Nel gomitolo del primo raggio

Sospirano viole nel gomitolo del primo raggio,
tu sei l’unico fiore tra le lenzuola, viva
la memoria dei tizzoni della notte, persino il camino,
acceso da fuochi d’antica passione, più d’ogni stella
illumina le pareti della stanza che tu hai scosso di gemiti,
silenzioso l’oro del sole ha bagnato le tegole del tetto.

La pronuncia dell’alba si preannuncia azzurra, fiori
lievi baciano l’aria, tu sei l’unica viola del giardino,
una viola di stella, t’avvolgi d’un’antica memoria
sottendendo nel velo nocciola degli occhi un’idea,
un antico monito, ora albero dalle cascate di foglie,
lago, cielo di luna sognante all’occhio diamantato del giudizio.

Scorre in abbandono nel rosa del dì l’universo dei pensieri,
felicità è sentire la tua mano nella mia, cantare con te
tra i pruni del bosco, strappare in un sorriso un ciclamino
ponendotelo sulla seta della veste all’occhiello, abbandonarsi
nel dolce sogno d’una vita comune, un focolare e due guanciali,
sogno, mio sogno da quando incrociai i tuoi occhi in una casa straniera.

L’universo stellato ci attende, persino la luna nel cielo offre una falce,
noi su quella riposiamo stendendoci, poi facciamo all’amore in una macchia,
le pianure sono il mare dei nostri pensieri che volano all’ultima stella.
Nella prossima aurora ti donerò tre rose dei pensieri: una per ornare il nostro giardino,
una per ricordarti che lì sei l’unico fiore e una da far volare
nell’universo blu per profumare d’amore quell’ultima stella.

Un mio pensiero su Serie fossile

Con Serie fossile, Maria Grazia Calandrone esprime compiutamente l’interazione esistente in poesia fra l’universo reale e quello dell’anima. Lo fa scrivendo d’amore, dell’amore viscerale provato per la bellezza del mondo, descrivendone gl’intimi connotati per esprimere in maniera evocativa il proprio intervento: “dunque cominci l’opera manuale/ sulle disorientate stelle – come/ riordinare l’impervia materia/ all’inizio del mondo,…”
Lo fa utilizzando spesso il tu, come a volersi distinguere: “vieni come una forma del deserto/ una statua di sabbia” e prontamente emerge come questo tentativo di cogliere nel mondo la propria anima non possa che farne emergere la parte fossile: “come il rimpianto di un vaso sulla pietra immobile – ovale/ muto/ fossile, imperfetto”, conseguenza di questo viscerale scavo, di questo addensare nel mondo la propria esistenza trovandosi spoglia ed essenziale.
Mondo inteso come un corpo cosmico, per cui partendo dal senso della vista che toglie i veli e tutto decifra, lo reinterpreta poi andando oltre il perimetro del visibile : “si apre all’alba un coro di corolle, si schiude/ il tuo occhio – fiore, lascia depositare lo sguardo nella vena d’oro/ della terra”…

Profumo d’aurora

Respiro profumo d’aurora
da quando ho colto
le scintille nocciola dei tuoi occhi.
E da allora s’è azzurrato il cielo
sempre bagnato dall’oro del sole
e della luce della tua stella.
Non so se questo amore immenso
sorga dalle viscere del blu
o dal mio spegnere ogni indugio
nell’abbracciare le tue dolci colline
perdendomi nella pronuncia d’argento dei tuoi occhi:
è un’onda di marea che sale
e bagna le verdi coste d’un’isola
al centro dell’Oceano della vita.
Ed allora, incantato dalle sinuose forme
quando ovattato cala il silenzio
sulle nostre notti di fiamma
ogni parola per dirti t’amo
si spegne sul guanciale di seta
allora, ora te lo dico
e anche se non te lo dirò non credermi
è solo il tempo per un abbraccio.

Come rosa, come stella

Nulla che tu non sappia al risveglio,
sempre immensità d’amore, solo i raggi
lieti illuminano i pensieri, tu l’unica idea
sottesa in un velo d’innocenza – sai a che penso?
Solo che tu sei l’unico mio fiore, la rosa,
la rosa dal profumo di stella del giardino.

Nella prima alba, pioggia cadeva ad aghi sottili,
illuminava le nostre passioni, bagnava parole
intinte della rugiada dei pensieri, pioggia
che unicamente ci ubriacava di felicità –
incamminandoci lieti nel sentiero angusto del giorno
dove scorre a stento la nostra onda d’amore.

La primavera si preannuncia azzurra, stagione lieta,
tu come una farfalla innamorata volerai nell’aria,
l’oro del sole bagna le colline – ghiacciai si sciolgono
al tuo sguardo di cerbiatta – nel cielo la pronuncia delle nubi
sempre più azzurra, attendendo il rosso crepuscolare,
preludio del rivivere la magia del cielo in una stella.

E’ un’aurora d’idee in cui tutto parla di te, dal candore
della tua anima, all’orlo di neve dei monti al canto
degli usignoli come la tua voce nel sottobosco –
lieta si staglia nel blu dell’orizzonte l’armonia,
la sintonia dell’universo dei tuoi pensieri
universo stellato dei sentimenti in cui sei l’astro che rosseggia.

Un cigno

Stamane, rose d’aurora profumano drappi di nuvole,
tu sei come il sole che sopra d’oro vi brilla –
un cigno perso in pupille di lago, acqua chiara
appartenente ad un’antica memoria di cielo
nella costellazione azzurra d’ogni desiderio,
due passi con te dal primo fiore all’infinito.

Eri passata nella sera luminosa e chiara, luna,
il sorriso scolpito sotto le fossette, rosse
d’un’emozione d’amore, il tuo nei gemiti
dipinti ad accendere il buio del silenzio
straripava nelle lenzuola fra le stelle, tu astro
nello sgargiante arcobaleno d’un’elegia di voglie.

Ora t’attende il tappeto d’ogni via, un tappeto d’oro
s’intarsia di luce fiera, quando tu passi
io ti venero poichè, se ogni passante ti lusinga,
tu, innamorata, volgi a me il mare degli occhi,
io nel velo nocciola mi perdo confuso, occhi d’anima –
i fili d’oro dei capelli fluttuanti nel vento, trecce di sole.

Tornerà, sui vetri ombreggiati dalla fuliggine del camino
l’acqua fresca di baci della sera, pioggia ad aghi sottili,
noi ubriachi di felicità, nel buio della notte scintille d’ebano
i nostri pensieri accesi d’amore – tu saluterai le mie carezze
fra le tue cosce bianche e snelle sospirando in una nuvola –
mi sveglierò al suono di campanelle dei tuoi bracciali.

Un sorriso

Transita la notte inquieta,
tu accanto a me assopita
con la pelle liscia d’ uva saporita-
arde flebile la lampada sulla veranda
con la fiamma scossa da un leggero vento,
cinge in un abbraccio i rami spogli e i tuoi capelli frumento.
Ti rivedo nel viso della luna ed è come se tu mi guardassi
aprendo le boccette di qualche verità segreta
mentre scarabocchio questi segni nella penombra
seguendo il parto misterioso del filo dell’inchiostro-
s’incide come un diamante nella filigrana
come la prima sera di labbra umide
quando, in una schermaglia di cielo di stelle in attesa,
mi lasciasti sulle labbra l’eredità d’una cicatrice d’amore.
Tu, che sei la mia dea ramata nelle rose dell’aurora,
nell’arancio del tramonto, a ogni sospiro di brezza
accogli lo specchio dei miei desideri-
a volte riluce come una fotografia contrastata
sotto l’edera delle stelle, a volte si spegne
smorzando i miei sussulti, lasciandomi in eredità
una scacchiera della vita con solo te, mia unica regina.
La mia preghiera è di aprirti sempre in un sorriso,
te che fai luccicare le scaglie del mare delle notti.
Quando le mie pennellate sognanti non lo dipingeranno
giungerà l’incantesimo maligno d’un elfo
e, soprattutto se sarai triste, qualcun altro scorgerà
l’iride dell’arcobaleno stagliarsi sotto il sole del tuo sorriso.

Sulla nostra pelle vestita d’amore

Posso respirare
l’odore di stelle del mare
annusando il profumo di muschio della notte
sulla nostra pelle vestita d’amore.

Perdermi nella musica d’un arcobaleno
coricati accanto sul silenzio del bagnasciuga
intinto dei tuoi colori: giallo grano
come le trecce, ornato – come i nembi del cielo –
da un velo d’ebano come il mare dei tuoi occhi.

Voliamo sognanti nella fitta trama dei pensieri
in un’aurora di colori, accarezzati
dalla luce del Sole, ascoltando i nostri sospiri:
sono sferzate di brezza
sulla nostra pelle vestita d’amore
mentre sei nuda tra le mie braccia
e hai un sorriso di stelle di madreperla, luccicante di desideri.

Nella sabbia persino gli arenicoli danzano di gioia,
lascia una scia di libertà l’impronta dei nostri passi.

Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo
per narrare dello splendore della tua stella,
s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i ciuffi d’erba
ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico
bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo
che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…
…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago
subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve
e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici
accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno:
chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine-
serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri,
ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano fino e essere una sola idea sotto la volta stellata.

Tu sei luce e oro del pensiero

A mia madre

Tu sei luce
e oro del pensiero,
mio angelo dolce
che mi tendi la mano nei giorni.

E mai m’abbandonerai.
Anche se incontreremo giornate nebbiose
tu aprirai un varco
con la tua spada di cera.

Che non si scioglie
ai fuochi fatui dei falò
ma è forgiata come il ferro
ed è magica.

Tu sei luce
e oro del pensiero:
accompagni i miei passi
nella notte silenziosa.

Come una stella
illumini le mie inquietudini
e mi rendi ebbro di gioia
nel fluire del tempo.

Schegge di stelle

Quando fra schegge di stelle risuonano campane d’aurora
mi desto nel gomitolo di lenzuola del primo raggio,
c’è un velo di nebbia nel cielo dei desideri,
noi in un cantiere d’amore come in ogni alba
figli d’un destino errante dalla pronuncia naif,
palme sorridenti s’un isola in un deserto scritto.

Ecco che trionfa l’azzurro, balena come una domanda
in un’acqua di gioia, ognuno lieto del proprio destino
vivida ancora l’emozione delle carezze notturne
esulì in un verde canneto nel lago di fango predisposto
come i cantori di meraviglie universali,
io della tua nella dolce ebbrezza di starti accanto.

E’ un armonico concerto d’idee che si staglia
nel sorriso cangiante del sole, io perso nei tuoi canti di voce,
la musica sottile della tua anima espressa in drappi
nell’immobile fiamma della calma del cielo
solo tu la rosa più profumata del bosco
allietato persino da dolci effluvi di pruni e ginestre.

Tu mi piaci perchè ogni dolce pensiero è sotteso,
sgorga ripido come un ruscello tra i sassi dell’impazienza
e viene a valle in una possibilità che si fa mare
in cui nuotare come una benedizione, acqua di tedio franta
dalla prima volta che incrociai i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri, in un’idea di libertà.

Idioma d’amore

Ogni soffio d’aurora ebbra di raggi
annaspo tra le coperte nel tuo profumo,
accarezzare la tua pelle è mio idioma d’amore
lieto della tua brace la notte trascorsa accanto,
un’emozione il tuo sorriso tra le stelle del mattino,
un canto le idee tradotte in voce, musica dei pensieri.

Parli la lingua dell’universo, come una cometa
corri e passi lasciando universi di assenza
m’attanaglia il dubbio, io che sono rivoluzione,
orbito nell’universo dei tuoi pensieri,
sei il sole che accende le scintille del giorno
nella magia di questo mattino, luce sognante.

Ami il lusso, camminare bagnata da carezze
negli sguardi di passanti inquieti, ti stenderò
un tappeto d’oro ovunque tu passi, dea ramata
di passione le notti ardenti, dal velo di sogno
scolpito in ogni pensiero nella luce del sole,
agile compagna, terra in cui protendere il passo.

S’accende in ogni crepuscolo l’idioma d’amore,
il sole è un fuoco di meraviglia, giudica l’attesa,
tu accendi i silenzi nel buio mormorando,
è un canto sommesso, un canto universale,
l’apoteosi d’anime, lo scandire i passi d’una storia
carica di leggende sortita all’azzurro per magia.

Il poeta

Il poeta è una nuvola innamorata,
una goccia di stella scesa dal cielo,
la sua parola è l’onda che sale e si rovescia,
parola nel mare che sposta le navi col pensiero
macchia di luna bagnata dai raggi del suo sorriso
cielo impassibilmente terso che custodisce
i sogni dei gabbiani: volano nella notte
scendendo dalle stelle, risalgono nell’aurora bruciando il sole.

Al primo raggio d’oro

Stamane al primo raggio d’oro
ho riempito di baci le tue guance
lambendo la tua dolce seta.
Ogni aurora dall’aria sottile
amo salutarti con una carezza delle mie ,labbra
tu timida e confusa rispondi, rosse le gote tue.
Tra un bacio e l’altro l’inesprimibile nulla
come quando colsi il tuo fiore
in un crepuscolo velato da aghi di pioggia
fra trecce grigie e rosate di nubi
d’un cielo specchio dei nostri destini
in giorni dapprima tetri e bigi-
si snodarono nell’ansa dei nostri segreti
in drappi di pennellate che io davo
in grafemi al cielo dei desideri.
Tutto attendendo il primo bacio
profumato delle rose dell’aurora
dove felici ci saremmo ricongiunti
feriti di passione dagli aghi di pino
o bagnati di passione da carezze di rugiada
rotolandoci innamorati nell’erba
e le sottili note di canto per te
diventeranno la dolce storia
della lingua tramutata in favola d’amore
ora che m’appartieni come le stelle alla notte
e sei il velluto di terra su cui pongo le orme,
ogni boccata d’aria che respiro.

Nella curva di questo giorno

Veleggiando nella curva di questo giorno
in cui s’arrossa il cielo in un mare di silenzi
mi stupisco come allora del sorriso dei tuoi occhi
confuso nella scintilla d’oro delle pagliuzze,
intarsiano un nocciola vivo come il sole-
luce sognante che sillaba un alfabeto di gioia.

E’ un tempo lucido dell’inverno, un tempo d’arte,
i crepuscoli s’imbiancano della tua anima,
tempo della memoria di quando ne colsi lo spleen
nel primo fiocco, assediata da un’iperbole di tristezza-
ora invece è un velluto la terra che i tuoi piedi accarezzano,
mordi il suolo dove sbocciano i fiori a primavera.

Alla finestra, musicando con un vecchio libro
ti dedico i miei paragrafi d’azzurro, perso
sull’onda di un sentimento, soffio d’amore fattosi brina,
respirando il tuo nome ad ogni boccata-
persino il fuoco mi narra del miracolo di una stella
scesa dal camino ad illuminare la luce della stanza.

Passa il giorno senza sosta, scatta il sole nell’orizzonte-
sognando di risalire le tue colline e di respirarne l’odore
rivedo in ogni costellazioni quel lampo nel buio di te
ed ora non so se ci attende un destino di aurore o di nuvole.
Solo che in ogni letto di fiume è un nuotare controcorrente,
così come si protende ad ogni passo il nostro cammino.

Astro dalla luce candida

Hai viso di labbra di luna sognante
e il sorriso del primo fiore
che andrò a cogliere nel crepaccio d’un ghiacciaio,
astro dalla luce candida,
ultimo fiocco d’un inverno inseguendo l’odore della neve.

Saranno tutte notti illuminate
dal velo dei tuoi occhi e dall’azzurro delle stelle,
aprendoci poi noi in un canto di gioia
nell’arcobaleno di sole d’ogni aurora
salutata da trecce rosate di nubi prive di aghi di pianto.

L’essere supremo

Lui è pura luce irradiante
e fitta trama di gioia:
ci segue nei nostri giorni d’esilio
come l’architetto d’un futuro
privo dei mali del mondo,
proiettato verso un emisfero di pace
dalle vivaci tonalità di colore.

E’ l’essere supremo che c’accompagna
in questo difficile peregrinare
che sarà interrotto da una durevole fusione
con una colata d’oro, più uno scintillio di diamanti,
sopra questa terra che il sole accarezza.

L’esplosione delle nostre virtù
quando ormai sembrava dimenticata la via,
precario l’orizzonte.

Il nuovo sentiero d’armonia che si staglia.

Il fiume dei sogni e pensieri

Le acque scorrono limpide verso valle
in un gorgoglio lieto
fendendo la fitta trama di fogliame
del sottobosco dove vibra acuto
l’accento degli usignoli.

E’ il fiume che trasporta
le scie di sogni e pensieri
limpidi come l’azzurro del cielo
i cui riflessi di luce
sono accesi dall’oro del sole.

Una dolce cantilena accompagna
il loro fluire
e s’apre in un canto il sorriso
nell’ammirare la verdeggiante foresta
impreziosita dal suo sottofondo di suoni.

Il fiume dei sogni e pensieri
a sera si bagna della luce delle stelle
e in una fantasia onirica
sciama verso una nuova aurora
salutata da trecce rosate di nubi.

Va così verso l’infinito
senza temere d’essere arido
ubriaco d’una pioggia di sentimenti
sorti per caso dalla magia d’una polla
ed ora fonte inesauribile di desideri.