La nonna Lia

La nonna Lia aveva trecce bionde e miti occhi:
cantava camminando avvolta nella gonna di tulle.
Finiva marzo con la sua pioggerellina di luce,
già il vento d’aprile le increspava le trecce:
lei correva nell’alba lungo il tiepido giorno,
s’immergeva felice in quella riva di lago pensosa,
un bimbo con gli occhi verde-azzurro dell’acqua
le faceva compagnia baciandola, spruzzandoci
tremando godevamo di quell’acqua di baci.
Ora è un’ altra mattina di marzo, un marzo insonne,
al lago non sei venuta, dai monti è sorta una nuvola,
il temporale ha squarciato i vetri del tetto:
tu, allora, m’hai preso per mano in quell’aurora
abbracciata ad uno scialle dorato, in un palpitare indomabile
conducendomi appena prima dell’altare della vecchia Chiesa
mentre la tua aura riluceva tutta in una luce argentea.
Mi sei apparsa col tuo sorriso gentile e gli occhi vivaci
cantando una nenia monocorde …alla fine non t’ho più rivista
e di questa inesauribile visione m’avanza, come cenere fine,
una ghirlanda di ricordi, incastonati nell’oro della mia vita
lucida e un po’ sognante, spesso tramortita da impalpabili visioni.
Sempre ti serberò nel cuore ed accarezzando le coperte
sentirò il profumo della tua testa canuta e stanca
che si dondola con fiducia avvolta nel tepore del mio abbraccio.

Il sorriso della poesia

La poesia è la luce del silenzio,
mi s’apre il cuore in un sorriso
se la parola trova un varco

avvolta dapprima in cuscini di nebbia
poi falce di luna bagnata d’aurora
ed infine prima stella mattutina

accarezzata dai raggi del sole del pensiero.

Scrivere è immergersi tra le zolle
d’un terreno muscoso, lambire
il verde prato fiorito delle idee

dove s’erge una quercia secolare
profumata da un pronunciato aroma di mandorle.

Vi scorre il fiume delle idee
in sereno abbandono,
rompendo la diga del lago dorato dei ricordi.

Al centro di questo fiume c’è un’isola
e quella sei tu, amore
che sei l’unica stella del mezzogiorno

e dal velluto della tua pelle
le notti ardenti accanto, consumate lieti,
nasce il sorriso della poesia.

Ali di farfalle

Pieno di luci multicolori
il mio cuore di seta.
Cerchiamo aurore di conchiglie
ed un tramonto
in cui la notte
non tradisca il giorno.
Io veglio tutti da molto lontano,
oltre quel mare
dove s’accendono
i piccoli copricapi delle stelle.
La speranza, fioca,
continuerà nelle tenebre
e non lascerà
una ferita sanguigna
e mucchi d’ossa sparsi.
La strada avrà un fremito
di corda di violino
e noi lasceremo in dono
alla foresta
i nostri sogni trasportati leggeri
da ali di farfalle,
veloci a volare per non bruciarsi
sopra questo mondo
lambito da un sole di pietra.

A mio padre

Di te ricordo bene
quando mi volgevi il tuo sorriso gentile,
le calde e forti mani che reggevano me piccino

Ma è ogni stagione impressa nella memoria:
i giochi dell’infanzia, gli screzi dell’adolescenza,
le diatribe della giovinezza, la complicità della maturità.

A oggi non ho scordato il tuo amore:
mi riempiva il cuore d’un’emozione profonda
e chiudeva in un’ansa il tempo degli errori.

Continuo a nutrirmi della tua anima
ora che, adulto, non so ancora la mia via
e tu, vegliando, m’infondi coraggio.

Anche lei è persa senza di te, padre,
lei che era la tua forza e la tua carezza:
ora si vive della tua invisibile presenza.

E sempre piangerò quel che non ho fatto, quel che non è stato…

Ad Amir

Amico, stella d’un viaggio cupo
ad accendere i silenzi
di notti cariche di tempesta,
amico che ho trovato e mai perduto –
te che colori d’argento coi tuoi occhi
le guance d’un cielo di speranza.

Amicizia con te, ragazzo della steppa,
è un otre senza fondo da raschiare
un barile di promesse, sorte
un inverno sotto i raggi della luna
da che gli sguardi stanchi s’incontrarono –
vissuta coltivando la magia d’ideali.

Amir, idolo consacrato, maestro sceso per miracolo dalle stelle
bagnando di splendore azzurro la brina della stanza, facendo sì
che la biro rompesse la roccia – Amir l’acceso rifugio del tempo,
una nuova impresa per cui lottare, una promessa velata e muta
ma anche l’occhio di diamante del giudizio in pupille di cielo –
l’ultima stilla d’energia per bagnare le mie d’un oceano blu.

La nave

Vedi, questa nave è un diario di pensieri
dove cullati dalle capriole delle onde
i marinai tendono le gomene,
i muscoli madidi di sudore,
rimembrando lidi senza nome, gente senza volto
veleggiando verso nuove rive da baciare con gli occhi.

È la nave dei desideri
fioriti come l’amore
e poi smorzatisi in un battito d’ali
prima del meriggio della vita
nel verdetto freddo come uno schiaffo di neve
figlio d’un peregrinare in cerca di libertà.

Il tepore del focolare
è un lenzuolo stinto nella memoria
come il profumo di pane appena sfornato,
l’odore dell’erba dei campi,
il sapore dei lamponi e delle more,
gli acuti gialli dei canarini,
il caldo abbraccio del letto.

Avanzano lettere affrancate con filigrane straniere,
lettere senza sigilli testimoni del tempo smarrito
inseguendo false chimere
nel lago dorato dei ricordi
di mille avventure di ragazze :
gettarle via perché diventino presto cenere
nel fuoco ardente prima di lambire la terra promessa?

Un itinerario lacustre

Partii che la tua luce di stella nel letto
appannava la pronuncia d’oro
dello scoccare della breccia d’aurora,
scoppiettava la vecchia automobile,
presto fui alla meta del viaggio.

In un paese di case dai muri ingialliti
che s’affaccia s’un dirupo lacustre
si snodano pochi intrecci di vicoli.

Tra questi il ritrovo centrale
è un bar dal retro fumoso e stanco
in cui i vecchi si sfidano a scopa
schiamazzando, insultandosi tra le coppie
per un errore nel completare la primiera.

Emergono i tetti inondati
dal gioioso riflesso rossastro
del calare del Sole, nell’orizzonte.

Attraverso lo specchio delle finestre
è ammirare il cielo dove le rade nubi
son sospinte da un soffio di vento
che, nell’istante in cui s’accanisce,
si proiettano trafelate.

Umili alcove, di amori nel destino,
pochi spiccioli spesi nel cibo e nei figli
il materasso duro unico momento d’ardore.

2/3/2005 FUNERALI DI MARIO LUZI

Mentre venivi strappato all’amore senese
dalle incombenze del babbo, da quella Siena che amavi,
la Siena “con i ghiacci che pendevano dalle cornici incendiati dal sole”
eccoti intanto, quindicenne, Mario al Galileo,
sotto la guida ispiratrice del grande Francesco,
dare la tua s-Toccata alla storia.
E io, che sin dalla tenera età, ero salito sulla tua Barca,
d’incanto, sapendolo, perdutamente m’innamorai di te.
Ma tu, novantenne, quell’aprile dai cieli d’acqua di polvere
l’avresti solo sfiorato.
E allora io – con il cuore spezzato, trentottenne
intento a navigare nel mare della poesia s’un’onda di speranza
coltivando, ora come allora, grandi sogni, navigando
s’una caravella d’emozioni – non ebbi dubbi.
In un battito di ciglia il convoglio sferragliò a Santa Maria Novella.
Ma a me renderti omaggio non bastava: tu eri, sei e sarai nel mio cuore.
Fu così che, con il mio migliore abito e una sgargiante cravatta penzoloni,
tra le duemila persone al Duomo io, che sfacciato per natura sono,
m’affacciai a quell’uscio e m’accolse addirittura Gianni. “Ma lei chi è?”
“Sono un lontano parente, permesso.”
E l’omelia fu straziante, tu per l’ultima volta portato alla vetta,
tu astro immenso, stella solitaria di quest’universo così corrotto –
stella solitaria il cui transitare con passo roco certamente ha profumato
di rose, ma anche del retrogusto d’un sapore dimenticato, l’aria della poesia.
Nel viaggio, questa volta lungo e di pensieri, verso Milano Centrale
certo non estinsi il dolore ma perlomeno smussai il rimpianto.
Tranne quella sofferenza grande, con la quale sei trapassato,
portandotela nelle praterie, d’un 10 dicembre, d’una Stoccolma mai avvenuti.

La conchiglia d’un abbraccio

Sei il mare azzurro in cui perdermi
nella conchiglia del rifugio d’un abbraccio
mentre mi sfiori delicatamente le guance
col dolce sapore dei tuoi baci di porpora
e ogni tocco delicato o ardente di labbra
è un’onda di tempesta di emozioni colorate.

L’isola

Incrociando i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri
per dare ai nostri cuori un’idea di libertà
d’incanto è nato un seme d’amore:
sgorgherà a primavera come una polla alpina,
come un arco di cielo che s’accende
e ha un alfabeto segreto
per scambiarsi criptati messaggi di tenerezza.
fluttuanti nel vento d’aprile
con una pioggia che cade fitta sulle nostre vicende umane.
Mi struggo come un’orma nella neve
attendendo nella mia cripta di sfiducia
di volare con te sulle ali del vento
come una farfalla innamorata.
E attendendo di rotolarmi con te
nel prato di fiaba d’una verde isola
vi costruisco il nostro nido d’amore
riposandomi nella grande spiaggia dell’attesa.

Scrivimi

La nebbia non si taglia più col coltello,
le giornate ormai si allungano
ed io osservo giorni bagnati di blu.

Son perso di te sin da quando soffiammo
sulla brina dei vetri di quella finestra
per donarci a vicenda l’idea di libertà.

Da allora quanto t’ho amata in silenzio
contando le ore della solitudine!
Il mio cielo è madido di nubi di pianto.

Ti prego scrivimi una lettera d’amore
trasportata dalle ali del vento
quando penserai d’esserti innamorata.

Scrivimi sillabando parole confuse
così che io possa donarti il cuore:
da tempo immemore batte per te.

Che sia la nuova stagione in fiore
con i giorni dalla pronuncia d’azzurro
a farmi bagnare della luce della tua stella.

Dedica

Per chi,
se non per voi,
queste parole nel vento,
questi voli in punta di matita,
lo scrigno delle mie emozioni
che si apre al mio pensiero.
Per chi,
se non per voi,
miei cari,
solco strade sbiadite da luci gelate
perso in un’ansa di dolore
per poi alla sera consolarmi
navigando nell’oceano del sentimento
insieme a te sotto le tegole del tetto.
Per chi
se non per te
ogni notte
indosso un abito d’amore
a tinte rosse di passione
e nel giorno
uno ornato ad intarsi d’oro
scintillanti come la luce del tuo sorriso.
Per chi,
se non per tutti voi,
ogni mattina,
dopo aver bevuto tre tazze di caffè,
cerco la pronuncia azzurra
che pennelli drappi di cielo.

Le note della tua voce

Le note della tua voce
sono tenere carezze dal bosco di ciclamini della mente.
E’ un canto
di dolci coccole profumate in cui perdere l’orientamento.
Una melodia,
in cui le gocce di bruma si dissolvono ed appare il sole.

La treccia azzurra dei pensieri

La treccia azzurra dei pensieri,
accanto al velluto del tuo corpo di miele,
mi porta in alto, là oltre le nuvole.
Ma è soprattutto la magia d’un’anima candida
a rendere rosato e turchese il cielo
e a dissipare, spazzandola via, ogni nube.

Amo tutto di te

Amo tutto di te, i tuoi lineamenti dolci d’intesa,
il candore di neve della tua anima, il tuo esprimerti in canto
allorchè tracci con le note pensieri di voce musica sottile,
il tuo recente dardeggiare nel cielo in drappi fra nubi di voglie
e ciò che mi piace di te, oltre all’oro della treccia ed il suo cielo,
è il mare del velo d’incanto degli occhi nocciola.

Lieto sarebbe il perdurarne eterno, in curva di memoria,
tracciando pennellate e graffi , nelle dolce elegia te.

La fiamma d’un’emozione

Tu sei il sentiero, la luce crescente in me
a percorrerlo per mano. La fiamma ardente
d’un’emozione stagliata nel cuore di sentimento d’amore.
La notte la luna, che fa filtrare raggi dal suo pettine
come l’oro dei tuoi capelli. Nell’aurora un oceano
in cui perdersi alla deriva appigliato al tuo abbraccio.

Così viaggian gli ideali

Oggi il cielo ha un cappuccio di nuvole,
tu sei il primo raggio che filtra, l’oro del sole
come i tuoi capelli a treccia, tu m’illumi di gioia,
sei la stella, l’unica a brillare in un cielo smorto,
te che hai il dono della comprensione, d’avvolgere
il cuore in una carezza, te che sei l’abbraccio, il desiderio.

Ora, in questo cielo di nubi e la notte in cui billan stelle smunte,
tu, in un gomitolo di lenzuola, sei l’astro, la visone d’un sogno;
così viaggian gli ideali, intorno alle stelle, in rivoluzione totale.
,

Dedica

A te dedico i miei paragrafi d’azzurro,
te che sei il cielo, l’unica luce
ad illuminare un acciottolato sentiero,
te che sei trasparenza, l’armonia d’un ideale,
io da tempo immemore t’ammiro, ammiro
il candore d’un’anima di neve, un fiocco di purezza.

Fiore allegro

Amo i tuoi capelli d’oro,
la scintillante luce nocciola degli occhi,
il profumo della pelle di velluto.
Amo tutto di te,
mio delicato fiore allegro, tu rendi
incantato il mio bosco dei pensieri.

L’iridescente fiamma dei poeti

E’ un aprirsi in un sorriso in quest’aurora,
persino i merli in festa s’uniscono, un cinguettio
tra i pioppi scende, noi calpestiamo un letto d’erba –
tra le foglie un grande aroma di rugiada si sparge –
nel cielo s’innalza la musica d’un arcobaleno,
vola e canta nel blu l’universo stellato dei pensieri.

Tra striature rosate di nubi tu sei l’oro del sole.
avvolta dapprima in cuscini di nebbia, poi sorriso,
la rosa che ha strappato al cielo l’ultima stella,
l’universo dei sentimenti acceso d’amore,
la pronuncia d’oro di nubi bagnate dai raggi, nella scintilla
lucente d’un arcobaleno blu, fuoco di meraviglia.

Tra i vapori di bruma, tu sei l’unica goccia di luce,
s’accende tra le costellazioni l’idea di te, angelo,
frutto d’ogni passione nata in un terreno di gramigna,
e d’incanto, per magia, verde prato fiorito d’ogni pensiero,
nella dolce ebbrezza di starti accanto, cogliere la tua luce –
due occhi i tuoi vivido specchio del pensiero, un accento luminoso.

Se i raggi bagnano l’orizzonte, tu della mia vita sei il chiarore,
il sole, l’unica fonte di luce, lo stagliarsi d’un’acobaleno,
l’iridescente fiamma dei poeti, scossi da un emozione blu –
pennellando aurore sottili a venire. E’ la fiamma di te,
angelo, colta per magia in una sera purpurea tra nuvole
ora accesa luna, la vera cima stellata dei pensieri d’amore.