I sottili pensieri di canto, CTL Editore (Livorno, 2019).

Se non è facile scrivere storie d’amore, ancor più complesso è tessere i sentimenti in versi per cantare la poetica del desiderio.

Tradurre i dettami della passione in metafora non è un procedere per sublimazione; si tratta piuttosto di cogliere al volo una sensazione impellente, la necessità immediata del volto e del corpo dell’altro, per offrire le mani alla propria terra animica e scavare, aprendo varchi. Si tratta di lasciar emergere immagini ancora in abbozzo, affinché l’intuizione si possa far strada nel buio del ‘non ancora’. È così che la poesia d’amore nasce, cresce e, attraverso l’innamorato, parla un linguaggio universale.

Il poeta in amore è colui che con Eros opera trasformazioni, colui che rimescola la Prima Materia delle emozioni, della volontà imperante, dell’istinto, e ne fa componimento affettuoso dedicato all’oggetto amato – ché il soggetto è lo stesso poeta riflesso nel volto dell’altro/a.

Non è facile per me, per il mestiere che svolgo in questo spazio-tempo, leggere poesie amorose senza aprire le pagine della favola di Eros e Psiche. Faccio danzare i due protagonisti nella mia mente, li osservo prendere forma attraverso le parole di Marco Galvagni, un poeta capace di intrecciare il filo della terra al cielo, dando il via a un ballo-duello appassionato di farfalle in volo e onde in tumulto. Leggo le sue poesie e vedo l’anima – Psyché – alla ricerca di un Dio, quell’Amore che si cela nel non detto tra le parole e poi per incanto si mostra. Il lettore di questa silloge viene attratto dal percorso che si va delineando tra un uomo e una donna destinati all’incontro.

L’anima invece è candida,nutre il corpo di luce trasparente che l’occhio irradia”.

Evocata Psiche, la fanciulla che ha perduto il proprio innamorato, altre immagini si aprono come un libro. Continuo a leggere le poesie di Marco Galvagni e mi lascio cullare dal ‘dolce stil novo’ che è ode alla donna amata, attualissima eppure antica, un’eco che risuona di beatitudine ma anche di timore. La silloge è dedicata a una fanciulla in carne e ossa, Elisa, ma chi può dire veramente che Elisa non sia la proiezione del desiderio umano? Alzo gli occhi verso la cima della torre alla ricerca di una Dulcinea per la quale combattere contro i mulini a vento. Poi mi sembra di scorgere quel sorriso che a Lancillotto donò la forza per affrontare le imprese cavalleresche in onore di Ginevra. Rievoco l’idea di una Beatrice lucente, guida dell’Io-poeta oltre le mura infernali, verso il Paradiso. La donna amata è Angelo che con la sua lanterna indica la via. Il poeta è cercatore di bellezza oltre la notte oscura. Che lei lo porti alla “pronuncia azzurra”, dunque: che ne faccia parola che si libra, i “sottili pensieri di canto”.

Il poeta Galvagni è colui che sa attendere ma, al contempo, brama le lande dell’oltre; sulla “spiaggia dell’attesa”, l’amante sogna l’amata e osa dire con i suoi versi ciò che sarebbe altrimenti indicibile. Il desiderio come sempre s’impone e si pone verso le stelle, è l’anelito all’altra, si dà per colmare la distanza; non è detto che riesca a raggiungere il risultato agognato ma lui ci prova, indefesso.

… “nel cogliere il varco sino a giungere alla sua stella”.


Il desiderio scorge la breccia, l’occasione tra le righe e le parole, tra le lettere vede il pulsare della sua Stella Polare. Una volta soddisfatto il bisogno primario, la voglia di unirsi e fondersi l’uno con l’altra, congiunzione di terra e astri, ecco che si traccia una distanza.

… “sillabando parole confuse.

Io ti sono accanto

ma, spenta la vampa

è come se ci fossero

mille miglia tra noi.”

E ancora:

Il mio sonno scorre lento, inframmezzato da visioni,tu m’appari come pronuncia dell’orlo rosa della nubiacceso dal delicato sorriso della luna che ammiccadipinto nel tuo volto un nitore ancora più lieto,la regina delle lenzuola, la regina dell’intera dimora, l’alfabeto sognante sillabato in un vortice di tempo.”

E poi, m’immergo nei colori. Dalle poesie di Marco Galvagni vibrano gli azzurri del cielo, i blu intensi delle notti, il nero; ritorna più e più volte l’oro e brilla, acceso, il rosso. Sono le tinte di un percorso d’alchimia che il desiderio umano compie tra la nascita dell’impulso e la propria realizzazione, fino alla coscienza, fino alla fine. Nel varco, la passione vive, muore e poi si ricrea, per ritornare ancora come un’onda e transita dall’inconsapevolezza all’Io, alla voce che si fa narrante.

E così ho colto il varco magicofino a bagnarmi dello scintillio azzurrodella tua stella che ora risplendeogni notte nella stanza profumata d’amore.

E ancora, colgo i profumi, gli odori di bosco e di prato, le fioriture. Dall’incontro amoroso tra il poeta e la sua dama sembra scaturire una primavera che scioglie il gelo, la stagione che va oltre le immagini di neve. Dalla terra scaturiscono nuove tinte, le note balsamiche, muschiate e le sfumature più leggere. Più in là, oltre i campi, la neve e il ghiaccio si ritrovano nel mare: c’è il rimescolamento di una sensazione corporea sempre viva e che è anche spirituale, un sentimento.

Nell’onda che si rinnova in “aurore di trecce” il poeta brama e realizza, ritorna a desiderare come l’onda stessa. Che cosa resta? Il “sale dei baci” – nel saliscendi dell’incontro tra stelle e rassegnazione.

Lasciami la fragranza di sale dei baci,

te che fosti il gladiolo selvaggiod’ideali strappati alle stelle

in uno spleen di rassegnazione

ora invece mimosa d’un verde prato fiorito

presso il frangersi infinito di onde.”

È un frangersi che porta alla coscienza una nota di dolore, sul finire; è un astro argento che tiene con sé i ricordi e diventa specchio di tutto il percorso compiuto dagli innamorati – matassa del già vissuto e del già desiderato. La vita, d’altronde, vive e ci vive; tra sconfitta e vittoria è scintilla.

Una falce di luna che occhieggia gentile

illumina il turbinio di passioni di anni

e, fra le stigmate rapprese nel loro fluire,

lenta si dipana la matassa degli eventi

nel transitare farfugliando su questa terra…

E ancora:

il cerchio della vita stinge

e, in un assedio di spezzate illusioni,

a noi non resta che la scintilla d’un uragano

di passioni ad illuminare l’umano cammino.


Nessuna rassegnazione, dunque, per il poeta: egli ha con sé il mito, la fiaba e la leggenda. L’anima mitopoietica accende Psiche con Eros e si rigenera, riprende il suo “sottile pensiero di canto.

Valeria Bianchi Mian

Psicologa, psicoterapeuta, scrittrice.

IL CANTO D’UN USIGNOLO

Dopo la notte
ardente di passione,
consumato il piacere
in sereno abbandono
allo sferzare del vento
dei più accesi desideri
il mio è solo sognare
dell’incanto della tua grazia,
tu invece confusa
nell’iride d’un arcobaleno
di sensazioni di donna.
Assopita sai di assenza
sillabando parole confuse.
Io ti sono accanto
ma, spenta la vampa,
è come se ci fossero
mille miglia fra noi.

Vorrei il tuo cuore
ed allora ti mormoro:

”da lontano ti sento
come un usignolo
nel sottobosco.
Avvicinati nella tua aura dorata:
vieni, vieni, non aver paura,
vieni da me
che da tempo immemore t’attendo…”

Le palpebre si dischiudono in un sorriso,
ciglia asciutte ornano il velo dei desideri,
il loro cuore d’ebano trova fiamma nella notte.

In quel sorriso del suo mare d’occhi l’alba azzurra di lacrime felici.

IL MIO AMORE PER TE

Il mio amore per te:
baci dal profumo d’una rosa colta nel maggio odoroso.

Sei la viola dei miei pensieri,
nel giardino dei fiori candidi come la tua anima pura.

Un’anima trasparente d’un velo sotto al quale mi riparo
ed i tuoi baci sono bagnati da punture fini di pioggia
nel tuo bosco in cui raccogli dal profumo d’un ciclamino
una perla d’acqua e me la doni inumidendomi le labbra.

COME LA LUNA

Ti scrivo una lettera accesa d’amore

perso di te e dei tuoi riccioli d’oro

sin da quando la mia mano sfiorò la tua.

E’ con strofe pennellate di cielo

da un mare di cui sei l’onda alta dei sogni

che mi dedico all’azzurro della tua stella.

Perché è un amore all’alba fra noi

identico a un seme che, baciato dal sole,

germoglierà come la breccia d’aurora.

Non teme ostacoli e ha un alfabeto segreto

per scambiarsi messaggi criptati di tenerezza

fluttuanti come una farfalla innamorata

con la pioggia che cade fitta

sulle nostre vicende umane.

Ma noi ci siam detti “ti amo”

illuminati dall’azzurro del cielo

sinché non risplenderà l’ultimo crepuscolo

e nell’appannarsi dell’ultimo giorno

saliremo una scalinata argentea

che ci condurrà per prati di fiaba

uniti per sempre tra manciate di stelle

in nozze eterne come la luna.

L’ALBA AZZURRA

Brilla uno spicchio di cielo
nella sera gravida di pioggia,
un raggio di luna intonaca la stanza
accarezza la seta della sua pelle,
il gomitolo di lenzuola il nostro vestito.

E’ una pioggia ad aghi di lacrime felici
rivivere la magia d’ogni crepuscolo in una stella.

Ebbra di baci,
nel sentore verde di quella pioggia,
ha bocca di rose – insegue la traiettoria del sole.

Le palpebre si dischiudono in un sorriso,
ciglia asciutte ornano il velo dei desideri,
il loro cuore d’ebano trova fiamma nella notte.

In quel sorriso del suo mare d’occhi l’alba azzurra di lacrime felici.