L’intreccio delle ragnatele

Nei sottoboschi dal profumo di pruni,

vuoti come i calici all’alba,

son custoditi i nostri più intimi segreti.

Perle di rugiada sgocciolano sull’erba

melodie d’amore

e rami sanguinanti rampicano.

Io custodisco il tuo nome

con uno stendardo di razza remota

e il muro azzurro del cielo

bacerà la mia vittoria sul pianto

perché i miei occhi, i tuoi occhi

s’incroceranno in luce d’avorio

per tutti i luoghi, tutti i campi che solcheremo.

Sarà sempre trasparente la dimora

dove sarai la colomba dalle ali piumate

custodendo nella sua coppa il mio sogno,

il sogno della lingua tramutata

in favola d’amore, la pace che sussurra

nei refoli di vento d’una tristezza acquietatasi.

Uno spicchio di luna opalina

sorriderà benedicendoci benevolo

e il cielo stellato, le carezze dell’aria

t’accarezzeranno la pelle fragrante,

la tua pelle di rame, color brunito

e il grano delle trecce frumento.

Esili copricapi di stelle

non piangeranno più lacrime azzurre,

riceverò nell’oro del sole

la visione della tua figura statuaria,

grappolo del mio regno.

Sarà il tuo contatto a gridare alla vita.

E il miele del tuo profumo

manterrà dischiusa la porta del cuore,

la speranza di scorgere sotto l’abito

la rosa di fuoco.

Ora rosa, verde e nero

è l’intreccio delle ragnatele-

si sostengono sui fili della solitudine

e il sonoro stupore della pioggia sul bosco

mi carica di sofferenza che scivola nell’ombra.

Io t’invito ad una vita ebbra di gioie,

in una spiaggia da cui parte un molo

dove attracca solo la mia nave

forgiata apposta per il tuo splendore-

altrimenti partirà per lidi lontani

toccando ogni porto, con mille

labbra da baciare, ricevendo poi missive

affrancate con filigrana straniera.

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