La mia bocca d’esilio

Le tue trionfali orbite bianche

fanno cadere luce sulla terra,

i tuoi alberi d’oro

la irradiano sino al cielo stellato.

Che splendore le tue, le mie mani

che possono dischiudere il portone del cielo

cogliendovi la stella più bella-

sarò il tuo feroce pungolo.

La mia bocca d’esilio ora morde solo uva,

presto la tua carne che si conficcherà

nella mia errante, allo sbando

in questa casa amica ma straniera.

La mia figura di quercia,

la mia chioma di minerale opaco,

i miei occhi d’una collana di giada

non possono non farti vibrare le corde.

Saranno anni di baci fissi,

la luce si riposerà sotto le tue palpebre-

io l’accenderò in un canto rosso

sotto l’eco della volta.

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