Recensione 5/5 su Amazon a I sottili pensieri di canto, Marco Galvagni, (CTL Editore 2019) di Carlo Di Legge.

Nella poesia di Marco Galvagni si avverte lo spirare di una tempesta, d’una forte evidenza, quella della passione. La passione è dichiarata motivo di luce di vita e non di oscurità. Questa sembra appunto la concezione di vita dell’autore: “mentre il cerchio della stringe/e, in un assedio di spezzate illusioni,/a noi non resta che la scintilla d’un uragano/di passioni ad illuminare l’umano cammino” (51).
Ma non si tratta di un assunto assoluto, perché questo, che colpisce per la sua perentorietà, è in realtà un elemento forte della poetica e della concezione di vita dell’autore, ma sta insieme a molti altri elementi, sicché il libro è un crogiolo che contiene e mescola molto altro. Così la grande valutazione del mondo delle passioni mi ricorda quel motivo portante del Libro Rosso di C.G. Jung, allorché egli invita a vivere pienamente la vita, ognuno a suo modo.
Difatti, assieme al brano su citato, si potrebbe usare in epigrafe a un commento quest’altro, che appare il contrario di quello, e completa l’altro: “tu… un’idea,/un antico monito…/cielo di luna sognante all’occhio diamantato/del giudizio” (66).
Ma anche, infine, è l’amore l’epigrafe al libro della vita:
“Se siamo nati anche per soffrire/il nostro destino, stagliandosi nel blu del mare,/è solo d’amarci per un’eterna durata.” (60)
Così il poeta, che ci regala un libro rigoroso, coerente, di un carattere che è oggi difficile trovare: perché si tratta di un Canzoniere d’amore per una donna, scritto “per chi/se non per te…”, ripetono con forte impatto i versi dell’ouverture (13), tessuto di sottili pensieri di canto, distribuiti su tutte le poesie del libro, e in ognuna, nelle varie modulazioni.
Delicato è il mondo di Galvagni, lo si evince da tutta la sua versificazione, un mondo di evidenze sensoriali dalla natura dei fiori e dei giardini, dei cieli e delle stelle, delle acque incontaminate.
Ecco:
“Per chi,/se non per te,/ogni alba sia di ghiaccio sia di merli/cerco la pronunzia azzurra/che pennelli drappi di cielo” (13);
“Quando il tempo scorre non appassisci,/tu che hai il dono…/della magia dei giorni trascorsi insieme./Il bosco cresce florido con l’oro della tua luce/che abbaglia i viandanti come il sole alla vetta.”(29).
“Stanotte ti dedico due paragrafi di cielo/per narrare dello splendore della tua stella:/s’è azzurrata nei riflessi del crepuscolo dei giorni”(39).
Un mondo incantato, di innocenza: si legge dei “nostri giardini d’innocenza/d’incanto è nato un seme d’amore” (14); di “purezza”: “amo la purezza della tua anima” (32), meravigliato e stupito, tanto che “il silenzio della notte si ferma ad ascoltare” (33) e del tutto meraviglioso.
Una versificazione fluente e quasi incontenibile, di preferenza a linee lunghe, esprime la materia prima, la dimensione della passione che satura l’anima del poeta, eppure imbrigliata nel modo della poesia.
Se il motivo della passione e della sua importanza nella vita è forte, la sua presentazione è sottile come recita il titolo, e discreta, direi delicata.
Sicché la prefatrice ha buon gioco nell’evocare la favola di Eros e Psiche: anche questo è esplicito: si tratta del “sottile incantesimo/fra me e te, mia divina, figlio d’un’antica leggenda” (65).
Il motivo platonico dell’eros come presenza di un’assenza è pure evocato in modo conciso ma del tutto originale: anziché parlare della penía platonica, qui si dice la “non assenza” (55).
E così si può concordare, infine, anche sull’evocazione, in prefazione, di “dolce stil novo”, a patto di vedere come si configuri lo stilnovismo di Marco Galvagni. Come?
Angelicando a sua modo la donna, certamente: “s’accende tra le costellazioni l’idea di te, angelo” (34) o “non mi posso scordar del tuo viso angelico” (39).
Ma anche rendendo la potenza della passione nei motivi del possesso, un po’ al dantesco motivo del “Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia quand’ella altrui saluta”, riproposto in maniera del tutto autonoma, simmetrica, attinta dall’esperienza quotidiana d’amore che ogni uomo riconosce per sé: “E quando cammini per le strade/mille sguardi ti lusingano/ma io non me ne curo/perché so che sei mia” (32); del desiderio d’una vita in comune e dell’istinto di protezione verso la donna; della fisicità, che certo neanche nella realtà del dolce stil novo mancò: “Starti accanto è respirare/l’odore del tuo corpo di seta/dalle linee sinuose,/dalle cosce bianche e snelle/e dalle tonde coppe dorate” (23) o, più esplicitamente ma in tutto in libro, ed es: “presto entrerò dentro di te, mia fata” (61).

In tutto il tempo: al passato (“Le tende dell’ombra…/in quest’immoto universo senza stelle/dove tu manchi, dove m’appartenevi” (54), all’adesso, il presente “Dopo la notte/ardente di passione” (17), nel futuro da venire “sarà un intrepido veleggiare/dalla terra al cielo senza ritorno” e “l’effluvio delle rose d’aurora…” (16)

Un modo d’amore, questo, che talvolta, come ogni autentico sentimento per la donna, tocca l’esperienza dei mistici: l’“inesprimibile nulla” si profila “tra un bacio e l’altro” (37).