Fra una petraia e un ciclamino

Fra il carcere e l’aria libera,
tra i pugni e le carezze,
fra una petraia e un ciclamino
vi son diversità più ammalianti
che tra la pioggia e il vento,
l’uomo e la donna.

Mio elemento primario
cespuglio di metamorfosi
il tetto delle stelle si distendeva
in un dicembre di corvi
che sfumavano nelle nebbie
della mia solitudine.

Ho sempre temuto il tuo silenzio:
vi nascono idee senza ragione,
assenza di palpiti di fremiti,
lo stucchevole rame
assai meno lucente della tua cute
dirimpetto alle persiane dei vetri.

Il tuo volto fendente,
landa affatto deserta
perché sei tagliata apposta
per l’amore e il piacere-
in un gomitolo di lenzuola
te ne stai nuda supina.

Il mondo da una mongolfiera

Scappa attraverso il paesaggio rupestre,
capelli corvini e occhi scuri,
fra le fronde e le carezze del vento
gambe tornite in calze di sabbia,
immemore in tutti i veli di ruscelli.
Ultimo palpito s’un volto trasfigurato.

Nella placidità del suo corpo
avanza una sfera di neve,
sulla pelle un neo di silenzio.
Le sue mani, archi canori
frantumano ogni luce d’alba.
Nella sua dimora conta i minuti.

Per la sua stella,
esplosa nell’aria d’aprile,
per regalarsi gli occhi, per vivere giunti
sino alle praterie in fiore,
per regalarsi immenso amore
per donarsi le iridi all’ultimo secondo.

Per dormire nella luna
in quattro pupille, il sole nelle medesime.
Un amore fra le labbra-un vago uccello
adorna i campi, i boschi,
le strade e il mare.
Bella come il mondo da una mongolfiera.

Infrante chimere

Lambiscimi con gesti di gioia,

una parola d’assedio d’infrante chimere,

una sillaba più vicina alla tua bocca-

mi promette aurore di miele

fluttuando perso nei capelli corvini

dedicandoti, in un sorriso di luna,

strofe d’acqua e di cielo.

Pensieri che non t’appartengono

si tradurranno in note di canto

e ti empiranno d’oro le mani canore.

Frattanto raggianti ruote di pietra

avvolgono il paesaggio rupestre,

raggi d’oro calpestano i campanili.

Tu scrivi margherite sull’erba dei campi.

Quando avvicino il cielo

con le mie mani per destarmi

nelle lame di luce diafana

i tuoi baci si appiccicheranno

come lumache alla mia schiena-

gireranno i calendari e sortiranno

nel mondo i giorni come foglie azzurre;

comparirai nel mio spazio, nel mio anello

ora solo verbo ed inferno.

Ti guarderai in una lacrima,

t’asciugherai gli occhi dove fui-

ora d’improvviso piove verde

ma il mio cielo s’è fatto roseo.

Il bosco dei pensieri

Lei è giovane,

più preziosa d’una valle fiorita-

mai farà ritorno smarrita

a questa mia notte senza fondo

nelle verzure rigenerate.

Risplende in una frazione di secondo.

Il bosco dei pensieri

ha nuove foglie, ciclamini,

neonati ruscelli spuntano

nell’erba fresca.

I frutti abusano del sole,

hanno fiammeggianti colori,

si lasciano corteggiare da primavera.

Prima ma non ultima

ha perso il suo fiore

e per illuminare la mia vita,

il mio amore,

conserverà il suo cuore di donna nuda.

L’uomo maturo non invecchierà

prima delle porte delle stelle,

susciterà sorrisi e gridolini di gioia nei suoi figli.

La mia ragione

Lasciate ch’io giudichi

ciò che m’infonde la vita:

è la mia ragione,

il chiavistello dorato che apre

a me tutte le porte delle stelle

dopo l’abisso della rinuncia.

La scappatoia dall’inferno

è lo spettacolo del contatto

col suo corpo di miele,

accarezzare le natiche tornite

svelando poi i ragni del pube

per entrarvi in un saliscendi.

Nella bruma ancora m’aggiro,

non credo alla prossima estate

né alle giravolte dei caprioli nella neve;

penso al mio corpo,

al tuo d’equità simmetrica

allora son vivo.

Ricominci a giocare all’amore

bellezza solare e visibile

ti pensi sola

ma ti ritroverai duplice

riflesse nello specchio due bocche

chi vuole amarti canta nella rugiada.

Oggi lasciatemi esser felice

Oggi lasciatemi esser felice

non è occorso nulla a nessuno

sono solo felice nel cuore, vivendo e scrivendo.

Che ci posso fare? Sono immensamente felice

sopra gli uccelli del bosco, sui greti dei fiumi

l’aria canta come una chitarra.

Sarai al mio fianco nella rena

dove persino gli arenicoli danzeranno di gioia,

canterai pensieri d’amore con note vivaci-

oggi la mia anima è canto e sabbia-

sono felice perché respirerò il tuo odore,

l’intero mondo oggi è la mia anima.

E’ come se lambissi la freschezza

del velluto della pelle azzurra del cielo.

Le Chiese di Mosca

Abbandonai il limite di primavera

per trovare la patria del mio cuore,

uccelli d’alluminio vibrarono,

furono la forza che scivolava nel cielo.

Attraversai cordigliere, fiumi, paludi e selve,

m’immersi nella rugiada dei prati del pianeta verde,

dalle nuvole precipitarono gabbiani

in giorni di capsule rosse di fiamme nel cielo.

Passai giorni di occhi umidi in cima a una rosa bianca

e le Chiese di Mosca innalzarono preghiere:

m’attendeva il suo chiarore notturno,

la luce d’aria trasparente.

Fra il crepitare e il cantare d’uccelli

al suo amore d’altri occhi ambrati giungerò,

lambendo la terra di creta delle sue iridi

amandola e amando il mio viaggio felice.

Gioia

Non sono del tutto innocente

mio malgrado furori,

raffiguro un mondo oppresso e corrotto

nella linfa dei miei giorni

ma tu, su rulli di vivacità,

dischiudi le palpebre dell’aurora.

Il pensiero sotterrato nei capricci,

in disarmo per non vivere-

ora sei lo specchio volante

d’ogni mio fremito che anche fra cirri

ne fa ridiscendere perle d’acqua

che m’ubriacano di gioia.

Il fiore delle sue piume

Lei contempla le movenze rapide

d’un uomo maturo nei prati,

del suo cuore pieno,

del suo corpo colmo di lei.

L’uomo ripensa contrito

alla cantilena dell’infanzia,

a memoria di dissipata giovinezza.

Ora la metà indistinta

di questa coppia

risponde ogni alba

all’erba degli alberi-

lei è fanciulla nuda.

Di notte come una stella

lei canta nell’aligero,

fuoriesce nell’aurora dall’ombra

il fiore delle sue piume.

Ora vedo sgargiante

una donna priva di veli notturni

dalla corazza senza smagliature-

è forte e inerme

tra le nuvole delle mie palpebre.

Se non ti vinco non più non esisto.

Teorema d’amore

Un prato fiorito era ebbro di colori,

io lo solcavo raggiante

avendo la meglio sulla rugiada

perché era apparso un teorema d’amore.

Dalle chiavi dei tuoi occhi

alla scanalatura delle tue labbra

al fremito della tua carne

ho trovato la frescura del mio corpo.

Grazie al mio sangue

che ha lavato la tua gaia risata,

grazie ai tuoi baci proiettati nell’universo

mi son ritrovato d’incanto bimbo.

Degno di guidare i sogni

verso un futuro più lieto.

La melodia

Dietro ai vetri una volta brinati,

in una stanza calda e nella penombra,

in una veste sgargiante

di solito lei non è così senza senno,

diffida dello specchio dei miei occhi-

ora è smaniosa di mostrarmi la sua nudità.

Futuro di presente di carne

in una corolla d’acqua

di maree di speranze,

d’un oggi di baci incarnati

come diamanti forgiati

per un abisso di piacere.

Lei indulge al mio desiderio

d’amarla sopra a questa terra azzurra,

ai miei sconfinati sogni innocenti-

la melodia non si dileguerà.

Il fiore della folgore

Ho voluto cambiare il colore del cielo

sull’erba dei prati del sentiero

camminando fra gli stracci delle finestre-

si scherzava come ci si annoia

perché serrassi su di lei

le porte di pietra dell’impossibile.

Gioventù conferiva ai suoi occhi di stella

potere di vivere abbagliando i viandanti-

certo non sa limitare il suo cuore

al mio petto

anche se negli scantinati di primavera

è il fiore della folgore.

Lei si leva la sua veste fucsia

e stringe un abito nuovo e nudo.

Avventura primaverile

In uno sguardo complice

ecco che nasciamo noi nel silenzio,

felicità per gli occhi

questo amore senza limiti,

nei tuoi di cerbiatta

nutriti di sogni azzurri

in questa avventura primaverile

fra sconfinati ardori

verde nei prati bianchi-

tempesta rossa di speranza e rugiada.

Come se su questo emisfero ci fossimo

solo noi due e il sorriso dei nostri gesti semplici.