I

Ho sete dei tuoi occhi ramati, della pelle,

ora solco le strade in tetra solitudine-

un giorno il grano e le stelle saranno il sorriso

perché sarai mia, dai piedi alle radici.

Sono assetato del liquido della tua bocca,

adesso che come un cane all’inferno guaisco

e ho sete dei tuoi capelli frumento

e della terra di grano dove ci stenderemo nei covoni.

Che sia il lampo accecante del tuo splendore,

delle orbite accese di palpebre di ciglia asciutte

ad innalzare la mia anima alle vette del firmamento.

Che sia il cielo crepuscolare rosso fuoco

a far di me il tuo giaguaro, il famelico predatore

che, una sera di quarzo, toccherà con brama la tua cute.

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