Saggio su L’origine, Domenico Cipriano, L’arcolaio 2017.

L’origine è un libro di poesie scritte perlopiù tra il 2011 e il 2016 dell’ormai famoso poeta classe 1970 Domenico Cipriano di Guardia Lombardi (AV).

La silloge si divide in tre sezioni: Un intimo inizio, Reminescenze dal sole e a chiudere Il silenzio.

In Un intimo inizio vi è tutta la derivazione geologica ed anche rupestre della maggior parte delle poesie di Cipriano, la memoria degli oggetti terreni riportata all’attualità con tono lieve ma preciso.

Queste considerazioni si traducono in aderenza alla realtà soprattutto nella poesia Per Salvatore, che ha trovato i segni del paleolitico in Irpinia:

“Un oggetto semplice (silice scalfito),/

vorace se curvato sulla pelle di animali:”

Ma anche nell’incipit della quarta poesia della seconda sezione:

“Non conosco quale filantropico mondo vivete/

questo è alle origini vegetali/

dove licantropi troneggiano nella notte”

In Reminescenze dal sole vi sono connotati amorosi espressi con padronanza, lungi dal trascendere in volgarità. Poesie d’amore scritte con raffinatezza, esprimendo il desiderio d’annettere l’amata, di giungere a possedere “un tutto in presa diretta:”

“le tue labbra friabili e distese/

la logica imperfetta che ci unisce”

“…il bianco che scorre dal seno nudo/

mostra che non c’è vergogna e clamore nell’eternità”

“Di ogni gesto di delicatezza o gemito/

scegliamo la grazia per ricondurci al mondo.”

L’unica poesia della terza sezione, Il silenzio, è molto intensa soprattutto nei primi versi:

“Due paesi vivete/

il silenzio, il respiro/

affannoso d’inverno/

la nebbia che sfoca/

i contorni, le ore/

fredde d’assenza/

la notte muta/

dei cani, le case/

stese al sole…

Raccolta intrisa di memoria della propria terra d’origine, dell’incondizionata necessità di raggiungere vette di pensiero che consentano alla sua capacità creativa di varcare il perimetro del visibile per giungere alla Psiche della sua natura di uomo. Anche il vissuto è proprio di quei luoghi in cui è nata questa Psiche (che, come già citato, in alcuni testi sconfina in Eros), del suo bisogno di presentarsi come un’anima pura e dell’incandescenza d’ogni sillaba che nettamente soverchia ogni traccia semantica di fragilità.

La poesia di Domenico Cipriano è pietrificata, omogenea, compatta ed è dotata di quell’originalità che la pone nei canoni postmoderni. Emblema rivelatore d’un mondo a volte onirico a volte magico ma soprattutto strettamente aderente alla realtà. E’ anche una riserva di simboli (non certo con riferimenti che si rifanno al simbolismo ottocentesco francese di Baudelaire, Verlaine, Mallarmè e Rimbaud). Ed è, come si evince dalle liriche d’amore, un viatico verso la sua vita interiore, la sua anima (Psiche). Il dettato è sempre limpido preciso, con un’alta cifra stilistica e possiede il dono della levigatura.

Le poesie di questa raccolta di Domenico Cipriano possiedono “il taglio netto dello sguardo sulle cose.”

Marco Galvagni