Un mio pensiero su Serie fossile

Con Serie fossile, Maria Grazia Calandrone esprime compiutamente l’interazione esistente in poesia fra l’universo reale e quello dell’anima. Lo fa scrivendo d’amore, dell’amore viscerale provato per la bellezza del mondo, descrivendone gl’intimi connotati per esprimere in maniera evocativa il proprio intervento: “dunque cominci l’opera manuale/ sulle disorientate stelle – come/ riordinare l’impervia materia/ all’inizio del mondo,…”
Lo fa utilizzando spesso il tu, come a volersi distinguere: “vieni come una forma del deserto/ una statua di sabbia” e prontamente emerge come questo tentativo di cogliere nel mondo la propria anima non possa che farne emergere la parte fossile: “come il rimpianto di un vaso sulla pietra immobile – ovale/ muto/ fossile, imperfetto”, conseguenza di questo viscerale scavo, di questo addensare nel mondo la propria esistenza trovandosi spoglia ed essenziale.
Mondo inteso come un corpo cosmico, per cui partendo dal senso della vista che toglie i veli e tutto decifra, lo reinterpreta poi andando oltre il perimetro del visibile : “si apre all’alba un coro di corolle, si schiude/ il tuo occhio – fiore, lascia depositare lo sguardo nella vena d’oro/ della terra”…

Sulla nostra pelle vestita d’amore

Posso respirare
l’odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d’amore.

Perdermi nella musica d’un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: giallo grano
come le trecce, ornato – come i nembi del cielo –
da un velo d’ebano come il mare dei tuoi occhi.

Voliamo sognanti nella fitta trama dei pensieri
in un’aurora di colori, accarezzati
dalla luce del Sole, ascoltando i nostri sospiri:
sono sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d’amore
mentre sei nuda tra le mie braccia
e hai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di desideri.

Nella sabbia persino gli arenicoli danzano di gioia,
lascia una scia di libertà l’impronta dei nostri passi.

Tu sei luce e oro del pensiero

A mia madre

Tu sei luce
e oro del pensiero,
mio angelo dolce
che mi tendi la mano nei giorni.

E mai m’abbandonerai.
Anche se incontreremo giornate nebbiose
tu aprirai un varco
con la tua spada di cera.

Che non si scioglie
ai fuochi fatui dei falò
ma è forgiata come il ferro
ed è magica.

Tu sei luce
e oro del pensiero:
accompagni i miei passi
nella notte silenziosa.

Come una stella
illumini le mie inquietudini
e mi rendi ebbro di gioia
nel fluire del tempo.

Il poeta

Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l’onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso che custodisce
i sogni dei gabbiani: volano nella notte
scendendo dalle stelle, risalgono nell’aurora bruciando il sole.

Nella curva di questo giorno

Veleggiando nella curva di questo giorno
in cui s’arrossa il cielo in un mare di silenzi
mi stupisco come allora del sorriso dei tuoi occhi
confuso nella scintilla d’oro delle pagliuzze,
intarsiano un nocciola vivo come il sole-
luce sognante che sillaba un alfabeto di gioia.

E’ un tempo lucido dell’inverno, un tempo d’arte,
i crepuscoli s’imbiancano della tua anima,
tempo della memoria di quando ne colsi lo spleen
nel primo fiocco, assediata da un’iperbole di tristezza-
ora invece è un velluto la terra che i tuoi piedi accarezzano,
mordi il suolo dove sbocciano i fiori a primavera.

Alla finestra, musicando con un vecchio libro
ti dedico i miei paragrafi d’azzurro, perso
sull’onda di un sentimento, soffio d’amore fattosi brina,
respirando il tuo nome ad ogni boccata-
persino il fuoco mi narra del miracolo di una stella
scesa dal camino ad illuminare la luce della stanza.

Passa il giorno senza sosta, scatta il sole nell’orizzonte-
sognando di risalire le tue colline e di respirarne l’odore
rivedo in ogni costellazioni quel lampo nel buio di te
ed ora non so se ci attende un destino di aurore o di nuvole.
Solo che in ogni letto di fiume è un nuotare controcorrente,
così come si protende ad ogni passo il nostro cammino.

L’essere supremo

Lui è pura luce irradiante
e fitta trama di gioia:
ci segue nei nostri giorni d’esilio
come l’architetto d’un futuro
privo dei mali del mondo,
proiettato verso un emisfero di pace
dalle vivaci tonalità di colore.

E’ l’essere supremo che c’accompagna
in questo difficile peregrinare
che sarà interrotto da una durevole fusione
con una colata d’oro, più uno scintillio di diamanti,
sopra questa terra che il sole accarezza.

L’esplosione delle nostre virtù
quando ormai sembrava dimenticata la via,
precario l’orizzonte.

Il nuovo sentiero d’armonia che si staglia.

Il fiume dei sogni e pensieri

Le acque scorrono limpide verso valle
in un gorgoglio lieto
fendendo la fitta trama di fogliame
del sottobosco dove vibra acuto
l’accento degli usignoli.

E’ il fiume che trasporta
le scie di sogni e pensieri
limpidi come l’azzurro del cielo
i cui riflessi di luce
sono accesi dall’oro del sole.

Una dolce cantilena accompagna
il loro fluire
e s’apre in un canto il sorriso
nell’ammirare la verdeggiante foresta
impreziosita dal suo sottofondo di suoni.

Il fiume dei sogni e pensieri
a sera si bagna della luce delle stelle
e in una fantasia onirica
sciama verso una nuova aurora
salutata da trecce rosate di nubi.

Va così verso l’infinito
senza temere d’essere arido
ubriaco d’una pioggia di sentimenti
sorti per caso dalla magia d’una polla
ed ora fonte inesauribile di desideri.