Profumo di vita, CTL, 2016

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VITAIntervista rilasciata a Ivan Caldarese

La visione dell’ente nel sogno: un appunto filosofico a Marco Galvagni

Secondo me un poeta quanto più mette magia nelle sue poesie tanto più è importante, Marco ergo deve per guadagnarsi il mio rispetto da poeta essere magico. Essere magico non significa usare solo la fantasia, ma bisogna anche sapere come usarla. La fantasia se non usata con rigore crea obbrobri, per questo io do importanza alla filologia, poiché solo con un lavoro filologico si ammaestra la nostra fantasia, e Marco la sa ammaestrare totalmente, ma non credo che Marco sia un filologo; credo ,invece, nonostante la sua maestria, che sia un sognatore. Forse ha il mio rispetto poiché entrambi viviamo nel sogno, forse la poesia oltre che ad una impalcatura filologica importante deve vivere nel sogno, per questo io da critico ravvedo subito Marco nel surrealismo.Io credo che il surrealismo non possa e non debba finire, anzi io credo che, nella decadenza, il surrealismo possa risollevare la società: per questo io penso che la poesia di Marco Galvagni sia utile. Ma ,nonostante tutto, il sogno deve essere ben controllato, se no si rischia di distruggere il senso di ciò che si crea e quindi di ciò che si è, poiché ,se è vero che la creazione non è un ente, il principio di essa lo è, poiché siamo degli enti. Si pensa che il pensiero distingua l’ente, io penso che un pensiero che non crei non possa distinguere l’ente ,anzi penso che lo distrugga, poiché inutile per il mondo esterno. Negli animali l’ente si ravvede sempre, poiché nascono per generare e la generazione è un principio di creazione evoluta, ma nell’uomo questo non è presente, poiché l’ente colla sua nascita subisce una distruzione sociale.Quando un uomo entra nella società allora non è più ente, non è più essere,è nulla. E’ per questo che serve il sogno, per estranearsi e quindi tornare ente e creare la genesi che vi è in noi. L’uomo europeo ha la necessità di fare della Genesi, poiché se è vero che la Cristianità è Europa, la genesi è criastianità, ergo non penso che la poesia si crei, ma penso che sia un atto generativo e Marco ritorna ad essere ente nel momento in cui concepisce la sua poesia, quindi è utile alla società. La società distrugge l’ente, ma ne ha bisogno per sopravvivere, per non essere omologata, se no sarebbe niente. Ma io che credo nel principio funzionalista che sostiene che ogni ente è una parte di un intero macro ente che è la società, io sostengo che l’arte che forma l’ente sia più utile di qualsiasi altro mezzo, allora colla sua Poesia è utile alla società.Continuando il discorso della magia, io penso che la magia debba nutrirsi del reale e Marco sognando, poiché la psicanalisi insegna che il sogno è una retrospettiva della nostra vita e quindi del reale, si collega alla realtà. Quindi Marco colla sua poesia continua lo sviluppo di due grandi correnti :il surrealismo e il realismo ”

Valerio Pedini

PREFAZIONE

L’amore non deve implorare e nemmeno pretendere.
L’amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé.
Allora non è più trascinato, ma trascina”.
(Hermann Hesse)

Il grande Platone disse “al tocco dell’amore, tutti diventano poeti”. Il potere di questo sentimento affascina e sconvolge, confonde e incanta, ferisce e travolge gli esseri umani già dai tempi del peccato primordiale di Adamo ed Eva. L’amore carnale oppure spirituale, proprio o universale, non ha nome l’affetto nascente nell’animo, soltanto la forza del battito del cuore. Esso ci trascina senza chiedere il permesso, plasma e influenza la crescita interiore fin dalla “verde età” dell’acerba infanzia, accompagna su ogni sentiero dell’esistenza guidandoci verso l’autunno della vita, ove regna la luce della saggezza e della comprensione.
La scrittura del poeta Marco Galvagni è l’essenza e personificazione dell’amore universale, “profuma di vita” (come suggerisce il titolo stesso della silloge), quella vissuta, sofferta e ammirata, ricca di ricordi dell’amato padre scomparso:

Di te ricordo bene
quando mi volgevi il tuo sorriso gentile,
le calde e forti mani che reggevano me piccino.

Ma è ogni stagione impressa nella memoria:
i giochi dell’infanzia, gli screzi dell’adolescenza,
le diatribe della giovinezza, la complicità della maturità.

A oggi non ho scordato il tuo amore:
mi riempiva il cuore d’un’emozione profonda
e chiudeva in un’ansa il tempo degli errori (…)

sfavillante di mille sfaccettature del pensiero umano innamorato della stessa Poesia:

La poesia è la luce del silenzio,
mi s’apre il cuore in un sorriso
se la parola trova un varco

avvolta dapprima in cuscini di nebbia
poi falce di luna bagnata d’aurora
ed infine prima stella mattutina

accarezzata dai raggi del sole del pensiero.

Scrivere è immergersi tra le zolle
d’un terreno muscoso, lambire
il verde prato fiorito dei pensieri (…)

profondamente introspettiva, abbondante di semiotica e di simbolismo espressivo:

Siamo noi i poeti
quelli che pennellano
drappi di cielo
in un’ansa di tempo smunta
persi in strade sbiadite
illuminate da luci gelate
alla deriva nel mare della vita (…)

eppur sempre reale, estremamente umana e tormentata da un amore (mai)dimenticato:

Ardo dal desiderio remoto del cuore d’accarezzare con tocco docile, nel vento, le ciocche dorate di lei e di perdermi nei suoi occhi nocciola.
Lei è il sogno struggente in me del baluginio d’un astro nel buio che illuminerebbe di vita la via del mio incedere tra le onde di tempesta (…)

Approfondendo la lettura della raccolta poetica di Marco, mi sono fatta cullare e avvolgere dalla scioltezza dei versi di eccezionale maturità e di beltà quasi “pittoresca”, paragonabile soltanto ai grandi capolavori di Renoir, Monet, Sisley o Cézanne.

L’artista con grande abilità unisce nel proprio poetare l’essenza dell’antico “kalòs kagathòs”, i suoi versi non luccicano soltanto di bellezza superficiale e d’un sublime linguaggio, ma si schiudono come corolle di fiori preziosi, sorprendeno ogni lettore con diversi significati e con la profondità delle riflessioni sospese tra il surreale e la realtà.
Galvagni è un pittore, un saggio, un profeta e un poeta con tutte le caratteristiche di un uomo in carne e ossa dotato di rarissima sensibilità interiore.
Parafrasando le parole di Hesse, lo scrittore non è “trascinato dall’amore né dalla poesia” ma “trascina” ogni lettore nel suo mondo diventando:

(…) l’essere supremo che c’accompagna in questo difficile peregrinare che sarà interrotto da una durevole fusione con una colata d’oro, più uno scintillio di diamanti, sopra questa terra che il sole accarezza (…)

L’essere supremo che attraversando diversi abissi della vita riesce a raggiungere il proprio Nirvana, ritrova un delicato equilibrio tra essere e avere, amare e odiare, desiderare e venerare, l’artista che vuole condividere con il mondo tutta la sua esperienza semplicemente scrivendo:

Per chi,
se non per voi,
queste parole nel vento,
questi voli in punta di matita,
lo scrigno delle mie emozioni
che si apre al pirata pensiero.
Per chi,
se non per voi, miei cari.

Izabella Teresa Kostka
Milano, 2016

A MIO PADRE

Di te ricordo bene
quando mi volgevi il tuo sorriso gentile,
le calde e forti mani che reggevano me piccino.

Ma è ogni stagione impressa nella memoria:
i giochi dell’infanzia, gli screzi dell’adolescenza,
le diatribe della giovinezza, la complicità della maturità.

A oggi non ho scordato il tuo amore:
mi riempiva il cuore d’un’emozione profonda
e chiudeva in un’ansa il tempo degli errori.

Continuo a nutrirmi della tua anima
ora che, adulto, non so ancora la mia via
e tu, vegliando, m’infondi coraggio.

Anche lei è persa senza di te, padre,
lei che era la tua forza e la tua carezza:
ora si vive della tua invisibile presenza.

E sempre piangerò quel che non ho fatto, quel che non è stato…

PARADISO

Una luce cinerea smussa le ombre
su quella riva del lago
dove stamane me ne sto seduto pensoso.

Appare fioca, levigata,
poi d’improvviso esplode
nel prosieguo del mattino.

E’ così calmo e placido
questo paradiso
da farmi desiderare momenti identici.

Lì so di potermi rifugiare
ogni volta che voglio fuggire
da giorni trascorsi nell’inerzia.

Va tuffandosi nelle montagne
ancora innevate di questa primavera
osservato da un cielo impassibilmente terso

talmente acceso che desidererei non morisse mai.

E se sono qua è per farmi un po’ di compagnia.

Il PIANTO SPENTO DAGLI ACCORDI DEL CUORE

Il silenzio vagabondo delle notti sinora
è stato un cielo di stelle turchine
che han rigato di lacrime amare il guanciale
nel focolare senza camino.

Brillavano di una luce smorta
come la mia terra arida
arsa da venti di rimpianto,
volti di ricordi ne occupavano gli angoli.

Ma il sacrificio non fu vano, sul calendario
una croce: l’arcobaleno dei suoi occhi
ha spento il dolore nella nebbia
del papavero d’un tramonto.

Ora non piangono più le colline
e ne respiro il profumo di vita:
sono una distesa raggiante
di sterminate pianure di verdi pascoli.

E nella nuova frescura del vento
suono una canzone di gioia per lei,
parole d’amore volano alte,
accordando la mia chitarra col suo cuore.

DUE ASTRI NEL BLU

Ho colto sul sentiero i tuoi occhi di fata
una sera di gelido inverno tra i fiocchi
e come due astri nel blu del cielo
hanno abbagliato i miei in un incanto.

Sillabandoti confuso timide e dolci parole
piano piano ho aperto la porta del tuo cuore
facendone cadere il chiavistello dorato
che custodiva i tuoi più intimi segreti.

E così ho colto il varco magico
fino a bagnarmi della luce azzurra
della tua stella che ora risplende
ogni notte nella stanza profumata d’amore.

Ora sei luce e oro d’ogni pensiero:
vivo dei tuoi sussurri, delle carezze,
della seta del corpo ed ogni tuo bacio
fa vibrare il cuore come se fosse il primo tra noi.

Se mi lasciassi sarei l’albero senza radici,
il ramoscello in balia del vento, la pietra spezzata
e con la mia caravella farei certo naufragio
in un Oceano di lacrime inghiottito dai flutti.

STROFE D’AMORE

Eri il pensiero azzurro,
poi d’incanto apparsa radiosa
con gli occhi nocciola di luce
e l’oro dei capelli nel vento
aprendo il cuore in un canto di gioia
tale al più bel fiore d’un tappeto d’erba.

Così si levano le strofe del mio canto,
unica perla nel mappamondo
dove hai colorato di magia i sogni
che ora scorrono in un fiume limpido e azzurro
dalle acque chete come le note della tua voce,
la dolce melodia che m’accompagna nei giorni.

Ecco il vero giardino di tulipani,
angelo profumato d’aurora,
mia stella sortita in una notte lontana
ed ora alla vetta delle praterie planetarie,
l’astro che abbaglia i viandanti
attoniti davanti a tanta bellezza.

Il cielo s’è fatto rosato,
quando scenderà ad aghi la pioggia
ci ubriacherà solo di felicità
e saremo s’un sentiero ornato di glicini
uniti nella mente e nel cuore
nella fiaba d’un incantesimo.

Perchè anche se fossi una viola avresti lo stesso profumo d’amore.