Occhi di primula

Falce di Luna d’azzurro
e occhi di primula
la stella del tuo sorriso:
lieta magia che indora il Sole
cucendo al cielo le note
del mio emisfero del tuo astro,
della fata del bosco dei pensieri
anello d’oro d’una favola di seta-
tenera carezza di rugiada
sui ciclamini delle gote tue.

Guardiano del cielo

O sera d’aghi di pioggia,
il silenzio vagabonda tra le stelle
mi scalda solo il giallo d’una pagnotta di luna
cucita in un sorriso al cielo.
Guardiano del cielo,
aprimi le porte azzurre del giorno
e fa sì che la pioggia ci ubriachi solo di felicità.

Dolci orditi di pensieri

Forse ancora per un’ansa di tempo
mi riposerò in questa casa vuota
(rifugio vuoto ed insicuro)
dove tutto scolora corroso dai giorni.
Qui, respirando l’odore delle sigarette
e delle stelle del cielo,
preparo dolci orditi di pensieri
ballando in battiti d’ali improvvisi
agganciato alla tua memoria
come un ricordo d’argento, pietra di rugiada.

Madre

Madre che alla terra strappasti il tuo nome
sortendo al mondo fra l’immobilità degli astri
tutti ti salutarono con grandi calici levati.

Fu un lampo tra i salici del tempo,
tu fosti il gladiolo selvaggio nato tra le zolle
fra le valanghe d’oro dell’impossibilità

il giacimento ora mirto sorto in uno scuro letto di cemento.

L’odore della prima neve, l’adorato bagliore nel blu,
il candore dell’unico giglio colto sulle pareti d’un ghiacciaio
tra sospiri di foglie nel vento d’edera della prima brezza mattutina.

Te che mi cullasti nel seno come un piccolo fiore nella terra
dove crescono i germogli dell’innocenza, come il sogno d’una fiaba
dipinta nell’azzurro stellato, come la luna e col sorriso di luna di quel cielo.

Te che fosti la prima carezza di cielo fra le striature dei pensieri,
il riso d’incanto che carezzava le siepi di giovinezza, l’esangue primavera
in cui ogni uccello volava sopra le nubi, cinguettando al sole.

Ad un sonno senza sogni, infestato da scarabei,
chiedo solo ora che tu sia la rosa bella, il sorriso cangiante d’ogni aurora.

Il gomitolo dei sogni

Tremo davanti alla tua stella
la sua luce evanescente di cometa
s’è fatta astro dei desideri.

Cogliendo i riflessi delle pagliuzze
intarsiate nel nocciola degli occhi
ho creduto d’entrare nell’argine d’un fiore.

Invece per respirarne il profumo di vita
ho prima letto il cartogramma dei tuoi silenzi –
opaco tracciava solchi di nuvole.

Tutto s’è fatto inerme e perso
quando ho pregato io il cielo
di ritrovare il segreto della mia scorza

e che fosse l’ultima alba comune
avviluppato in un gomitolo di lenzuola
a ripensare a te che m’hai rubato l’anima

io che invece coltivo l’idea bambina
di perdermi felice per sempre
in un gomitolo di sogni di luce

grondanti nell’arco stellato di visioni angeliche di libertà.

Credo in Te, Signore

Credo in Te, nella tua invisibile carezza quando, le notti di stelle silenziose, c’è solo un vagito di speranza nel cuore delle tenebre e Tu illumini il cielo della stanza con un alito di vento di vita e si dissolve la matassa delle mie paure in un canto di pace. Credo in Te, Signore, nel Tuo Spirito di luce, fitta trama di gioia irradiante calore e fiamma che alimenta l’anelito di speranza d’aprirmi, nel profumo di gemme della nuova aurora, nella luce d’un sorriso.

Sorriso d’occhi

Da mille silenzi
nati nel male degli sguardi
sorta la tua stella
amore per capelli sparpagliati
sorriso d’occhi
accennato nel dire ricominciamo
fiore sbocciato nell’argine della neve
rigagnolo d’inchiostro
sepolto in vene tumefatte
divenuto mare dei miei pensieri.