Recensione a Inganni travestiti d’incanto, Silvia De Angelis, Montedit 2013.

Il libro di poesie Inganni travestiti d’incanto della notevole poetessa e scrittrice romana Silvia De Angelis ha come obiettivo di colpire la sensibilità del lettore creando un connubio tra universo esteriore e quello dell’anima che nella De Angelis diventa tangenza. Si esprime in maniera altamente simbolica con pregnanti immagini metaforiche che vanno a lambire ogni anfratto dei sentimenti e della fisionomia di paesaggi a volte onirici a volte reali creando ed empiendo il proprio mondo di capsule che compenetrano poesie d’amore, descrittive o sulla natura. Le sue sono visioni liriche che s’inseriscono nei canoni tradizionali, quasi postmoderni e si rivelano e si dischiudono audaci nell’esplicicitare situazioni contraddittorie con la memoria degli eventi che possiede una funzione precipua in questa silloge dove le situazioni si susseguono e si traducono in grafemi come luci che s’accendono.

Da segnalare alcune poesie. In primis la lirica d’apertura I tuoi passi per la sua rilevanza: è risultata prima classificata nel difficile Premio Letterario Città di Melegnano 2011 e narra del suono cadenzato di passi che “avanzano nella salita brulla del mio essere donna” fra “luci ed ombre di corallo” mentre la coscienza avanza in una strada priva di suoni “barattando intenzioni taciute/diseredate da ragioni sciolte nel corso d’una ruga.” Una poesia di spessore, meritatamente premiata con la vittoria assoluta. A seguire, nella pagina successiva, la chiusa di Quel vagito: “Riaffiorano eremiti sensi vorticanti/nello scandire l’enfasi d’un enigma diafano/nella dissonanza d’un male oscuro/specchiato in un vagito di piacere…” Anche nella poesia Un guizzo di luna è mirabile la chiusa: “un guizzo di luna/gioca su fiordi intagliati dal sole” Mi sento di segnalare anche quattro versi della parte iniziale de Il senso magico dell’amore: ”le mani stanche in un lieve volteggio di polsi/non distinguono l’entità del vuoto/un vuoto abbarbicato su brame di silenzio/non ha didascalie.” Sguardi scivolati (poesia di chiusura) al contrario delle altre si distingue nei cinque versi dell’incipit: “Distanti dall’alito accostante d’amore/ci soffermiamo sul planare di mordenti emotività passate/suppliscono un trafelante vento/capace sbriciolare riccioli di passione/sbriciolata nei sotterfugi del tempo”

La poesia di Silvia De Angelis è tendenzialmente ostica alla prima lettura ma, poi, si comprende come abbia il dono della sintesi e vi si possono anche ammirare precisione e levigatura. Una silloge composta da liriche mature frutto dell’esperienza (sicuramente non solo poetica) accumulata nel corso degli anni e che le ha consentito di raggiungere vette siderali. Inganni travestiti d’incanto è un libro che presenta mille sfaccettature intersecate splendidamente verseggiate con la capacità di meravigliare il lettore ad ogni pagina e di fargliene gustare l’afflato poetico.

Libro assolutamente da non perdere d’una poetessa che meriterebbe ben altro contesto editoriale.

Marco Galvagni