Un’ala di stagno

Sei candida nel sole o nella notte stellata

con la trionfale luce bianca e le iridi nere,

l’amata corona di alberi,

il nasino d’animale solitario, pecora selvatica

che odora d’ombra e di cielo,

scolpito come un diadema tra le fossette.

Che puro il tuo sguardo d’ambra,

caduta d’occhi, feroce pungolo

sino a cogliere il varco sino al tuo astro.

La mia bocca d’esilio vorrebbe mordere la tua carne,

le tue braccia, il tuo petto

in cui penetra il vello come un’ala di stagno.

La mia chioma di farina e frumento,

la pelle di figlio maturo

s’innalza nella fronte come un ghiacciaio,

i denti di fuoco bianco, d’equità simmetrica,

la mia schiena arcuata sostiene

il peso greve d’una statua d’avorio.

Sognando anni di baci fissi

come la struttura d’un’ala, come inizi d’autunno

bimba, amorosa mia

la luce ripone il suo letto sotto le tue palpebre

bianche come rotonde colombe,

costruisce i suoi nidi dentro di me.

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