Notti muschiate

Voglio percorrere i tuoi lineamenti

di miele e d’acacia

dalla chioma frumento

alla rossa pittura delle unghie,

immergermi nelle tue dolci colline-

sono color d’avena-

poi cogliere il frutto di madreperla

dei ragni del pube

trascorrendo notti muschiate

col silenzio della volta stellata

franto dall’eco dei tuoi gemiti.

Per i tuoi fianchi snelli ridiscendo

ed entro nel tuo profumo di rosa selvatica

perché sei un fuoco inumidito,

bizzarra puledra che vuol solo cantare

di gioia alla luna.

Ogni aurora con la tua luce

sarà un anfora bruciante di sole,

noi avviluppati esausti in un gomitolo di lenzuola.

Buone vacanze a tutti i miei lettori

IL CANTO DELL’ESTATE

Ascolta,

questo è il canto tiepido

dell’estate incipiente

dal sole d’argento

che scalda cuori solitari

e dal profumo dolce

dei garofani e delle rose di giugno.

L’estate dove, sulle rive ventose,

volteggiano i gabbiani lambendo l’aurora

e dalle praterie dai crepuscoli cremisi

coi trilli degli usignoli che salutano

in canti di rugiada il giorno trascorso.

L’estate delle brezze marine

in cui attoniti veleggiano i bimbi

in attesa di albe di stupore

emettendo vagiti di vita.

L’estate degli amanti

che intrecciano le dita in una ghirlanda

e, passeggiando sul bagnasciuga,

lasciano una scia di libertà.

L’estate delle grandi speranze

occorse per caso o per magia,

coltivate nella magia di notti stellate

in pennellate di seta al cielo ventoso

che sfoceranno in sogni o chimere

al primo refolo s’una foglia sfiorita.

V

Verrai a me senza che nessuno sappia

in un estate col sole bollente

rimarginando ferite aperte dall’amore,

garofano del mio animo di dolore.

Vieni a me come se trapassassi

nel sangue della luna ingiallita,

questo sangue che è il mio silenzio

tra stelle e dardi conficcati come punture.

Verrai a me cantando,

quel sangue sarà vino che suggeremo

in un calice immenso come l’aurora

che sorgerà per noi dallo scantinato

di pensieri, fremiti, palpiti solo per te,

bionda dea, colata d’oro e talismano.

IV

Sappi che t’amo d’amore della vastità del mare

anche se le mie parole sono ora solo ali silenziose

ma qui ogni alba s’innalza un cinguettio di merli

che cantano il tuo nome e i tuoi occhi di luce.

T’amo scivolando verso un orizzonte infinito

perché sei la bionda dea che m’ha donato

le chiavi d’una gioia ora solo nascosta in me,

un giorno grappolo d’immensità, stella a mezzogiorno.

Ti prego non lasciarmi in questo tunnel malefico

ma accendi, almeno, con le sottili note di canto della voce,

la luce recondita del mio cuore perso del tuo sorriso.

Sono come il gatto dalle sette vite,

ne ho invece mille per amarti sopra a questa terra azzurrata

e tu, in un alito di vento che ti scompiglierà i capelli, volgerai a me lo sguardo.

III

Sono innamorato dei tuoi capelli dorati,

fili d’oro, treccia di memoria inestinguibile-

hanno cortei di mille lusinghe per le vie

e io ne sono fiero prigioniero, saranno solo miei.

Allo spirare di Eolo furioso scattano nell’aere

lisci e morbidi come piume di gabbiano-

saranno la mia dolce visione d’ogni aurora

avviluppati ad un gomitolo di lenzuola col soriano.

Non scordarti mai che t’amo d’amore immenso,

per me sei la perla più preziosa d’un’ostrica

colta scandagliando fondali marini sotto onde impetuose.

E vado scendendo in un dedalo di viuzze della contrada

col cuore che possiede solo ombra della tua anima

attendendo di scorgere quella chioma sinché non svetterà la torre.

II

Dolce amore d’una vita caravella tra i marosi,

azzurra o rendi rosate le nuvole del mio cielo,

sii la mia stella, l’astro che abbagliante risplende-

io sono solo carne rapita in un esilio pauroso.

Vieni a cogliere i miei frutti, le ciliegie di quest’estate

e non esser più assenza ma sii l’universo,

la falce di luna che occhieggia gentile illuminandomi

i cui petali sono i medesimi del tuo volto.

Qui le notti sono silenziose e costellate di polvere,

solo il vento spira minaccioso sulle tegole

inducendomi ad un sonno funesto in un soffio d’aria.

Non c’è che la tua indelebile memoria, colomba,

sogni della virtù del bagnasciuga, di litorali

in cui coglierei indovinando con te il segreto della schiuma.

I

Ho sete dei tuoi occhi ramati, della pelle,

ora solco le strade in tetra solitudine-

un giorno il grano e le stelle saranno il sorriso

perché sarai mia, dai piedi alle radici.

Sono assetato del liquido della tua bocca,

adesso che come un cane all’inferno guaisco

e ho sete dei tuoi capelli frumento

e della terra di grano dove ci stenderemo nei covoni.

Che sia il lampo accecante del tuo splendore,

delle orbite accese di palpebre di ciglia asciutte

ad innalzare la mia anima alle vette del firmamento.

Che sia il cielo crepuscolare rosso fuoco

a far di me il tuo giaguaro, il famelico predatore

che, una sera di quarzo, toccherà con brama la tua cute.