Recensione a Il buio della scarpiera, Francesca Piovesan, Giuliano Ladolfi Editore 2019.

Il buio della scarpiera è un libro notevole dedicato alla madre della poetessa di caratura Francesca Piovesan.

Tutte le poesie sono mature ed espresse con una cifra stilistica di spessore, trascendendo l’universo esteriore per concentrarsi su quello dell’anima.

Il dettato è limpido, levigato e non cade mai in banalità o versi fuori luogo. Tutto è preciso e simmetrico sino a toccare altissimi passaggi.

In Assenza, la poesia dedicata a Veronica Alma, Francesca Piovesan scrive, fra l’altro:
“Un frastuono ottunde la mente./
Come fregio sull’erba i rami.”

Oppure ancora, in un’altra lirica:
“strappa la carta al cielo”

Le sezioni più rilevanti dal punto di vista lirico sono La musica del colore e Il buio della scarpiera.

Nella poesia che dà il titolo alla prima sezione la Piovesan scrive:
“Sentimenti raggrumati sulla tela/
si stemperano in vibrazioni sonore”

La seconda sezione citata spicca soprattutto per la poesia che dà il titolo al libro. Si snoda melodiosa come un usignolo, dal registro compatto, omogeneo e possiede canoni moderni (come tutte, del resto).
“Si dilata l’ombra pesante./
Il pensiero stupito si ferma nudo.”

Francesca Piovesan è una saggia in un mondo onirico ma strettamente attinente alla realtà degli eventi. La sua poesia è un viatico verso la sua vita interiore, una lente d’ingrandimento sul suo mondo e possiede tutta la maturità che questa poetessa di Pordenone ha accumulato in un lungo percorso fatto d’esperienze (sicuramente non solo poetiche).

Assolutamente da non perdere.

MG