Occhi stanchi in un silenzio di stelle

Occhi stanchi in un silenzio di stelle,
occhi senza palpebre rivolti ad un cielo di dolore
mentre la notte scorre piatta fra chimere
ed una Luna chiara sorride impertinente-
la medesima falce azzurra del tuo sorriso
tempi di albe dorate allietate da un cinguettio di merli.

Cicatrici d’amore

In punta di piedi m’appari in un sogno
avvolta in un vestito di seta fine
risvegliando una ghirlanda di ricordi,
cicatrici d’amore d’una primavera profumata
in cui tra le lenzuola reggevo la tua mano
ultimo appiglio del mondo
e d’afose notti di mezza estate
in cui le orme dei nostri passi sulla battigia
lasciavano una scia di libertà.
Poi ti rivedo sparire nella nebbia di novembre,
una densa coltre di panna sui nostri pensieri,
timbrandomi il lasciapassare della solitudine.
Fiorisce luce, ed è come se il cuore tremasse
al suono acuto dell’antica sveglia.
Aperte le persiane fatiscenti,
scendo in un dedalo di vie
lastricate di memoria
del tempo dell’amore perduto.
Ora sei la pietra spezzata, l’albero senza radici
e faccio naufragio nel mare della nostalgia
con una caravella di ricordi
tra l’indifferenza dei passanti,
tale al passero che tenta il volo
ma cade senza destare stupore.

Mai t’abbandonerò

Cali nel sonno su di una scogliera
sicura delle mie braccia di quercia.

Mai t’abbandonerò tra i marosi della vita.

La vera stella

Nelle tenebre si staglia il tuo viso
sotto la Luna che indora la stanza.

Sei tu la vera stella della dimora.

Il varco luminoso nella nebbia

Il nocciola vivo dei suoi occhi
e la sua voce dolce e ferma
sono l’acqua di cui dissetarmi
quando il Sole arde il sentiero.

La marcita di foglie gialle
giungerà in un lasso breve,
le calpesteremo gioiosi,
uniti verso i fiocchi.

Un lume raggiante di sentimento
della tiepida primavera di tulipani,
diventerà luce accesa nell’aria autunnale,
due cuori che battono insieme nella sorte.

E nel cielo magico di S.Lorenzo,
bagnato dalla pioggia celeste,
osserverò il cielo con aria incantata
e la stella più splendente sarà lei.

La stagione profumata d’azzurro
terminerà, sarà un autunno incipiente
e, avvolto in cespugli di nebbia,
il varco luminoso sarà dischiuso da lei.

 

La musica d’un canto

Dopo che ha danzato il crepuscolo
si stagliano nel buio i suoi lineamenti
ed è la pioggia di pace dei sensi
intravedere la rosea aurora con lei.

Ma scende nel pozzo degli anni a venire
il setaccio dei giorni
e vedo gli acini dei suoi occhi
che appassiscono sulla vite ramata.

Sono colto da una fitta nel petto
e, in una notte cupa, le gocce sui vetri
recitano una preghiera
che sia un canto all’unisono:

che il merletto lunare che agghinda
il fantasma della solitudine
si spenga per entrambi nella polvere,
scendendo insieme nella valle silenziosa.

Mentre i chiodi delle stelle son conficcati
come punture, i suoi sinuosi fianchi
di miele smorzano i pensieri inquieti
ed allora ne colgo il fiore: lei è musica.

L’aprirsi d’un mare oltre la luce degli occhi

I marosi si ritraggono veloci
accarezzando le spine dei ricci
e s’infrangono sulla scogliera.
I pori delle rocce s’imbevono di salmastro-
ma conta il fragore che s’instilla nell’udito,
ne coglie le sfumature e genera curiosità-
sorge un lampo acuto nelle pupille-
si sposta la luce degli occhi
e del litorale ne coglie le rilevanze.

E’ una costiera frastagliata-
di anse ebbre di sale, insinuate,
aperte a sbocchi sulle increspature-
sottilmente infittite da una spuma ferita
dal vento di maestrale.

Al limitare della distesa salina,
vaghi promontori s’intuiscono
in un arcipelago.
Un’ isola annessa appare nell’aria tersa-
ma sparisce non appena compaiono velature.

E, però, più l’aprirsi d’un mare sin dalle rive-
varca l’ampiezza d’una fitta coltre di nubi-
a render lucente l’immagine d’ una fotografia di libertà.

Umili alcove in un paese lacustre

In un paese di case dai muri ingialliti-
s’affaccia s’un dirupo lacustre-
si snodano pochi intrecci di vicoli.
Tra questi-il ritrovo centrale-
è un bar dal retro fumoso e stanco
in cui i vecchi si sfidano a scopa
schiamazzando, insultandosi tra le coppie
per un errore nel completare la primiera.
Casupole al termine dei giorni estivi
inondate dal gioioso riflesso rossastro
del calare del Sole, nell’orizzonte.
Attraverso lo specchio delle finestre
è ammirare un cielo di nubi-sospinte
da un soffio di vento, nell’istante
s’accanisca si proiettano trafelate.
Umili alcove, di amori nel destino,
pochi spiccioli spesi nel cibo e nei pargoli-
il materasso duro unico momento d’ardore.
Semplici unioni profonde, un futuro prevedibile,
tali ai solchi delle rughe- scanalature
al limitare della notte d’un sonno infinito.

La luce d’un’estate in una fortezza

E’ un’ estate degli schiavi d’una guerra
priva d’un ideale per la patria non amata.
I raggi dorati e bollenti del Sole
spaccano le pietre di granito
d’una fortezza in cui si pone rifugio
nelle ore di tregua dell’ aspra battaglia.
Una vita animalesca, d’un incauta lucertola-
perde la coda, ansima ma prosegue il cammino.
Seduti intorno ad un tavolo sudicio
puntiamo il poco denaro in giochi di carte,
giochi di furbizia, nel reciproco inganno
all’unico fine d’accaparrarci una somma-
una ricchezza fittizia- il giorno dopo sparisce.
Si elevano le colonne di fumo delle sigarette-
un fumo denso-traspaiono solo i visi di fronte.
Sono gli unici momenti di vaghi discorsi-
una matura esperienza di sofferenza in ciascuno.
Nella veglia delle ore notturne di tregua
s’odono solo echi di spari nel silenzio,
nel cielo sferzano lampi di proiettili.
L’unica luce è risorgere in un mondo di pace,
fare ritorno in un paese trasformato-
non accecato-unica mira espandere i confini-
dove la dolca ferita sarà ascoltare la vita.

Il marinaio

La nave è un diario di pensieri velati
in cui, giorno dopo giorno da una vita,
ostacolato  da onde a volte impetuose,
il marinaio  tende le gomene nodose,
i muscoli tesi madidi  di sudore-
momento del riposo  nel letto, spossato.
Unico bagliore nell’attualità, i  lidi
di desideri fioriti in ogni  porto
e consumati nella fretta di salpare.
Il tepore del focolare del paese natale
è un lenzuolo stinto nella memoria,
tale al profumo di pane appena sfornato.
Dispersi nella lunga scia del motore
sono i ricordi a lui legati della campagna:
il profumo del tappeto d’erba dei prati,
il colore dei lamponi e delle more,
gli acuti gialli dei canarini nell’aria.
Lampi che gli attraversano la mente,
unico appiglio all’amore invariato
per il paese natale in cui è cresciuto.
Poi, un giorno remoto, via, s’è imbarcato.

Una modifica di una pubblicazione
di Poesia col titolo originario
de La nave