Il bosco dei pensieri

Lei è giovane,

più preziosa d’una valle fiorita-

mai farà ritorno smarrita

a questa mia notte senza fondo

nelle verzure rigenerate.

Risplende in una frazione di secondo.

Il bosco dei pensieri

ha nuove foglie, ciclamini,

neonati ruscelli spuntano

nell’erba fresca.

I frutti abusano del sole,

hanno fiammeggianti colori,

si lasciano corteggiare da primavera.

Prima ma non ultima

ha perso il suo fiore

e per illuminare la mia vita,

il mio amore,

conserverà il suo cuore

di magnifica donna nuda.

L’uomo maturo non invecchierà

prima delle porte delle stelle,

susciterà sorrisi e gridolini di gioia

nei suoi figli.

I gelsomini della mia vita

Proiettato nell’avvenire

ripenso a un passato funesto,

virtù ricorda sventura-

non più lo temo.

Fra le torri e sulla rena

della memoria d’infanzia e giovinezza

aleggiava un liquido etereo ed amniotico,

quello che scaturirà in vino fermentato

e sangue.

Ora non rifiuto di vedere l’ombra del sole,

i reni del suo cuore fendono la mia carne.

Ape regina

cancella la mia pena,

eclissa il mio tormento

con queste perle di pioggia

sull’acqua della tua fronte,

sull’acqua senza fondo

della nostra unione.

Se parlo con te dico amore

e saranno i gelsomini della mia vita.

Fra una petraia e un ciclamino

Fra il carcere e l’aria libera,

tra i pugni e le carezze,

fra una petraia e un ciclamino

vi son diversità più ammalianti

che tra la pioggia e il vento,

l’uomo e la donna.

Mio elemento primario

cespuglio di metamorfosi

il tetto delle stelle si distendeva

in un dicembre di corvi

che sfumavano nelle nebbie

della mia solitudine.

Ho sempre temuto il tuo silenzio:

vi nascono idee senza ragione,

assenza di palpiti di fremiti,

lo stucchevole rame

assai meno lucente della tua cute

dirimpetto alle persiane dei vetri.

Il tuo volto fendente,

landa affatto deserta

perché sei tagliata apposta

per l’amore e il piacere-

in un gomitolo di lenzuola

te ne starai nuda supina.

Colei che accende il firmamento

L’uomo solo ha colto

le sue idee balzane di felicità

cercava fortuna di cristallo,

la chioma corvina dedita alla verità

offrendo un cielo di sguardi

sensibili alla vita,

nulla più chiedendo alla sua memoria-

le imporrà la sua voce rocciosa.

L’amore irripetibile tendeva trappole;

lui suonava un pianoforte di neve

vieppiù rabbrividente

nelle sue fantasie oniriche.

Per lunghi anni di crepuscoli

costellati di tormenti,

per desiderare orditi di baci,

per scaturire nel futuro

saranno mille donne ignorate

per scegliere colei che accende il firmamento.

Il futuro

So ch’è smaniosa

di mostrarmi la sua nudità

in una stanza oscura e calda

non più dai vetri brinati

con la sua fragrante pelle di miele.

Appartiene al futuro

in una marea di speranza

dopo l’abisso della rinuncia

in un domani di tiepide carezze

e baci incarnati.

Quando si serran le finestre

la melodia si dilegua

ed io immagino i suoi occhi stellati.

Diadema

Mirando a te osservo stupito

lo spazio occupato dal tuo tempo

sulle ali dei miei frammenti d’incenso

che vorrebbero accenderti-diadema-

perché troppo spazio ancora avanza

per cingerti alla mia cintola.

D’incanto, stellata,

non conosce più rivali,

si distende accanto a me supina

per sentirsi fra braccia di quercia.

Anche se ti vesti d’un’ armatura

c’è questo soffio di gelsomino

e per vincere i marosi,

per modellarne l’ombra

le tue labbra si congiungeranno alle mie:

quando io voglio baciarti ti bacio.

I tuoi occhi ambrati

Solo il tuo capo d’alberi neri

visto in primo piano,

il tuo capo commosso per me

che si paragona senza civetteria

non a una perla d’acqua

ma alla folgore d’un lampo.

Il tuo capo tenero

come la tua cute zuccherina,

il tuo capo delicato e forte

abbandonerà queste lande ai loro sguardi.

Qual è la rinascita che ha prevalso

ora e sempre nella tua vita?

Solo i tuoi occhi ambrati

hanno smentito per sempre

le antiche pozzanghere lunari.

La più femminea

Sei giovane e più preziosa del quarzo,

la più penetrante d’ogni pensiero

che solchi la frescura del corpo,

la più femminea tra le stelle,

colei che s’è svincolata

dalle sponde d’un ghiacciaio.

I frutti della terra nel sole

hanno fiammeggianti colori-

tu l’illumini col tuo amore

e per accendere la mia vita

i tuoi baci non cercano altre labbra,

a ruota libera ne giunge il respiro.

Ogni aurora è schiusa come uno sguardo

alle delizie del tuo ideale calore,

in una nuvola di torpore

una messe di carezze

d’una donna di latte

serenella di luna.

Prigioniera fedele e intelligente,

sotto le nuvole delle tue palpebre

schiudi un mondo cangiante e fino,

un universo tiepido e dolce

nel solo sorriso d’un bacio

perché sei donna in ogni sua stilla.

Un’orchidea selvaggia

Salgo per le vie dell’ombra

nelle falde d’un sonno agitato

giungendo a te, la multipla-

il mare regna vicino

fra gli acuti di canarini di primavera-

sarà un’estate con le tue forme sode.

Orchidea selvaggia

titubante, calda e ammirevole

invidio la tua anima di giglio,

non invidierò la tua esperienza forgiata

sulla paglia dell’acqua

s’inchinerà senza tregua la strada dell’amore.

Sarà la via delle tue costole,

del sillabare un alfabeto d’amore,

delle tiepide carezze dei baci,

dei seni aguzzi eretti,

delle natiche tornite,

dello svelare in un canto i ragni del pube.

La perla nera è rarissima

è la pianta maggiore

coinvolta nei giochi

bruna a travaglio vegetale

in un uragano di luce

che ne protegge gli steli.

La donna proibita

La mia donna proibita

schiude labbra madide di primavera

aveva scavato un bagno di musica

nei pianori innevati

occorre scorger presto dai vetri

labbra carnose nel sole.

Si considerano ora di tomba altre donne

questo nido di fringuelli

ha il mio paesaggio femminile-

trepide risate

e delizie infuocate

saranno il rettangolo delle lenzuola.

La palma prestabilita

sarà la tua nudità che mi denuda.

Parole ispirate

Danziamo nella brezza

per una strada che non avrà fine

le foglie hanno passi spediti

t’accarezzerò in un diluvio di colori

le nuvole nascondono la tua ombra

i tuoi occhi occultano il cielo.

I miei li ho serrati umidi

per non piangere

per la paura di non scorgerti lucente.

Dove sono le tue mani di seta,

le tiepide carezze?

Tutto da afferrare graffiando.

Le notti t’amo,

avrò l’alba nelle vene

mi fido delle tenebre

mi conferiscono potere d’indovinarti

il potere di rivelarti

fiamma latente dei giorni.

Nel meridiano baciato da trilli

di fronte vedo occhi più vivi

in sintonia col desiderio

di far ritorno alle fonti della vita.

Volgo il capo, ascolto parole ispirate

condividendo l’amore che per gioco m’ignora.

Nell’aurora

Ti scorgo nuda e brillante-

un aculeo di paura

irrompe sotto il firmamento-

un fremito nel corpo

il tuo di corallo

orla la spuma dell’erba.

Giorni funesti per altre donne

bruciano d’un fuoco cieco

gioventù s’è infranta

ora son sorrisi velati

tramati di carezze-

avranno i gemiti del fiore brunito.

L’alba libera gli uccelli,

parole dal cuore di marmo,

rettili dagli occhi d’artigli-

costruisco la catena d’un ponte

invisibile come paglia

trepida d’aria.

Hai tiepidi capelli

corpo fragrante

volgi il capo al sereno.

Quando nella rosea aurora

si leva il disco del sole

sorridi nei miei gemiti.

La mia ragione

Lasciate ch’io giudichi

ciò che m’infonde la vita:

è la mia ragione,

il chiavistello dorato che apre

a me tutte le porte delle stelle

dopo l’abisso della rinuncia.

La scappatoia dall’inferno

è lo spettacolo del contatto

col suo corpo di miele,

accarezzare le natiche tornite

svelando poi i ragni del pube

per entrarvi in un saliscendi.

Nella bruma ancora m’aggiro,

non credo alla prossima estate

né alle giravolte dei caprioli nella neve;

penso al mio corpo,

al tuo d’equità simmetrica

allora son vivo.

Ricominci a giocare all’amore

bellezza solare e visibile

ti pensi sola

ma ti ritroverai duplice

riflesse nello specchio due bocche

chi vuole amarti canta nella rugiada.

Come roccia e come gallo

Battevano le campane della neve

in un dicembre fra i nostri segreti

tu m’infondevi coraggio

con te ogni annata sarà lieta-

l’alito di pesca delle mie labbra

sarà l’avventura d’un elemento primario.

Solo per quest’anno

serberemo la resistenza di giovinezza,

la nudità dell’erba

dei tuoi occhi luminosi-

presto sentirò le tue labbra dischiuse

in tre minuti d’acqua cristallina.

Come roccia e come gallo,

un gallo simile a un incendio d’oggi

è un frullo di colori

la luce folgorante

babele d’antica memoria

per dissipare pene e sonno agitato.

Mi muovo a stento nell’ombra

quanto basta per disegnare il cielo

per raccogliere nidi di piacere,

il lieve tocco delle mani di seta,

nidi di carezze aguzze come la serpe

ciò che basterà per raccogliere baci di velluto.

Figlia del vento

La cintura della tua veste

ti cinge in un abbraccio

volando sull’abito turchese-

appari una monaca pellegrina

ma col tuo sguardo etereo

mi fai lambire il sogno di saliscendi.

Fata turchina dal mantello del cielo

con gli occhi d’immense orbite dalle iridi nocciola

sei il feroce pungolo per svettare

alle ali del firmamento.

Tu, figlia del vento che adombri il sole

mentre ci corichiamo tra fili d’erba gialla.

Il sigillo della luna

Nel limitare delle campagne,

nella notte sigillata dalla luna,

passa come un puledro imbizzarrito

l’eco del suono del tuo nome.

Ospitami nel tuo rifugio

fra le crepe d’uno specchio-

tra foglie ingiallite e caduche

sboccerai come una scintilla.

Annulla la tua assenza

mentre ti serri le palpebre.

Attraversami la vita,

il cuore infranto.

Unica rosa di luce completa

concedimi i tuoi baci,

ambiziosa d’unioni

la tua esatta e fine bocca.

Un ciclamino nel sottobosco

La rosa accesa smuove la terra

con mani ardite di fuoco

per una notte non l’ultima

(fra i seni turgidi l’universo incolore

assume la forma delle fiamme)

ma non la prima di velluto.

Notte simile ad un giorno rosato

senza ignoranza e senza fatica

senza pena, disgusto.

Fra le stelle le tue mani bollono-

sei come il ciclamino d’un sottobosco,

io te lo pongo sulla veste.

Notti d’amore

accostati al frangersi d’onde,

la salsedine a schiumare i pensieri

velati d’incanto come il primo fiore

colto per magia un purpureo crepuscolo

una sera di cinguettii di merli.

Notte franta nelle anse delle stelle

dai sonagli dei tuoi polsi,

dal rumore delle onde del mare,

dal taglio d’un orizzonte di baci,

dal concerto di gioia della tua voce.

Notti d’amplessi infiniti sino all’aurora.

La simbiosi

Eccoti ammirare l’oscura forma del sole,

frumento come le tue trecce,

lasciandoti abbagliare dal suo incendio

nel rosa del dì solcando prati fioriti

dove vi scorre il ruscello dei pensieri,

sole d’oro come la tua chioma che mordo come una mela.

Prodigiosa tentazione

quanto i limiti di primavera di abbacinate farfalle;

ogni gesto si tocca, s’interseca

in ciò che dai sogni più amai,

nube immota nel cielo terso-

quand’anche scendessero aghi di pioggia ci ubriacherebbero di gioia.

Lieto di questa simbiosi:

il verde e l’azzurro sono impazziti,

i boschi si accendono

con note d’anima lucente,

l’universo racchiuso nelle tue braccia

spara nel camino lapilli e fiamme.

La sera una vermiglia lama tagliente

graffia la panna del tuo corpo,

i sogni si fan desideri di fuoco,

entro in ovattate visioni oniriche

mentre sei assopita ti sillabo versi d’amore

sotto la luna benevola entro nel frutto destandoti.