Fuoco che sfavilla

Mi pento degli errori, un giorno corrotto

errando-gatto randagio-

per le viuzze di ciottoli levigati,

scalfendo l’avorio dei denti

con una magnolia.

Solitudine volle mantenere la rete

intessuta di ciclamini del bosco di domani.

Colei che cingerà le mie spalle

sarà la regina dei laghi, dei mari,

delle anse degli scogli

in cui passeggeremo giunti nella sabbia

lasciando una scia di libertà.

Per le gocce cadute dal cielo

non c’è primavera rosata

ma ecco la donna di cui incrociai gli occhi,

mi sorrise in un’eco di gioia

e nella danza gialla delle foglie,

girando come un orologio i calendari,

la coglierò nella cute madida

dopo essersi sciolta la chioma-

dapprima un bagliore nel silenzio

poi stella scesa per miracolo dal camino,

fuoco che sfavilla.

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