L’orma del suo contatto

Veleggiamo noi onde

sulla medesima costa lambendo scogliere,

le sue parole nuotano nell’acqua

giungendo a me come un’eco riflesso.

Le mie mani non si sazieranno di lei

ed alla fine a non trovare quiete

saranno i baci.

Sono le orme impresse nella rena,

l’orma del suo amato contatto

che si dischiude e poi si serra come un grappolo.

Il suo corpo è il giglio

illuminato nella penombra della luna,

atto di fede e fuoco per lei che ha divelto

le stigmate dell’adolescenza inquieta.

Ha la cute del frutto maturo

da cogliere, suggere ed assaporare

in una prossima estate accesa da un solleone

col mare che insaporirà il suo corpo di sale

e quando il mio vello la compenetrerà

sarà ubriaca come la pioggia.

Per ora trema nei miei alfabeti,

parole che ode e ripeterà

giungendo alla folgore d’un incendio.

Dormo e son desto col suo nome,

con la sua parola di musica

e andrò per le vie del vento

respirando una raffica di luce.

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