I sottili pensieri di canto

Solo tu sei la rosa che profuma d’amore la mia vita

in un bosco allietato persino dal profumo di pruni:

ecco tratteggiato il dipinto del sottile incantesimo

fra me e te, mia divina, figlio d’un’antica leggenda.

L’apice della gioia del mio cuore innocente,

sinora illuminato solo da un sole malato.

Nel rosa del dì passeggeremo mano nella mano

in tappeti d’erba ornati di glicini

o, d’estate, nella rena fine sul bagnasciuga

dove le nostre orme sulla battigia lasceranno una scia di libertà,

felici d’esser accanto come se fosse la prima alba fra noi

mentre, invece, l’antico incantesimo perdurerà.

Saranno tutte notti scarlatte fra noi, illuminati i nostri sorrisi

dal disco della luna che sorriderà ammiccando benevola.

Notti d’amore fra noi, giunti dal crepuscolo sino all’aurora

a giocare accarezzandoci, baciandoci per finire in una danza,

io da sempre perso di te, dell’oro della tua chioma

e del velo nocciola degli occhi intarsiato di pagliuzze.

La tua anima, invece, è candida come la neve,

ha un nitore, una purezza specchio d’ogni tuo pensiero.

Quel che più mi piace è la tua voce, ha note musicali

e riflette ogni tuo pensiero traducendolo in concerto di parole,

preziose e uniche come il rosso dell’ippocastano,

veri e propri sottili pensieri di canto.

Libellula o gabbiano

Libellula innamorata ti libri nell’aria

con occhi di luce e sguardo da sparviero

volando oltre queste catene artificiali

fiera d’esser preziosa e multicolore,

bella e rara come il primo fiore a primavera,

unica come una rosa in un campo innevato.

Non so se sei invece gabbiano maculato

che vola s’una distesa salina

libero oltre ogni orizzonte,

i cui sogni son custoditi dalle stelle

dalle quali scendi ogni notte

per risalire nell’aurora bruciando il sole.

Non c’è, però, libellula o gabbiano che voli

dischiudendo il chiavistello dorato dell’antico incantesimo.

Ogni notte

Ogni notte d’amore

s’accenderà in noi un’idea fra le lenzuola

e saranno tutte veglie palpitanti d’immagini colorate,

a volte un amplesso fugace

per poi immergersi in sospiranti sogni,

io di te e tu di me.

Ma quasi tutti i giochi di tenebre

varranno dalla vista di Venere

ai baci del sole d’aurora

in cui, madidi di sudore,

ci toccheremo imperlandoci

e anche fra le gocce ti farò gridare di gioia.

Mia fata

Vivremo nella sontuosa dimora,

tu, angelo del focolare,

pura luce che illumina da sola l’intera casa,

tra pareti di velluto ornate dai dipinti di Matisse

e attenderò al desco i consueti manicaretti,

felice d’esser con te sotto le medesime tegole.

I riflessi rossastri del crepuscolo

possiedono la magia d’esser il dolce preludio

a notti accanto alla mia rosa profumata,

mia come in una favola

sorta da antiche leggende

e che possiede la benedizione d’un sorriso di luna.

Scorgerò te, i tuoi capelli frumento, trecce di sole

e l’accecante luce degli occhi nocciola.

Poi il tuo corpo alto e sinuoso,

i seni d’oro che ti brillano nel petto.

Infine il tuo fiore

e sarà l’apoteosi dei sensi ogni notte accanto al tuo profumo.

Ci stenderemo accanto avvolti in un gomitolo di lenzuola,

ognuno inebriato dell’odore altrui.

Presto entrerò dentro di te, mia fata

e madidi di sudore ci sbizzarriremo in saliscendi.

Sinché l’eco delle tue grida non fenderà le tenebre

protraendosi sino al primo bacio dei raggi.

L’angelo del focolare

Giungeranno le rose dell’aurora

dopo ogni notte scarlatta fra noi

e destandoci accanto stremati,

ci copriremo di coccole e baci

lieti di solcare il medesimo sentiero

dal quale spazzeremo ogni foglia.

Un dì, in un’alba afosa,

ce ne andremo per lidi stranieri

in cui saremo le due medesime anime

gemelle in un futuro di magia,

forse imbarcandoci s’una nave dalla fragile chiglia

sfidando i marosi.

Dopo ogni sortita faremo ritorno alla dimora

dove sarai l’angelo del focolare

col tuo incedere leggiadro ed il viso

che taglia l’aria d’ogni stanza perché i lineamenti

sono talmente perfetti che incutono timore

al passante che malauguratamente ti lusinga.

Angelo del focolare perché domini l’intera casa,

le stelle d’argento dei tuoi occhi

rilucono illuminandola e mantenendo il chiarore.

Sarai la mia principessa,

mio astro sortito una mattina di neve

bagnata da aghi di pioggia e da un sogno.

Le note musicali della tua voce

La gioia stellata dell’ebbrezza di starti accanto

traduce le note musicali della tua voce in armonico concerto d’idee

figlie della tua anima del candore d’un giglio,

d’una mente pura scevra d’ogni ombra

e diventano acuti del profumo d’un fiore,

dolci aromi di velluto come la tua pelle.

Sei la superba creatura, ho scorto la scintilla

nei tuoi occhi di luce un gelido inverno,

il tetto dei fiocchi a far da mantello ai nostri pensieri,

in quella casa straniera in cui il destino incrociò vite di gelo

ed allora noi soffiammo insieme sulla brina dei vetri

per donarci a vicenda l’idea di libertà.

Ora ogni giornata baciata dal sole, nel cielo rade nubi

e quand’anche scendessero fitti aghi di pioggia

ci ubriacheremmo solamente di felicità.

Perché con te accanto saranno giorni di tuberose,

in ogni viuzza la tua cintola stretta a me:

sei il regalo più raro, ora scendono lacrime di commozione.

Ogni crepuscolo vedrò il tuo fiore,

saranno tutte notti illuminate dai riflessi del tuo sorriso

e dal blu degli astri, giunti in amplessi,

lieti d’essere un binomio, due stelle binarie

orbitanti nella medesima, magica traiettoria,

noi nati figli d’un dio minore e senza camicia.

La favola d’amore

Hai occhi nocciola ornati di pagliuzze dorate,

le trecce di sole scompigliate nel vento,

il corpo flessuoso dalle tonde coppe d’argento-

stella scesa per miracolo un inverno nel camino

per poi illuminare l’intera dimora,

non cometa che sa solo d’assenza.

Ed ogni alba sarà la favola d’amore che si rinnova

ebbri di raggi che filtrano tra greggi rosati

noi accucciati accarezzandoci nel letto,

felici di vivere accanto su questa terra azzurra,

due cuori pulsanti in unico battito.

Destandoci con un bacio, le palpebre intorpidite d’amplessi,

c’inebrieremo d’aroma di caffè.

Saliremo le colline in fiore mano nella mano,

ce ne andremo nei boschi aspirando profumo di ciclamini.

Sei la mia principessa ed io ti porrò una rosa all’occhiello

per riposarci poi accanto, il cielo brunito, tra i fili d’erba.

Dischiuderò il vecchio portone nel rosso crepuscolo

e saliranno presto profumi dal cuscino.

Poi, stremati, ci coricheremo vicini tra le lenzuola

accarezzandoci le gote rosse d’emozione come la prima volta.

Bacerò prima timidamente e poi con foga la tua bocca di fragola

e sarà il preludio al consueto, magico saliscendi d’amore.

Dea ramata

C’è un velo d’argento in sguardi innocenti,

segnati da antiche miserie,

intrisi di tristezza che si tramuterà

in luce figlia d’una favola

scritta dagli albori del tempo,

memore d’un destino disegnato.

Futuro strada scoscesa da scalare

ma con scorza d’acciaio si arriverà

a baciare la luna, a stendersi in una macchia

come se fosse il primo secondo dorato

d’una vita in case sempre dai vetri brinati,

illuminati poi dai mille occhi delle stelle.

E saranno corse a perdifiato per campi odorosi,

le nostre mani intrecciate in ghirlanda,

io perso del profumo dei tuoi capelli frumento

nella dolce ebbrezza di solcare ogni via

stendendoti ovunque un tappeto rosso,

un tappeto invisibile, dea ramata.

Rotolandoci innamorati nell’erba

voleremo con ali di cera sino all’azzurro

ridiscendendo per lambire un ruscello.

C’immergeremo felici nel letto

nuotando controcorrente,

com’è nella vita il nostro cammino.