Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

balele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta per disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

quanto basterà per raccogliere baci di velluto.

Dedica

Alla stella che mi donerà luce

in un’alchimia che notte e giorno

germinerà in lingua tramutata in favola

Untitled

Dopo il fiorire di rose d’aurora

l’ora netta scivola

nel crepuscolo quando brillano

insegne e negozi della città-

sarò pioniere sotto un brillio di stelle

della regione dei tuoi piedi increspati.

Profondo amore s’appiccicherà

al petto, ai capelli, ai baci,

l’intero corpo la cui anima t’attende

catturati finalmente da amore profondo

e l’onda affamata si sazierà più tardi

nella solitudine del gelo delle pareti.

Amore senza parole

farina ove impastare con mani leggere

la frenesia dei palpiti-

un’oscura corolla scossa

rovescia le sue pene nell’oscurità,

ti vorrei abbracciare, sei un circuito fosforico.

Si allontana il naviglio del mondo

facendo ultimi segnali alla risacca

che torna al suono acuto del mare-

ormai gli ultimi naufraghi sono partiti.

Andiamo guardando le onde

perché non è in quel velluto blu la nostra vita.

Le due poesie che leggerò al reading Eco di Poesia Arti in Versi coordinato dalla Sig.ra Lina Luraschi, Via F. Cavallotti 7, Como, il 15 giugno 2019 a partire dalle ore 16.

LE TUE MANI DI PIOGGIA

Alba senza ritorno fra membra assopite

riflesso simmetrico di donna fulva,

le iridi ramate di donna leggiadra

la chioma fluente del grano

le amorevoli mani e i seni aguzzi

non vincono la iattura d’amarti.

Fai parte dell’eco

delle crepe dello specchio

della stanza e della città.

Ci siamo divisi in due parti

la tua l’avevi votata a me-

la mia te la consacrai.

Le tue mani di pioggia su occhi bramosi

fioritura feconda

rabescavano radure dove una coppia si baciava-

eravamo io e l’angelo profumato.

Cirri di sereno, torpide primavere

estati dalla gonna rialzata.

In un mattino di sughero

lei ha arrestato la corsa

in un campo di girasoli.

Tutto ciò che ho voluto

è stata un’armatura prescelta fra le macerie

dell’aurora più cesellata.

IL MONDO DA UNA MONGOLFIERA

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la tua stella,
esplosa nell’aria d’aprile
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

Untitled

L’amore in un otre di giada,

immenso come un prato fiorito,

ti diedi ma camminasti sul fuoco

con scarpe sgualcite, smorzandolo.

Non m’arrestai nella lotta furiosa

non cessai di solcare il sentiero

verso il bagliore del tuo firmamento-

t’innalzerò trionfale fra le mie braccia.

Allora non misurasti la mia statura

e l’uomo che mai da te s’allontanò.

Non aspettare che ti osservi nella distanza

almeno passeggia con la mia immagine.

Rimani sul mio sentiero ornato di glicini

anche se le lame dell’aurora t’accendono

perché in una nuova alba, tra foglie ingiallite,

incroceranno di nuovo i miei occhi la tua scintilla.

Sul lungofiume

Piante maggiori

coinvolte nel fuoco,

bionde o brulle, bruma o rugiada

fiori estremi maledetti.

I tuoi seni di grazie accettate,

risate fra gli alberi, corse affannate.

Sono venti d’uragano.

Uragano che protegge le sue creature

frantuma steli di luce

assegna erbe agli insetti

nelle fumate dell’autunno

nelle ceneri dell’inverno.

Randagia dalla fronte spianata,

il suo cuore, i suoi occhi-

è una stella bionda,

le sue orbite palesano i pensieri

trapuntati veleggiano in un gruzzolo di luce

nel tepore della stagione delle rondini.

Sul lungofiume di ramature

palpebre dischiudono intriganti occhi nocciola

dal bagliore dell’eco del fuoco.

Sul lungofiume dalle labbra umide

compenetrando la sua anima d’ombra

svanisce ogni assedio di pena.

Untitled

Forgiata nel corso degli anni

porta la benedizione e la cenere

morde emettendo sibili acuti

ogni foglia del sottobosco-

ha occhi corvini di lucciola libera

nel transitare accesa come una stella

Aprimi le tue labbra, fiamma di luci

per cogliere il varco al tuo astro

per aprire tutte le porte del cielo-

io perso nei sogni tuo prigioniero,

dei tuoi lineamenti leggiadri,

della simmetrica figura statuaria.

Saranno inumidite le lenzuola?

Il mio silenzio è voce d’uomo

che t’indica la via maestra.

Rotoli nell’erba palpeggiata dal rivale

il vecchio sudore del seme un rampicante

di farina che scivola sino alla tua bocca.

Ah lievi, pazze coppe agili

aria che scende in un mare a valle

come il sole a forma di colomba.

Ah sapori, palpebre d’ala viva

con un tremore di stelle, fiore.

Ah cosce snelle di miele svestite.

Untitled

Se morrai le foglie degli aceri cadranno sul mio capo

pioverà sul mio cuore giorno e notte

d’inverno la neve brucerà la mia anima di giglio.

Camminerò tra freddo e fuoco

il velluto dei miei piedi vorrà andare dove dormi

perché avevi in dono un solo uomo.

Ma se vivrai, giungerà l’agognata vittoria

anche se privo di sillabe t’intonerò un canto-

la vedrò in una pioggia di lacrime di commozione anche se cieco.

Untitled

L’amore con stelle e spine ti ho offerto

in una coppa ampia come la terra

tu vi camminasti con tacchi netti

spegnendo l’ardore delle mie fiamme.

Non cessai di marciare nella lotta

verso il pane, il grano per noi

e ti rimirai come non mai

occhi d’uomo torneranno ad ammirarti.

Allora non misurasti la mia statura

il mio sangue, il frumento, l’acqua

mi confondesti come un insetto

che planò sulla tua veste turchese.

Prego che tu non m’osservi distante

che perlomeno passeggi con la mia fotografia-

io continuerò a camminarti nel velo dei pensieri

dischiudendo smisurate strade opposto all’ombra.

Untitled

La chioma disciolta, corvina

dedita alla verità

cercava fortuna di diamante

in braccia di quercia secolare,

offriva un cielo di panna a sguardi

lucidi, sensibili alla vita, più nulla

chiedeva a memorie insabbiate.

Futuro amore irripetibile

tendeva trappole d’avorio

come il pescatore che artiglia prede.

Suonava un pianoforte di neve la sera

per richiamare brame fra canti d’uccelli,

un pianoforte con note audaci.

Per lunghi giorni costellati di collera

per desiderare lunghi orditi di baci

per sancire la vita sino al firmamento.

Furon mille donne ignorate, ignare

per prescegliere colei che restò sola.

Untitled

Vado solcando le vie della città,

ti parlo da un capo all’altro

ti racconto di questa metropoli

drappeggiata di desideri,

dei suoi promontori, dei suoi fantasmi.

La campagna è geometria di smeraldo

il grano del sole sui nostri capi

alimenta i miei pensieri: rido, sogno

entro le fiamme, le effervescenze dell’astro.

La mia bocca sarà al tuo guanciale piumato.

Untitled

Amica delle erbe di fiori,

nemica delle insidie

buona ma selvaggia creata per me,

bocca di fragola d’un’antica memoria

bocca accesa dai miraggi della notte.

Il primo passo del tuo veliero,

acuto come la nenia d’un bimbo,

furono mille orchidee in un arcobaleno

sfavillante ponte d’una nave-

la tua immagine eco riflesso d’una rinascita.

Guadagnare un eterno istante

per mai più dubitare di durare all’infinito.

Untitled

Sotto le vette innevate

i nostri occhi chiudono le finestre

non temiamo la quiete di primavera,

le quattro pareti della stanza

chiuse nella nostra immobilità,

di cartone, bersagli per il pavimento rarefatto.

Un rifugio inquieto,

uno scenario banale.

Ma non è qui

che i nostri viaggi, le migliori follie

cominciano e non finiscono.

E’ qui, invece, che calchiamo l’universo.

Uno stolido nembo di nubi fugaci

dall’eterno sorriso, i laghi dorati in fondo alle piogge,

la lingua del vento tiepido di maggio

gli anelli dell’anima.

Le sensazioni, l’incarnato delle donne a primavera,

la più bella è un balsamo che invita al riposo.

Le forme del vento cangiante

sul filo della chioma corvina-

ognuna una coppia muta

con un solo indumento, con un desiderio sordo

adagiato ai piedi del proprio riflesso.

Una coppia senza limiti.

Untitled

Appartengo ai greti

dei ruscelli più lieti.

Conosciamo il limbo del fiume

più acceso delle praterie fiorite.

Viviamo in un solo zampillio,

apparteniamo al porto più felice.

Lontani i fiori avvizziti delle vacanze altrui

avanza appena un’ombra di paesaggio

si eclissano le strettoie della libertà-

portone che si dischiuderà con un chiavistello.

Speranza ci logorava

in una città impastata di carne e miseria.

Calerà nel vermiglio crepuscolo

sul tuo volto la palpebra del sole

sipario dolce come la tua pelle

dagli aromi di velluto

nella salubre vegetazione di boschi e uccelli

diafana più delle lame di luce dell’alba.

Saranno i nostri baci, le carezze

a misura di noi stessi

più oltre tutto è macerie.

La nostra gioventù si denuda e sogna,

l’erba s’arriccia in sordina

su strati innocenti di terriccio.

Untitled

La luce di quest’aurora

son tonfi di palme

giochi esaltanti di domande

solenne rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stenderemo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dallle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

Untitled

Un uccello muore trafitto

ruderi alle tue spalle

penzola un relitto di luce

lama tagliente d’aurora

gli anni contano meno dei giorni

la vita meno dell’amore.

Varrai baci solo il tempo di provare

ciò che in me stesso rimane

tutto sarà chiaro sotto il lenzuolo bianco,

il gomitolo che ci avvolgerà-

mi sta attendendo e mi libererà.

Untitled

Le feci io il primo,

vivace passo su questa terra azzurra

con un monotono vagito di bimbo

donandole orchidee all’infinito-

sfavillanti come la neve

ardenti come il sole di mezzogiorno.

Il gallo alle porte d’aurora

avrà frantumato il tappeto della notte

su rulli di vivacità.

Non si leverà tanto presto il capo

verso il sole che si adorna

ma si occulterà dietro gli occhi.

Si leverà poi verso una lama di luce

la tua bocca più vorace d’una mimosa,

bocca celata dietro a ciglia asciutte-

presto si occulterà dietro agli aghi di pino

dispensando sogni nel silenzio-

collana spezzata da parole ribelli.

Un’altra bocca per giaciglio

amica di erbe febbrili

selvaggia e buona creata per me

e per nessun altro-

bocca immemore d’ogni linguaggio.

Bocca illuminata dalla mia anima!

L’incendio

Sciogliendo la chioma di grano,

timoniera di baci,

s’apre in un sorriso sotto i riflessi azzurri del firmamento.

Ha occhi muti come la luna.

Nel mantello delle lenzuola le stelle,

i boschi, gli uccelli, la schiuma marina.

Sono occhi di piombo e di piuma,

un’acqua misteriosa nocciola li serra,

donna alta e avvenente in vestaglia turchese.

Scorgo stelle silenziose

il sangue degli astri cola in lei,

la loro luce sorregge le sue natiche.

E’ passione, vino, fuoco, baci.

La mia vita di cenere

vola verso il suo corpo pieno

come la notte di altri astri.

E’ il desiderio che monta nella brezza.

E’ l’incendio!

Luminaria di luna sopra i campi soli,

fiore, fiore della mia anima.

Una sottile carezza la fa ardere,

l’intero corpo fumigato nel ventre.

La chioma d’ali frumento vola nel vento.

I ragni del pube in fremito.

Nella trapunta delle stelle

Bionda dea,

chiudi gli occhi per adurnarvi il sole

d’oro come i capelli

fluttuante nel vento come un fiore d’aprile.

Sei la verde salubrità della terra,

diafani l’aria, i laghi, i boschi.

Le labbra dischiuse in un sorriso,

labbra di fuoco

fiamma ardente del desiderio di baci

colti dapprima in uno spleen di rassegnazione

ora prato fiorito di mimose-

il loro respiro giunge alle zolle.

Più preziosa d’un’ostrica marina,

d’ogni nota dell’anima,

di pensieri di fuoco

che solchino la frescura del corpo.

Femminea fra gli altri astri

colei che risplende, dai ghiacci, in un secondo.

Prima ed ultima hai perso il tuo fiore,

svanito come un petalo di rosa reciso

vivi per le vibrazioni del cuore

per bagnare di pioggia di gioia il mio cuore

per illuminare notti scarlatte con le coperte

a far da mantello alle eco nella trapunta delle stelle.

Stelle di sabbia

Il cielo dalle nuvole nere

con la sua luccicante chioma corvina

m’infonde un senso di libertà fisica.

Il volto di lei ha il colore dell’ora,

scioglie i nodi dei nastri ai polsi,

il suo cuore è duro come il pane.

Ad alta voce,

l’amore si leverà agilmente

con intensi bagliori di astri nel firmamento.

Ad alta voce le aquile

soverchieranno il germogliare d’altri doni

sconvolte da un avvenire flagellato di baci.

I suoi occhi sono orbite di luce

con scintillanti iride d’onice

accese come i riflessi del suo sorriso.

Con fiori di trasparenza

i colori dei suoi pensieri

m’annichiliscono in velo di parole cromate.

Favola onirica rappresa in fiori di brina

innamorata, giovane e bella

ha atteso i primi giorni di primavera per manifestarsi.

La fatica della notte, il riposo, il silenzio

un mondo che vive fra stelle di sabbia.

Quando lei ambra è pietra trasparente.

Il battello dei sogni

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi

del loro colore ambrato,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione di marea,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

Un ciclamino nel sottobosco

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima d’arazzi.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco

io te lo pongo sulla veste.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di cinguettii d’usignoli.

Notte franta dai sonagli dei tuoi polsi

dal rumore delle onde del mare,

marea risacca del firmamento,

dal taglio d’un orizzonte di baci-

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

Spirito puro ma guerriero

Non sa tramare insidie

lei spirito puro ma guerriero

difficile, così difficile da sedurre.

E’ il suo sguardo a lasciar trasparire costellazioni

in me ha posto il suo anelito

su di me ha lanciato l’aerea rete di certezze.

Innamorata in segreto

nude parole empiono l’aria

ti scoprono il collo e i seni

le palpebre si dischiudono di luce

perché nei tuoi occhi i baci

mostrino di te solo corpo ed anima.

Si protende sul mio viso di pietra

ignaro il suo cuore

confida, scorda.

Sotto le nuvole delle sue ciglia

il suo corpo s’assopirà sul mio petto

il profumo del capo sprofonderà nei sogni.

La brezza per una strada che avrà fine

i passi delle foglie più spediti-

t’accarezzerò in un diluvio di colori-

i tuoi occhi fugano la luce

hai denti scintillanti come il fuoco

la bocca fiamma d’ermellino.

Un albero di luna

I tuoi piedi di velluto nell’ombra,

le tua mani nella luce

guidano il volo d’aquila reale,

volteggia in un cielo d’innocenza-

tra la rugiada dei fili d’erba

le mie labbra conobbero il fuoco.

Porgendoti la mano incrociai i tuoi occhi nocciola

che mi stanno scalfendo l’anima nei sogni

in un palpitare d’immagini colorate.

Non importa per te che hai occhi non nati:

quando aprirò il libro d’acciaio del secolo d’oro

isserò bandiera di te, stella prigioniera.

Dal blu della volta celeste

m’avvicino ai raggi dorati della tua chioma,

terra di grano nata dal sole-

si prepara il confine di notti scarlatte

nella mia anima rosso ciliegio

e accende pietre e ciottoli levigati.

Perché cresce l’onda del mio cuore

facendosi pane

e che la bocca lo divori-

il mio sangue è vino che suggi.

Il fuoco è l’amore rupestre che c’infiamma.

Io e te siamo un albero stellato di luna.