POSTFAZIONE A I SOTTILI PENSIERI DI CANTO

Proprio io che disprezzo i versi sentimentali mi accingo a commentare un poeta che produce poesie d’amore, forse perché mi è più vicino Catullo che qualunque altro poeta, ma una questione è certa il poeta che commento è una delle penne più geniali d’Europa, poiché io so che l’Italia non portà mai più dare,dopo Petrarca, grandi poeti d’amore, perché affossata nel decadentismo più atroce; al massimo da poesie erotiche, ma queste non fanno dell’Italia un posto passionale. Forse l’unico posto passionale in Italia rimasto è Napoli, al di là della decandenza insita nel luogo nefasto, dove la delinquenza condisce il sentimento; eppure in Napoli vi è la passione, ma Marco Galvagni, che è un poeta di Milano è ben lungi dal cuore napoletano. La poesia di Marco è immaginifica e progressiva; progressiva significa che viene alimentata da una progressione infinita di immagini e colori; ma posso anche considerare la poesia intima di Marco anche di un grado che raggiunge gli apici della Metafisica, ed è qui che io vedo il pagano in Marco. Marco è come un poeta pagano che crea passione resa forte dalla progressione infinita di colori. Secondo me il progresso ha bisogno dell’amore per raggiungere le mete più elevate, e se è un amore è metafisico allora questo amore innalza la filosofia e la condensa in creazioni eccelse. L’amore unito però all’immaginazione è qualcosa di più sublime, ed è proprio nell’immaginazione che si trovano le varianti più singolari del croma: Marco è anche un cromoterapeuta, con i suoi colori rende vivo il sentimento e ce lo rimanda a noi. Tutte queste piccolezze fanno del poeta un poeta geniale. Un poeta geniale non è detto che sia un grande poeta, poiché di grandi poeti non ne esistono, ma penso che un poeta geniale sia più utile al progresso di qualsiasi grande nome. La nuova biblioteca della poesia mondiale non è formata e non è mai stata formata da grandi nomi, ma solo da frugalità ,poiché sono le piccole opere che rendono grande la poesia. Non si può dire che Neruda e Tagore siano stati dei grandi poeti, poiché non è l’amore che fa grande la poesia, ma l’immagini che trasmette, ma si può dire che la loro poesia è stata utile all’uomo.Ebbene io penso che l’utilità dell’amore unito ad una grande immaginazione faccia progredire la poesia fino a raggiungere mete inequivocabili, quindi questo abbozzo che lascio in calce a questo volume spero possa veicolare la nuova poesia che salverà il mondo alla fine dei conti, quando i numeri saranno troppi e la poesia verrà soffocata dal lerciume dell’uomo. E’ tutto il croma di Marco che devo esprimere in un commento,e io penso che per commentare un’opera bisogna essere quell’opera o si debba totalmente estranearsi da essa, ma qui io voglio essere quell’opera per vivere della stessa intensità.Ora io non so perché Marco abbia scelto la poesia d’amore, ma posso immaginare il vuoto che vi è nel suo ente, ed è proprio questo vuoto che rende una poesia sentimentale una poesia d’amore. Penso che la poesia sentimentale, che è inutile all’uomo sia totalmente diversa da quella d’amore. L’amore io lo percepisco nel vuoto, ed è dal vuoto che si formano le immagini. Pochi giorni fa Marco mi invia una poesia intitolata A Te, e io gli chiedo a chi fosse dedicata, e lui mi risponde che non è dedicata a nessuno.Bene, questo fa capire la differenza tra sentimento e amore. Il sentimento ha un oggetto da destinarsi, e quindi è utile solo al soggetto, e di minimalisti l’Italia ne è piena e io non li sopporto, ma l’amore ha come unico destinatario l’universo.Questo fa della poesia di Marco una poesia universale, quindi non solo utile all’uomo, ma all’esistenza, poiché ,se il sentimento può essere utile all’uomo nella sua stupidità, l’amore nella sua immensità è utile a tutto l’universo.

Valerio Pedini