La favola d’amore

La tua violenta luce frumento

m’abbaglia più di quella diafana d’aurora

e ti denuda come una stella scintillante

sulla riva dell’acqua della notte.

Perché mai non mi parlasti

lasciandomi assenza di palpiti di fremiti

ora che fuoriescono rondini

dal nido della tua lingua?

Guarda: ora puoi scorgere

crepuscoli di lune e giacinti,

l’oscurità che gocciola umidità;

io la tua cintola sottile come l’aria,

un corpo tornito e di sole,

seni che m’attendono nella loro grazia,

tremolii del tuo ombelico di rose.

E quand’anche trascorre uno sterile giorno,

un giorno con corteccia di tartaruga,

avanza nella bocca un sapore di capelli

che non parlano ma rivelano il tuo splendore

e la lingua che delle sinuose forme s’alimenta

si tramuta in favola d’amore.

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