Recensione a Canti di carta, Rita Stanzione, Fara Editore 2017.

“Canti di carta” è un libro della poetessa di caratura Rita Stanzione.

E’ composto da liriche mature e molto ben levigate, come dev’essere la vera poesia:

“Soffia l’autunno nell’androne/

la foglia frastornata vado a ricordare/

com’eravamo indissolubili (come)/

siamo sospesi/

sulla marea che non finisce”

oppure la chiusa di “Sbocci nel grano:”

“Non sei/

né prima né dopo/

perché sbocci nel grano/

e geli nella neve.”

La poesia che dà il titolo al libro è notevole, soprattutto nell’incipit:

“Ho altre voci/

canti di carta/

dove aprire tue parole/

gli accenti caldi/

le porte della luce.”

Poesia emblematica per la sua coesistenza al mondo interiore e per la ricerca d’un’interazione fra simboli dell’universo esterno (ad esempio, le farfalle) coll’universo dell’anima e soprattutto quello sentimentale, espressa in un dettato velato ma assolutamente preciso, abbondante di semiotica con uno stile che possiede connotati postmoderni, compatto e di spessore espressivo.

Vivamente consigliato.

MG