Ispirata dalla canzone Una poesia anche per te di Elisa, contenuta nell’album Soundtrack ‘96-’06.

No so che firmamenti accenderei

perché tu sia felice-

piango lacrime invisibili d’aria,

solamente gli angeli le portan via.

Germorglierà nuova stagione,

aspireremo profumo di rose.

Nasceranno, nell’orizzonte,

poesie solo per te,

per te che hai intessuto sogni

di cristallo fra le stelle

troppo fragili

per rivelarsi lungo il sentiero.

M’apparterrai, dea ramata,

come un piccolo fiore alla terra

come gli astri alla volta stellata.

Ora sei anelito, speranza

dolce sostanza

d’un futuro di miele e velluto.

Il tuo segno rimarrà.

Questo nodo lo scioglierà il sole

come sa fare con la neve,

sei la nota dell’anima

dalle variegate cromature-

mi compenetri come un diamante.

Il nuovo sogno

Per il sogno smorzato

avanza una ghirlanda

nel bosco incantato dei pensieri.

Il nuovo sogno

dei tuoi occhi nocciola di luce

che, come Eolo furioso,

spostano la rete del vento

in cui fluttua la tua chioma d’oro.

Nel cielo un petalo di luna

osserverà il secondo d’un bacio.

Il segreto d’amore

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

I titoli dei giornali

Da dove provieni pianta scura,

fulmine nero?

Forse sei scesa dall’eco azzurrato

di gelide stelle

o vieni da una risacca marina

dove sei onda di marea.

Appartieni al nitore della mia anima

come il continente più lontano,

vi è, nei tuoi occhi d’ambra,

la trasparenza d’un raggio segreto

di luna. Ora non parlare…

…lascia filtrare quel raggio dal panno dei vetri.

La tua chioma è lettera pece

piena di notizie del rivale.

Di notte solco strade sbiadite

illuminate da luci gelate,

raccolgo giornali i cui titoli

mi parlano della tua voce lieta.

Nelle quattro mura di cartone

osservo la tua fotografia,

m’intrufolo nel letto col soriano

poi gli racconto del tuo sorriso

fra le crepe dello specchio

mentre la tua voce mi chiama crepitando.

Il pianoforte dei miei versi

Perchè continui a percorrere

il tuo contorno, le linee armoniose

ti coricherai sul pianoforte dei miei versi

come in terra di boschi o di schiuma

nel sapore del gusto dei frutti delle zolle

o nelle note vivaci della musica marina.

Hai piedi morbidi e arcuati

identici ad un antico lamento

delle anse del vento o del suono-

giunge alle tue orecchie perfette,

infinitesime e rare conchiglie

del fantasmagorico reef del Mar Rosso.

Uguali sono i tuoi seni paralleli

e sono, spiccando il volo, le palpebre

che si dischiudono in una luce di stella

o si serrano rarefatte di ciglia-

mai una perla di lacrima, asciutte-

due città sconfinate nel mare degli occhi.

Non è solo luce che cade nel mondo

il bagliore delle iridi d’onice:

è soffocare la neve d’inverno,

da te emana luminaria nei campi

perché sei la stella, accesa dentro.

Sotto la tua cute canta la luna.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Giacinti di luna

In te sono giacinti di luna

l’eco azzurrato delle stelle

il chiarore e l’umidità

di perle di rugiada d’aurora.

Trascorre uno sterile giorno,

passa l’anno con corteccia di tartaruga

non avanza che un sogno di capelli,

la lingua dorata che si tramuterà

in favola d’amore che della sete

delle sinuose forme si alimenta.

Nelle acque marine in rivolta

quando le crepe dello specchio

si riflettono in un abisso,

quando si leva il fiore di carta

dipinto con audaci grafemi,

quando tutto mi dirà che un giorno bigio

s’è smorzato nel rossore del crepuscolo

ci saremo divisi nel medesimo oceano

con bocche incatenate piene di sale.

La folgore d’un incendio

La miseria rampicava ancora sulle mura,

morte riteneva di palesarsi-

hai una folta schiera di amanti

risoluti a procedere sfidandosi.

Ambivano ad inebriarsi di se stessi

i loro sguardi sognavano di suggere il miele,

amavano il tuo cielo per gli ardori

erano nati per penetrare nel nostro autunno.

Quanti baci appassionati pascendo

sotto la luna benevola, quanti richiami,

quanti sconfitti per eccesso di brama-

io t’attendo e sarà l’eco del tuo sorriso.

Non c’è foresta arsa che tenga

alla folgore dell’incendio

delle spighe di grano infiammate,

ad un bacio irruento che dice “t’amo.”

T’amo e t’adoro

fra le risa nelle isole,

al limitare delle fertili valli

perché i fiori proteggono l’erba della tua pelle.

La donna dei miei sogni

Le tegole del tetto

saranno inondate da luce d’alba

lì si considera ora ombra di tomba

ma altri nidi ha il mio paesaggio femminile

altre finestre della dimora

dove il vento agiterà le nostre calde lenzuola.

Perché il paesaggio

saranno i suoi occhi ramati

i suoi morbidi seni poi turgidi

eretti a fonderci in una colata d’oro:

non un dito del mio corpo ti sarà lontano,

le nostre calze sovrasteranno i cirri.

Lei è la zavorra perduta delle ali

la stella che sta per eclissarsi nell’inerzia

ma orbiterà in una binaria nella medesima traiettoria,

la palma prestabilita che si dibatte

agli ululati del vento

mentre un’impietosa freccia colpisce il fiore schiavo.

Ma sarà certo il frutto deflorato,

donna spossata che lenta si rigira

nell’idea che s’accende ogni notte sia di stelle che di pioggia,

una donna che trae origine dai miei sogni

per il mio desiderio d’amare

e mai mutare su questa terra azzurra.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lunga lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli attutiti da tenere ombre-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma di carbone-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida come un giglio

o rosei come il pulviscolo che si eleva nel canto stridulo dei capricci.

Il garofano è come miele

Vivrò del tuo sorriso
che illuminerà i giorni
affondandoti il naso tra i capelli
cercando la tua natura di luce,
stelle e gelsomini.
Di che sudi, di che profumi, di che foglia?

Il garofano è come miele,
è il fiore, terra, aria e fragranza dei campi,
odore, sul velluto della pelle,
del tuo sguardo che irradierà calore
come la freschezza d’una strada
percorsa tra scintille diafane mattutina.

Aroma e coppa di colomba
per te la mia mano percorre la luna.