La nave dei desideri

Batte scendendo ad aghi
la pioggia sui vetri
e radi passanti
solcano veloci i marciapiedi.
Presto uno sciame di fiocchi
coprirà con un bianco manto le strade
e la nebbia si taglierà col coltello.
Ma quando sarà aurora,
nella nuova stagione profumata d’azzurro
in cui nei prati spunteranno i germogli,
forse sarà il tempo di salpare
inseguendo la favola d’un sogno.
Sarà la nave dei desideri
a condurre lontano in un Oceano di pace
attraccando in paesi di verdi terre fiorite,
toccando i porti d’ogni lido
e di tutti gli amori sorti
avanzerà solo lo smemorato ricordo
di mille labbra da baciare.
Ecco la magia della nuova avventura
del meriggio della vita
lontano dal fumo nero dei dei sobborghi,
inseguendo un desiderio di libertà
con nuove vette innevate da scalare.

Il teatro delle ranocchie

I raggi dorati del sole
si rifrangono, nell’alba rosea e felice
d’un’estate torrida,
sul velo calmo delle acque
del laghetto scolpito
tra due monti ricamati d’abeti
da cui sciama un tappeto d’aghi.
Solo la brezza lenisce la calura
e, nel laghetto dolciastro,
saltano dai singoli massi
sparute e maculate ranocchie
che ambiscono a farne
il loro teatro d’oro,
il loro regno immortale
di lunga e gioiosa vita
in un gracidio acuto ma gentile.

Il pianto spento dagli accordi del cuore

Il silenzio vagabondo delle notti sinora
è stato un cielo di stelle turchine
che han rigato di lacrime amare il guanciale
nel focolare senza camino.

Brillavano di una luce smorta
come la mia terra arida
arsa da venti di rimpianto,
volti di ricordi ne occupavano gli angoli.

Ma il sacrificio non fu vano, sul calendario
una croce: l’arcobaleno dei suoi occhi
ha spento il dolore nella nebbia
del papavero d’un tramonto.

Ora non piangono più le colline
e ne respiro il profumo di vita:
sono una distesa raggiante
di sterminate pianure dai verdi pascoli.

E nella nuova frescura del vento
suono una canzone di gioia per lei,
parole d’amore volano alte,
accordando la mia chitarra col suo cuore.

I fantasmi della notte

Nella notte gelata,
sotto la luce tremula
di stelle azzurrine,
fischia ed ulula il vento
tra foglie d’autunno su marciapiedi
dove balena lo spettro di fantasmi
accompagnati da calici amici.
Le statue dei passanti
son scosse da un tremore
ma, nell’indifferenza, i fantasmi
passano oltre, intenti ad inseguire
i loro gracili sogni.

Nella luce dell’aurora
i fumi dell’ebbrezza illusoria
di tramutare in rosato
l’angusto sentiero d’una vita
sfioriscono come le pianure
nel pallido sole d’ottobre.

La via luminosa fiorita

Una notte prima dell’aria frizzante,
la vedo addormentata dolcemente
mentre il micio l’accarezza
e le coperte l’avvolgono in un manto.

I pensieri volano, nell’argento delle stelle,
ai giorni trascorsi con lei,
quando respiravo l’aria tersa
nel fiume dorato delle idee sul cammino.

Ora le stelle sono un bagliore,
l’aria è spazzata dalla scopa del vento
e nella prossima eclissi di luna
brillerà il buio solo del suo astro.

Nella rosa aurora dalla matassa dei desideri
sbroglierò il filo dell’amore,
l’incantesimo profumato di cui sono prigioniero,
la via luminosa fiorita.

E se incontrerò un giorno nebbioso,
in un’aurora coi prati di rugiada,
coglierò dal tappeto d’erba il fiore più bello
e accenderò il candido sorriso di lei.

La notte sull’erba con una stella

Mentre lieve ondeggia la luna
col suo pettine giallo, consumo
con lei una notte d’amore
accanto allo scorrere d’un ruscello.

Si giace sulla distesa d’erba,
un corpo accanto all’altro
nudi come il cielo,
il tetto che ci fa da manto.

Era un’adolescente inquieta,
ora una donna dalla treccia dorata,
i vivaci occhi nocciola
intriganti nel loro scrutarmi.

Il cero acceso dell’amore
è ora un nodo indissolubile
di passione colto una sera purpurea
in un verde prato fiorito.

E mentre un ramo di nuvola occulta
le stelle, in una spirale
la bacio piano sulle labbra
e ne colgo il frutto vellutato.

Un nuovo sentiero di luce

Ogni cosa passa come il candore del melo,
da parte mia non ho rimpianti, nè lacrime
che rigano umide il cuscino.
Lei è la luce gemella anche nel dolore.

Se provo una fitta nel petto la sera
che frusta le verghe rosse del tramonto,
è perchè lei deve partire per i lidi natii
ma tornerà, in una gialla marcita di foglie.

Siamo nati per amare e per morire
e, se non rivedrò il suo viso, straziato
imboccherò un nuovo sentiero di luce
illuminato da un ignoto orlo di cuore.

Sotto la medaglia gialla della luna,
stanotte me ne vado silenzioso
nel mantello del cielo che mi copre
ma non graffia i desideri di vita.

Lieto sarò se quando la pioggia pulirà
i prati dalla ruggine dei salici se rivedrò
il suo sorriso, altrimenti andrò verso
nuove vette innevate da scalare.

La finestra sul mondo

Accade un giorno brumoso
il miracolo atteso da tempo immemore:
filtra tra le persiane fatiscenti,
una gelida alba d’inverno,
un raggio di sole
avvolto in un’aura d’incanto.
Lieta l’illusione di primavera
si staglia all’orizzonte:
potremo ammirare
da quella magica finestra
carezze di fili d’erba
fare da culla a un tappeto di fiori,
praterie dal cielo blu
appena velato da rosee striature
dove s’erge in volo l’aquila reale
e ogni notte sarà baciata
dal sorriso giallo lunare
e dal bagliore azzurro delle stelle.

Il tepore della nuova stagione
profumata d’azzurro
si dischiuderà in un incantesimo dolce.

Il sogno struggente

Ardo dal desiderio remoto del cuore
d’accarezzare con tocco docile,
nel vento, le ciocche dorate di lei
e di perdermi nei suoi occhi nocciola.

Lei è il sogno struggente in me
del baluginio d’un astro nel buio
che illuminerebbe di vita la via
del mio incedere tra le onde di tempesta.

Vago ad un chiarore di luna tra i muri
ingialliti delle case, i neon delle strade
in modo soffuso illuminano carte
dalle quali fuoriesce la sua fotografia.

Nell’alba raccolgo vecchi giornali
i cui titoli parlano della sua voce lieta,
rincaso e mi copro con un manto di lenzuola
tentando di calarmi in un sonno agitato.

Il micio s’intrufola nel letto
e allora m’alzo, m’osservo la barba ispida
tra le crepe dello specchio
e poi gli racconto del suo sorriso.

Il fiume dei sogni e pensieri

Le acque scorrono limpide verso valle
in un gorgoglio lieto
fendendo la fitta trama di fogliame
del sottobosco dove vibra acuto
l’accento degli usignoli.

E’ il fiume che trasporta
le scie di sogni e pensieri
limpidi come l’azzurro del cielo
i cui riflessi di luce
sono accesi dall’oro del sole.

Una dolce cantilena accompagna
il loro fluire
e s’apre in un canto il sorriso
nell’ammirare la verdeggiante foresta
impreziosita dal suo sottofondo di suoni.

Il fiume dei sogni e pensieri
a sera si bagna della luce delle stelle
e in una fantasia onirica
sciama verso una nuova aurora
salutata da trecce rosate di nubi.

Va così verso l’infinito
senza temere d’essere arido
ubriaco d’una pioggia di sentimenti
sorti per caso dalla magia d’una polla
ed ora fonte inesauribile di desideri.

Le note del tuo canto

In me solo le note del tuo canto,
la dolce melodia che mi fa vivere la vita
quasi fosse la magia d’un’avventura
accanto a te, mia divina,
mio prezioso gioiello che brilla
come i tuoi occhi nocciola di fata.