Ad Amir

Amico, stella d’un viaggio cupo
ad accendere i silenzi
di notti cariche di tempesta,
amico che ho trovato e mai perduto –
te che colori d’argento coi tuoi occhi
le guance d’un cielo di speranza.

Amicizia con te, ragazzo della steppa,
è un otre senza fondo da raschiare
un barile di promesse, sorte
un inverno sotto i raggi della luna
da che gli sguardi stanchi s’incontrarono –
vissuta coltivando la magia d’ideali.

Amir, idolo consacrato, maestro sceso per miracolo dalle stelle
bagnando di splendore azzurro la brina della stanza, facendo sì
che la biro rompesse la roccia – Amir l’acceso rifugio del tempo,
una nuova impresa per cui lottare, una promessa velata e muta
ma anche l’occhio di diamante del giudizio in pupille di cielo –
l’ultima stilla d’energia per bagnare le mie d’un oceano blu.

Comments are closed.