Puledra imbizzarrita

Aria eterea che circonda la tua aura,

pelle di muschio selvatico

fragrante di miele come le coppe d’oro.

Luce notturna illumina le passioni,

esce dal tuo cuore pulsante col mio in unico battito

sin dalla prima schermaglia di dolci labbra inattesa.

Colomba gemella voli sulla mia anima

con la tua fiocco di purezza,

percorri le distanze del mio corpo,

prima della mente sognante di te in ovattate visioni.

Uno scalpitare, tra le stelle, in un gomitolo di lenzuola,

puledra imbizzarrita che desidera solo gridare di gioia alla luna.

Nessuno mai s’amò come noi!

Le ceneri del mio cuore son sparse sullo zerbino antistante l’uscio

e tutti le dovranno calpestare entrando nella sontuosa dimora

quando ballerò con le stelle una danza,

onda su onda la rugiada dei prati in cui ci rotoliamo

feriti d’amore dagli aghi di pino.

Sei il filo d’acciaio che lega i giorni ed il loro miele,

dea di raro splendore e tenero carattere,

dolce come una coppa zuccherata, aggraziata come una fata.

L’amore con astri e dardi ti ho donato,

m’inchinai ai tuoi piedi di velluto lucidi come l’aria

e tu t’inchinerai ai miei baci.

Amami

Ebbra di spuma agile e leggera,

i miei baci percorrono i tuoi lineamenti

e t’accendono notti azzurrate dai riflessi delle stelle,

risonanza prigioniera come un vaso di creta.

Le foglie cadono dagli aceri,

cadono e muoiono gli uccelli ma tu voli, colomba innamorata.

Vieni, vieni come un usignolo nel sottobosco,

desiderami, fammi vibrare come schiuma nella salsedine.

Ah, mia mesta chimera o mia profumata ghirlanda:

la vita sancirà il nostro solcare un’onda

che s’innalzerà sino ad essere, dea,

due anime gemelle in un futuro di magia.

Fiamma di luce,

liberami da questo cielo cupo che incalza ed annienta.

La scintilla dei tuoi occhi ramati

mi sommergerà nel tuo nido di vertigine e carezze.

Amami.

Chino ai tuoi piedi di velluto ti grido: “amami!”

Passiamo ore di fuoco

in notti pregne di astri e gabbiani.

L’eco della tua voce musicale arde nel vento,

la mia è infranta ed urla:

amami, desiderami come la prima schermaglia di labbra.

Perché con te ogni crepuscolo è il preludio ad una pioggia verde di baci.

Un cigno

Stamane, rose d’aurora profumano drappi di nuvole,
tu sei come il sole che sopra d’oro vi brilla –
un cigno perso in pupille di lago, acqua chiara
appartenente ad un’antica memoria di cielo
nella costellazione azzurra d’ogni desiderio,
due passi con te dal primo fiore all’infinito.

Eri passata nella sera luminosa e chiara, luna,
il sorriso scolpito sotto le fossette, rosse
d’un’emozione d’amore, il tuo nei gemiti
dipinti ad accendere il buio del silenzio
straripava nelle lenzuola fra le stelle, tu astro
nello sgargiante arcobaleno d’un’elegia di voglie.

Ora t’attende il tappeto d’ogni via, un tappeto d’oro
s’intarsia di luce fiera, quando tu passi
io ti venero poichè, se ogni passante ti lusinga,
tu, innamorata, volgi a me il mare degli occhi,
io nel velo nocciola mi perdo confuso, occhi d’anima –
i fili d’oro dei capelli fluttuanti nel vento, trecce di sole.

Tornerà, sui vetri ombreggiati dalla fuliggine del camino
l’acqua fresca di baci della sera, pioggia ad aghi sottili,
noi ubriachi di felicità, nel buio della notte scintille d’ebano
i nostri pensieri accesi d’amore – tu saluterai le mie carezze
fra le tue cosce bianche e snelle sospirando in una nuvola –
mi sveglierò al suono di campanelle dei tuoi bracciali.

Schegge di stelle

Quando fra schegge di stelle risuonano campane d’aurora
mi desto nel gomitolo di lenzuola del primo raggio,
c’è un velo di nebbia nel cielo dei desideri,
noi in un cantiere d’amore come in ogni alba
figli d’un destino errante dalla pronuncia naif,
palme sorridenti s’un isola in un deserto scritto.

Ecco che trionfa l’azzurro, balena come una domanda
in un’acqua di gioia, ognuno lieto del proprio destino
vivida ancora l’emozione delle carezze notturne
esulì in un verde canneto nel lago di fango predisposto
come i cantori di meraviglie universali,
io della tua nella dolce ebbrezza di starti accanto.

E’ un armonico concerto d’idee che si staglia
nel sorriso cangiante del sole, io perso nei tuoi canti di voce,
la musica sottile della tua anima espressa in drappi
nell’immobile fiamma della calma del cielo
solo tu la rosa più profumata del bosco
allietato persino da dolci effluvi di pruni e ginestre.

Tu mi piaci perchè ogni dolce pensiero è sotteso,
sgorga ripido come un ruscello tra i sassi dell’impazienza
e viene a valle in una possibilità che si fa mare
in cui nuotare come una benedizione, acqua di tedio franta
dalla prima volta che incrociai i tuoi occhi in quella casa
dove soffiammo insieme sulla brina dei vetri, in un’idea di libertà.

Parole intinte della rugiada dei pensieri

Nulla che tu non sappia al risveglio,

sempre immensità d’amore, solo i raggi

lieti illuminano i pensieri, tu l’unica idea

sottesa in un velo d’innocenza – sai a che penso?

Solo che tu sei l’unico mio fiore, la rosa,

la rosa dal profumo di stella del giardino.

Nella prima alba, pioggia cadeva ad aghi sottili,

illuminava le nostre passioni, bagnava parole

intinte della rugiada dei pensieri, pioggia

che unicamente ci ubriacava di felicità –

incamminandoci lieti nel sentiero angusto del giorno

dove scorre a stento la nostra onda d’amore.

La primavera si preannuncia azzurra, stagione lieta,

tu come una farfalla innamorata volerai nell’aria,

l’oro del sole bagna le colline – ghiacciai si sciolgono

al tuo sguardo di cerbiatta – nel cielo la pronuncia delle nubi

sempre più azzurra, attendendo il rosso crepuscolare,

preludio del rivivere la magia del cielo in una stella.

E’ un’aurora d’idee in cui tutto parla di te:

dal candore della tua anima, all’orlo di neve dei monti,

al canto degli usignoli come la tua voce nel sottobosco;

lieta si staglia nel blu dell’orizzonte l’armonia,

la sintonia dell’universo dei tuoi pensieri,

universo stellato dei sentimenti in cui sei l’astro che rosseggia.

Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli neri come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

I miei occhi di giada e i tuoi d’onice

dischiudono i vetri delle finestre-

penetreremo nel ballo delle foglie gialle

nelle quattro pareti dell’intimità,

giungerò alla tua immagine latente.

Sempre a me ritorna come un chiodo di cristallo.

Una sontuosa dimora, rifugio desueto

da cui inizieranno i viaggi e le migliori follie,

vi proteggeremo l’incedere della via

cercheremo bagliori azzurrati d’universo

sotto la campanula del firmamento

riposandoci madidi ogni aurora in un manto.

Nuvole fuggevoli dall’eterno sorriso nel blu,

laghi ingabbiati in fondo alle pozze, la pioggia,

la lingua del vento con anelli di frescura,

giardini novelli infittiti di tenere spine-

di questi la più bella sei tu, un balsamo di riposo.

Vorrei scorgerti nuda e lucente come un panno bagnato.

Le fogge dei colori cangianti del cielo su di noi

sul filo della leggiadria della tua chioma-

saremo un’unica idea simbiotica nell’aere

vestita da indumenti a tinte rosse di passione,

bianchi come il nitore della tua anima candida

o rosei come gli acuti che si elevano nei capricci striduli.

La luce di quest’aurora

La luce di quest’aurora

è un tonfo di palme

gioco esaltante di domande

solenne rischio di rifiuti-

per le vicende del giorno

la parete perderà i suoi ciottoli.

La luce di quest’aurora

i seni spogli dei miei sguardi

gli olezzi multipli d’un mazzo di fiori

dalle rose ai ciclamini

passando attraverso i girasoli,

la viola del pensiero.

Il rumore delle pietre,

della risacca del mare-

sfiora anse di rena in cui ci stenderemo

frante dal bagnasciuga del frangiflutti.

Il miele della tua pelle, la fragranza del pane

dallle orchidee delle stelle scendono gabbiani implumi.

La luce di quest’aurora

fiamma che ti rigenera

nasce verde e muore d’erba.

I primi balbettii di felicità

furono sotto veli di rugiada.

E nelle tue labbra vi è il cielo.

Intimo amore

Ora azzurrata, diurna

scivolante verso il rossore del crepuscolo

quando le insegne accendono

palpitanti flashes delle tue linee sinuose.

Sono un vagabondo nella notte

nella luna della farina del cielo.

Amore senza parole

di farina bagnata e pane raffermo

sognando frenetici giochi nel letto.

La tua nera corona d’alberi

rovescerà le pene nell’oscurità

in un circuito fosforico.

Nel mio ferreo abbraccio

se ne andrà la tua vita color acqua,

il cuore ora di fango

sarà luce nella corrente.

Nel giglio vespertino

tutte le barche saranno partite.

Ci catturerà intimo amore,

i nostri corpi si appiccicheranno

come lumache, s’innalzerà una marea-

lascia che i tuoi fianchi impongano nell’acqua

una misura sconosciuta di cigno o di ninfa.

Sii il riverbero azzurro dell’indelebile schiuma.

15/01/2020

Più interminabile delle stelle

Carnale, dolce, innamorata in segreto

più interminabile delle stelle

in giorni ombrosi sorgi empiendo

il mio otre di maturo figlio del sole

di schegge di diamanti ambrati.

Riempi le mie notti di torti

di corpose coppe di vino,

notti scarlatte come un incendio.

A te caddi e avviluppati

c’immergemmo in lenzuola di seta

in cieli in cui brillava uno spicchio di luna:

volli stendermi con te pensoso

su di una sua pianura,

far l’amore in una macchia.

A te il pianoforte dei miei versi,

alle lunghe gambe profumate-

le divoro affamato con labbra,

vi entro assetato di saliscendi.

Aurore di pareti ornate di glicini,

d’amore attendendo crepuscoli insanguinati

in cui soffia un refolo della virtù del vento.

Passeggiando mano nella mano in litorali di rena

le nostre orme lasciano una scia di libertà,

rimiriamo i ciliegi dell’acqua costellata

e tutto arde d’azzurro, tu sei l’astro,

orbitiamo nella medesima traiettoria

come due rosse binarie.

Nell’acqua celeste i nostri sguardi

indovinano il potere dei baci nell’aria,

la chiave sottomarina.

14/01/2020

Il giorno dei ciliegi

Giorno che s’innalza

con un’ala nell’alba

a te lo consacro;

giorno nato azzurro

nell’immobilità dei pioppi,

infinitesimi insetti sulla riva d’una foglia.

Giorno sorto rosato prima d’immergermi

nelle stelle, alghe ventose del lago della notte.

Per te, colomba dell’aurora, il giorno dei ciliegi.

E’ una risonanza di creta

volando sulle onde d’una lingua adamantina-

tocca spiagge abbacinanti.

Prendi questo giorno come una corolla d’acqua,

bevila con gli occhi,

spargi nel tuo sangue sì che t’infiammi

la medesima luce che c’illumina-

volo d’una freccia acuminata

fra cielo e terra.

Lo offro alle tue mani e ai capelli

come il papavero della mia anima scarlatta

perché ne faccia il tuo abito d’argento.

Coprimi nei tessuti stellati,

in quei campi con palpebre di ciglia asciutte.

M’assopirò dopo di te suonando note audaci.

13/01/2020

Quando incrocio i tuoi occhi

Capelli neri come il cielo che fa da manto.

Quando incrocio i tuoi occhi

finestre spalancano le braccia,

tovaglie di neve sfavillano.

Si schiudono i desideri dell’infanzia

per la bramosia cantata in sordina.

Quando incrocio i tuoi occhi

ogni ombra di tema svanisce,

si dissolve il veleno dell’erba dei campi.

Dai rovi nelle ruderi dei templi

sortiscono frutti di fuoco vermigli,

il mosto della terra annega le api.

Quando incrocio i tuoi occhi

si svuota lo spazio siderale,

le onde lambiscono i bagnasciuga

i leoni, le cerve, le colombe

tiepidi d’aria pura

mirano nascere la nostra primavera.

Quando incrocio i tuoi occhi

le pareti scottano di nuova vita,

dentro il nostro letto di natura

è eretto d’innocenza,

sempre più nuda e schiava

d’un eterno gioco di foglie.

La danza gialla delle foglie

Ascolto le note musicali della tua voce

venuta dalla terra per salire al cielo,

spio i tuoi tratti corvini:

ecco la tenerezza dello sguardo di seta,

la tua bocca, parola senza eco.

Avverto salire a tentoni il muschio della tua pena.

E’ la guerra oscura del cuore,

la lama spezzata di angosce commosse,

l’ebbrezza dei desideri.

E’ questo la mia vita:

l’acqua che i tuoi occhi mi recano,

il concerto di voce dei tuoi sottili pensieri.

Ah, coppa, ruscello, mia agile, futura compagna.

Scorgo le coppe nella danza gialla delle foglie.

Ti giunge ululando il vento

nell’ora del sangue fermentato

quando la terra palpitando vibra

sotto il pallore del sole che la riga con code d’ombra.

Eccola, la tua forma familiare,

ciò che m’inonda

che mi empie l’anima in abbandono,

la tenerezza che s’avvolge alle mie origini:

matura in una carovana di frutta

uscendo dal tuo cuore come il vino dal centro dell’uva.

Il mondo da una mongolfiera

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve,
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la sua stella,
esplosa nell’aria d’aprile,
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

La tua figura è un agrifoglio

Distante da te

un fiume d’acqua passa nell’ombra,

tu sei nell’oscurità che lo nomina

avvolta nelle tenebre

sotto un cielo gravido di pioggia

ma la tua figura è un agrifoglio in me.

Hai una veste azzurra

bella e adorna

come il mondo da una mongolfiera.

I crepuscoli del cuore cadono nell’oblio,

volteggi nella rete del mio cielo

come un falco che mi ghermirà.

Parli e non parli,

fuoriescono uccelli dal nido della tua lingua,

canarini finalmente liberi

cantano la melodia d’un arco canoro-

preludono al velo del crepuscolo,

sarà un pulviscolo fitto di visioni colorate.

Non vedo né giacinti

né muri ornati d’acacie,

inalo solo l’ossigeno dei tuoi fianchi snelli,

dei seni aguzzi.

Darei la luna e l’ultima stella

per giocare con te in una danza all’eco di gemiti.

Tanti auguri di felice anno nuovo a tutti i miei lettori con un caro pensiero rivolto alla persona che mi manca di più

  1. L’ORGOGLIO DEI VIVI

Alla memoria di mio padre

Ascolta l’impalpabile

ritmo del tempo:
sarai pronto nell’ora

dell’agonia

e sconfiggerai le tenebre

con la forza del silenzio;

quella forza

che, tenace, attraversa i secoli

e fa risplendere

con gran fulgore

il mistero cui t’avvicini.

Scaccerai

l’orgoglio dei vivi

con la promessa dell’eternità

e solcherai la vicenda dolce

della tua vita

penetrando il buio

con la tua scorza di diamante.

Vivrai il tarlo che rode

la tua coscienza scalfita

da un senso d’impotenza

con l’onore dell’età,

stinta come quel lenzuolo

di lino che pare scacciare

il freddo dell’abisso

ed io ora, padre, oso

accarezzare la tua fronte

imperlata di sudore

che, in una memoria di bambino,

conservo ancora vergine di rughe.

Poesia seconda classificata al Concorso Internazionale Olympia Montegrotto (PD) 2004

Pubblicata nel 2004 dal mensile nazionale Poesia