Volando in punta di matita

Per questi giorni mesti

vane son le rose,

son solo bagliori impazziti

che attendono la tua stella;

una lingua repentina di fuoco

scende nell’estate sepolta.

Sarò marinaio padrone

della rete delle tue onde,

solcandole privo di quell’abito

ad intarsi d’oro che indosso

volando in punta di matita,

aprendo col pensiero lo scrigno

che custodisce i tuoi intimi segreti

e non concederà appello il mare

sconvolgendomi col martirio dell’amore.

Storia incisa nella sabbia,

storia senza coni d’ombra

che empie d’oro la cupola del mio regno.

Le mie note giungeranno a te

come una stilettata

perché la mia ragione sei tu,

figura di dea sulla terra.

Il rivale

Dove sei ora?

Chi fa scivolare

il seme liquido che si arrampica

sino alla tua bocca?

Tra la cravatta e il cuore

m’assale una fitta intercostale

per l’immensa gelosia

del rivale.

Osservo quant’è vuota

senza di te la casa,

come dal panno dei vetri

non fitri alcun raggio.

Così t’attendo:

non lasciarmi tra queste mura

come una cosa dismessa

ed abbandonata qui per caso,

La mia bocca d’esilio

Le tue trionfali orbite bianche

fanno cadere luce sulla terra,

i tuoi alberi d’oro

la irradiano sino al cielo stellato.

Che splendore le tue, le mie mani

che possono dischiudere il portone del cielo

cogliendovi la stella più bella-

sarò il tuo feroce pungolo.

La mia bocca d’esilio ora morde solo uva,

presto la tua carne che si conficcherà

nella mia errante, allo sbando

in questa casa amica ma straniera.

La mia figura di quercia,

la mia chioma di minerale opaco,

i miei occhi d’una collana di giada

non possono non farti vibrare le corde.

Saranno anni di baci fissi,

la luce si riposerà sotto le tue palpebre-

io l’accenderò in un canto rosso

sotto l’eco della volta.

Vieni, vieni da me usignolo

Nel fitto del mio petto

cadendo goccia a goccia sul cuore

il tuo nome come un sigillo

aprendo ampie conche d’oro.

Come in un sogno bollente estivo

da lontano mi chiami

come un usignolo nel sottobosco.

Anch’io rispondo a lettere di fuoco

il tuo nome e sussurro: “vieni, vieni da me

nella tua aura dorata

poiché da tempo immemore t’attendo.”

Il macigno dei ricordi

Nel tuo volto dolce,

fra i raggi d’oro delle rosee aurore,

filtra nella chioma di sole

il macigno dei ricordi

di tempi andati di mille occasioni smarrite,

per stigmati d’avorio, di cogliere la tua stella.

Hai dita che assomigliano

a petali bianchi,

unghie di pittura iridescente che sembrano

pietre morbide su radici rosse-

danzerei insieme al tuo profumo

sotto un cielo gravido di pioggia verde.

Pioggia che su di noi cadrebbe perdutamente

ubriacandoci solo di felicità.

Ma tu celi le tue forme

che brucerebbero nella mia bocca

assetato come sono delle tue linee

ed è una valle ombrosa il tetto bagnato che ci fa da manto.

Le reti d’alto mare

non trattengono acqua d’oblio,

l’acqua dell’oceano e degli aghi sottili

custodisce i miei sogni più segreti-

mi amerai assopita sulla riva d’un’isola,

ti prego custodisci le mie mani tra i seni aguzzi.

Piuma delle mie pupille

Ricordo con brama

la luce ramata dei tuoi occhi,

il tuo corpo dischiuso fiore

petalo di luna

che oserei percorrere nelle linee

in un tremore di stelle.

E’ un dardo acuminato

che mi s’è conficcato nel petto

ghermendo sogni rosati

come le albe in cui mi desterei

accanto al tuo profumo.

Un pugnale arrugginito che m’inchioda

e mi scalfisce i sogni dell’anima.

Altri ricordi sovvengono:

le tue sinuose forme,

il portamento leggiadro,

la chioma d’oro fluttuante

alla prima brezza d’aprile

che scorsi tra fiocchi e vetri brinati

ed accese le mie pupille

di cui sei la piuna.

Sei tu la vincitrice

Sei tu la vincitrice,

io solo poeta di meste chimere

anelante al tuo astro.

Sei tu la vincitrice

perché sai che non sono,

ora non esisto.

E’ minuta la mia vita

ma procedo sicuro

solcando la strada maestra

e in due salti sarò ciò che vorrai:

ci attende una vita di lusinghe,

di quotidiana opulenza.

Io ho solo due mani per volare

tu ne hai mille per cantare-

tutti ti desiderano ma ti stenderò

un mantello ad intarsi d’oro

sicché quando solcherai pareti

ornate di glicini

volgerai a me il mare degli occhi,

io nel velo nocciola mi perderò confuso.

L’orma del suo contatto

Veleggiamo noi onde

sulla medesima costa lambendo scogliere,

le sue parole nuotano nell’acqua

giungendo a me come un’eco riflesso.

Le mie mani non si sazieranno di lei

ed alla fine a non trovare quiete

saranno i baci.

Sono le orme impresse nella rena,

l’orma del suo amato contatto

che si dischiude e poi si serra come un grappolo.

Il suo corpo è il giglio

illuminato nella penombra della luna,

atto di fede e fuoco per lei che ha divelto

le stigmate dell’adolescenza inquieta.

Ha la cute del frutto maturo

da cogliere, suggere ed assaporare

in una prossima estate accesa da un solleone

col mare che insaporirà il suo corpo di sale

e quando il mio vello la compenetrerà

sarà ubriaca come la pioggia.

Per ora trema nei miei alfabeti,

parole che ode e ripeterà

giungendo alla folgore d’un incendio.

Dormo e son desto col suo nome,

con la sua parola di musica

e andrò per le vie del vento

respirando una raffica di luce.

Sei la più dolce

Sei la più dolce,

di te nude parole empiono l’aria:

da anni ne stai spargendo polline-

hai inseminato il mio cuore

d’un nettare delizioso.

Nelle notti di luna ammiccante,

notti che desidererei di porpora,

a te cado angelo trafitto

dalla freccia di Cupido

tra la polvere delle lenzuola

che m’avvolgono in un manto solitario.

Tenebre che lambiremo stringendoci,

io alfiere e tu gelsomino

in un fuoco non più d’ambra

ma scarlatto e diafano

come le lame del sole

con cui m’hai trafitto il petto pulsante.

In una bolla di sapone

accederai alle mie movenze, ai miei spigoli,

io allacciato da tempo immemore

alla tua folta chioma di sole

e agli occhi nocciola di stella,

sognando di mordere la tua carne

con labbra di baci.

L’ancella dei miei desideri

Sono lampi e tuoni che occultano

le tue trecce di sole-

scattano ogni aurora nella brezza.

Non voglio essere il tuo fantasma,

aver sempre le gote rigate di lacrime.

Se solo chiamassi il mio cuore ferito

verrei da te in fuga pazza,

solcando strade sterrate e radure ombrose

scendendo dalla vetta della solitudine

per giungermi all’ancella dei miei desideri.

Tu muteresti la tua conchiglia di ombre

in un inestimabile talismano

e gli uccelli, i leoni e i cervi

canterebbero all’unisono una dolce melodia

per te, colomba in segreto innamorata.

Il fiume

Il tuo volto è di vastità oceanica

con al centro la stella del sorriso

d’immenso nitore.

Dal tuo volto con un sentore

di pioggia verde

cade luce che crea cerchi concentrici

di dura forza.

Traccia la longitudine delle tue forme

sinuose e aggraziate

sì che quando passi per le vie

ogni sguardo ti lusinga-

ti stenderò un tappeto di luce fiera.

Il tuo sguardo sfavilla

e m’inebria di visioni,

di coccole e baci-

il cielo rosato a far da mantello

a futuri pensieri d’amore,

intrecciati in un incantesimo

sin da quando scorsi il bagliore

dei tuoi occhi nocciola.

E’ un fiume che scorrerà tra noi.

Nel bosco incantato dei pensieri

I tuoi occhi dove sono rimasti?

Stelle d’ambra sepolte

nella miniera d’un cielo di carbone.

Dove hai abbandonato le linee?

Diniego, peccato,

perché eri fosforescenza di giglio.

Ora entra nella mia strada,

nel mio mare, a una a una le onde

ci culleranno nella schiuma della salsedine

e d’estate, nei campi fioriti,

coglieremo susine-

io le tue mani,

i tuoi piedi,

l’ora di cristallo.

Non tornare mai dalla tua luna

ma vieni alla madreselva

del bosco incantato dei miei pensieri.

Entra nel mio sorriso, nelle sue perle

ad ammirarmi immobile

cantando una melodia.

Vieni da colui che è nel tuo cuore in fiore.

L’intreccio delle ragnatele

Nei sottoboschi dal profumo di pruni,

vuoti come i calici all’alba,

son custoditi i nostri più intimi segreti.

Perle di rugiada sgocciolano sull’erba

melodie d’amore

e rami sanguinanti rampicano.

Io custodisco il tuo nome

con uno stendardo di razza remota

e il muro azzurro del cielo

bacerà la mia vittoria sul pianto

perché i miei occhi, i tuoi occhi

s’incroceranno in luce d’avorio

per tutti i luoghi, tutti i campi che solcheremo.

Sarà sempre trasparente la dimora

dove sarai la colomba dalle ali piumate

custodendo nella sua coppa il mio sogno,

il sogno della lingua tramutata

in favola d’amore, la pace che sussurra

nei refoli di vento d’una tristezza acquietatasi.

Uno spicchio di luna opalina

sorriderà benedicendoci benevolo

e il cielo stellato, le carezze dell’aria

t’accarezzeranno la pelle fragrante,

la tua pelle di rame, color brunito

e il grano delle trecce frumento.

Esili copricapi di stelle

non piangeranno più lacrime azzurre,

riceverò nell’oro del sole

la visione della tua figura statuaria,

grappolo del mio regno.

Sarà il tuo contatto a gridare alla vita.

E il miele del tuo profumo

manterrà dischiusa la porta del cuore,

la speranza di scorgere sotto l’abito

la rosa di fuoco.

Ora rosa, verde e nero

è l’intreccio delle ragnatele-

si sostengono sui fili della solitudine

e il sonoro stupore della pioggia sul bosco

mi carica di sofferenza che scivola nell’ombra.

Io t’invito ad una vita ebbra di gioie,

in una spiaggia da cui parte un molo

dove attracca solo la mia nave

forgiata apposta per il tuo splendore-

altrimenti partirà per lidi lontani

toccando ogni porto, con mille

labbra da baciare, ricevendo poi missive

affrancate con filigrana straniera.

Una lingua di fata

Possiedi fiamma di luce

che t’avvolge in un’aura,

bimba mia,

quando nell’alba impazza

tempesta furiosa di lampi

e fazzoletti di carta smerigliata

sono i cirri plumbei.

Spira un vento inquietante,

tu sei il palpito vivo che lo fende.

Tra le fronde degli alberi smosse

sei la lingua che li orchestra,

una lingua di fata guerriera

che emette tenere note di voce-

mi fanno sognare il tepore

d’un abbraccio che porrà fine

a parole ribelli e a fuochi inclinati

e il volume dei baci.

Mi sacrificherò per te

Riempiti del mio cuore,

mi sacrificherò per te,

sarò il tuo simulacro.

Voglio esser qualcuno solo per te

perché sono colui che ti trascurò

ma sarò pioniere della tua anima.

Sento ch’è giunta l’ora,

l’ora in cui la mia anima gocciolerà sulla tua vita,

l’ora d’ascoltare il silenzio

di notti stellate

adesso che non voglio più

notti solitarie.

Desidero svettare sino al tuo astro,

il mio petto non deve smettere di pulsare

né oggi né domani:

non posso esser granello di sabbia

che volteggia e non si deposita.

Solo verserei un lago di lacrime.

Divelgi l’inferriata dei miei limiti

sciogliendo questo nodo

come fa il sole con la neve,

sei lava che fuoriesce da un vulcano:

lasciami libero di correre con te,

furiosamente libero.

Due anime gemelle in un futuro di magia

Dai campi fioriti,

nelle rosature di quest’estate,

emana profumo d’oblio

delle sottili note della tua anima,

dell’oro del sole dei capelli

fluttuanti in una lieve brezza

dove ora s’eleva stridulo

solo il cinguettio dei merli.

Amore a coppa di colomba

i tuoi occhi sono petali di luna

ove noi ci stenderemo pensosi

facendo all’amore in una macchia-

le pianure il mare

dei nostri pensieri velati d’incanto.

Sono solo un poeta di periferia

e ambisco a ghermire il tuo cuore

tracciando per te audaci grafemi,

suonando musica celeste con la fisarmonica.

Danza con me sotto le stelle

in saliscendi che scuotono le pareti-

nell’eco della volta saremo onde che galopperanno

fino ad essere una sola idea nella risacca.

Corri a perdifiato mano nella mano

in campi odorosi ebbri di rose muschiate,

gigli e tulipani. Il fiore più bello sei tu,

strapperò il più raro e te lo porrò sulla veste all’occhiello.

Perché siamo due anime gemelle in un futuro di magia.

Dischiuso anello dell’oblio

Dischiuso anello dell’oblio,

gioiello che riluce nella tua aura,

mimosa profumata un po’ collerica

accendi bagliori d’infinito

nella mia fragrante pelle di pane

che ambisce solo a congiungersi a te

in notti dal profumo d’amore

e vibranti d’aromi e ronzii

come quell’insetto malevolo

che ti cadde sulla veste turchese.

Mai ti dimenticherò,

regina di rara bellezza

e dall’animo del candore d’un giglio-

ci ritroveremo in praterie planetarie

che ammiro quando solco di notte le vie

e mi sento errabondo con la tua assenza

che prelude ad un tenero connubio

di dolcezze che ti farò con dieci dita.

Nel mio parco, giardiniera leggiadra,

sei bocca di luce

ed il mio cuore lavora nelle tue radici.

Un binomio

Saranno giorni al tuo fianco

col sapore della tua pelle, la bocca,

i baci.

Dalle mie labbra ora dimenticate

fuoriescono radici d’acqua-

le reti non trattengono la tua memoria

come terra acida e incolta

dove però germinerà rigoglioso il seme

dell’amore.

M’avvicinerò, issando uno stendardo,

alla luce del tuo volto,

agli occhi nocciola di stella

intarsiati d’incantevoli pagliuzze-

gusteremo insieme il sapore d’un frutto

di madreperla.

La dimora sarà la nostra patria.

La mia simmetrica figura statuaria,

la mia chioma di farina e di sale

non possono non scalfirti l’animo nei sogni.

Innumerevoli anni che avrei dovuto vivere

giunto a te in un grappolo

sinché avremmo lambito il firmamento,

ascoltando il silenzio delle stelle,

lieti d’essere un binomio destandoci madidi

ogni aurora.

Anni, invece, rappresi fra stigmate,

anni di delirio atroce per la tua assenza

coperto io dal medesimo cielo cupo dell’infanzia.

Polvere di rena ci separò

ed io ti cercai ovunque: tra i flutti, sui ponti delle navi,

nelle anse delle scogliere. Ma non m’avanzò

che la ghirlanda suadente della tua luce iridescente

impressa nei palpiti del cuore.

Cammineremo all’indietro, percorrendo la distanza

e da un luogo infelice scoprirò la strada segreta

per cogliere il tuo astro che in me risplende

ogni notte scabra che annienta.

Tutto l’amore esploderà come il beneaugurante sprizzare

di schegge di bottiglia,

sarà una medaglia d’oro a sancire il trionfo

ed un giorno, infine, percorrerò le tue linee

bacio a bacio.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Il segreto d’amore

Del segreto d’amore

non ancora rivelato

sappi, fata turchina,

che ne indovinerò il mistero

dischiudendo con un chiavistello dorato

l’antico incantesimo.

Libellula volerò oltre il muro di diamante

che separa i nostri occhi,

le bocche, i baci.

Ne varcherò il limite in tre balzi

anche se la tua voce e i tuoi capelli

non hanno parlato

sino ad aprire con foggia reale

tutte le porte del cielo e della mia vita.

Nei tuoi occhi marroni brilla una fiamma verde

Il tourbillon dei nostri sogni, amore,

è un sole malato che s’è tramutato in astro abbagliante,

sogni figli dei palpiti del cuore e delle note dell’anima

non certo chimere imbizzarrite che pazzamente volerebbero

oltre i confini del mare. Perché noi siamo

un’unica idea che viaggia verso l’azzurro.

Finiti i giorni bui, sarà pura luce nei tuoi occhi marroni

dove brillerà una fiamma verde innamorata, la mia.

Ebbri di raggi nell’aurora, scenderemo sul pavè lastricato

del vecchio paese dove si snoda un intreccio di vicoli.

Li percorreremo mano nella mano e, se passanti t’incenseranno,

tu volgerai a me il mare degli occhi, io nel velo nocciola mi perderò confuso.

Nel dì, sbrigate le consuete faccende,

ce ne andremo per i boschi ombrosi e vuoti come i calici all’alba:

io strapperò il giacinto più raro

illuminando il tuo sguardo di perla.

Solo per te, mia divina, che hai guarito le stigmate degli anni

e mi farai vivere in una terra di cielo, blu come le onde marine.

Nel crepuscolo ci stenderemo in un gomitolo di lenzuola,

t’accarezzerò piano il viso rapito dai tuoi lineamenti

e poi ti bacerò la fragrante pelle di miele.

Ogni notte sarà un viaggio infinito intriso di luce

perché entrerò dentro di te e i tuoi gemiti scuoteranno le pareti

dalla luna all’ultima stella.