La luce di quell’estate

Nel cielo di sole di quell’estate

con le nubi dalla pronuncia d’oro,

serpeggiava nei tuoi capelli frumento

un incanto amoroso e così nel mio cuore

i cuoi battiti erano palpiti – contagiati

persino gli arenicoli dell’intera spiaggia.

E quella tua chioma per me era ruscello,

prima edera del mattino e quel sole

accendeva le nostre passioni, stella come te,

l’unica del mio emisfero, astro –

l’immobile fiamma a specchio nei tuoi occhi,

le pupille acqua dei miraggi nell’orizzonte della rena.

Di quell’estate ebbra di raggi, tu eri l’unica luce,

ogni bacio di sale apriva a me le porte delle stelle,

tu la vera scintilla fra le lenzuola e la farfalla,

innamorata ti libravi nell’aria

sotto il sorriso lunare, sino ai vapori del mattino.

Passeggiando mano nella mano

le nostre orme scivolavano sulla rena

in una scia di libertà.

Gli uccelli

Gli uccelli si arrestano librando,

spiano invisibili prede

si mettono in caccia dei piccini.

Alla foresta suggellata da fronde

prediligono le arene roride

ove acquietarsi fra cinguettii.

In questo crepuscolo ci racconteremo

di noi e di quegli uccelli,

non presteremo orecchie

alla storia degli uomini mansueti

come animali domestici-

ci accarezzeremo in un diluvio di colori

in un asilo di luce

prendendoci cura giorno dopo giorno

l’uno dell’altra in un cielo rarefatto

in cui danzano questi uccelli

sulla tua figura sbocciata

e sulla nostra gioia in un firmamento futuro.

Aurore di trecce

Lasciami la fragranza di sale dei baci,
te che fosti il gladiolo selvaggio
d’ideali strappati alle stelle
in uno spleen di rassegnazione –
ora invece mimosa d’un verde prato fiorito
presso il frangersi infinito di onde.

E’ il suono dal timbro di cielo
dei tuoi capelli e dei baci salati
al giacere uniti sulla sabbia fine –
il bagnasciuga assomiglia al nostro amarci
in una rena d’amore, accarezzandoti
nel velo di timide e umide aurore di trecce.

Notte d’amore

La notte silenziosa viene franta
dal suono di campanelle dei tuoi bracciali
mentre s’accende fra noi un’idea fra le lenzuola.

E’ identica alla luce del tuo volto,
una luce di luna dove le pianure son mari di pensieri
bagnati d’amore dalla carezza di sospiranti sogni.

E in questa notte avvolta in cespugli di nebbia
ma dal cuore sereno e candido
sei il turbinio dell’uragano acceso della passione

spira sferzante sulle tegole sopra la stanza da letto.

Io nella tua assenza coglierei l’inquieto abbandono
ad un oceano di sentimenti bagnato da pioggia di lacrime
ma ora ci sei tu, amore, che splendi come una conca d’oro.

Perché io vivo della tua presenza
entrata nella memoria un indelebile inverno
ed ora strofa d’acqua del mare dei miei pensieri di canto.

I tuoi occhi e i tuoi capelli

Per essere il cielo di sole dei tuoi occhi

dall’immobile fiamma- le pupille

accese d’orizzonte nella rena –

vorrei essere luna tra le stelle.

Per essere l’oro dei tuoi capelli

nel mattino tornare a sognare ai primi raggi –

scende una pioggia che ci bagna d’aurora,

scattano nell’azzurro trecce di sole.

Persino gli arenicoli hanno un sussulto di stupore,

lascia una scia di libertà l’impronta dei nostri passi.

Buon Natale a tutti i miei lettori e alla persona a me più cara

IL SUO AMORE

Sei donna dalla bocca

di rose vermiglie che s’aprono come conchiglie,

maturano come spighe nei campi,

ardono come il fuoco.

Sei l’amante irresistibile,

la fiamma alimentata dalla mia linfa

ora fragile ora di quercia secolare-

caduta d’occhi feroce pungolo dal quale non scenderò.

Le tue mani sono ali vive

rigate a forza di segnare le ore del lavoro,

mani per reggere un cespo

di quelle rose vermiglie senza spine.

La mia ancella di talento

fucina di tutti i miei sogni,

il suo delirio,

il suo amore ai miei piedi.

Fuoco che sfavilla

Mi pento degli errori, un giorno corrotto

errando-gatto randagio-

per le viuzze di ciottoli levigati,

scalfendo l’avorio dei denti

con una magnolia.

Solitudine volle mantenere la rete

intessuta di ciclamini del bosco di domani.

Colei che cingerà le mie spalle

sarà la regina dei laghi, dei mari,

delle anse degli scogli

in cui passeggeremo giunti nella sabbia

lasciando una scia di libertà.

Per le gocce cadute dal cielo

non c’è primavera rosata

ma ecco la donna di cui incrociai gli occhi,

mi sorrise in un’eco di gioia

e nella danza gialla delle foglie,

girando come un orologio i calendari,

la coglierò nella cute madida

dopo essersi sciolta la chioma-

dapprima un bagliore nel silenzio

poi stella scesa per miracolo dal camino,

fuoco che sfavilla.

La stella

E’ una stella del futuro

nel presente di flashes onirici

d’un domani di baci incarnati

come schegge di diamanti forgiati

per immergersi negli abissi del piacere

nelle mie innocenti visioni di maree di speranza.

Lei scava un bagno di musica nei prati

riflesso dal mio specchio volante-

un altro nido ha il mio paesaggio

trepido di delizie femminili-

si schiuderanno labbra tiepide

con cui sarai il fiore cui farà da corolla

ogni color primaverile.

Ora sono vetri brinati

dove il vento agita le sue lenzuola

le nuvole son sovrastate da calze

ma i tuoi occhi saranno i nostri occhi;

ti dibatterai sotto ai piedi che calpesteranno

il fiore mio schiavo.

Saranno giorni di miele

con una donna che trae origini dai miei sogni

suggellati da notti scarlatte-

il frutto deflorato

sulle ali del desiderio.

La stella conficcata nel mio firmamento come una freccia.

Lingua di fata

Lingua di fata,

con una corona d’alloro

le tue iridi d’onice

dischiuderanno l’abito dei desideri

per te, figura simmetrica e statuaria-

ora solo bagliore nelle notti silenziose.

Giungerai a me tra fiori e frumento,

i tuoi minuscoli piedi arcuati

calpesteranno il grano, la terra

dove pongo le orme

e noi, passeggiandovi giunti,

lasceremo scie di stupore.

Il carbone dei tuoi occhi di quarzo

sarà la scintilla per svettare al firmamento.

Un’orchidea selvaggia

Pulsa il mio cuore in tutto il tuo corpo,

nei tuoi fianchi prediletti,

nei ragni bruniti

sull’erba azzurra della notte.

Prodiga di piacere come un fuoco

trascorriamo mesi a rovesciare le ore

e d’improvviso un canto d’uccelli

fuoriesce dalle tue labbra.

Ci si crede fuori dal tempo

siamo amanti segreti

bada a custodire per me

le ghirlande delle tue membra.

Lascia all’aurora i drappi del futuro

concedi all’orizzonte l’ago della bilancia

con la pura corona d’alberi neri

della tua folle capigliatura.

Nella distesa salina degli occhi-

scuri, ambrati e di pane raffermo-

vi è talvolta un castello incantevole

come una farfalla nel vento.

Ogni estrema carezza destinata a dividerci

sarà spazzata via da un’orchidea selvaggia.

Le tue mani

Le tue mani volano dalle stelle al sole

e una lama di luce entrerà come una rosa,

alveare ebbro d’aromi e ronzii

incorniciato nel turchese.

Le tue mani lambiranno il colore

della corolla d’ogni fior primaverile;

la sera c’inghiottirà in una capsula celeste,

germinerà rigogliosa la fonte dell’amore.

E le tue mani torneranno volando dai gabbiani implumi

a chiudere il loro esile piumaggio sopra ai tuoi occhi.

Intimo amore

Ora azzurrata, diurna

scivolante verso il rossore del crepuscolo

quando le insegne accendono

palpitanti flashes delle tue linee sinuose.

Sono un vagabondo nella notte

alla deriva in una cripta di solitudine.

Amore senza parole

di farina bagnata e pane raffermo

sognando frenetici giochi nel letto.

La tua nera corona d’alberi

rovescerà le pene nell’oscurità

in un circuito fosforico.

Nel mio ferreo abbraccio

se ne andrà la tua vita color acqua,

il cuore ora di fango

sarà luce nella corrente.

Nel giglio vespertino

tutte le barche saranno partite.

Ci catturerà intimo amore,

i nostri corpi si appiccicheranno,

s’innalzerà marea di passione-

la tua chioma ai miei capelli di sale,

le bocche ai baci,

il mio corpo alla tua fragrante pelle di miele.

Primavera

Pur se distanti l’uno dall’altra

tutto ci unisce, tutto si riunirà.

Fai parte dell’eco delle crepe degli specchi

di questa stanza dalle mura di cartone;

la tua parte l’hai votata a me,

la mia te la consacro.

E’ un temporale che denuda i nervi nel silenzio

con alghe diamantate nel letto d’un fiume;

io amo il tuo geroglifico di carne.

Questa donna al sole, nel plenilunio

dall’alta fronte che irride.

Questa visione di relitti su marosi di polvere,

d’uccelli s’un albero nella notte muta.

Con un sorriso di cortesia

non m’asterrò dal salutare

il ventre di primavera

con un cenno fulmineo.

Due sposi lieti

Oh fata!

Donna lucente e magnetica

che come un insetto intelligente

con antenne lambisce i miei pensieri,

un tourbillon d’idee malate-

in corsa pazza volerebbero al tuo astro.

Vedrò sugli aceri i tuoi capelli,

il tuo corpo nudo nel fogliame

e mi abbevererò di quelle foglie,

la mia bocca empirà il tuo miele-

i baci che scaturiranno col sangue

dalla terra dei frutti innamorati.

Perché due sposi lieti non han né giorno né notte,

vivono più volte possedendo la luce del giorno e delle stelle.

Il vento di Maggio

Piove verde sul silenzio

bagnato da lame di luce,

tremano i mesi come farfalle

e tu, carica di tulipani,

giungerai a me dalle lande, dal mare

carica di alghe cieche screpolate,

corrose dalla salsedine

ma le tue mani dalle dita di dea

innalzano spighe mature.

Amo la tua pelle d’avorio,

la pittura rossa delle unghie,

la tua bocca avida di gioia-

soprattutto il concerto candido e intricato

dei tuoi sottili pensieri.

Fammi innalzare lo stendardo,

il vessillo dei garofani

in cui palpita il vento di Maggio.

Il seme d’amore

Fior di ciliegio

dallo sguardo di luna

con orbite di nero vestite

sei nel sogno d’ogni sorriso di cielo

cristallina o tremante

come una lingua d’acqua che giungerà a me.

Lo specchio dei tuoi occhi ambrati

è la corolla d’un girasole;

la metà indistinta di questa coppia

è una favola onirica-

sboccerà fra caduche foglie d’autunno-

per ora rappresa in fiori di brina.

Il paesaggio alpestre fa da manto

ai fragili germogli di questo seme d’amore.

Dedica di Dieci dolcezze, puntoacapo Editrice (Pasturana).

From stars rain’s drops are falling down

but in the dawn sun will shines, my gorgeous love-

we’ll admire dew’s grasses full of tulips.

I’ll pick the best one, I’ll present her with the rarest flower

switching on her nacre’s smile,

bright like a snow’s field where she’s the only moss-rose.

Fortuna di diamante

La chioma disciolta, corvina

dedita alla verità

cercava fortuna di diamante

in braccia di quercia secolare,

offriva un cielo di panna a sguardi

lucidi, sensibili alla vita, più nulla

chiedeva a memorie insabbiate.

Futuro amore irripetibile

tendeva trappole d’avorio

come il pescatore che artiglia prede.

Suonava un pianoforte di neve la sera

per richiamare brame fra canti d’uccelli,

un pianoforte con note audaci.

Per lunghi giorni costellati di collera

per desiderare lunghi orditi di baci

per sancire la vita sino al firmamento.

Furon mille donne ignorate, ignare

per prescegliere colei che restò sola.

Fiore tra stelle

Colsi tra stelle il tuo fiore brunito,

m’accesi d’un arcobaleno di mare

in un sentiero ornato di rose,

gli altri fiori chini ad osservare-

il disco del sole per un attimo fermo,

nella sera la luna d’azzurro d’un accentuato sorriso.

In campi di stelle

Per Giovanna Iannuzzi, a diciotto anni

Il bimbo,

la luce che m’illumina il cuore,

dal tuo grembo mi dice addio.

E io gli dico addio.

Canta la tua voce lieta:

“eri il piccolo fiore della mia terra,

son vivai di nostalgie ora le distanze del tempo.”

(Amo l’amore dei marinai,

solcano i flutti con navi dalla fragile chiglia

in un diario di pensieri,

inseguendo false chimere nel lago dorato dei ricordi

di mille labbra da baciare,

ricevendo missive affrancate con filigrana straniera.)

Più non incrociano i miei occhi la tua scintilla,

solco strade sbiadite da luci gelate

con la memoria del tuo sguardo innamorato.

Ho l’anima triste come un rondinino affamato.

Dal tuo cuore il bimbo mi dice addio.

E io gli dico addio.

Rifuggo questo destino, amata.

Nulla ormai ci lega,

solo una velata promessa futura d’amore

colta per magia in un cinguettio di merli,

amore dorato seminato con un possente aratro

in campi di stelle.

Un’alba di neve

In un’alba di neve, bagnata da un sogno e da aghi di pioggia,

un’alba di miracolose resurrezioni di farfalle,

tu, prima stella da qui all’infinito,

sei avvolta in una carezza di luce –

io felice per averti trovata

fra le crepe di uno specchio.

Sbagliando strada ma arrivando lo stesso alla neve

in quell’inverno vestito di sorrisi

appena accarezzato il colore dei nostri pensieri

era come se già piovessero –

per un incantesimo triste della brezza del tempo-

i primi fiocchi del nostro ultimo arcobaleno.

Nuotando controcorrente

Ebbro di baci e carezze

solco la tua marea

dal crepuscolo al primo bacio di raggi.

Il mio veliero corre verso altri lidi in schiuma frizzante.

Vado, solco l’onda

tra il sorriso della luna e gelide stelle.

Svolazza nell’umida notte il mio abito di baci

in un mondo di flashes onirici

su per l’acqua il tuo corpo è nelle mie braccia d’avorio

come una creatura marina

figlia del mio cuore che scalpita

incollata alla mia anima pura come una carezza.

Rammento i fili tesi delle corde del tuo cuore,

ti ricordo con la mente intrisa di fatua tristezza-

le mie parole ti scalfivano come un chiodo acuminato

che corrode i bicchieri ma t’accese la stella del cuore.

Con te m’immersi nel letto d’un ruscello,

nuotando controcorrente com’è nella vita il nostro cammino.

Il libro che s’apre la sera possiede filigrana sottile,

la mia veste è caduta ai tuoi piedi

come un animale ferito.

Altre notti s’illumineranno accese da una pioggia di stelle

e dal tuo sorriso di perla,

notti di gemiti straripanti come un’onda che incalza.

Un’ala di stagno

Sei candida nel sole o nella notte stellata

con la trionfale luce bianca e le iridi nere,

l’amata corona di alberi,

il nasino d’animale solitario, pecora selvatica

che odora d’ombra e di cielo,

scolpito come un diadema tra le fossette.

Che puro il tuo sguardo d’ambra,

caduta d’occhi, feroce pungolo

sino a cogliere il varco sino al tuo astro.

La mia bocca d’esilio vorrebbe mordere la tua carne,

le tue braccia, il tuo petto

in cui penetra il vello come un’ala di stagno.

La mia chioma di farina e frumento,

la pelle di figlio maturo

s’innalza nella fronte come un ghiacciaio,

i denti di fuoco bianco, d’equità simmetrica,

la mia schiena arcuata sostiene

il peso greve d’una statua d’avorio.

Sognando anni di baci fissi

come la struttura d’un’ala, come inizi d’autunno

bimba, amorosa mia

la luce ripone il suo letto sotto le tue palpebre

bianche come rotonde colombe,

costruisce i suoi nidi dentro di me.

Onde

Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo

per narrare dello splendore della tua stella:

s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni.

Neve a chiazze si spargeva tra i fili d’erba

ed io non mi posso scordar del tuo viso angelico,

bocciolo di rosa che m’hai strappato alla tristezza.

Subito sei stata la voce del silenzio giallo

che m’irrigava sgualcendo il lembo della malinconia…

…ora non parlare, lascia filtrare quel raggio segreto di luna.

Come se passassi attraverso la cruna d’un ago

subito diventasti il fuoco di meraviglia di quella neve

e nel cielo l’aquila che danzava negli squarci di sole.

Tu che hai rotto l’involucro di plastica di giorni identici

accendendo le pareti della stanza nel latte di cielo dell’inverno

chissà se già sognavi di me col capo reclinato sul cuscino?

Ti ringrazio per aver divelto il chiavistello della solitudine:

serrava un portone senza nome – con un gioco di sussurri

ora insieme alla eco dei tuoi gemiti accendono notti di brezza marina.

Noi siamo le onde che galoppano

fino ad essere una sola idea con la volta stellata.

T’amo

Scrivo a lettere di fuoco

l’atlante del mappamondo delle tue colline.

La mia bocca di fuoco

si rivela in mille giochi di lusinghe.

Ho tante storie da narrarti sul confine del crepuscolo

perché t’accenda in riflessi sotto la campanula del firmamento.

E’ tempo d’uva, di raccolti fruttiferi

per me che vissi in lidi dove t’amavo,

solcando le onde con una caravella di ricordi,

pescando con reti che non trattenevano acqua d’oblio.

Ne restano appese gocce che tremano

come dei tuoi occhi gli intarsi delle pagliuzze.

Ami giocare con la luce del cielo stellato,

giungi a me tra fiori e frumento,

d’oro come i capelli di sole della tua chioma.

A nessuna assomigli da quando t’amo,

nel viso di latte di tutte le donne vedo il tuo-

ti stenderò un tappeto fiero ovunque tu passi ammirata.

T’amo su questa terra azzurra,

nel bosco incantato dei pensieri,

nei sottoboschi dal profumo di ciclamini.

Ti porrò una rosa all’occhiello

colta per magia sotto l’odore dei tigli

accendendo col fiore più bello il tuo sorriso.

L’incendio

Sciogliendo la chioma di grano,

timoniera di baci,

s’apre in un sorriso sotto i riflessi azzurri del firmamento.

Ha occhi muti come la luna.

Nel mantello delle lenzuola,

i boschi, gli uccelli, la schiuma marina.

Sono occhi di piombo e di piuma,

un’acqua misteriosa nocciola li serra,

donna alta e avvenente in vestaglia turchese.

Scorgo stelle silenziose,

il sangue degli astri cola in lei,

la loro luce sorregge le sue natiche.

E’ passione, vino, fuoco, baci.

La mia vita di cenere

vola verso il suo corpo pieno

come la notte di altri astri.

E’ il desiderio che monta nella brezza.

E’ l’incendio!

Luminaria di luna sopra i campi soli,

fiore, fiore della mia anima.

Una sottile carezza la fa ardere,

l’intero corpo fumigato nel ventre.

La chioma d’ali frumento vola nel vento.

I ragni del pube in fremito.

Amami

Ebbra di spuma agile e leggera,

i miei baci percorrono i tuoi lineamenti

e t’accendono notti azzurrate dai riflessi delle stelle,

risonanza prigioniera come un vaso di creta.

Le foglie cadono dagli aceri,

cadono e muoiono gli uccelli ma tu voli, colomba innamorata.

Vieni, vieni come un usignolo nel sottobosco,

desiderami, fammi vibrare come schiuma nella salsedine.

Ah, mia mesta chimera o mia profumata ghirlanda:

la vita sancirà il nostro solcare un’onda

che s’innalzerà sino ad essere, dea,

due anime gemelle in un futuro di magia.

Fiamma di luce,

liberami da questo cielo cupo che incalza ed annienta.

La scintilla dei tuoi occhi ramati

mi sommergerà nel tuo nido di vertigine e carezze.

Amami.

Chino ai tuoi piedi di velluto ti grido: “amami!”

Passiamo ore di fuoco

in notti pregne di astri e gabbiani.

L’eco della tua voce musicale arde nel vento,

la mia è infranta ed urla:

amami, desiderami come la prima schermaglia di labbra.

Perché con te ogni crepuscolo è il preludio ad una pioggia verde di baci.