d’impotenza

con l’onore dell’età,

stinta come quel lenzuolo

di lino che pare scacciare

il freddo dell’abisso

ed io ora, padre, oso

accarezzare la tua fronte

imperlata di sudore

che, in una memoria di bambino,

conservo ancora vergine di rughe.

Poesia seconda classificata al Concorso Internazionale Olympia Montegrotto (PD) 2004

Pubblicata nel 2004 dal mensile nazionale Poesia

La luce di quell’estate

Nel cielo di sole di quell’estate

con le nubi dalla pronuncia d’oro,

serpeggiava nei tuoi capelli frumento

un incanto amoroso e così nel mio cuore

i cuoi battiti erano palpiti – contagiati

persino gli arenicoli dell’intera spiaggia.

E quella tua chioma per me era ruscello,

prima edera del mattino e quel sole

accendeva le nostre passioni, stella come te,

l’unica del mio emisfero, astro –

l’immobile fiamma a specchio nei tuoi occhi,

le pupille acqua dei miraggi nell’orizzonte della rena.

Di quell’estate ebbra di raggi, tu eri l’unica luce,

ogni bacio di sale apriva a me le porte delle stelle,

tu la vera scintilla fra le lenzuola e la farfalla,

innamorata ti libravi nell’aria

sotto il sorriso lunare, sino ai vapori del mattino.

Passeggiando mano nella mano

le nostre orme scivolavano sulla rena

in una scia di libertà.

Gli uccelli

Gli uccelli si arrestano librando,

spiano invisibili prede

si mettono in caccia dei piccini.

Alla foresta suggellata da fronde

prediligono le arene roride

ove acquietarsi fra cinguettii.

In questo crepuscolo ci racconteremo

di noi e di quegli uccelli,

non presteremo orecchie

alla storia degli uomini mansueti

come animali domestici-

ci accarezzeremo in un diluvio di colori

in un asilo di luce

prendendoci cura giorno dopo giorno

l’uno dell’altra in un cielo rarefatto

in cui danzano questi uccelli

sulla tua figura sbocciata

e sulla nostra gioia in un firmamento futuro.

Aurore di trecce

Lasciami la fragranza di sale dei baci,
te che fosti il gladiolo selvaggio
d’ideali strappati alle stelle
in uno spleen di rassegnazione –
ora invece mimosa d’un verde prato fiorito
presso il frangersi infinito di onde.

E’ il suono dal timbro di cielo
dei tuoi capelli e dei baci salati
al giacere uniti sulla sabbia fine –
il bagnasciuga assomiglia al nostro amarci
in una rena d’amore, accarezzandoti
nel velo di timide e umide aurore di trecce.

Notte d’amore

La notte silenziosa viene franta
dal suono di campanelle dei tuoi bracciali
mentre s’accende fra noi un’idea fra le lenzuola.

E’ identica alla luce del tuo volto,
una luce di luna dove le pianure son mari di pensieri
bagnati d’amore dalla carezza di sospiranti sogni.

E in questa notte avvolta in cespugli di nebbia
ma dal cuore sereno e candido
sei il turbinio dell’uragano acceso della passione

spira sferzante sulle tegole sopra la stanza da letto.

Io nella tua assenza coglierei l’inquieto abbandono
ad un oceano di sentimenti bagnato da pioggia di lacrime
ma ora ci sei tu, amore, che splendi come una conca d’oro.

Perché io vivo della tua presenza
entrata nella memoria un indelebile inverno
ed ora strofa d’acqua del mare dei miei pensieri di canto.

I tuoi occhi e i tuoi capelli

Per essere il cielo di sole dei tuoi occhi

dall’immobile fiamma- le pupille

accese d’orizzonte nella rena –

vorrei essere luna tra le stelle.

Per essere l’oro dei tuoi capelli

nel mattino tornare a sognare ai primi raggi –

scende una pioggia che ci bagna d’aurora,

scattano nell’azzurro trecce di sole.

Persino gli arenicoli hanno un sussulto di stupore,

lascia una scia di libertà l’impronta dei nostri passi.

Buon Natale a tutti i miei lettori e alla persona a me più cara

IL SUO AMORE

Sei donna dalla bocca

di rose vermiglie che s’aprono come conchiglie,

maturano come spighe nei campi,

ardono come il fuoco.

Sei l’amante irresistibile,

la fiamma alimentata dalla mia linfa

ora fragile ora di quercia secolare-

caduta d’occhi feroce pungolo dal quale non scenderò.

Le tue mani sono ali vive

rigate a forza di segnare le ore del lavoro,

mani per reggere un cespo

di quelle rose vermiglie senza spine.

La mia ancella di talento

fucina di tutti i miei sogni,

il suo delirio,

il suo amore ai miei piedi.

Fuoco che sfavilla

Mi pento degli errori, un giorno corrotto

errando-gatto randagio-

per le viuzze di ciottoli levigati,

scalfendo l’avorio dei denti

con una magnolia.

Solitudine volle mantenere la rete

intessuta di ciclamini del bosco di domani.

Colei che cingerà le mie spalle

sarà la regina dei laghi, dei mari,

delle anse degli scogli

in cui passeggeremo giunti nella sabbia

lasciando una scia di libertà.

Per le gocce cadute dal cielo

non c’è primavera rosata

ma ecco la donna di cui incrociai gli occhi,

mi sorrise in un’eco di gioia

e nella danza gialla delle foglie,

girando come un orologio i calendari,

la coglierò nella cute madida

dopo essersi sciolta la chioma-

dapprima un bagliore nel silenzio

poi stella scesa per miracolo dal camino,

fuoco che sfavilla.

La stella

E’ una stella del futuro

nel presente di flashes onirici

d’un domani di baci incarnati

come schegge di diamanti forgiati

per immergersi negli abissi del piacere

nelle mie innocenti visioni di maree di speranza.

Lei scava un bagno di musica nei prati

riflesso dal mio specchio volante-

un altro nido ha il mio paesaggio

trepido di delizie femminili-

si schiuderanno labbra tiepide

con cui sarai il fiore cui farà da corolla

ogni color primaverile.

Ora sono vetri brinati

dove il vento agita le sue lenzuola

le nuvole son sovrastate da calze

ma i tuoi occhi saranno i nostri occhi;

ti dibatterai sotto ai piedi che calpesteranno

il fiore mio schiavo.

Saranno giorni di miele

con una donna che trae origini dai miei sogni

suggellati da notti scarlatte-

il frutto deflorato

sulle ali del desiderio.

La stella conficcata nel mio firmamento come una freccia.

Lingua di fata

Lingua di fata,

con una corona d’alloro

le tue iridi d’onice

dischiuderanno l’abito dei desideri

per te, figura simmetrica e statuaria-

ora solo bagliore nelle notti silenziose.

Giungerai a me tra fiori e frumento,

i tuoi minuscoli piedi arcuati

calpesteranno il grano, la terra

dove pongo le orme

e noi, passeggiandovi giunti,

lasceremo scie di stupore.

Il carbone dei tuoi occhi di quarzo

sarà la scintilla per svettare al firmamento.

Un’orchidea selvaggia

Pulsa il mio cuore in tutto il tuo corpo,

nei tuoi fianchi prediletti,

nei ragni bruniti

sull’erba azzurra della notte.

Prodiga di piacere come un fuoco

trascorriamo mesi a rovesciare le ore

e d’improvviso un canto d’uccelli

fuoriesce dalle tue labbra.

Ci si crede fuori dal tempo

siamo amanti segreti

bada a custodire per me

le ghirlande delle tue membra.

Lascia all’aurora i drappi del futuro

concedi all’orizzonte l’ago della bilancia

con la pura corona d’alberi neri

della tua folle capigliatura.

Nella distesa salina degli occhi-

scuri, ambrati e di pane raffermo-

vi è talvolta un castello incantevole

come una farfalla nel vento.

Ogni estrema carezza destinata a dividerci

sarà spazzata via da un’orchidea selvaggia.

Le tue mani

Le tue mani volano dalle stelle al sole

e una lama di luce entrerà come una rosa,

alveare ebbro d’aromi e ronzii

incorniciato nel turchese.

Le tue mani lambiranno il colore

della corolla d’ogni fior primaverile;

la sera c’inghiottirà in una capsula celeste,

germinerà rigogliosa la fonte dell’amore.

E le tue mani torneranno volando dai gabbiani implumi

a chiudere il loro esile piumaggio sopra ai tuoi occhi.

Intimo amore

Ora azzurrata, diurna

scivolante verso il rossore del crepuscolo

quando le insegne accendono

palpitanti flashes delle tue linee sinuose.

Sono un vagabondo nella notte

alla deriva in una cripta di solitudine.

Amore senza parole

di farina bagnata e pane raffermo

sognando frenetici giochi nel letto.

La tua nera corona d’alberi

rovescerà le pene nell’oscurità

in un circuito fosforico.

Nel mio ferreo abbraccio

se ne andrà la tua vita color acqua,

il cuore ora di fango

sarà luce nella corrente.

Nel giglio vespertino

tutte le barche saranno partite.

Ci catturerà intimo amore,

i nostri corpi si appiccicheranno,

s’innalzerà marea di passione-

la tua chioma ai miei capelli di sale,

le bocche ai baci,

il mio corpo alla tua fragrante pelle di miele.

Primavera

Pur se distanti l’uno dall’altra

tutto ci unisce, tutto si riunirà.

Fai parte dell’eco delle crepe degli specchi

di questa stanza dalle mura di cartone;

la tua parte l’hai votata a me,

la mia te la consacro.

E’ un temporale che denuda i nervi nel silenzio

con alghe diamantate nel letto d’un fiume;

io amo il tuo geroglifico di carne.

Questa donna al sole, nel plenilunio

dall’alta fronte che irride.

Questa visione di relitti su marosi di polvere,

d’uccelli s’un albero nella notte muta.

Con un sorriso di cortesia

non m’asterrò dal salutare

il ventre di primavera

con un cenno fulmineo.

Due sposi lieti

Oh fata!

Donna lucente e magnetica

che come un insetto intelligente

con antenne lambisce i miei pensieri,

un tourbillon d’idee malate-

in corsa pazza volerebbero al tuo astro.

Vedrò sugli aceri i tuoi capelli,

il tuo corpo nudo nel fogliame

e mi abbevererò di quelle foglie,

la mia bocca empirà il tuo miele-

i baci che scaturiranno col sangue

dalla terra dei frutti innamorati.

Perché due sposi lieti non han né giorno né notte,

vivono più volte possedendo la luce del giorno e delle stelle.

Il vento di Maggio

Piove verde sul silenzio

bagnato da lame di luce,

tremano i mesi come farfalle

e tu, carica di tulipani,

giungerai a me dalle lande, dal mare

carica di alghe cieche screpolate,

corrose dalla salsedine

ma le tue mani dalle dita di dea

innalzano spighe mature.

Amo la tua pelle d’avorio,

la pittura rossa delle unghie,

la tua bocca avida di gioia-

soprattutto il concerto candido e intricato

dei tuoi sottili pensieri.

Fammi innalzare lo stendardo,

il vessillo dei garofani

in cui palpita il vento di Maggio.

Il seme d’amore

Fior di ciliegio

dallo sguardo di luna

con orbite di nero vestite

sei nel sogno d’ogni sorriso di cielo

cristallina o tremante

come una lingua d’acqua che giungerà a me.

Lo specchio dei tuoi occhi ambrati

è la corolla d’un girasole;

la metà indistinta di questa coppia

è una favola onirica-

sboccerà fra caduche foglie d’autunno-

per ora rappresa in fiori di brina.

Il paesaggio alpestre fa da manto

ai fragili germogli di questo seme d’amore.

Dedica di Dieci dolcezze, puntoacapo Editrice (Pasturana).

From stars rain’s drops are falling down

but in the dawn sun will shines, my gorgeous love-

we’ll admire dew’s grasses full of tulips.

I’ll pick the best one, I’ll present her with the rarest flower

switching on her nacre’s smile,

bright like a snow’s field where she’s the only moss-rose.

Fortuna di diamante

La chioma disciolta, corvina

dedita alla verità

cercava fortuna di diamante

in braccia di quercia secolare,

offriva un cielo di panna a sguardi

lucidi, sensibili alla vita, più nulla

chiedeva a memorie insabbiate.

Futuro amore irripetibile

tendeva trappole d’avorio

come il pescatore che artiglia prede.

Suonava un pianoforte di neve la sera

per richiamare brame fra canti d’uccelli,

un pianoforte con note audaci.

Per lunghi giorni costellati di collera

per desiderare lunghi orditi di baci

per sancire la vita sino al firmamento.

Furon mille donne ignorate, ignare

per prescegliere colei che restò sola.

Fiore tra stelle

Colsi tra stelle il tuo fiore brunito,

m’accesi d’un arcobaleno di mare

in un sentiero ornato di rose,

gli altri fiori chini ad osservare-

il disco del sole per un attimo fermo,

nella sera la luna d’azzurro d’un accentuato sorriso.

In campi di stelle

Per Giovanna Iannuzzi, a diciotto anni

Il bimbo,

la luce che m’illumina il cuore,

dal tuo grembo mi dice addio.

E io gli dico addio.

Canta la tua voce lieta:

“eri il piccolo fiore della mia terra,

son vivai di nostalgie ora le distanze del tempo.”

(Amo l’amore dei marinai,

solcano i flutti con navi dalla fragile chiglia

in un diario di pensieri,

inseguendo false chimere nel lago dorato dei ricordi

di mille labbra da baciare,

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.)

Più non incrociano i miei occhi la tua scintilla,

solco strade sbiadite da luci gelate

con la memoria del tuo sguardo innamorato.

Ho l’anima triste come un rondinino affamato.

Dal tuo cuore il bimbo mi dice addio.

E io gli dico addio.

Rifuggo questo destino, amata.

Nulla ormai ci lega,

solo una velata promessa futura d’amore

colta per magia in un cinguettio di merli,

amore dorato seminato con un possente aratro

in campi di stelle.

Un’alba di neve

In un’alba di neve, bagnata da un sogno e da aghi di pioggia,

un’alba di miracolose resurrezioni di farfalle,

tu, prima stella da qui all’infinito,

sei avvolta in una carezza di luce –

io felice per averti trovata

fra le crepe di uno specchio.

Sbagliando strada ma arrivando lo stesso alla neve

in quell’inverno vestito di sorrisi

appena accarezzato il colore dei nostri pensieri

era come se già piovessero –

per un incantesimo triste della brezza del tempo-

i primi fiocchi del nostro ultimo arcobaleno.

Nuotando controcorrente

Ebbro di baci e carezze

solco la tua marea

dal crepuscolo al primo bacio di raggi.

Il mio veliero corre verso altri lidi in schiuma frizzante.

Vado, solco l’onda

tra il sorriso della luna e gelide stelle.

Svolazza nell’umida notte il mio abito di baci

in un mondo di flashes onirici

su per l’acqua il tuo corpo è nelle mie braccia d’avorio

come una creatura marina

figlia del mio cuore che scalpita

incollata alla mia anima pura come una carezza.

Rammento i fili tesi delle corde del tuo cuore,

ti ricordo con la mente intrisa di fatua tristezza-

le mie parole ti scalfivano come un chiodo acuminato

che corrode i bicchieri ma t’accese la stella del cuore.

Con te m’immersi nel letto d’un ruscello,

nuotando controcorrente com’è nella vita il nostro cammino.

Il libro che s’apre la sera possiede filigrana sottile,

la mia veste è caduta ai tuoi piedi

come un animale ferito.

Altre notti s’illumineranno accese da una pioggia di stelle

e dal tuo sorriso di perla,

notti di gemiti straripanti come un’onda che incalza.

Un’ala di stagno

Sei candida nel sole o nella notte stellata

con la trionfale luce bianca e le iridi nere,

l’amata corona di alberi,

il nasino d’animale solitario, pecora selvatica

che odora d’ombra e di cielo,

scolpito come un diadema tra le fossette.

Che puro il tuo sguardo d’ambra,

caduta d’occhi, feroce pungolo

sino a cogliere il varco sino al tuo astro.

La mia bocca d’esilio vorrebbe mordere la tua carne,

le tue braccia, il tuo petto

in cui penetra il vello come un’ala di stagno.

La mia chioma di farina e frumento,

la pelle di figlio maturo

s’innalza nella fronte come un ghiacciaio,

i denti di fuoco bianco, d’equità simmetrica,

la mia schiena arcuata sostiene

il peso greve d’una statua d’avorio.

Sognando anni di baci fissi

come la struttura d’un’ala, come inizi d’autunno

bimba, amorosa mia

la luce ripone il suo letto sotto le tue palpebre

bianche come rotonde colombe,

costruisce i suoi nidi dentro di me.

Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo

per narrare dello splendore della tua stella:

s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i fili d’erba

ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico,

bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo

che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…

…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago

subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve

e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu che hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici

accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno

chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine:

serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri

ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano

fino ad essere una sola idea con la volta stellata.

T’amo

Scrivo a lettere di fuoco

l’atlante del mappamondo delle tue colline.

La mia bocca di fuoco

si rivela in mille giochi di lusinghe.

Ho tante storie da narrarti sul confine del crepuscolo

perché t’accenda in riflessi sotto la campanula del firmamento.

E’ tempo d’uva, di raccolti fruttiferi

per me che vissi in lidi dove t’amavo,

solcando le onde con una caravella di ricordi,

pescando con reti che non trattenevano acqua d’oblio.

Ne restano appese gocce che tremano

come dei tuoi occhi gli intarsi delle pagliuzze.

Ami giocare con la luce del cielo stellato,

giungi a me tra fiori e frumento,

d’oro come i capelli di sole della tua chioma.

A nessuna assomigli da quando t’amo,

nel viso di latte di tutte le donne vedo il tuo-

ti stenderò un tappeto fiero ovunque tu passi ammirata.

T’amo su questa terra azzurra,

nel bosco incantato dei pensieri,

nei sottoboschi dal profumo di ciclamini.

Ti porrò una rosa all’occhiello

colta per magia sotto l’odore dei tigli

accendendo col fiore più bello il tuo sorriso.

L’incendio

Sciogliendo la chioma di grano,

timoniera di baci,

s’apre in un sorriso sotto i riflessi azzurri del firmamento.

Ha occhi muti come la luna.

Nel mantello delle lenzuola,

i boschi, gli uccelli, la schiuma marina.

Sono occhi di piombo e di piuma,

un’acqua misteriosa nocciola li serra,

donna alta e avvenente in vestaglia turchese.

Scorgo stelle silenziose,

il sangue degli astri cola in lei,

la loro luce sorregge le sue natiche.

E’ passione, vino, fuoco, baci.

La mia vita di cenere

vola verso il suo corpo pieno

come la notte di altri astri.

E’ il desiderio che monta nella brezza.

E’ l’incendio!

Luminaria di luna sopra i campi soli,

fiore, fiore della mia anima.

Una sottile carezza la fa ardere,

l’intero corpo fumigato nel ventre.

La chioma d’ali frumento vola nel vento.

I ragni del pube in fremito.