Le Chiese di Mosca

Abbandonai il limite di primavera

per trovare la patria del mio cuore,

uccelli d’alluminio vibrarono,

furono la forza che scivolava nel cielo.

Attraversai cordigliere, fiumi, paludi e selve,

m’immersi nella rugiada dei prati del pianeta verde,

dalle nuvole precipitarono gabbiani

in giorni di capsule rosse di fiamme nel cielo.

Passai giorni di occhi umidi in cima a una rosa bianca

e le Chiese di Mosca innalzarono preghiere:

m’attendeva il suo chiarore notturno,

la luce d’aria trasparente.

Fra il crepitare e il cantare d’uccelli

al suo amore d’occhi ambrati giungerò,

lambendo la terra di creta delle sue iridi

amandola e amando il mio viaggio felice.

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