II

Dolce amore d’una vita caravella tra i marosi,

azzurra o rendi rosate le nuvole del mio cielo,

sii la mia stella, l’astro che abbagliante risplende-

io sono solo carne rapita in un esilio pauroso.

Vieni a cogliere i miei frutti, le ciliegie di quest’estate

e non esser più assenza ma sii l’universo,

la falce di luna che occhieggia gentile illuminandomi

i cui petali sono i medesimi del tuo volto.

Qui le notti sono silenziose e costellate di polvere,

solo il vento spira minaccioso sulle tegole

inducendomi ad un sonno funesto in un soffio d’aria.

Non c’è che la tua indelebile memoria, colomba,

sogni della virtù del bagnasciuga, di litorali

in cui coglierei indovinando con te il segreto della schiuma.

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